giovedì 31 luglio 2014

Ministero Salute: nessun rischio per Ebola in Italia.


L'OMS non raccomanda restrizioni di viaggi e movimenti di persone, mezzi di trasporto e merci.

L'Italia già da tempo ha rafforzato in via cautelativa le misure di sorveglianza nei punti di ingresso internazionali.

 

Le comunicazioni fornite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, aggiornate al 27 luglio 2014, informano che i Paesi dell'Africa occidentale affetti dall'epidemia di Malattia da virus Ebola (EVD) sono, al momento, Guinea (Conakry), Liberia e Sierra Leone. La Nigeria ha segnalato un caso importato, poi deceduto, relativo ad cittadino liberiano che aveva avuto contatti molto ravvicinati con un familiare deceduto per Ebola in Liberia a metà luglio.


Si sottolinea che il nostro Paese è attrezzato per valutare e individuare ogni eventuale rischio di importazione della malattia e contenerne la diffusione e che l'OMS e il Centro Europeo Controllo Malattie dell'Unione Europea non raccomandano a tutt'oggi misure di restrizione di viaggi e movimenti internazionali in relazione all'epidemia di EVD in Africa occidentale.


Il Ministero della Salute italiano ha dato per tempo, e continua ad aggiornare in tempo reale, disposizioni per il rafforzamento delle misure di sorveglianza nei punti di ingresso internazionali (porti e aeroporti presidiati dagli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera – USMAF) e sono state date indicazioni affinché il rilascio della libera pratica sanitaria alle navi che nei 21 giorni precedenti abbiano toccato uno dei porti dei Paesi colpiti avvenga solo dopo verifica, da parte dell'USMAF, della situazione sanitaria a bordo. Per ciò che concerne gli aeromobili è stata richiamata la necessità della immediata segnalazione di casi sospetti a bordo per consentire il dirottamento dell'aereo su uno degli aeroporti sanitari italiani designati ai sensi del Regolamento Sanitario Internazionale 2005.


Pur in presenza di un rischio remoto di importazione dell'infezione, va in proposito ricordato che l'Italia, a differenza di altri Paesi Europei, non ha collegamenti aerei diretti con i Paesi affetti e che altri paesi europei stanno implementando misure di sorveglianza negli aeroporti.

Riguardo le condizioni degli immigrati irregolari provenienti dalle coste africane via mare, la durata di questi viaggi fa sì che persone che si fossero eventualmente imbarcate mentre la malattia era in incubazione manifesterebbero i sintomi durante la navigazione e sarebbero, a prescindere dalla provenienza, valutati per lo stato sanitario prima dello sbarco, come sta avvenendo attraverso l'operazione Mare Nostrum.


Si ribadisce che il rischio di infezione per i turisti, i viaggiatori in genere ed i residenti nelle zone colpite, è considerato molto basso se si seguono alcune precauzioni elementari quali, ad esempio, evitare il contatto con malati  e/o i loro fluidi corporei ed evitare il contatto con i corpi e/o fluidi corporei di pazienti deceduti, oltre alle altre semplici e generiche  precauzioni sempre consigliate in caso di viaggi in Africa Sub-sahariana: evitare contatti stretti con animali selvatici vivi o morti, evitare di consumare carne di animali selvatici, lavare e sbucciare frutta e verdura prima del consumo, lavarsi frequentemente le mani.

 


Medicina rigenerativa: l'ENEA nel progetto MERIT



L'ingegneria del tessuto muscolare è una tecnologia emergente che offre promettenti soluzioni per la cura, la sostituzione o la rigenerazione del muscolo per traumi o malattie, casi in cui non esiste oggi una valida soluzione terapeutica. Si tratta di un settore delle biotecnologie che promette di rivoluzionare la biomedicina, aprendo la strada a nuove possibilità di cura e a una migliore qualità della vita dei pazienti.
Queste tematiche sono al centro delle attività del progetto MERIT (Modelli innovativi di riparazione e rigenerazione di tessuti in traumi ortopedici), coordinato dal prof. Luigi Ambrosio, Direttore del Dipartimento di Scienze Chimiche e Tecnologie dei Materiali del CNR, ed in particolare dell'Unità operativa nata dalla collaborazione tra la Fondazione San Raffaele e l'ENEA e diretta da Laura Teodori del Laboratorio "Diagnostiche e Metrologia" dell'Unità Tecnica ENEA "Sviluppo di Applicazioni della Radiazione" (UTAPRAD-DIM).
Dopo tre anni di attività sono stati raggiunti i primi risultati importanti, grazie anche alla partecipazione al lavoro di ricerca di un network internazionale che comprende Università "Pierre e Marie Curie" (Sorbonne Universités, Parigi, Francia), Università di Lipsia (Germania), Indian Institute of Technology (Delhi, India) e Università di Pittsburgh (Stati Uniti).
Il progetto si propone di studiare modelli innovativi di rigenerazione e riparazione per applicazioni in medicina rigenerativa e ingegneria tissutale e suo intento è mettere le basi per realizzare in futuro  una vera e propria "fabbrica dei tessuti".
"La medicina rigenerativa  - spiega  Laura Teodori - ha tra i suoi obiettivi la ricostruzione dei tessuti (tissue factory) e di organi irrimediabilmente danneggiati da malattie, traumi o dall' invecchiamento, offrendo una nuova filosofia di approccio alla malattia: la rigenerazione biologica da parte del corpo del paziente, del tessuto/organo deteriorato, anziché la sua sostituzione con una protesi o un trapianto. Protagoniste di questa rivoluzione scientifica sono, insieme agli scaffold (materiali  bioartificiali che fanno da struttura temporanea per le cellule) e ai biomateriali, le cellule staminali: il nostro approccio originale è stato quello di utilizzare la matrice extracellulare nativa (cioè naturale, non sintetica) come nicchia appropriata in grado di ospitare e promuovere l'accrescimento e il differenziamento delle cellule staminali in caso di ricostruzione e rimodellamento del muscolo".
Roma, 31 luglio 2014

mercoledì 30 luglio 2014

"Stamattina ho messo le tue scarpe". Un percorso di avvicinamento alla malattia mentale. Pesaro, 20 e 21 settembre 2014






Pesaro
20-21 settembre 2014

Stamattina ho messo le tue scarpe

Un percorso di avvicinamento alla malattia mentale




Dopo la prima edizione, svoltasi a Urbino nel 2012, Stamattina ho messo le tue scarpe torna ad animare e arricchire di nuovi contenuti gli spazi pubblici di una città. Nel corso di due giornate, sabato 20 e domenica 21 settembre 2014, è possibile vivere in prima persona un percorso di avvicinamento alla malattia mentale, attraverso l'esplorazione di storie e luoghi.



Sono trascorsi oltre trent'anni dall'istituzione della Legge 180 che ha imposto la chiusura dei manicomi e regolamentato il trattamento sanitario obbligatorio attraverso la creazione di servizi di igiene mentale pubblici ma, tutt'oggi, permane il timore nei confronti del disagio psichico.



Stamattina ho messo le tue scarpe, quest'anno accompagnato da una mappa dai racconti video di LeleMarcojanni e dalle illustrazioni di Giordano Poloni, propone una modalità di approccio inedita alla tematica e invita chiunque sia interessato ad immergersi per un giorno in una realtà sconosciuta.



L'iniziativa a cadenza biennale, ideata e diretta da Elena Mattioli e Flavio Perazzini del collettivo LeleMarcojanni, è prodotta e promossa da A.L.P.HA. cooperativa sociale, con il patrocinio di Asur area vasta n.1, Regione Marche e Comune di Pesaro. Stamattina ho messo le tue scarpe è un percorso articolato in tre fasi chiamate assenza, scoperta e restituzione, si ripete il 20 e 21 settembre 2014 e impegna ogni partecipante per una giornata.



I tre momenti:



Assenza - Immersione in una struttura svuotata dei suoi abitanti; i partecipanti, in solitudine e guidati dalla loro sensibilità, esplorano la struttura, dalla palestra alla cucina, dalle stanze private all'ufficio degli operatori. Nell'Assenza sono gli spazi a raccontare, attraverso segni e oggetti, pieni e vuoti.



Scoperta - Lasciata la struttura i partecipanti sono accompagnati nel centro di Pesaro, lungo un percorso che prevede la scoperta di un racconto visivo, attraverso diversi punti di proiezione. Gli abitanti degli spazi svuotati (Assenza), raccontano qui la loro vita e la relazione con il disagio mentale. Racconti a cui occorre tendere l'orecchio, da cercare nello scorrere della routine quotidiana.




Ritorno - L'esperienza emotiva dei partecipanti viene razionalmente ricostruita. Ognuno è invitato a prendere parte ad un momento di confronto collettivo: le sensazioni vissute nelle fasi precedenti sono rielaborate e tradotte in materia di dibattito, al quale partecipano specialisti rappresentanti delle realtà coinvolte e autori attivi in ambito scientifico e culturale chiamati a introdurre il proprio punto di vista sul tema.




Tra gli ospiti confermati Matteo Farinella, giovane autore del graphic novel Neurocomic (Nobrow, 2014 - Rizzoli Lizard, 2014), neuroscienziato con la passione del fumetto. Di base a Londra, dopo il dottorato, con la collega Hana Ros ha realizzato un romanzo grafico per raccontare cosa succede all'interno della nostra mente.



La partecipazione è gratuita ma è necessario iscriversi via mail a info@homessoletuescarpe.it entro il 10 settembre 2014.



Termine iscrizioni
10 settembre 2014

Per informazioni:
+39 339 4442729



ADVPS ONLUS 31 LUGLIO DONAZIONE SANGUE SCUOLA SUP. P.S.


PROSSIMA DONAZIONE DI SANGUE ADVPS ONLUS
GIOVEDI 31 LUGLIO
SCUOLA SUPERIORE POLIZIA DI STATO
Via Piero della Francesca 3, ROMA
Ore 8:30 – 11:00

L'Associazione Donatori e Volontari Personale Polizia di Stato – ADVPS ONLUS ha organizzato due appuntamenti per la donazione del sangue GIOVEDI' 31 LUGLIO a Roma : presso gli Uffici Scuola Superiore della  Polizia di Stato (Via P. della Francesca 3 ) dalle ore 8:30 – 11:00


L'INVITO A DONARE SANGUE E' RIVOLTO A TUTTA LA CITTADINANZA

La procedura per donare il sangue prevede per i donatori un colloquio iniziale con lo staff medico, l'analisi dell'emocromo , della pressione arteriosa e la donazione assistita dal personale medico .
Ricordiamo che per poter donare sangue occorre presentarsi al prelievo a stomaco vuoto. E' Possibile bere un caffè o un The, ma assolutamente non è consentito ingerire latte o derivati del latte


LUCA REPOLA (ADVPS ONLUS) : LAZIO SEMPRE PIU' IN CRISI, DONARE SANGUE E' UN DOVERE

"Manca sangue un po in tutti gli ospedali ! Dobbiamo darci da fare ! come ? donando sangue ovviamente ! come abbiamo sempre fatto e anche di più ! Donare sangue è un dovere morale, etico perchè sicuramente ogni sacca è necessaria a salvare una vita ! fa bene anche a chi lo dona, perchè da la possibilità di fare ogni volta le analisi gratuitamente, ed è anche un dovere civile dato che il sangue mancante deve essere acquistato da altre regioni o dall'estero, pensate che quest'anno la sola regione Lazio ha speso circa sei milioni per comprare sangue." – dichiara il Presidente Nazionale ADVPS ONLUS LUCA REPOLA "E ai numeri si affiancano notizie di situazioni gravissime" – continua "Dal prossimo 1° agosto il centro di raccolta sangue presso l'ospedale Fatebenefratelli dell'Isola Tiberina (un centro in grado di raccogliere 5.000 unità all'anno e 1.400 kg di plasma) potrebbe cessare l'operatività. Sarà importantissimo non perdere i donatori di sangue che abitualmente si rivolgevano al Fatebenefratelli"


ADVPS ONLUS : DONAZIONI DI AGOSTO "RICORDATI DI DONARE IL SANGUE PRIMA DI PARTIRE!"

 Aria di vacanza? ricordati di donare il sangue prima di partire ! Ricordiamo che il periodo estivo è particolarmente critico per la cronica carenza di sangue che costringe gli ospedali a sospendere interventi chirurgici e terapie salvavita per la mancanza di sacche di sangue.
In allegato calendario con gli appuntamenti di Agosto per la donazione del sangue organizzati dall' ADVPS ONLUS su tutto il territorio nazionale.

Quando il dentista è in vacanza: da Samadent consigli di pronto intervento


Quando il dentista è in vacanza e il dente duole
Dal dottor Marco Turco alcuni pratici e semplici consigli di pronto intervento per emergenze odontoiatriche


Il mal di denti può colpire chiunque e in qualsiasi momento, ma che fare se si è in vacanza o se ad essere partito per le ferie è proprio il dentista di fiducia? Si tratta di una delle emergenze più temute, in quanto il dolore ai denti è tra i più intensi, con il rischio di diventare invalidante per chi lo prova.

In caso di emergenza sempre consigliabile ricorrere alla guardia medica o affidarsi a dentisti che offrano un servizio anche in estate e che siano sempre reperibili, ma quando questo non è possibile, ci sono alcune accortezze che è opportuno adottare.

"Gengiviti e ascessi improvvisi, otturazioni e capsule che saltano. Queste situazioni sono molto frequenti, ma se capitano nel periodo estivo possono creare un vero e proprio problema per il paziente. - Ha commentato il dottor Marco Turco, responsabile dei programmi di cura dei centri Samadent. - Proprio per questo motivo, noi dei centri Samadent ci impegniamo a garantire la continuità del servizio anche ad agosto e siamo sempre reperibili telefonicamente per richieste e consigli. Diversa è la
questione se ad essere in vacanza è proprio il paziente. In quel caso, spieghiamo come intervenire per tamponare il problema, in attesa che possa venire in studio o farsi visitare dalla guardia medica."

Ecco cosa fare se...
- salta un'otturazione: evitare bevande e cibi troppo freddi e cercare di mantenere il dente il più pulito possibile. Se si riesce si può provare a mettere nella cavità dente un piccolo batuffolo di ovatta, che però è importante cambiare di frequente. Consiglio, poi, di recarsi in farmacia e acquistare un kit per le automedicazioni a base di eugenolo.
- salta una capsula o un ponte: è possibile riattaccarli provvisoriamente con uno specifico cemento disponibile in farmacia. Prima di procedere, però, è necessario pulire bene la arte dai residui del vecchio cemento o di alimenti e asciugare accuratamente con del cotone per ridurre al minimo l'umidità. Seguire poi attentamente le istruzioni per il fissaggio della capsula o del ponte. Poi per favorire l'adesione, bisognerà stringere tra le due arcate dentali un pezzetto di stoffa di cotone un
paio di minuti.
- si rompe un dente: non mettere ghiaccio sul dente offeso e evitare cibi e bevande troppo fredde. Prendere un antinfiammatorio, se possibile facendosi consultare dal farmacista, altrimenti si può ricorrere all'ibuprofene o al paracetamolo. Per evitare che la porzione di dente saltato si disidrati, tenerlo a mollo in una soluzione di acqua e sale o nel latte.
- si ha un ascesso: per tentare di attenuare il dolore, si può applicare sulla guancia del ghiaccio o sorseggiare dell'acqua molto fredda. In questi casi l'unico rimedio è una terapia antibiotica per contrastare l'infezione ed è, quindi necessario contattare la guardia medica. Nell'attesa, si possono fare sciacqui con acqua e sale o con 2 cucchiai di acqua ossigenata a concentrazioni più basse (3%, corrispondente a 10 volumi), e procedere poi al lavaggio dei denti con spazzolino e dentifricio.
- si ha un'infiammazione alle gengive: un rimedio naturale molto efficace è la salvia, che contiene essenze antisettiche. Basta passare alcune foglie sulle gengive, oppure masticarle più volte al giorno. Consiglio, poi, di acquistare un collutorio a base di Clorexidina. In alternativa, è possibile realizzarne uno facendo bollire in un pentolino d'acqua delle foglie di salvia per circa 10 minuti, filtrare, aggiungere del sale e utilizzare una volta raffreddato."

“Do not forget your Pills”, l'app che ti ricorda è il pratico sistema di ricordare le pillole e medicine di tutta la famiglia.

Troppe cose da ricordare? Lascialo fare al tuo iPhone!

"Do not forget your Pills" è il pratico sistema dipromemoria per le pillole e medicine di tutta la famiglia.

 

 

Immagina di essere in inverno: tu sei sotto antibiotici e tuo figlio prende le vitamine. O magari è estate e devi fare la profilassi per prepararti a un viaggio lontano. Ma con tutte le milioni di cose da ricordare ogni giorno, rischi di dimenticarti proprio delle medicine e di perderti tra i post-it sparsi per la casa o le sveglie che fungono da promemoria. Con la app Do not forget your Pills potrai  dimenticarti tutto ciò, perché il tuo iPhone se lo ricorderà per te.

 

Do not forget your pills offre un layout molto intuitivo per un risultato efficace. Si presenta semplicemente in due schermate:

- una con il calendario delle tue pillole, dove potrai sempre aggiungerne di nuovi;

- la seconda per rivedere i tuoi schedari attivi, in cui potrai gestire gli orari, la durata della terapia, le dosi.

 

Do not forget your pills permette di:

- creare più piani di assunzione

- impostare regole articolate: ora precisa, intervalli, dosi

- gestire piani per diversi utenti

- un promemoria ti ricorda quando devi prendere o dare la medicina

 

Puoi inserire "pillole" di qualunque tipo: medicine frequenti, antibiotici, gocce omeopatiche, rimedi naturali, vitamine... Tutto ciò che hai bisogno di ricordare periodicamente e che finora ti ha portato solo ad avere la casa e la testa piena di promemoria assurdi!

 

 

Do not forget your pills richiede l'iOS 7.0 o successive. È compatibile con iPhone, iPad e iPod touch. Questa app è ottimizzata per iPhone 5.

 

LINK APP                                           www.makeitapp.eu/apps/forget-pills-2/

LINK STORE                                    itunes.apple.com/it/app/do-not-forget-your-pills-reminder/id821132143?mt=8

 

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Do not forget your Pills è realizzata e lanciata da MakeItApp, la prima piattaforma mobile su cui gli utenti possono realizzare app insieme e dividerne i futuri ricavi. Chiunque abbia contenuti di qualità può proporre il suo progetto e trovare altri talenti  (grafici, sviluppatori, programmatori, ecc.) disposti a partecipare alla realizzazione.

 

Alla creazione di Do not forget your Pills, per esempio, ha preso parte un Team guidato da Fabiola Mentasti, di professione avvocato, che ha già realizzato altre app con MakeItApp, avendo trovato sulla community collaboratori entusiasti per i suoi progetti.

 

MAKEITAPP WEBSITE               www.makeitapp.eu

FACEBOOK MAKEITAPP           www.facebook.com/pages/Makeitapp/382825245136390

TWITTER MAKEITAPP              twitter.com/MakeitappEU

Gli imballaggi industriali per gli alimenti sono un pericolo per la salute.

Lo dice uno studio che ha precisato la loro nocività

L'imballaggio è un elemento indispensabile nel processo di produzione degli alimenti: crea cibi più convenienti facilitando il flusso dei prodotti alimentari, aumenta la shelf life dell'alimento assicurando la protezione da alterazioni fisiche, chimiche e microbiologiche ed esalta e promuove il prodotto favorendone l'acquisto. Negli ultimi decenni, per andare incontro alla domanda dell'industria alimentare si è verificato un notevole sviluppo nell'imballaggio con l'utilizzo di differenti tipi di additivi, per migliorare le prestazioni dei materiali e l'introduzione di numerosi materiali sintetici, per il loro basso costo e la loro versatilità.Tuttavia, l'imballaggio può rappresentare una sorgente di contaminazione a causa della migrazione di sostanze dai materiali d'imballaggio all'alimento con cui vengono a contatto. I pacchetti utilizzati dall'industria alimentare contengono centinaia di sostanze chimiche dannose.

Secondo uno studio gli imballaggi dei prodotti alimentari, oltre che causa di forte impatto ambientale, sono un pericolo per il nostro organismo. Konrad Grob, direttore del servizio di cromatografia del laboratorio cantonale zurighese, al Tages-Anzeiger ha riconosciuto che il loro effetto a lungo termine non è ancora noto, ma sottostimato. Infatti uno studio pubblicato dalla fondazione Food Packaging Forum di Zurigo, spingendosi più lontano, ha rivelato che almeno 175 sostanze chimiche sono state utilizzate nella fabbricazione di imballaggi alimentari. Tra esse ne spiccano anche alcune legate a malattie croniche o a problemi del sistema endocrino.Per questo ha assunto una certa importanza nella sicurezza alimentare e le autorità competenti, a livello nazionale e a livello comunitario, hanno emesso una vasta legislazione al fine di controllare le contaminazioni pericolose e tutelare la salute dei consumatori. Negli anni sono state condotte numerose ricerche sull'argomento, in particolare sulla migrazione degli additivi, dei residui e dei prodotti di neoformazione. Tali ricerche mirano a comprendere il meccanismo della migrazione, i fattori che la influenzano e a conoscere il comportamento di migrazione e la tossicità di ciascun migrante.



martedì 29 luglio 2014

Virus Ebola sale l'allerta. Timori anche a Washington che il virus possa diffondersi negli Stati Uniti

Obama "costantemente informato" sull'espansione dell'epidemia in Africa 

L'epidemia di Ebola in corso in Africa comincia a preoccupare anche chi si trova dall'altra parte del mondo, tanto che i Centers for Diseases Control (Cdc) hanno deciso di alzare il livello di allerta, preparandosi all'eventualità, tutt'ora considerata remota, di un arrivo del virus su suolo statunitense. Il presidente americano Barack Obama si tiene "costantemente informato" sull'espansione dell'epidemia in Africa. A non far dormire sonni tranquilli sono le notizie provenienti dall'Africa, dove l'epidemia non sembra dare segni di rallentamento.Era il 1976, quando si cominciò a sentir parlare di Ebola. Un virus fino ad allora poco conosciuto, che colpiva i villaggi africani dello Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo) con una violenza inaudita: il tasso di mortalità superiore al 90 per cento e un'incubazione talmente breve da rendere difficile l'intervento tempestivo in quei centri sperduti nel cuore dell'Africa. 

Più di tutto, quello che colpì l'immaginario collettivo furono gli effetti sul corpo: bubboni, febbre, emorragie interne ed esterne. Il virus scomparve per poi riapparire nel 1995: i morti furono 298. Ora il virus che sta mettendo  in ginocchio alcuni Paesi africani  è tornato a colpire. Ha un tasso  di mortalità del 90 per cento e non esistono cure efficaci. Nella sua storia ha ucciso poco più  di 2mila persone. Il primo caso  venne scoperto in Congo nel 1976.Oggi, che è tornato a colpire in Liberia, Sierra Leone e Guinea (e purtroppo ha sconfinato anche in Nigeria, dove il Governo ha  ordinato che tutti i valichi di frontiera siano messi in allerta), le vittime sono già 670 e gli infettati oltre 1200: la più grande epidemia di Ebola mai conosciuta. La Liberia, uno dei paesi più colpiti, dopo la chiusura quasi totale delle frontiere ha addirittura vietato le partite di calcio, possibile fonte di contagio. Sono 1201 i casi di Ebola confermati fono a questo momento in Africa, con 672 morti, secondo il conteggio dell'ultimo bollettino dell'Oms, pubblicato il 27 luglio.Ma che cos'è Ebola? Perché è così terribile? E soprattutto, perché se ne parla più che della malaria, che è molto più letale e ogni anno uccide almeno 670mila persone (dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità)?Andiamo con ordine. 

Nel 1995 nell'ospedale di Yambuku (ex Zaire), gestito da alcune suore, scoppiò un'epidemia violentissima dall'origine sconosciuta. All'inizio nessuno capiva di cosa si trattasse: i pazienti arrivavano con febbri altissime, poi sopravvenivano lacerazioni del tessuto cutaneo, danni agli organi (fegato, milza e reni soprattutto) come risultato di una necrosi, vomito ed emorragie e infine la morte. Molti medici però scambiarono all'inizio Ebola per malaria, e la curarono (senza successo) con il chinino. Bastarono pochi giorni per capire che invece il virus - comparso per la prima volta in quelle zone nel 1976 - era tornato. Non lo si credeva possibile - era rimasto nascosto per tanto tempo da pensarlo debellato. E invece no. I giornali e le tv cominciarono a parlarne e a diffondere le immagini dei pazienti colpiti. La variante del virus venne chiamata Ebola Zaire (ZEBOV) per distinguerla da quella che aveva causato pochi mesi prima un'epidemia in Sudan.ZEBOV è attualmente la variante più pericolosa di Ebola, e purtroppo secondo l'OMS, l'epidemia attualmente in corso in Africa occidentale è causata proprio da ZEBOV. Il virus fa parte dei filoviridae, una famiglia di virus vecchia di milioni di anni: il virus uccide piuttosto in fretta, rendendo difficile che una persona contagiata riesca a contagiarne molte altre. Tuttavia le prime grandi epidemie cominciarono in villaggi africani dove c'era l'usanza di baciare i corpi dei morti. 

Un solo morto di Ebola poteva quindi infettare un intero villaggio, complice la totale mancanza di norme igieniche, di prevenzione e le difficoltà dei fragili Governi di quei Paesi di fare una corretta informazione sul fenomeno.Armand Sprecher, medico di Medici senza Frontiere di stanza in Congo, specializzato in febbri emorragiche come l'Ebola e il Marburg,  ha spiegato in un'intervista: «Probabilmente all'origine il virus era nei pipistrelli, da lì si è spostato nelle grandi scimmie e poi negli uomini. Si trasmette tra gli uomini attraverso il contatto coi fluidi corporei (sangue, vomito, diarrea…), che, punto importante, può avvenire durante la cura dei malati. Questo significa che durante un'epidemia di Ebola il virus tende a diffondersi anche al personale sanitario e ai familiari dei pazienti». Dal punto di vista medico, il dramma è che non esistono vaccini o terapie efficaci per curarla. L'alta mortalità e la scarsità di cure adeguate, classificano Ebola come un agente bioterroristico: come arma terroristica, è stato utilizzato dai membri della setta giapponese Aum Shinrikyo, il cui leader, Shoko Asahara, inviò circa 40 membri in Zaire nel 1992 i per fingersi di supporto medico alle vittime nel tentativo di acquisire un campione virale. Anche per questo a Ebola sono stati dedicati diversi libri e anche dei film (ben quattro, di cui due prodotti da Hollywood). Mentre nella realtà il virus rimane un'entità sconosciuta, un mistero che nessuno scienziato è riuscito ancora a circoscrivere. 

E che per questo suscita al contempo curiosità e paura.L'ECDC evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti" ha comunicato di continuare a monitorare attentamente la situazione dello scoppio di epidemia di Ebola nella regione dell'Africa occidentale. La probabilità che la malattia si propaghi al di fuori dell'Africa occidentale è molto bassa. Anche se a far crescere la preoccupazione è stata anche la vicenda di Kent Brantly, giovane medico statunitense che ha contratto il virus in Liberia. Secondo gli ultimi aggiornamenti il dottore missionario sta peggiorando e la sua prognosi è grave. A renderlo noto il suo amico e collega David Mcray, del Jps Health Network di Fort Worth.Il medico colpito dalla febbre emorragica soffre di febbri alte, mal di testa, dolori addominali ed è in isolamento vicino a Monrovia, a 12 miglia dall'ospedale dove lui stesso ha trattato i pazienti colpiti già dall'ottobre 2013. Mcray, che è in contatto sia via e-mail che per telefono con il collega malato, ha riferito ai media Usa che lo stesso Brantly sia è detto "terrorizzato" dalla progressione della malattia.

Lecce, 29 luglio 2014                 

"Gazyvaro" nuovo farmaco per la cura della leucemia

Una pietra miliare. In Italia le stime parlano di circa 1.600 nuovi casi ogni anno di leucemia linfocitica cronica tra gli uomini e 1.150 tra le donne.

Si parla di una "pietra miliare": Il gruppo Roche ha ricevuto l'approvazione europea per un nuovo farmaco per curare la leucemia.  È stato sviluppato nel corso degli anni in Penzberg.Entrerà a breve in commercio il nuovo farmaco chiamato "Gazyvaro" che era stato sviluppato negli ultimi anni da specialisti in Penzberg,  dove si produrrù il farmaco anche per il mercato mondiale.A Penzberg nell'istituto di biotecnologie vegetali della Roche Diagnostics si parla di un "grande evento" per il lavoro svolto dai ricercatori, una "pietra miliare".  Per gli Stati Uniti, "Gazyvaro" aveva già ricevuto l'approvazione, dove è stato classificato come una svolta terapeutica.  Poi ha seguìto l'approvazione da parte dell'Agenzia europea per i medicinali per l'UE. 

Secondo Roche, il nuovo farmaco migliora il trattamento della forma più comune di cancro del sangue nell'età adulta, la leucemia linfatica cronica. Nel confronto diretto alla terapia standard con MabThera, il Gruppo, riducendo Gazyvaro in combinazione con la chemioterapia in pazienti con leucemia linfocitica cronica, presenta un rischio di progressione della malattia o il verificarsi di morte del 61 per cento.La leucemia linfatica cronica (LLC) è una neoplasia ematologica dovuta a un accumulo di linfociti nel sangue, nel midollo osseo e negli organi linfatici (linfonodi e milza).I linfociti sono cellule del sistema immunitario che sorvegliano l'organismo e attivano le difese nei confronti di microorganismi o cellule tumorali e si distinguono in B o T in base al tipo di risposta che sono in grado di attivare.

Nella LLC uno di questi linfociti (per lo più un linfocita B) subisce una trasformazione maligna e produce un clone linfocitario, cioè un insieme di un gran numero di cellule uguali tra loro che non rispondono più agli stimoli fisiologici e diventano immortali. Continuano così a riprodursi e ad accumularsi nel sangue, nel midollo osseo, negli organi linfatici (linfonodi e milza) e, talvolta, anche in altri organi. È la leucemia più comune nel mondo occidentale ed è tipica nell'anziano. 

L'età media alla diagnosi è attorno ai 65 anni e meno del 15% dei casi viene diagnosticato prima dei 60 anni.Come molti tumori, anche la LLC può essere provocata da fattori ambientali che interagiscono con caratteristiche genetiche dell'individuo. Non sono stati identificati fattori di rischio modificabili dall'individuo, ma diversi studi hanno dimostrato che fattori genetici o familiari possono predisporre allo sviluppo della malattia.Nei parenti di primo grado di pazienti affetti da LLC l'incidenza è maggiore rispetto a quella osservata in una popolazione normale di controllo.Colpisce ogni anno circa 5 persone su 100.000 e l'incidenza aumenta con l'aumentare dell'età. In Italia le stime parlano di circa 1.600 nuovi casi ogni anno tra gli uomini e 1.150 tra le donne.In più della metà dei pazienti, la LLC viene diagnosticata per caso, nel corso di un esame del sangue per altra ragione, oppure perché si nota un linfonodo ingrossato a livello del collo, delle ascelle o dell'inguine. Infatti in circa due casi su tre la diagnosi avviene in uno stadio ancora senza sintomi. Il sintomo più frequente è l'adenopatia generalizzata: i linfonodi appaiono di consistenza elastica e non sono dolorosi al tatto ed è frequente anche l'ingrossamento di milza (splenomegalia) e fegato (epatomegalia). 

Con il progredire della malattia possono comparire altri sintomi comuni anche alle altre leucemie e sono provocati dall'invasione del midollo osseo da parte delle cellule maligne: stanchezza, pallore e palpitazioni per via dell'anemia; emorragie per la riduzione delle piastrine. L'aumento dei linfociti impedisce la produzione nel midollo osseo delle altre cellule di difesa: si parla quindi di immunodeficienza, che predispone all'insorgenza di infezioni.Circa 5 pazienti su 100 presentano anche disturbi autoimmuni, cioè producono anticorpi contro il proprio organismo, in particolare contro le altre cellule del sangue, che vengono quindi distrutte (anemia emolitica e piastrinopenia).



Campagna "Spegni il Rumore accendi il divertimento": Ministero della Salute, urge rispetto norme per prevenire gravi danni uditivi


Rumore:  Ministero della Salute, urge rispetto norme per prevenire gravi danni uditivi

 

Roma, 28 lug – Danni uditivi, malattie cardiovascolari, disturbi del sonno, influenza negativa sulla sfera psicofisica e psicologica; riduzione della abilità cognitive nei bambini e anche interferenze con il comportamento sociale (come l'aggressività). Sono solo alcuni degli effetti che l'inquinamento acustico ha sulla salute e la vita delle persone. Un 'bollettino di guerra' che ci rivela un problema grave spesso sottovalutato ma di forte impatto e ''notevole portata" sulla vita di tutti noi. In un'intervista a Radio Colonna, nell'ambito della campagna "Spegni il rumore accendi il divertimento", Giuseppe Ruocco, Direttore Generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, illustra le diverse problematiche scaturite dagli eccessi di decibel nelle nostre città auspicando "il rispetto della normativa vigente" accompagnata da una corretta informazione ed educazione dei cittadini "perché adottino comportamenti corretti per ridurre le fonti di inquinamento evitabili, derivanti spesso da cattive abitudini".

 

"Come prima cosa – spiega Ruocco - occorre garantire l'applicazione della normativa esistente, specialmente nei locali più a rischio come le scuole dove sono esposti soggetti vulnerabili come i bambini e le discoteche dove i nostri ragazzi, ma anche i lavoratori sono particolarmente esposti". Nell'ambito dell'ultimo Piano Nazionale della Prevenzione, ricorda Ruocco, "sono previste linee di intervento in materia di prevenzione dell'ipoacusia e della sordità". "Dai dati epidemiologici dovrebbero trarsi indicazioni per l'edilizia delle città, per esempio sulla localizzazione delle scuole o di luoghi dedicati all'infanzia", sottolinea ancora.

 

 

Chirurgia plastica, Italia settima al mondo per numero di interventi


Chirurgia plastica, Italia settima al mondo per numero di interventi nei dati Isaps 2013

Aumento del seno l'intervento chirurgico più praticato nel mondo secondo l'indagine dell'International Society of Aesthetic Plastic Surgery

 

L'Italia è il settimo Paese al mondo per numero di interventi di chirurgia e medicina estetica. È quanto emerge dal sondaggio condotto dalla International Society of Aesthetic Plastic Surgery (Isaps), la più grande associazione al mondo di chirurghi plastici estetici, che anche quest'anno ha realizzato un'indagine sui principali trattamenti chirurgici e non chirurgici realizzati nel 2013.

«I dati Isaps sono i più completi a disposizione nel campo della medicina e della chirurgia estetica – spiega Gianluca Campiglio, segretario nazionale dell'Isaps e consigliere Aicpe -. Pur con tutti i limiti che una ricerca a così ampia scala può avere, sono senza dubbio uno strumento importante per capire quello che accade nel campo dell'estetica a livello mondiale, permettendo di cogliere nuove tendenze o cambiamenti in atto».

I Paesi che hanno effettuato il maggior numero di trattamenti sono stati gli Stati Uniti (3.996.631 interventi, 17% del totale), seguiti a distanza da Brasile (2.141.257, 9,1%) e Messico (884.353 (3.8%). Settima l'Italia con 192.576 interventi, pari all'1.6% del totale. «Un risultato che conferma come l'Italia sia uno dei Paesi chiave per il settore della chirurgia e medicina estetica - aggiunge Campiglio -. Tra i soci di Isaps, peraltro, gli italiani sono molto numerosi. Un ulteriore segno del ruolo di primo piano che riveste il nostro Paese in questo campo»

Le procedure chirurgiche più richieste al mondo sono state l'aumento del seno (1.773.584); liposuzione (1.614.031); blefaroplastica (1.379263); lipofilling (trapianto di grasso autologo) 1.053.890 e rinoplastica (954.423). Le stesse rilevate in Italia dall'indagine effettuata dall'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe): «Per il 2013 i cinque interventi più praticati in Italia sono gli stessi rilevati da Isaps a livello mondiale – afferma Pierfrancesco Cirillo, segretario di Aicpe -. Questo significa che le esigenze degli italiani sono sostanzialmente allineate con quelle del resto del mondo: una tendenza peraltro che risulta sempre più evidente in tutti i Paesi considerati. I canoni di bellezza sono sempre più globalizzati».

Diverso invece il discorso per quanto riguarda la medicina estetica: se a livello mondiale l'intervento più praticato in assoluto si conferma essere la tossina botulinica (5.145.189), seguita a distanza da filler e riassorbibili (3.089.686), in Italia la situazione è diversa. Al primo posto si conferma infatti l'acido ialuronico, seguita dalla tossina botulinica: «Nel nostro Paese si registra ancora una certa resistenza nei confronti della tossina botulinica, a causa spesso di informazioni non sempre scientificamente corrette» commenta Cirillo.  

I dati sono stati raccolti grazie a un questionario di due pagine inviato ad oltre 30.000 chirurghi plastici di tutto il mondo . Le risposte analizzate da Industry Insight, azienda statunitense indipendente specializzata in queste ricerche da oltre 15 anni, sono state 1.567.

 

AICPE: L'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (www.aicpe.org), la prima in Italia dedicata esclusivamente all'aspetto estetico della chirurgia, è nata nel settembre 2011 per dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Ad AICPE, che è gemellata con l'American Society for Aesthetic Plastic Surgery (ASAPS), la più importante società di chirurgia estetica al mondo, hanno aderito oltre 200 chirurghi in tutta Italia. Membri di Aicpe possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, che aderiscono a un codice etico e di comportamento da seguire fuori e dentro la sala operatoria. L'associazione ha elaborato e pubblicato le prime linee guida del settore, consultabili sul sito internet, in cui si descrive il modus operandi dei principali interventi. Scopo di AICPE è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l'attività professionale sia per l'attività sanitaria sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica. Tra gli obiettivi c'è anche l'istituzione di un albo professionale nazionale della categoria.

 

ISAPS: Fondata 43 anni fa alle Nazioni Unite da un gruppo di chirurghi plastici, l'Isaps è oggi la più grande associazione di categoria, con 2.360 membri in 93 Paesi. I chirurghi, per essere ammessi, sono sottoposti a una rigida selezione e devono avere precise qualifiche e requisiti. La missione dell'Isaps è duplice: da un lato informare i chirurghi plastici sulle ultime tecniche del settore e dall'altro promuovere la sicurezza per i pazienti.

 

lunedì 28 luglio 2014

Scoperto un nuovo virus che vive nell'intestino della metà della popolazione

Questo virus ospitato dalla metà della popolazione mondiale è stato scoperto per caso.  Sono possibili implicazioni di obesità e diabete. I nostri intestini sono casa per 3.000 miliardi di virus e circa 100.000 miliardi di batteri.

Il microbiota umano (microbica) non smette mai di stupire i ricercatori a cui sono interessati e regolarmente, la scienza ci dà nuove scoperte come batteri, virus e funghi che ospitiamo.  In effetti, viviamo e non cenaniamo da soli, ma accompagnati da trilioni di amici (si stima che ogni individuo ospita più di 100.000 miliardi di batteri e virus).  

La nostra evoluzione è ancora in parte il risultato di coevoluzione con i virus. Ad oggi, sono note circa 500 specie di batteri intestinali e 800 virus. La scoperta di un nuovo virus è quindi ora più rara, ma i ricercatori della State University di San Diego rimasti molto sorpresi da essa.  CrAssphage è il nome di questa affascinante creatura, risulta essere uno dei più comuni dell'umanità, dal momento che oltre il 50% delle persone nel mondo ospita il virus.  Sarebbe anche probabilmente antica quanto l'umanità.  

Secondo il lavoro il virus infetta uno dei più comuni tipi di batteri dell'intestino, i Bacteroidetes. Un tipo di batteri che si ritiene sia strettamente connesso con obesità, diabete e altre malattie collegate all'intestino. A descrivere la scoperta è il team di Robert E. Edwards, un bioinformatico dell'ateneo Usa, che spiega come il gruppo si sia imbattuto nel nuovo virus quasi per caso. I ricercatori lavoravano con una ricercatrice in vista, Bas Dutilh (ora alla Radboud University, in Olanda), e stavano usando i risultati di precedenti studi sui virus intestinali per cercare nuovi microrganismi. 

Così, nei campioni di Dna fecale di 12 individui, gli scienziati hanno notato un cluster particolare di Dna virale, lungo circa 97 mila coppie di basi, comune a tutti i campioni. Quando il team ha confrontato l'elemento scoperto con quelli presenti in una banca dati dei virus noti, ha scoperto che non c'erano risultati. Poi il team ha consultato il database del National Insitute of Health's Human Microbiome Project, e quello dell'Argonne National Laboratory, cercando tracce del virus misterioso nei campioni di feci umane lì conservati. 

Ebbene, il microrganismo era presente in abbondanza. Dopo aver condotto altre ricerche, il team ha dimostrato che il virus non esiste solo nei campioni in laboratorio, ma anche in natura, come spiega il virologo John Mokili. Si tratta, in effetti, di un virus presente in circa la metà del campione esaminato, e di cui nessuno sapeva nulla. Alcune delle proteine del Dna di crAssphage sono simili a quelle di altri virus ben noti, cosa che ha permesso al team di attribuirlo alla famiglia dei batteriofagi, che infettano – e si replicano – all'interno dei batteri. 

In particolare, grazie a tecniche innovative, il team ha collegato il nuovo virus ai Bacteroidetes, che vivono alla fine del tratto intestinale e sono sospettati di giocare un ruolo importante nell'obesità. Proprio il ruolo del virus misterioso sarà al centro delle ricerche future del gruppo. Anche se il microrganismo si è rivelato finora piuttosto sfuggente. "Sappiamo che c'è, ma non riusciamo ancora a catturalo bene", conclude Edwards, che sospetta un ruolo importante del patogeno nell'obesità.

Per Giovanni D'Agata, presidente e fondatore dello "Sportello dei Diritti" nessuna paura per il momento, poiché la maggior parte dei virus non infettano gli esseri umani. Solo una dozzina sono in grado.  I virus hanno un ruolo importante, invece di regolamentare le specie batteriche nel nostro universo.  La maggior parte sono batteriofagi o fagi che controllano il comportamento dei batteri che infettano e potrebbe diventare uno strumento terapeutico contro l'epidemia di malattie croniche come l'obesità o il diabete. L'uso di batteriofagi per trattare i virus (terapia dei fagi) non è nuova.  È stata sviluppata per il trattamento di alcune malattie infettive di origine batterica, ma è stata abbandonata con l'avvento degli antibiotici.  Di fronte alla crescente resistenza agli antibiotici e le infezioni nosocomiali, la terapia dei fagi è rivista in questi ultimi anni in tutto il mondo.

Lecce,  28 luglio 2014




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Redazione del CorrieredelWeb.it


Mai dormire con il cellulare sotto il cuscino...


Quanti dormono con il cellulare o lo smartphone sotto il cuscino? Tanti, e tantissimi fra i giovani lo fanno senza sapere che inconsapevolmente rischiano e possono rischiare grosso. In questi giorni si è letto sulle cronache americane che un adolescente si svegliato appena in tempo ed ha solo sfiorato il dramma.Ariel Tolfree, una ragazza di 13 anni del Texas, è stato svegliato di notte da un odore di bruciato. Improvvisamente, ha scoperto che il cuscino accanto a lei era in fiamme. Il suo smartphone aveva letteralmente preso fuoco mentre stava dormendo.Nel caso in questione, l'apparecchio realizzato da un colosso della telefonia risultava avere una batteria non originale, almeno a detta del gigante dell'elettronica che lo ha analizzato.Le aziende produttrici, consigliano ai clienti di non coprire mai uno smartphone a causa del rischio di surriscaldamento.In attesa dell'inchiesta, la società in questione ha offerto un nuovo dispositivo ed un risarcimento alla famiglia americana.Per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", si tratta dell'ennesimo caso segnalato e rimbalzato alle cronache circa i rischi connessi all'uso di telefonini e smartphone che sono diventati oggetti insostituibili nella vita di ognuno di noi. Proprio per questo, è necessario che le case produttrici adottino maggiori accorgimenti, anche in termini d'informazione ai consumatori per evitare che si ripetano casi analoghi.

Lecce, 28 luglio 2014                                                                                                                                                                                           




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Redazione del CorrieredelWeb.it


Antitraspiranti con alluminio. Dannosi?



Roma, 28 Luglio 2014. Gli antitraspiranti a base di alluminio possono essere dannosi? E' una domanda che pone sotto osservazione l'alluminio contenuto nel prodotti antitraspiranti (spray, creme, ecc.) e nei cosmetici in generale. L'effetto anti-sudore si ottiene per via dei sali di alluminio che bloccano le estremita' dei condotti delle ghiandole sudoripare. Le ricerche evidenziano che alte dosi di alluminio hanno effetti neurotossici sull'uomo ed embriotossici sugli animali. Non si sa molto, tuttavia, circa l'assorbimento di alluminio dai cosmetici tramite la pelle, ne' sugli effetti che questo puo' avere (Scientific Committee on Consumer Safety). In questo settore, vi e' una mancanza di studi importanti che coinvolgono gli esseri umani. Al contrario, il tasso di assorbimento e l'effetto di alluminio tramite cibo e' ben evidenziato. Come un elemento presente sulla terra, alluminio e' contenuta naturalmente in numerosi alimenti di origine vegetale e nell'acqua potabile. Inoltre, alcuni composti di alluminio sono consentiti come additivi negli alimenti.
E' la somma di tali assunzioni che puo' determinare una eccessiva presenza di alluminio nel corpo umano.
L'Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR) ha valutato l'assorbimento di alluminio da uso giornaliero di antitraspiranti. Con aggiunta dell'alluminio assorbito dal cibo potrebbe essere  superata la soglia stabilita dall'Autorita' europea per la sicurezza alimentare (EFSA).
Il consiglio? Per il principio di precauzione, sarebbe opportuno orientare le proprie scelte verso altre tipologie di deodoranti, come, per esempio, i prodotti ad azione antienzimatica batterica; sono a base di trietil citrato che blocca l'attivita' degli enzimi utilizzati dai batteri per scomporre il sudore, il che produce il cattivo odore.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc




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Redazione del CorrieredelWeb.it


domenica 27 luglio 2014

AIDS, la metà non sa d'averlo. Chiusa la conferenza di Melbourne: obiettivo far emergere in malati "invisibili"



Chiusa la conferenza di Melbourne: obiettivo far emergere in malati "invisibili"

Si conclude la conferenza internazionale sull'Aids tenutasi nell'ultima settimana a Melbourne ed uno dei risultati è chiaro e non lascia spazio a dubbi: il futuro della lotta all'AIDS passa per l'emersione di quel 50% di persone infettate dal virus che non ne sono a conoscenza. Come ha spiegato Stefano Vella ricercatore dell'Istituto Superiore di Sanità in un'intervista "L'obiettivo dichiarato è mettere sotto controllo l'epidemia entro il 2030". Il dottor Vella che è uno degli estensori delle linee guida Organizzazione Mondiale della Sanità sulla malattia ha però sottolineato che "Per riuscirci, bisogna tirare fuori il sommerso, quei milioni di persone che non sanno di avere il virus, e trattare tutti. 

È un enorme problema di costi, di carenza di strutture, ma proprio i risultati ottenuti finora dall'alleanza di scienza, politica e società civile che combatte l'AIDS, unica nel panorama mondiale, fanno ben sperare". Durante i lavori della conferenza - resi probabilmente ancor più noti a causa del tragico evento dell'aereo malese abbattuto nei cieli ucraini che trasportava tra i suoi passeggeri alcuni tra i principali esperti della malattia al mondo diretti in Australia -  è emerso che sul nostro pianeta vi sono 35 milioni di sieropositivi, di cui addirittura un numero prossimo alla metà (compresi 3,3 milioni di bambini) inconsapevoli.

 Ogni anno le nuove infezioni sono 2,3 milioni. Una battaglia importanti, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", che sposta il fulcro della lotta a tale patologia verso la ricerca di una maggiore informazione e consapevolezza, mentre ancora si tarda ad ottenere una cura definitiva nonostante i molteplici ed annosi sforzi della comunità scientifica internazionale in tal senso.

Lecce, 27 luglio 2014                                                                                                                                                                                          



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Redazione del CorrieredelWeb.it


venerdì 25 luglio 2014

Fumo: multinazionale del tabacco condannata a 1 milione di euro

Maxirisarcimento ai familiari del fumatore defunto. Secondo il Tribunale di Milano c'è nesso causale fra sigarette e tumore ai polmoni.

Multinazionale condannata a circa 1 milione di euro per la lesione da perdita parentale oltre le spese funerarie. La conoscenza dei rischi del fumo non esenta da responsabilità il produttore che compie un'attività pericolosa. Lo ha stabilito la decima sezione del Tribunale di Milano, giudice Stefania Illarietti, con la sentenza n° 9235/14 pubblicata l'11 luglio scorso.

Per il giudice monocratico deve ritenersi sussistente il nesso causale fra l'attività di tabagista e la neoplasia polmonare che ha colpito il tabagista. La produzione e la commercializzazione è un'attività pericolosa e la pretesa conoscenza dei rischi del fumo non esclude la responsabilità dell'azienda del settore. Dopo la morte del fumatore accanito per il cancro la multinazionale che ha assorbito l'ex ente tabacchi deve risarcire ai familiari il danno non patrimoniale costituito dalla perdita parentale, liquidato in base alle tabelle milanesi, e perfino le spese funerarie.

Nel ritenere il motivo di ricorso fondato, il Tribunale ha accolto la domanda di ristoro alla moglie e ai tre figli di un impiegato lombardo riportandosi alla sentenza della Cassazione n° 26516/09 che aveva stabilito che l'«attività di commercializzazione e produzione» delle  sigarette è «pericolosa» e che «la pretesa conoscenza» del rischio connesso al fumo non esclude «la configurabilità della responsabilità del produttore».

 Proprio la consulenza tecnica disposta dal giudice ha evidenziato: il de cuius fumava da quando aveva quindici anni circa trenta sigarette al giorno, dunque un pacchetto e mezzo, ed è morto a cinquantaquattro anni nel novembre 2004 dopo che gli era stato diagnosticato un «carcinoma primitivamente polmonare» causato dal fumo.A distanza di dieci anni dalla morte arriva il megarisarcimento che scatta grazie all'inquadramento della responsabilità del produttore nello scheda ex articolo 2050 Cc: compete a chi esercita l'attività pericolosa, cioè a chi vende le sigarette, provare di aver adottato tutte le misure idonee a evitare il danno. Solo nel 1991 sono comparse sui pacchetti le avvertenza sul carattere legale dell'assunzione del tabacco. Ma anche quando il de cuius cominciò a fumare, nella seconda metà degli anni Sessanta, «erano ampiamente conosciuti gli effetti negativi sulla salute umana», osserva il giudice. 

E le informazioni sul rischio cancerogeno sono spesso contrastate da argomentazioni di segno opposto, invocate non a caso anche oggi dai convenuti: il disorientamento nel grande pubblico non può essere ritenuto insignificante prima del 1991 quando il rischio «fu certificato incontrovertibilmente dalla apposizione degli avvisi sulle confezioni di tabacco».Inoltre. «La durata di esposizione al fumo è il fattore più rilevante nel definire il rischio individuale di un carcinoma broncogeno». 

La letteratura scientifica sui cui si sono basati i periti hanno portato il giudice a ritenere che, in relazione al rischio di sviluppare un tumore ai polmoni, in questo caso, «i 26-27 anni in cui» l'uomo «ebbe a fumare prima dell'entrata in vigore della norma sono molto più rilevanti dei 13-14 anni del periodo successivo» e, quindi, «che il ruolo dei primi 26-27 anni di esposizione è circa 20 volte più rilevante rispetto a quello dei successivi 13-14 anni». In buona sostanza: «non può dubitarsi del nesso causale fra l'attività di assunzione di tabacco messa in opera prima del 1991 e l'evento morte» alla quale l'uomo ha concorso «nella misura che si stima nel 20 per cento» in quanto non ha mai smesso di fumare, nemmeno dopo l'entrata in vigore della normativa che ha imposto ai produttori e ai distributori una corretta informazione dei danni provocati dal fumo. 

Per Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", è una sentenza pilota importante che farà discutere. Con la vittoria dei familiari del fumatore, la salute pubblica entra in un nuovo mondo coraggioso per il controllo del tabagismo. Il fumo uccide 6 milioni di persone all'anno e se non si interviene la cifra salirà a 8 milioni entro il 2030.

Lecce, 25 luglio 2014                                                                                                                                                                                            


Emotrasfusioni e vaccinazioni, la Camera approva emendamento Lorenzin per sbloccare rimborsi


Indennizzi emotrasfusioni e vaccinazioni:

Commissione Affari Costituzionali della Camera approva emendamento Lorenzin per sbloccare i rimborsi

 

E' stato approvato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera l'emendamento presentato dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin al DDL di conversione del decreto legge n. 90 del 2014 (P.A.).

L'emendamento è volto a riconoscere ai pazienti danneggiati da emotrasfusioni infette e da vaccinazioni obbligatorie un'equa riparazione una tantum pari, rispettivamente, a 100 mila euro e 20 mila euro per ciascun danneggiato e sblocca l'iter dei ristori economici per circa 6.500 cittadini che hanno presentato domanda entro il 19 gennaio 2010, semplificando le relative procedure di liquidazione.

Per tale via si intende peraltro dare una definitiva risposta per chiudere la procedura di infrazione europea aperta nei confronti dell'Italia.

 


La circoncisione contro l’AIDS. Uno studio presentato a Melbourne dimostra una riduzione del rischio di contagio

La circoncisione riduce il rischio di contaminazione dal virus dell'HIV, anche per le donne. È quanto dimostra uno studio presentato alla Conferenza internazionale sull'AIDS che termina oggi a Melbourne. La ricerca, realizzata presso una comunità sudafricana con forte presenza di uomini circoncisi, dimostra come le donne che hanno avuto relazioni sessuali con questi uomini abbiano il 15% in meno di possibilità di venir contagiate dal virus. Il tasso diminuisce del 50-60% presso i maschi. 

L'Organizzazione Mondiale della Sanità è arrivata a raccomandare quindi questa pratica a 14 paesi dell'Africa sub sahariana che presentano un alto tasso di infezioni. I ricercatori si sono poi interrogati sulla possibilità, alla luce di questi nuovi dati, di un abbandono dell'utilizzo del preservativo. Un pericolo scongiurato però da un altro test presentato a Melbourne secondo il quale gli uomini circoncisi continuano a utilizzare il profilattico. 

Un dato sorprendente, per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti" anche se risulta evidente che questa pratica non può sostituire in alcun modo la necessità di rapporti protetti e quindi con l'utilizzo del preservativo che rimane il miglior modo per ridurre al minimo le possibilità di contagio.

Lecce, 25 luglio 2014                

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