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venerdì 19 gennaio 2018

Osservatorio nutrizionale: il segreto della longevità degli italiani

LA DIETA MEDITERRANEA ALLUNGA LA VITA

A seguito di una importante ricerca pubblicata da "The Lancet", l'Osservatorio nutrizionale Grana Padano ha effettuato uno studio sull'alimentazione che conferma la longevità degli italiani.

 

(Desenzano del Garda, 19 gennaio 2018) - Dopo i recenti studi pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica "The Lancet" nell'ambito del progetto Prospective Urban Rural Epidemiology (P.U.R.E.), gli esperti dell'Osservatorio Grana Padano hanno valutato le abitudini alimentari di 4500 italiani, adulti, 57% donne 43% maschi di età media 52 anni per identificare il rischio di mortalità correlata all'alimentazione in relazione ai dati emersi dallo studio P.U.R.E.. Lo studio dell'Osservatorio conferma che le abitudini alimentari del campione di italiani studiati forniscono la quantità di macronutrienti che lo studio associa ad una minore mortalità.
I due studi di Lancet, infatti, hanno cercato di comprendere a livello globale il rapporto tra alimentazione e mortalità. Secondo un primo studio, di Miller e colleghi, un'alimentazione con un apporto moderato di frutta, verdura e legumi, e un basso contenuto di carboidrati, è associata a un rischio inferiore di morte e un alto consumo di vegetali non è necessario perché non diminuisce ulteriormente il rischio. Invece, secondo l'altro studio di Dehghan e colleghi, un più alto contenuto di grassi nell'alimentazione, pari a circa il 35% dell'apporto energetico, è associato a un rischio inferiore di morte. Una dieta ricca di carboidrati, fino a rappresentare oltre il 60% dell'apporto energetico, è legata invece a una mortalità più alta.
Dallo studio fatto dall'Osservatorio Grana Padano, è emerso che il consumo calorico medio giornaliero è di 2000 Kcal per le donne e 2200 Kcal per gli uomini. Non vi è nessuna differenza significativa tra uomini e donne nella ridistribuzione dei macronutrienti e mediamente gli intervistati introducono 16,2 % di energia proveniente da proteine, 1.15 g\kg di peso corporeo per le donne 1g\kg di peso corporeo per gli uomini, 49.3% dell'energia da carboidrati e il 34.5% da lipidi.
La Dott.ssa Michela Barichella del comitato scientifico OGP e Presidente di Brain and Malnutrition Association Onlus afferma:
"Lo studio dell'Osservatorio evidenzia che le abitudini degli Italiani intervistati si avvicinano molto alle percentuali di energia derivate da macronutrienti correlate a un più basso tasso di mortalità emerse dallo studio P.U.R.E. Questo potrebbe spiegare in parte il fatto che la nostra popolazione è tra le più longeve al mondo, ed anche che la dieta mediterranea in generale è la più salutare".
Dai dati Istat 2016 si evidenzia, infatti, che la vita media in Italia per le donne è di circa 85 anni mentre per gli uomini è di circa 80 anni. Le percentuali di macronutrienti associate a un minor rischio di mortalità dello studio P.U.R.E. sono molto simili alle percentuali consigliate secondo i LARN (livelli di assunzione di riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) che raccomandano di trarre dai carboidrati un rapporto medio tra i 50-55% di energia e dai lipidi tra 20-35% dell'energia totale introdotta. 

I LARN suddividono i vari tipi di lipidi e consigliano una quota di grassi saturi inferiori al 10% del totale e i PUFA (grassi polinsaturi tra i quali omega 3 e omega 6) compresi tra 5-10%. Dallo studio OGP emerge che gli intervistati introducono l'11% di energia proveniente da grassi saturi e il 4.9% dell'energia totale deriva dai PUFA.
I dati sul consumo di lipidi saturi e PUFA del campione dello studio OGP si discostano dai valori consigliati dai LARN, ma il totale dei lipidi consumato è praticamente identico (34,5 vs. 35%) ai dati emersi dallo studio  americano che ha coinvolto, diciotto Paesi e più di 135.000 persone, il quale afferma che è l'apporto totale di grassi: saturi, monoinsaturi e polinsaturi, indipendentemente dal rapporto tra loro, a essere associato a un minore rischio di malattie come infarto, o morte per malattie cardiovascolari. I grassi, saturi, vengono in un certo senso "riabilitati" e cade quella "demonizzazione" tipica degli ultimi decenni che ci porta a ridurre i grassi nella nostra alimentazione, in particolare quelli di latte e derivati.
Da quanto emerge dallo studio P.U.R.E. e dai risultati dell'indagine OGP si può evincere che si possa mangiare con più tranquillità i piatti della tradizione gastronomica italiana, come le prelibatezze mangiate durante le passate feste natalizie e di fine anno, senza ovviamente dimenticare il valore calorico dei grassi che quei piatti apportano e ricordare di limitare sempre gli zuccheri e gli alcolici.
Gli esperti dell'Osservatorio hanno stilato 5 utili consigli per introdurre la "giusta" quantità di grassi.
  1. Utilizzare olio extravergine d'oliva, come condimento (20-30 grammi al giorno, 4-6 cucchiaini), è un alimento ricchissimo di proprietà nutritive grassi monoinsaturi e vitamina E: dal gusto e dal sapore intenso, ha un'elevata digeribilità ed è stabile alle alte temperature.
  2. Consumare latte e latticini, tutti i giorni. Due porzioni di latte (cad. 200 ml) o yogurt (cad.125 g) oltre alla ricotta, che non è un formaggio fresco come spesso si pensa, ma un latticino ottenuto lavorando il siero del latte. È ricca di lattoferrina una proteina importante per i suoi effetti antinfiammatori.
  3. Formaggio fresco o stagionato è consigliato come secondo piatto 2-3 porzioni a settimana (cad.100 g fresco e 50 g stagionato). I formaggi stagionati come il Grana Padano DOP sono ricchi di vitamine, proteine ad alto valore biologico e soprattutto calcio; pertanto oltre a consumarlo come secondo, questo formaggio si può mangiare anche tutti i giorni, per esempio 2-3 cucchiai di grattugiato (cad. 10 grammi) per insaporire i primi piatti al posto del sale.
  4. Il pesce, in particolare quello azzurro e il salmone, è ricco di omega3; nella dieta mediterranea, il pesce andrebbe consumato almeno tre volte a settimana per un totale di almeno  600 grammi di parte edibile.
  5. La frutta secca, noci, mandorle, ecc., è ricca di acidi grassi polinsaturi se ne può consumare 15-20 grammi ogni giorno. L'avocado, un frutto ricchissimo di diverse vitamine come la vitamina A, B, C, E, apporta tanta fibra, sali minerali come potassio e magnesio e alte quantità di omega3, se ne può tranquillamente mangiare 1-2 a settimana. 
SCHEDA INFORMATIVA
L'Osservatorio Grana Padano nasce nel 2004 grazie all'impegno del Consorzio Tutela Grana Padano in collaborazione con FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e SIMG (Società Italiana di Medicina Generale). Dall'inizio del 2005 sta fotografando gli stili alimentari della popolazione italiana con appositi questionari somministrati da Medici e Pediatri di libera scelta ai loro assistiti, ai quali nel 2007 si sono aggiunti Dietisti e altri Medici Specialisti. Dal 2015 un'equipe di Dietisti residenti in tutte le regioni d'Italia affiancano i medici del territorio offrendo nei loro ambulatori il servizio di anamnesi alimentare e sugli stili di vita, utilizzando il nuovo software online. I dati raccolti con le anamnesi, oltre che informare l'assistito, sono elaborati per dare informazioni di carattere osservazionale-epidemiologico che periodicamente sono diffusi alla società civile.
Stato dell'arte
Ha coinvolto 1.451 Medici di Medicina Generale, 673 Pediatri, 372 Dietisti che hanno somministrato 30.493 anamnesi alimentari (interviste) di cui 14.347 in età pediatrica e 16.146 adulti.
Obiettivi
Educare l'intervistato ad una corretta alimentazione e suggerire uno stile di vita quale prevenzione primaria, secondo quanto identificato dal programma "Guadagnare Salute" del Ministero della Salute.
Ottenere una stima qualitativa dell'assunzione di nutrienti e delle abitudini quali fumo e attività fisica.
Fornire al medico un pratico strumento operativo per somministrare l'anamnesi nutrizionale.
Identificare i principali errori nutrizionali e di stile di vita degli italiani e diffondere la cultura della good practice.
Metodologia
Ogni medico, pediatra, dietista e operatore sanitario, effettua l'anamnesi in un'area riservata online dove risiede il software. L'anamnesi è somministrata solo a soggetti che non soffrono d'importanti patologie ed è effettuata come una ricerca osservazionale (il medico intervista il suo assistito, o il genitore nel caso di minori) l'intervista è guidata da un questionario elettronico che raccoglie: età, sesso, peso e altezza per calcolare il BMI, la circonferenza addominale, lo svolgimento di attività fisica, il tempo trascorso in attività sedentarie (guardare la TV, utilizzare il PC, fare giochi elettronici) e l'abitudine al fumo.
La parte alimentare valuta la frequenza di assunzione settimanale o mensile dei più importanti e diffusi alimenti consumati in Italia, i dati dichiarati vengono elaborati dal software che calcola il contenuto in macronutrienti e micronutrienti e di conseguenza quanti se ne sono assunti con la dieta abituale. Il software elabora e somma i nutrienti assunti e li paragona al fabbisogno giornaliero di ogni individuo, distinto per età e sesso, per valutarne lo scostamento rispetto ai valori standard. Le eccedenze e deficienze di nutrienti significative vengono evidenziate per correggere l'errore nutrizionale emerso dall'anamnesi. Gli scostamenti dei nutrienti vengono poi riclassificati in cibi da assumere più o meno frequentemente. Oltre a ciò il software permette, solo al medico, di suggerire comportamenti personalizzati in base al quadro clinico del soggetto e produce un documento che può essere consegnato agli intervistati.
Comitato scientifico OGP
Proff.ssa Michela Barichella: Medico specializzato in scienza dell'alimentazione, Presidente di Brain and Malnutrition Association, Prof.ssa ac. Università degli Studi di Milano.
Prof. Claudio Maffeis: Medico Pediatra, Direttore Unità Operativa Complessa di Pediatria ad Indirizzo Diabetologico e Malattie del Metabolismo,  Azienda Ospedaliera Universitaria Integra di Verona,
Direttore Centro Regionale Diabetologia Pediatrica - Professore Ordinario di Pediatria, Università di Verona.
Prof. Sergio Coccheri: Medico specializzato in cardiologia e angiologia Ordinario di Malattie cardiovascolari dell'Università di Bologna.
Prof. Davide Festi: Medico specializzato in gastroenterologia, Ordinario di Gastroenterologia, Direttore della Scuola di specializzazione e Preside del corso di laurea in dietetica dell'Università di Bologna.
Prof. Alessandro Lubisco: statistico, Docente di scienze statistiche dell'Università di Bologna.



Dal Cnr una nuova tecnica per curare i disturbi neurologici



Nuova tecnica per curare i disturbi neurologici

Si chiama tIDS (stimolazione transcranica neurodinamica individuale) il metodo messo a punto da un gruppo di ricercatori dell'Istc-Cnr per regolare la stimolazione cerebrale sulle caratteristiche individuali della persona malata da trattare. 

Allo studio tIDS da applicare su pazienti epilettici che non rispondono alle terapie convenzionali. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Neuroscience.

Il cervello umano usa i segnali che gli giungono dai sensi per adeguare a essi i comportamenti: per esempio, affrettarsi a spegnere il fornello quando si sente che dall'arrosto arriva odore di bruciato. Nelle persone affette da malattie neurologiche o psichiatriche come ictus, sclerosi multipla, schizofrenia, questi meccanismi sono compromessi e l'elaborazione dei segnali sensoriali in arrivo è alterata a causa di distorsioni nella comunicazione nelle reti neuronali. 

Una via per ristabilire il normale funzionamento è stata studiata dai ricercatori dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazione delle ricerche (Istc-Cnr), che hanno messo a punto una nuova tecnica di stimolazione elettrica non invasiva e personalizzata, la stimolazione transcranica neurodinamica individuale (tIDS), in grado di modificare l'eccitabilità della regione target, con efficacia superiore ai metodi oggi in uso. Lo studio, realizzato con il contributo del Servizio di statistica medica della Fondazione Fatebenefratelli-Isola Tiberina, è stato pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience.

"Uno dei sistemi per ristabilire la comunicazione cerebrale senza passare attraverso i sensi è la neuromodulazione transcranica, un insieme di tecniche non invasive che attraverso segnali elettrici o magnetici modifica l'attività di alcune regioni del nostro cervello e la loro connessione con le altre aree cerebrali", spiega Franca Tecchio, coordinatrice del Laboratorio di elettrofisiologia per la neuroscienza transazionale (Let's) dell'Istc-Cnr. "In questo modo, bypassando i sensi, si inviano segnali direttamente alle regioni che non li ricevono più o li distorcono, ripristinando il normale funzionamento cerebrale".
Il team Let's-Cnr ha realizzato la tecnica tIDS arricchendo la neuromodulazione transcranica con tecniche di neuroimaging. 

"Utilizzando le neuro-immagini è infatti possibile osservare e misurare il funzionamento delle aree compromesse. La tIDS consiste in una stimolazione elettrica a bassa intensità che, prima di agire, è in grado di capire come lavora l'area cerebrale su cui va a operare", continua la ricercatrice. "In tal modo riesce a ottimizzare la capacità di reazione della zona target, sfruttandone le caratteristiche specifiche. La stimolazione non invasiva e personalizzata del cervello consente di aumentare l'efficacia dell'intervento".

La tecnica è stata messa a punto e testata nell'area motoria del cervello, ma il gruppo di ricerca intende estenderne l'uso. "Se riusciremo a dimostrare che questa tecnica permette, oltre che di aumentare, anche di inibire l'eccitabilità della regione cerebrale target, costruiremo tIDS che inibiscano le aree dove si genera l'epilessia in pazienti che non rispondono alle terapie convenzionali", conclude Tecchio.


Roma, 18 gennaio 2018
La scheda
Chi: Laboratorio di elettrofisiologia per la neuroscienza transazionale dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr; Servizio di statistica medica della Fondazione Fatebenefratelli-Isola Tiberina

Che cosa: tIDS, nuova tecnica di stimolazione elettrica cerebrale non invasiva e personalizzata

‘Cupido’, i nanofarmaci inalati arrivano al cuore

Uno studio coordinato dall'Irgb-Cnr ha dimostrato l'efficacia sperimentale di un nuovo approccio terapeutico per il trattamento di disturbi cardiovascolari, che mima il comportamento delle particelle inquinanti quando attaccano il sistema cardiocircolatorio
La ricerca, condotta nell'ambito del progetto europeo 'Cupido', è pubblicata su Science Translational Medicine.

Ricercatori dell'Istituto di ricerca genetica e biomedica (Irgb) del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano in collaborazione con i colleghi dell'Istituto di scienza e tecnologia dei materiali ceramici (Istec) del Cnr di Faenza hanno messo a punto un approccio terapeutico innovativo e non invasivo per il trattamento dei disturbi cardiovascolari, ad oggi la prima causa di morte nel mondo. 

Il metodo, descritto su Science Translational Medicine, è basato sull'inalazione di nanoparticelle 'caricate' con farmaci capaci di arrivare rapidamente al cuore. La ricerca è stata condotta nell'ambito di 'Cupido', progetto europeo di cui il Cnr è coordinatore, che ha lo scopo di individuare nuove soluzioni terapeutiche basate sulle nanotecnologie in ambito cardiovascolare.

"Il merito è di un'innovativa molecola da noi brevettata -composta prevalentemente da fosfato di calcio, quindi altamente biocompatibile e biodegradabile-  che riesce ad essere facilmente assimilata dalle cellule cardiache e, quindi, a trasportare il farmaco", spiega Daniele Catalucci (Irgb-Cnr), coordinatore del progetto. 

"L'idea è quella di riprodurre i meccanismi tramite i quali alcune particelle inquinanti, come le polveri sottili derivanti dall'inquinamento automobilistico o da processi di combustione, una volta respirate riescono a oltrepassare la barriera polmonare e ad arrivare al cuore attraverso il sistema circolatorio cardiopolmonare. Abbiamo, cioè, sviluppato una 'navetta terapeutica' biocompatibile capace di viaggiare all'interno del corpo umano esattamente come fanno queste particelle tossiche, e di arrivare al cuore semplicemente per inalazione: qui il farmaco viene rilasciato senza necessità di iniezioni o altre metodologie invasive per il paziente". 

Una prima sperimentazione condotta su modelli animali ha mostrato risultati positivi, migliorando situazioni di scompenso cardiaco e di insufficienza del miocardio. 

"Sebbene siano necessari ulteriori studi prima della possibile applicazione all'uomo, questi risultati aprono la strada a un utilizzo innovativo delle nanotecnologie in ambito medico: ad oggi, infatti, l'attenzione della ricerca è stata rivolta prevalentemente al trattamento dei tumori", afferma Michele Miragoli ricercatore associato dell'Irgb-Cnr di Milano e docente del Dipartimento di medicina e chirurgia dell'Università di Parma. Per l'Università di Parma hanno preso parte al lavoro anche Silvana Pinelli, Rossella Alinovi e Stefano Rossi del Dipartimento di Medicina e Chirurgia e Francesca Ravanetti del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie.

Lo studio è stato condotto in collaborazione con l'istituto clinico Humanitas con cui l'Irgb-Cnr ha una convenzione. Sono partner del progetto Cupido, oltre al Cnr, Charité University Medicine (Berlino), Imperial College (Londra), Simula Research Laboratory, Bet Solutions, In srl, Nemera, Cambridge Innovation Technologies Consulting Ltd, Sanofi, Fin-Ceramica di Faenza, Life Corporation S.a. e l'impresa spin off dell'Università di Parma PlumeStars

Roma, 19 gennaio 2018
                   

La scheda:

Chi: Istituto di ricerca genetica e biomedica (Irgb) del Cnr di Milano, coordinatore del progetto 'Cupido' (www.cupidoproject.eu)

Che cosa: articolo 'Inhalation of peptide-loaded nanoparticles improves heart failure', Science Translational Medicine 10, eaan6205 17 gennaio 2018. DOI: 10.1126/scitranslmed.aan6205


Figura 1: Trattamento delle malattie cardiache mediante inalazione di nanoparticelle terapeutiche.
Figura 2: Nanoparticelle terapeutiche in seguito a inalazione, raggiungono il cuore e internalizzanno nelle cellule cardiache
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giovedì 18 gennaio 2018

Vincere il diabete ai blocchi di partenza: a Brescia un convegno aperto al pubblico

"VINCERE IL DIABETE AI BLOCCHI DI PARTENZA": A BRESCIA UN CONVEGNO PER PARLARE DI QUESTA MALATTIA COMPLESSA E INVALIDANTE

Si arricchisce di un nuovo appuntamento il calendario di eventi con cui Synlab, a partire da questo autunno, sta coinvolgendo la cittadinanza e la comunità medico-scientifica

Brescia, 17 gennaio 2018 – Nella città di Brescia, o, più precisamente, "#nelcuoredibrescia", si terrà il prossimo 29 gennaio un incontro aperto al pubblico, volto ad analizzare e condividere le migliori strategie difensive contro una patologia fortemente invalidante: il diabete. Il luogo scelto da Synlab per approfondire questa tematica è il nuovo centro prelievi di via Marconi 9/11. A partire dalle ore 18:30, Umberto Valentini - Direttore U.O. Diabetologia ASST Spedali Civili di Brescia, già Presidente di Diabete Italia, una delle voci più autorevoli nella gestione di questa patologia e nell'educazione terapeutica del paziente diabetico, vestirà il ruolo di relatore accanto a Cosimo OttomanoDeputy CMO (Chief Medical Officer) di Synlab Italia.

Durante la serata si guarderà alla complessità del diabete: una malattia potenzialmente causata da differenti fattori che possono richiedere terapie diversificate e più o meno invasive. "Vincere il diabete ai blocchi di partenza" –questo il titolo del convegno–, è possibile: saremo orientati, per farlo, tra validi espedienti che, in molti casi, permettono di allontanare il rischio di malattia, accorgimenti per tenere a bada la patologia anche per anni e il ruolo di condizionamenti genetici e stili di vita nella prevenzione. L'incontro, al quale seguirà un rinfresco, è a partecipazione libera e gratuita; è solo richiesta l'iscrizione attraverso la Segreteria Organizzativa: Sig. Igor Schiavon 030.2316223.

"Vincere il diabete ai blocchi di partenza" è il terzo incontro organizzato da Synlab nella città di Brescia da quando, nel mese di settembre, l'ex punto prelievi di Via Cipani venne trasferito in via Marconi. L'impegno è quello di condividere con la comunità medico-scientifica del territorio e i cittadini un fitto calendario di eventi finalizzati a informare e formare il pubblico su argomenti di salute attuali e di interesse comune, rinnovando, giorno dopo giorno, il dialogo già avviato da anni con la città.



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La salute della bocca tra i fattori che favoriscono la SICUREZZA IN SÉ


 LA SALUTE DELLA BOCCA
TRA I FATTORI CHE FAVORISCONO
LA SICUREZZA IN SÉ

Successo lavorativo e livello della vita più alto:
sono importanti le conseguenze di un sorriso autentico e ricco di salute

Treviso, 18 gennaio 2018 - L'educazione alla salute della bocca passa anche attraverso motivazioni sociologiche. Un bel sorriso, infatti, gioca un ruolo molto importante nell'estetica di un volto, e può donare al viso armonia, giovinezza e luminosità.

Diversi studi scientifici hanno dimostrato che un bel sorriso è associato a una maggiore sicurezza in sé stessi, a un aspetto più competente e professionale con tutte le conseguenze che ciò può comportare, ad esempio, a livello lavorativo. Sul lungo termine la cura del sorriso può quindi favorire un livello di vita qualitativamente più alto.

<<In un'indagine condotta dall'American Academy of Cosmetic Dentistry – racconta il Dottor Giovanni Molina Rojas - è stato rilevato che per il 45% degli americani il sorriso rappresenta la caratteristica che rende una persona più attraente, indipendentemente dall'età. Un'altra indagine condotta dallo stesso ente ha inoltre rilevato che solo il 50% degli americani è soddisfatta dell'aspetto del proprio sorriso>>. Un argomento di cui in Italia si parla ancora poco, ma anche una disciplina che si sta affermando grazie alla presenza, tra gli odontoiatri italiani, di molte punte di eccellenza: tanti professionisti del Bel Paese sono riconosciuti come esperti nel loro settore da colleghi di tutto il mondo.

Il miglioramento della salute e della qualità della vita passa così attraverso l'informazione, l'educazione del cittadino alla salute della propria bocca e la consapevolezza di doverla affidare a professionisti qualificati, capaci di fornire risposte autorevoli su temi controversi e di conoscere innovazioni e aggiornamenti nel settore biomedicale. L'odontoiatria estetica, quando fatta bene, presenta due grandi vantaggi. 

In primo luogo è estremamente rispettosa dei tessuti dentali, perché propone soluzioni poco aggressive, ma di grande effetto: si possono ottenere risultati strepitosi virtualmente, senza alcun dolore. In secondo luogo, consente di migliorare il sorriso e di risolvere problemi funzionali: come la riparazione di denti abrasi o fratturati, la protezione dei denti indeboliti da carie o vecchi lavori, e la correzione della posizione degli stessi.

L'esperienza all'estero del dott. Molina ha mostrato il rischio concreto che, con il diffondersi delle virtù e dei vantaggi dell'odontoiatria estetica, le persone decidano di ricorrere a trattamenti di bassa qualità, che potrebbero avere serie conseguenze per la salute. È proprio per questo motivo che si rende protagonista attivo per prevenire la disinformazione e, anzi, formare gli italiani, sempre più interessati a questa disciplina, in merito alle diverse opzioni a disposizione, come scegliere un professionista competente e quali azioni evitare. 


Giovanni Molina Rojas 
Dopo una laurea in Odontoiatria a pieni voti presso l'Università degli Studi di Trieste, il dott. Molina Rojas ha intrapreso un biennio di Corso Internazionale in "Odontoiatria interdisciplinare" presso la New York University College of Dentistry, seguito, nello stesso Istituto, da un ulteriore Corso Internazionale biennale in "Odontoiatria degli Impianti". 

Corsi di specializzazione pratica in "Implantologia chirurgica e ricostruttiva" e in "Benefici Estetici" (quest'ultimo presso il The Rosenthal Institute at New York University) hanno completato gli studi base. Nel frattempo l'esperienza lavorativa da Treviso, come Dentista dedicato a Odontoiatria Estetica, Endodonzia e Chirurgia orale, è passata a New York dove nel corso dell'esperienza di studio ha seguito in autonomia e totalità oltre 70 casi studio. 

La sua ultima esperienza internazionale, prima del rientro in Italia a fini divulgativo-scientifici, lo vede impegnato presso uno dei più rinomati dentisti cosmetici degli Emirati Arabi, presso l'APA Aesthetic and Cosmetic Dental Center. 

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Nell’urina scoperti biomarcatori dell ’obesità infantile

Nell'urina scoperti biomarcatori dell'obesità infantile

Sono i Vocs, composti volatili prodotti nei normali processi metabolici dal nostro organismo: la loro presenza nei bambini sovrappeso o obesi è significativamente differente e può consentire diagnosi precoci e predizioni del potenziale sviluppo di patologie correlate. Lo studio dell'Isa-Cnr di Avellino è pubblicato su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature

L'elevata prevalenza di sovrappeso e obesità infantile costituisce un problema di sanità pubblica a livello mondiale. L'obesità rappresenta un importante fattore di rischio di malattie croniche e, in età pediatrica, si associa a una più precoce insorgenza di patologie dell'età adulta come diabete di tipo 2, ipertensione arteriosa e iperlipidemie. Tuttavia, i meccanismi metabolici con cui l'adiposità precoce può indurre tali malattie cronico-degenerative non sono ancora del tutto chiari. A tal riguardo, un significativo contributo arriva dall'Istituto di scienze dell'alimentazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Isa-Cnr) di Avellino con un lavoro pubblicato su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature.
"Abbiamo analizzato campioni di urine di bambini appartenenti alla coorte italiana di un progetto pilota di cui siamo partner, 'I. Family'", spiega Rosaria Cozzolino dell'Isa-Cnr. "I risultati iniziali hanno già permesso di evidenziare per la prima volta che nelle urine di bambini sovrappeso o obesi il profilo dei composti organici volatili (Vocs), prodotti nei normali processi metabolici dal nostro organismo, è significativamente differente, dal punto di vista qualitativo, da quello di bambini normopeso: alcuni composti presenti potrebbero quindi ricoprire il ruolo di biomarcatori metabolici dell'obesità infantile e delle relative complicanze".
L'introduzione di tecniche avanzate per l'estrazione dei Vocs da fluidi biologici ha già consentito di evidenziare che, in presenza di alcune malattie, i profili di tali sostanze possono subire alterazioni quali/quantitative. "Tali evidenze scientifiche hanno permesso, recentemente, l'individuazione di potenziali biomarcatori volatili nella diagnosi o nel monitoraggio di diverse patologie, tra cui infezioni batteriche, malattie cronico-degenerative, disturbi neurologici e diversi tipi di cancro", conclude la ricercatrice. "La nostra linea di ricerca offre ora indicazioni promettenti per la comprensione dei processi e dei percorsi fisiopatologici che portano allo sviluppo dell'obesità e potrà contribuire in prospettiva a sviluppare nuove strategie terapeutiche. Inoltre, i campioni di urina, tra i vari fluidi biologici, presentano evidenti vantaggi per l'analisi dei metaboliti volatili, sia perché possono essere raccolti facilmente e in maniera non invasiva, sia perché contengono concentrazioni superiori di Vocs rispetto ad altri liquidi corporei".

Roma, 18 gennaio 2018

La scheda

Chi: Isa-Cnr di Avellino
Che cosa: Studio sull'obesità infantile attraverso composti organici volatili delle urine 'Urinary volatile organic compounds in overweight compared to normal-weight children: results from the Italian I.Family cohort' 



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mercoledì 17 gennaio 2018

Gamma Knife Icon: i primi 100 pazienti trattati in Italia in Fondazione Poliambulanza


Il nuovo modello Gamma Knife Icon rende possibile ampliare del 20% le possibilità di trattamento, grazie all'utilizzo di una maschera termoplastica (modalità frameless) che, oltre a un maggior comfort del paziente, favorisce il trattamento radiochirurgico "multisessione".

Si tratta dell'ultima frontiera nell'ambito della radiochirurgia stereotassica, presente in Italia solo a Brescia in Fondazione Poliambulanza, e in 50 centri nel mondo.

Il nuovo modello "Icon" introduce la possibilità di eseguire, in casi selezionati, il trattamento radiochirurgico con l'utilizzo di una maschera termoplastica personalizzata, una sorta di rete preriscaldataapplicata sul volto del paziente in modo tale da aderirvi perfettamente. 

La maschera, essendo rimovibile negli intervalli di tempo che separano una sessione di trattamento dall'altra, favorisce il trattamento radiochirurgico multisessione difficilmente eseguibile con il casco stereotassico, un telaio metallico più costrittivo e invasivo, chva invece mantenuto fissato sul cranio del paziente durante le diverse sessioni e quindi per circa 3-4 giorni.

 
«Da fine settembre 2017, quando abbiamo introdotto il nuovo macchinario in Poliambulanzaa oggi abbiamo trattato 100 pazienti con Gamma Knife Icon» spiega il Dr. Alberto Franzin, responsabile dell'Unità Semplice di Neurochirurgia Funzionale e Gamma Knife.

«Le patologie afferiscono per il 58% a tumori benigni, per il 28% a tumori maligni, per il 7% a disturbi funzionali e per l'7% a malformazioni vascolari. Il 20% dei trattamenti sono stati eseguiti con la maschera, in linea con quanto avviene all'estero, negli altri centriAnalizzando il programma dei trattamenti previsti nei prossimi mesi,posso dire che la percentuale di utilizzo della maschera è destinata ad aumentare, consentendoci di diventare centro di riferimento in ambito internazionale

«Massima soddisfazione  aggiunge il Direttore Generale, Alessandro Signorini – nel constatare che la nuova tecnologia offre maggiore comfort e possibilità di cura per il paziente. Si tratta di un miglioramento notevole nel campo della radiochirurgia stereotassica, ora disponibile anche in Italia.»

Profilo FONDAZIONE POLIAMBULANZA
Fondazione Poliambulanza è un Ospedale multispecialistico privato no profit, convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale. In oltre un secolo di cura e assistenza, Poliambulanza è diventato un centro di riferimento nell'area cardiovascolare, oncologica e ortopedica.

È un ospedale certificato Joint Commission International (JCI), un accreditamento internazionale all'eccellenza clinica riconosciuto ad un numero selezionato di ospedali, accreditato ESMO da parte dell'European Society of Medical Oncology come centro integrato di oncologia e cure palliative.

Ha ottenuto inoltre plurimi riconoscimenti, quali il premio Innovazione Digitale in Sanità promosso dal Politecnico di Milano, l'accreditamento HIMSS per il livello di informatizzazione della struttura e il primo premio Kaizen Award Italia, per il percorso di miglioramento continuo adottato. È l'unico ospedale in Italia ad aver ricevuto la certificazione Top Employers, avendo dimostrato di disporre delle migliori politiche di gestione e sviluppo del proprio personale (più di 1.800 dipendenti).

Nel 2017 sono stati effettuati in Poliambulanza complessivamente 32.000 ricoveri, 400.000 accessi per attività ambulatoriale e sono nati 2.800 bambini. Nel 2016 è stato inaugurato il Nuovo Blocco Operatorio, unico in Italia, dotato di tecnologia 4K ULTRA HD per gli interventi di chirurgia mininvasiva. 
Dal 2011 è attivo in Poliambulanza il centro di Radioterapia G. Berlucchi, nell'ambito del quale è stata collocata la Gamma Knife Icon. 

Il centro tratta più di 800 pazienti/anno ed è dotato di apparecchiature Elekta in grado di realizzare le tecniche più complesse di radioterapia, con un particolare orientamento per la stereotassi corporea.

All'interno dell'Ospedale opera il Centro di Ricerca Eugenia Menni (CREM), che si occupa di studiare le proprietà delle cellule derivate dalla placenta per la loro applicazione nella medicina rigenerativa, studi che sono stati oggetto di importanti pubblicazioni e presentazioni a livello internazionale.

Profilo ELEKTA
Elekta è leader mondiale nello sviluppo di attrezzature e sistemi per il trattamento e la cura delle patologie oncologiche e cerebrali. 
Le soluzioni per radioterapia, radiochirurgia e brachiterapia di Elekta fanno uso delle più avanzate tecnologie e garantiscono un'elevata efficienza nei flussi di lavoro clinici. 
I sistemi Elekta sono progettati e creati in collaborazione con gli utilizzatori e adottate da più di 6.000 ospedali in tutto il mondo.
Elekta impiega 3.600 dipendenti, ha sede principale a Stoccolma ed è quotata al NASDAQ di Stoccolma.


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