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venerdì 2 dicembre 2016

SALUTE: COLDIRETTI, ALLARME MALNUTRIZIONE SPINGE 49% ITALIANI A DIETA

Quasi la metà degli italiani (49%) ha seguito una dieta nell’ultimo anno e tra questi il 25% di tipo dimagrante mentre un sostanzioso 14% ha cambiato il proprio regime alimentare a causa di una patologia come diabete, pressione alta, colesterolo o celiachia. 

E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe’ divulgata in occasione dell’allarme Fao sulla malnutrizione che interessa nel mondo una persona su tre. 

La svolta alimentare a livello nazionale si riscontra nel fatto che gli italiani – sottolinea la Coldiretti - sono i più magri d'Europa, con il 10 per cento dei cittadini obesi contro il 25 per cento degli inglesi, in testa alla classifica davanti a lussemburghesi e ungheresi, secondo una analisi Coldiretti su dati Istat. 

Il nostro Paese - precisa la Coldiretti - vanta il minor numero di cittadini nell’Unione Europea sopra i 15 anni con problemi di obesità, appena uno su dieci, meglio anche degli svedesi (12 per cento di cittadini obesi) che nell’immaginario comune rappresentano un po’ l’emblema della forma perfetta, alti e longilinei. Subito dietro gli scandinavi, si collocano austriaci, danesi e francesi. 

Viceversa, in fondo alla classifica – continua Coldiretti - ci sono i britannici con ben una persona su quattro che soffre di problemi di obesità, peggio di Lussemburgo (23 per cento), Ungheria (20 per cento) e della Grecia dell’austherity (20 per cento). 

Un risultato – sostiene la Coldiretti – ottenuto anche grazie alla dieta mediterranea fondata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari che ha consentito agli italiani fino ad ora - continua la Coldiretti - di conquistare il record nella longevità: nell’Unione Europea l’Italia si colloca al primo posto con 80,3 anni per gli uomini e al terzo per le donne con 85,2 anni. 

Un ruolo importante per la salute - conclude la Coldiretti - riconosciuto anche con l’iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'Unesco che è avvenuto oltre 5 anni fa, il 16 novembre 2010.

Lorenzin - Madia, accordo su rinnovo riguarda medici e infermieri SSN

Il rinnovo del contratto sarà l’occasione per offrire risposte alle giuste esigenze delle professionalità del settore medico. Lo dichiarano congiuntamente il Ministro per la Semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia e il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

In riferimento allo sciopero proclamato dall’Intersindacale medica per il 16 dicembre 2016 in relazione alle previsioni del DDL di bilancio in materia di contrattazione del pubblico impiego ed ai contenuti dell’Accordo sottoscritto con le Organizzazioni Sindacali lo scorso 30 novembre, i Ministri Madia e Lorenzin ribadiscono infatti l’impegno del Governo per il rilancio e rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale, attraverso la predisposizione di apposite misure sia in sede legislativa che contrattuale, per la cui definizione il Governo sarà impegnato anche successivamente all’approvazione della legge di bilancio.

L’accordo raggiunto con le organizzazioni sindacali per il rinnovo del contratto di lavoro dei dipendenti pubblici ha, tra i suoi principali obiettivi, quello di contribuire ad una necessaria innovazione dell’intero settore pubblico, soprattutto al fine di offrire ai cittadini servizi di maggiore qualità e con tempi più certi, valorizzando, anzitutto, le professionalità maggiormente necessarie a rispondere ai bisogni più importanti della collettività.

Nell’ambito dell’accordo, le parti hanno anche condiviso di individuare, tra i principi che dovranno ispirare il prossimo rinnovo contrattuale, una riduzione della forbice retributiva sia per sostenere i livelli retributivi che maggiormente hanno sofferto la crisi, sia per valorizzare ancor di più professionalità fondamentali per l’erogazione di servizi essenziali.

In questo contesto, nel corso degli incontri è stato più volte precisato che, per le ragioni evidenziate, vi sarà una particolare attenzione alle figure professionali che in considerazione della loro peculiarità risultano indispensabili al benessere della comunità e tra le quali vi sono certamente quelle del settore sanitario.

Si aggiunge, per altro, che l’impegno assunto dal Governo con l’accordo del 30 novembre, nel senso di semplificare l’attuale sistema dei fondi di contrattazione di II livello, al fine di consentire l’utilizzo pieno di strumenti e risorse, riguarderà, ovviamente, l’intero settore sanitario, posto che l’accordo fa espressamente richiamo a tutti i settori, aree e comparti di contrattazione.

Inoltre, è indubbio che la Sanità rappresenti un contesto organizzativo rispetto al quale il contratto nazionale di lavoro, di prossima definizione, dovrà rispondere in modo adeguato sia alle attese delle professioni del comparto sanitario che alle attese dei medici, dei veterinari e dei dirigenti sanitari. In tal senso è indirizzata la norma inserita alla Camera nel DDL di bilancio con la quale, per la prima volta, per i rinnovi contrattuali del personale dipendente e convenzionato del Servizio Sanitario Nazionale, viene vincolata una quota del livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato.

Giustozzi: “Serve una nuova Governance e un super Ministero della Salute”

REFERENDUM: SSN IN PANNE, COL SI’ LA SANITA’ NON CAMBIA. 

“La Sanità in Italia è al capolinea e il voto referendario non servirà a salvarla. All’orizzonte infatti, sia che vinca il Sì, sia che vinca il No, non si scorgono novità perché il ddl Boschi non incide sulle risorse. Non bilancia le asimmetrie fra i diversi territori e non stabilisce fruibilità concreta di servizi e prestazioni. Il Paese rimarrà quindi diviso in tante aree, di cui alcune lavorano meglio, alcune peggio.

In un momento in cui si discute di grandi riforme e di visioni migliorative, il nodo della governance sanitaria resta quindi irrisolto perché da anni chi comanda in sanità è il Ministero dell’Economia e la salute è considerata ormai solo una delle tante voci di costo nel bilancio dello Stato, non più certo un diritto costituzionale da garantire a tutti e su cui investire per principio a tutela della persona e della collettività. 

Per questo, oggi, più che per una riforma costituzionale a colpi di slogan è necessario battersi per riaffermare una reale supremazia statale che possa dare equilibrio al rapporto tra governo centrale e governi regionali, con la creazione di un Super Ministero della Salute e delle Politiche Sociali capace di autonomia di spesa. Così come è messo, infatti, il Ministero della Salute, finanziariamente non conta niente e anche se volesse riappropriarsi  delle tanto declamate disposizioni generali in materia socio-sanitaria, resterebbe comunque svuotato di significato perché non saprebbe come renderle applicabili.

Siamo insomma alle barzellette.  L’associazione Dossetti oltre ad esprimere grande preoccupazione per un approccio così inappropriato al tema della Governance della Salute in Italia, ha chiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’apertura di un tavolo indipendente degli steakholders con tutti gli operatori del mondo della sanità che possa orientare le politiche della salute verso soluzioni realmente efficaci.
Solo così sarà possibile garantire  un sistema sanitario efficiente, fruibile in maniera universale e sostenibile. Il resto, ormai è chiaro a tutti, è solo propaganda”.

Il segretario nazionale     Claudio Giustozzi

DISABILITÀ: VECCHI (ANCI), RIPARTIAMO DA ARTICOLO 3 DELLA COSTITUZIONE

“Dobbiamo lavorare ispirandoci all'articolo 3 della nostra Costituzione, tutelando diritti e generando opportunità paritarie per tutti. E dobbiamo farlo insieme: stato centrale ed autonomie, con il compito non solo 'classico' di definire linee politiche, strategie, reperire risorse e realizzare progetti, ma anche di innescare un'azione di 'emersione', di valorizzazione e di governance di quanto esiste – e le risorse possono essere veramente tante – nelle comunità locali. Non dobbiamo esitare nel coinvolgere cittadini, famiglie, esperti, gruppi e associazioni dediti alla cura della disabilità, organizzandoli in tavoli di ascolto, scambio, progettazione e operatività: è un metodo che può portare risultati insperati, che può far cadere quelle barriere non solo fisiche ma mentali e culturali ricorrenti e negative”. 

Lo afferma il delegato ANCI al Welfare, Luca Vecchi, alla vigilia della Giornata internazionale delle persone con disabilità 2016. Vecchi ricorda l’impegno dei sindaci italiani, “che non vogliono lasciare indietro nessuno, e per questo spendono 1,7 miliardi di euro, il 24,3% della spesa sociale comunale, dato peraltro in costante crescita. Ma il delegato ANCI esprime apprezzamento anche per “la nuova legge sul ‘Dopo di noi’, che stimola un cambio di paradigma, innanzitutto culturale, verso la completa 'deistituzionalizzazione', ma anche verso l’autonomia della persona con disabilità”; e per “l’impegno del governo ad aumentare il Fondo per la non autosufficienza: nella legge di stabilità 2017 è previsto infatti un incremento di 50 milioni, strutturali che portano il Fondo 450 milioni di euro, con l'intenzione del governo di accrescerlo ulteriormente; bene – aggiunge Vecchi - i 90 milioni di euro per il 2016 stanziati attraverso la legge sul “Dopo di noi”. E soprattutto, è positivo il decreto attuativo che contiene diverse novità e sottolineature, che rendono ancora più esplicito e stringente l’obiettivo della legge: più progetti che strutture, per accompagnare le persone. Accogliamo infine con favore l'istituzione del Tavolo per la non autosufficienza nazionale con ministeri competenti, Inps, Regioni e Anci, al fine di definire puntualmente obiettivi, interventi e tempi per la stesura del Piano nazionale delle politiche per la non autosufficienza. Possiamo dire che molto si è mosso in questo anno che si conclude e il prossimo si annuncia con presupposti positivi. I Comuni - conclude Vecchi - si impegnano a fare la loro parte e si può fare molto di più, ma il sostegno da parte del governo centrale è fondamentale, deve consolidarsi e crescere, dato che nel nostro Paese la spesa per la protezione sociale delle persone con disabilità risulta ancora inferiore a quella europea: nel 2013, dice l’Istat, ha assorbito il 5,5% della spesa per prestazioni sociali contro il 7,7% europeo”.

SALUTE: COLDIRETTI, BENE NAS, 4 ITALIANI SU 10 CONSUMANO CIBI ETNIC

Con quasi quattro italiani su dieci (39%) che consumano cibi etnici almeno qualche volta durante l’anno è necessario garantire la qualità dei prodotti in vendita a garanzia della salute dei cittadini. 

E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixe’ divulgata in riferimento all'importante attività dei carabinieri Nas di Roma che hanno sequestrato, in 3 depositi, 58 tonnellate alimenti in occasione del Giubileo della Misericordia e dell'afflusso di pellegrini di varie aree geografiche nazionali ed internazionali. 

Spesso – sottolinea la Coldiretti - si tratta di prodotti importati dall’estero con livelli di sicurezza piu’ bassi rispetto a quelli nazionali. Dall’ultima relazione dell’Autorità per la sicurezza alimentare (Efsa) si evidenzia che – continua la Coldiretti - il 6,5% per i campioni provenienti da paesi extracomunitari conteneva residui superiori ai limiti di legge, soprattutto per la presenza di tracce di pesticidi non approvati nell'Ue. 

Al contrario secondo il “National summary reports on pesticide residue” pubblicato dall’Efsa appena lo 0,3 per cento dei prodotti Made in Italy, - precisa la Coldiretti - contiene residui chimici oltre il limite mentre la percentuale sale all’1,6 per cento per i prodotti di origine comunitaria. 

Il risultato è che – conclude la Coldiretti - I prodotti alimentari italiani sono quasi ventidue volte più sicuri di quelli extracomunitari per quanto riguarda il contenuto in residui chimici.

Le 18 principali tecnologie che alimentano le opportunità di crescita nel settore sanitario globale

Gli stakeholder che non avranno investito in alcuna di queste tecnologie entro il 2025 resteranno indietro, secondo il gruppo Transformational Health di Frost & Sullivan
 
MILANO – 2 dicembre 2016 – La trasformazione del settore sanitario globale guidata dalla tecnologia richiede agli stakeholder di identificare le tecnologie più influenti e di ridefinire le proprie strategie in modo da cavalcare le correnti di crescita più forti. Ora che la sanità si sposta verso il modello delle cure personalizzate, sempre, ovunque e continue, i progressi tecnologici stanno sbloccando valori e segmenti fino ad ora inaccessibili.
“Anche se queste tecnologie stanno smuovendo l’ambito della ricerca, bisogna soppesare due aspetti per valutare il potenziale impatto sul mercato”, osserva Siddharth Shah, analista di Frost & Sullivan. “Il primo è rappresentato dalle timeline di commercializzazione e di maturità per queste tecnologie. Il secondo è l’allineamento di queste tecnologie con le tendenze e i temi previsti per la sanità nel 2025 (Healthcare 2025) per poter sfruttare con successo le opportunità di crescita.”

Lo studio “Vision 2025 - Future of Healthcare” fa parte del programma Advanced Medical Technologies di Frost & Sullivan e identifica 18 tecnologie che influenzeranno i paradigmi della sanità entro il 2025. Alcune tecnologie destinate a creare opportunità da miliardi di dollari sono: indossabili, protesi avanzate, nanorobotica, elettroceutica, materiali avanzati, strumenti di analisi della salute della popolazione, quantum computing, gamification del benessere, medicina rigenerativa e medicina di precisione.

Per accedere gratuitamente a maggiori informazioni su questo studio e registrarsi per un Growth Strategy Dialogue, un rapporto interattivo gratuito con i leader di pensiero di Frost & Sullivan, si prega di visitare: http://corpcom.frost.com/forms/EU_PR_AZanchi_K0EB_Nov16

Per essere redditizie, le aziende devono identificare le tecnologie che influenzeranno il proprio business e investire di conseguenza. Ad esempio:

·        L’intelligenza artificiale è destinata ad accelerare l’analisi di grandi volumi di dati fino a livelli di efficienza che superano le capacità umane.
·        Le interfacce cervello-computer possono collegare un cervello connesso direttamente con un dispositivo esterno per creare un “bypass neurale” che aiuterà i pazienti paralizzati a muoversi o i pazienti ciechi a vedere.
·        Gli avatar digitali offrono proiezioni olografiche dei medici per rispondere a domande sulla salute, in modo simile agli assistenti vocali come Cortana e Siri.
·        I tricorder medici possono registrare le funzioni e i parametri vitali relativi alla salute per diagnosticare numerose patologie senza la presenza di un medico.

L’analisi di Frost & Sullivan fornisce i tempi di commercializzazione e indica quando si assisterà ad un impatto significativo sul settore sanitario per ciascuna tecnologia. Alcuni degli apripista nella corsa verso le nuove tecnologie sanitarie sono IBM Watson Health con la sua IA per la salute, Organovo il bioprinting 3D, DeepStream VR per le sue applicazioni di realtà virtuale e QualComm con il suo concorso tricorderX con un premio da 10 milioni di dollari come incentivo per sviluppare tricorder medici.

Frost & Sullivan presenterà aggiornamenti settimanali sui risultati chiave di questa analisi. I prossimi previsti sono: il futuro della sanità per settore, il futuro della sanità per regione fino al 2025. Per ricevere aggiornamenti e visualizzare gli ultimi approfondimenti, si prega di visitare: http://frost.ly/11r o di seguirci su @FS_Healthcare.

Chi siamo
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, collabora con i propri clienti per potenziare una visione innovativa che risponda alle sfide globali e alle opportunità di crescita correlate che faranno la differenza per gli operatori del mercato di oggi. Per oltre 50 anni abbiamo sviluppato strategie di crescita per le 1000 aziende più importanti a livello globale, le realtà emergenti, il settore pubblico e la comunità degli investitori. La vostra azienda è pronta per la prossima ondata di convergenza industriale, tecnologie dirompenti, crescente competizione, macro tendenze, best practice innovative, clienti in continua evoluzione e mercati emergenti?

domenica 27 novembre 2016

Situazione sanitaria area di Taranto: il ministro Beatrice Lorenzin istituisce tavolo di lavoro

Roma, 27 novembre 2016 - Con riferimento alle notizie apparse sugli organi di stampa relative la mancata approvazione di un emendamento al DDL di bilancio finalizzato ad attribuire risorse aggiuntive alla Regione Puglia per meglio affrontare le criticità sanitarie dell’area di Taranto, nonché la richiesta di deroga dall’applicazione nella medesima aerea territoriale delle disposizioni del decreto ministeriale n. 70 del 2015 recante Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera, il Ministero della salute precisa quanto segue.

Preliminarmente occorre evidenziare che per derogare alle disposizioni del decreto ministeriale n. 70/2015 (di natura regolamentare) non è necessaria una norma di rango primario e, quindi, una modifica apportata attraverso una norma di legge, bensì è sufficiente operare una modifica dello stesso decreto ministeriale attraverso la medesima fonte regolamentare.
 
Il prossimo 7 dicembre saranno presentati presso l’Istituto superiore di sanità i risultati di uno studio epidemiologico, finanziato dal Ministero della salute, che darà evidenza dell’effettiva situazione sanitaria dei cittadini residenti nell’area di Taranto. 

In attesa della pubblicazione dei risultati dello studio condotto dall’Istituto superiore di sanità, il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha già disposto l’apertura di un Tavolo di confronto tra Regione Puglia, le altre istituzioni locali interessate, i tecnici della Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della salute  e dell’ISS, al fine di approfondire le esigenze correlate alla situazione ambientale-sanitaria dell’area di Taranto, anche nell’ottica di valutare l’esistenza dei presupposti tecnico-scientifici e giuridici che consentano di approntare una deroga al decreto ministeriale n. 70 del 2015.

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