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Ultime news di Salute, Sanità, Benessere e Medicina

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mercoledì 30 aprile 2014

Fecondazione eterologa: precisazioni del Ministero della Salute

Solo quando si conosceranno le motivazioni della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa sarà possibile per il ministero della Salute  individuarne le modalità di attuazione. Saranno molti gli aspetti da regolare, con diversi tipi di provvedimenti, sia di tipo amministrativo che legislativo; bisognerà ascoltare gli operatori del settore e i soggetti coinvolti.

Problematiche che vanno affrontate con grande rigore e nelle sedi opportune, evitando scorciatoie e tenendo in massimo conto l'appropriatezza e la sicurezza dei percorsi, per salvaguardare innanzitutto la salute delle coppie e dei nascituri. Tutto ciò andrà inserito in quadro normativo, in cui saranno chiamati in causa non solo il ministero della Salute ma anche il Parlamento e tutte le altre istituzioni interessate. Il ministero è pronto ad iniziare il lavoro, fin da quando sarà pubblicata la sentenza della Consulta.

Corsi per la disostruzione delle vie aeree


"Lo puoi fare anche tu!"
manovre di disostruzione che possono salvare la vita ad un bimbo

Salvamamme, col patrocinio del Municipio II di Roma Capitale, presenta il progetto, al servizio delle famiglie per la salute e la sicurezza dei bambini, "Lo puoi fare anche tu!", una lezione interattiva sulle manovre di disostruzione delle vie aeree in età pediatrica, tenuta, in tre date diverse, dagli istruttori dell'Associazione Salvabebè-Salvamamme presso la scuola materna Giramondo, l'asilo nido l'Arca e l'asilo nido Mondo Incantato.

Salvamamme ha già organizzato, negli ultimi anni, numerosissimi incontri e corsi sulla disostruzione, proprio perché ritiene che, per un genitore, avere informazioni adeguate e conoscere poche manovre di base, semplici e alla portata di tutti, possa prevenire episodi fatali per i nostri bimbi. Drammi che possono colpire, come fulmine a ciel sereno.

Ecco tutti gli appuntamenti previsti dall'iniziativa: il 6 maggio 2014 dalle ore 17:00 alle 20:00 presso la scuola materna Giramondo, Via Venezuela n. 33; il 12 maggio 2014 dalle ore 17:00 alle 20:00 presso l'asilo nido L'Arca, Via Venezuela n. 40; il 13 maggio 2014 dalle ore 16:30 alle ore 19:30 presso l'asilo nido Mondo Incantato, Via Bolivia n. 3.

I partecipanti, in questa occasione, se vorranno, potranno donare alimenti da destinare alle famiglie in difficoltà socio-economica, seguite dall'Associazione Salvamamme.

Sindrome respiratoria da coronavirus mediorientale (MERS-CoV). L'ECDC segnala anche un caso di contagio non mortale in Italia

L'ECDC segnala anche un caso di contagio non mortale in Italia

L'ECDC ha appena pubblicato l'ultimo report circa la diffusione dell'epidemia nota sindrome respiratoria da coronavirus mediorientale (MERS-CoV).

Sino al 30 aprile 2014, 424 casi di MERS-CoV sono stati segnalati a livello mondiale, tra cui 131 morti. Tutti i casi si sono verificati sia in Medio Oriente o hanno collegamenti diretti con un  caso primario d'infezione in Medio Oriente. Per la prima volta, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", nel rapporto appare un caso di contagio non mortale anche in Italia.

Di seguito si riporta il report integrale e i dati consultabili anche all'indirizzo internet http://www.ecdc.europa.eu/en/press/news/_layouts/forms/News_DispForm.aspx?List=8db7286c-fe2d-476c-9133-18ff4cb1b568&ID=994

 

Medio Oriente:

Arabia Saudita: 342 casi / 105 morti

Emirati Arabi Uniti: 49 casi / 9 morti

Qatar: 7 casi / 4 morti

Giordania: 5 casi / 3 morti

Oman: 2 casi / 2 morti

Kuwait: 3 casi / 1 morte

Egitto: 1 caso / 0 morti

Europa:

UK: 4 casi / 3 morti

Germania: 2 casi / 1 morte

Francia: 2 casi / 1 morte

Italia: 1 caso / 0 morti

Grecia: 1 caso / 0 morti

Africa:

Tunisia: 3 casi / 1 morte

Asia:

Malesia: 1 caso / 1 morte

Filippine: 1 caso / 0 morti

 

Il caso primario per ogni catena è stato infettato in Medio Oriente e la trasmissione secondaria locale d'importazione seguente è stata segnalata dal Regno Unito, Francia e Tunisia.

Il numero di casi segnalati è cresciuto notevolmente in aprile 2014 con 217 casi e 38 decessi. Tra il marzo 2013 e marzo 2014 il numero medio mensile di casi segnalati è stato di 15.

In aprile 2014, quattro paesi (Filippine, Grecia, Malesia ed Egitto) hanno notificato casi importati dalla penisola arabica.

 A partire dal 30 aprile 2014, il rapporto di contagi-morte è del 31%. Il rapporto femmine/maschi è di 2:1. Tra i 419 casi con età conosciuta, l'età media è di 49 anni. Età media era di 50 (range 1-94 anni) e 393 (94%) sono stati i casi con più di 19 anni. Nei 349 casi per i quali l'età ed il sesso sono noti, 177 (51%) sono stati i maschi di età compresa tra i 40 anni e oltre.

Distribuzione di confermati casi di MERS-CoV per età e sesso, marzo 2012 – 31 marzo 2014 (n = 206 *) e 01 aprile - 30 aprile 2014 (n = 143 * *)

* 1 caso è stato escluso a causa della mancanza di dati sull'età o sesso

* * 74 casi sono stati esclusi a causa della mancanza di dati sull'età o sesso

 Durante aprile 2014, 217 casi sono stati segnalati, rispetto ai 207 casi segnalati dall'inizio dell'epidemia (marzo 2012) al 31 marzo 2014. Tra questi 217 casi, 179 (82%) sono stati segnalati in Arabia Saudita, 32 casi (15%) negli Emirati Arabi Uniti, sono stati segnalati 2 casi in Giordania e un caso in Egitto, Grecia, Malesia e Filippine (figura 4).

Distribuzione dei casi confermati di MERS-CoV segnalando il paese, 1 – 30 aprile 2014 (n = 217)

Gli operatori sanitari durante il mese di aprile 2014 hanno effettuato segnalazioni più frequentemente rispetto al passato. Da aprile 2012, 95 casi hanno riguardato operatori sanitari, dei quali 62 (65%) sono stati segnalati nell'aprile 2014. Settanta (74%) degli operatori sanitari contagiati sono stati segnalati dall'Arabia Saudita, ventitre (24%) da Emirati Arabi Uniti e uno ciascuno da Filippine e Jordan.

La causa del rapido aumento dei casi in aprile è sconosciuta.

La Rapida valutazione del rischio del 24 aprile considera i possibili scenari che potrebbero spiegare questo, in particolare:

• Rilevazione di casi più sensibili attraverso il ritrovamento di casi più attivi e tracciato contatto o cambiamenti nei test degli algoritmi;

• Aumentata trasmissione zoonotica con successiva trasmissione nelle impostazioni di assistenza sanitarie;

• Ripartizione nelle misure di controllo dell'infezione o altrimenti aumentata trasmissione nell'impostazione dell'assistenza sanitaria locale;

• Il virus più efficace nella trasmissione umano--umano, conseguente sia a cluster nosocomiali e aumento del numero di casi asintomatici acquisiti nelle comunità, con conseguente variazione o

• Risultati di laboratorio positivi falsi.

Il 26 aprile, Christian Drosten dell'Università di Bonn ha pubblicato un rapporto ProMed che descrive i risultati preliminari dall'analisi di sequenza di tre virus recuperati dai recenti casi. Questi risultati suggeriscono che il virus non ha subito grandi cambiamenti genetici rispetto al MERS/CoV sequenziato in precedenza nell'epidemia.

La relazione, inoltre, fornisce prove contro l'ipotesi di una contaminazione di laboratorio causando questo aumento nei casi segnalati.

L'ECDC continua a monitorare le informazioni sulla situazione su MERS-CoV in tutto il mondo. Nelle Precedenti valutazioni del rischio rapida, l'ECDC ha concluso che il rischio di importazione di MERS-CoV nell'UE era destinato a continuare e il rischio di trasmissione secondaria nell'UE rimane basso. La valutazione fornita nella Rapida valutazione del rischio ECDC su 24 aprile 2014 rimane valida.

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mySoldi
  30 Aprile 2014     
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Sicurezza alimentare. Stop dell’Ue alle importazioni di alcune varietà di ortofrutta dall’India

E' stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea la "Decisione di esecuzione" della Commissione del 24 aprile 2014 relativa a misure volte ad impedire l'introduzione e la diffusione nell'UE di organismi nocivi per quanto riguarda alcuni prodotti ortofrutticoli originari dell'India.

A darne notizia Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", associazione da sempre impegnata anche nella tutela della salute e nella costante informazione dei consumatori.

Il provvedimento segue numerosi controlli fitosanitari effettuati dagli Stati membri sulle partite di alcuni vegetali e prodotti vegetali di origine indiana che hanno più volte evidenziato la presenza di organismi nocivi. Negli ultimi quattro anni il numero di partite contaminate è cresciuto in maniera esponenziale.

La maggior parte delle notifiche riguardano le seguenti varietà :

- Taro (o Colocasia Schott si tratta di una pianta che ha dei tuberi simili alla patata e in Oriente è coltivata per ricavare farina e amido);

- mango (Mangifera L.);

- melone amaro (Momordica L.);

- la melanzana ( Solanum melongena L.);

- il serpentone o zucchetta cinese  (Trichosanthes L.).

Gli audit svolti in India a cura della Commissione hanno evidenziato numerose carenze nel sistema di certificazione fitosanitario indiano. Nonostante le rassicurazioni  la Commissione europea ritiene che tale sistema di certificazione non è sufficiente a garantire che le partite di queste varietà vegetali siano indenni da organismi nocivi e quindi a fronteggiare il rischio di introduzione nell'UE attraverso l'importazione dei prodotti sopracitati.

 Con la decisione di esecuzione del 24 aprile viene vietata l'introduzione nel territorio dell'UE di vegetali di Colocasia Schott (ad eccezione delle sementi e delle radici) e di vegetali di Mangifera L., Momordica L., Solanum melongena L. e Trichosanthes L., (ad eccezione delle sementi) originari dell'India. Le misure indicate resteranno in vigore fino al 31 dicembre 2015.

 Lecce, 30 aprile 2014                                                                       


Nasce CONSIGLIO DAL MEDICO la prima app tutta italiana per un consiglio medico specializzato



Nasce la prima 'App' che permette di chiedere un consiglio medico ad un network di specialisti qualificati.


Consulta i profili degli esperti, conoscili, interagisci con loro e fai le tue domande. Un servizio semplice e innovativo per decisioni più consapevoli ed informate riguardo la tua salute, ogni giorno.



Sin dal primo mese di avvio "Consiglio dal Medico" è stabilmente la prima App medica per iPhone. Già più di mille consigli agli utenti, una media di 6 risposte - da 6 diversi specialisti - a domanda e nel 50% dei casi la prima risposta è arrivata entro un'ora. Utenti entusiasti del servizio: 8 il voto medio alle risposte ricevute (su una scala da uno a dieci).



Una 'App' che ti permette di fare delle domande a un dottore via chat. Si tratta di "Consiglio dal medico" - www.consigliodalmedico.it - la nuova applicazione per smartphone e tablet con tecnologia Apple (presto anche per Android) lanciata dalla start-up milanese Consiglio Digitale Srl. Si tratta di una chat privata che permette di avere 24 ore su 24 in tutti i giorni della settimana un bacino di medici pronti a dare consigli e rispondere a dubbi sulla saluta propria o dei propri cari.



L'applicazione, che si può scaricare direttamente da iTunes al prezzo di 1,99 euro, offre un accesso diretto alla comunità medica già oggi composta da più di 300 specialisti. Il cliente ha infatti la possibilità di fare una domanda in modo anonimo e riservato ricevendo sul proprio telefono i consigli di diversi dottori ad un costo estremamente contenuto.

Una volta ricevute le risposte dai medici, i cui profili valutati dagli utenti con cui hanno interagito, si può scegliere se approfondire o meno l'argomento con un medico in particolare, richiedendo una chat privata. In questo modo il cliente può avviare, attraverso un sistema di messaggistica, simile a quello abitualmente usato, una chat di 48 ore con l'esperto. Oltre alla possibilità di scambiare messaggi si possono anche inviare e ricevere allegati. Il tutto mantenendo il proprio profilo riservato ed anonimo.

"Consiglio dal Medico - ha spiegato il fondatore di Consiglio Digitale Srl, Andrea Silvello – è nata con l'ambizione di dare un piccolo ma fattivo contributo al welfare degli italiani. In queste prime settimane di attività la diffusione di questo altamente innovativo servizio è stata indubbiamente guidata, come atteso, dalle grandi città metropolitane ma sta avvenendo un modo piuttosto diffuso su tutta la penisola. Siamo molto soddisfatti del livello di apprezzamento degli utenti riguardo i consigli ricevuti dai medici: le risposte dei nostri dottori hanno ricevuto una valutazione media di 8, con più del 80% delle risposte valutate con un punteggio maggiore o uguale a 7."

Dalle ricerche emerge che quattro persone su cinque quando ha dubbi sulla propria salute, o su quella dei propri cari, cerca informazioni mediche on-line ma purtroppo quello che si trova è spesso poco affidabile e in contraddizione, oltre a richiedere molto tempo per la ricerca. Consiglio dal Medico, invece, è una soluzione radicalmente innovativa a questo problema: la possibilità di reperire informazioni affidabili, in modo facile, rapido e ad un costo limitato direttamente sul proprio telefonino o tablet.

"Stiamo lavorando insieme a dottori qualificati per offrire la soluzione ideale per assistere le persone nel prendere in modo consapevole le migliori decisioni sulla propria salute - ha aggiunto Silvello -. Il network dei medici che partecipano all'iniziativa cresce di giorno in giorno. Insieme a loro vogliamo realizzare il nostro obiettivo di supportare le persone ad assumere le migliori decisioni per la propria salute, rapidamente e ad un costo assai ragionevole. Non vogliamo in alcun modo sostituire con questo servizio una visita medica del dottore; al contrario Consiglio dal Medico rappresenta uno strumento complementare, una piattaforma per permette alle persone di confrontarsi e interagire con uno o più specialisti qualificati. La risposta che ci aspettiamo dal dottore non deve essere necessariamente la risoluzione del problema ma un consiglio di un esperto qualificato ad un dubbio sulla propria salute".

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martedì 29 aprile 2014

Cnr: microbiota intestinale degli Hadza della Tanzania

L'intestino, campione dell'evoluzione

Il microbiota intestinale degli Hadza della Tanzania, gli ultimi cacciatori-raccoglitori, confrontato con quello degli italiani, ne conferma l'adattamento all'ambiente. La nostra flora batterica è più 'povera' e ci espone alle malattie tipiche delle nazioni industrializzate: i nostri antenati paleolitici erano più 'sani'? Alla ricerca internazionale, pubblicata su Nature  Communications, ha partecipato l'Itb-Cnr

Le comunità microbiche intestinali hanno un ruolo essenziale nella nostra fisiologia, essendo un fattore chiave per la nutrizione, il funzionamento del sistema immunitario e la protezione da microorganismi patogeni. E studi recenti hanno dimostrato come il microbiota intestinale agisca in maniera adattativa, ottimizzando le performance metaboliche e immunologiche in risposta ai diversi alimenti.

Al fine di comprendere meglio questo aspetto evolutivo, un team internazionale di ricercatori, del quale fa parte Clarissa Consolandi dell'Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Itb-Cnr) di Segrate (Mi), ha sequenziato per la prima volta il microbiota intestinale degli Hadza della Tanzania, una delle ultime popolazioni di cacciatori-raccoglitori, confrontandolo con quello degli italiani, quali rappresentanti di uno stile di vita occidentale. 

I risultati, recentemente pubblicati sulla rivista Nature Communications, hanno evidenziato nel tratto gastrointestinale degli Hadza un profilo microbico mai osservato in nessun'altra popolazione umana, a conferma del ruolo essenziale nell'adattamento dei batteri simbionti dell'intestino.

"Gli Hadza, una tribù di circa 200-300 individui, rappresentano una testimonianza unica dello stile di vita dei nostri predecessori paleolitici, che ha caratterizzato il 95% della storia dell'evoluzione umana", spiega Consolandi. "I risultati dimostrano come l'assetto funzionale della loro comunità microbica intestinale sia altrettanto unico. È perfettamente adattato a metabolizzare e a ricavare energia dagli alimenti fibrosi che essi abitualmente consumano, grazie alla particolare produzione del propionato, un acido grasso, rispetto al butirrato più abbondante negli italiani. Inoltre, il microbiota di uomini e donne di questa tribù differisce in maniera sorprendente, mai vista in altra popolazione umana, e riflette le divisioni del lavoro nella comunità, con implicazioni per la fertilità femminile".

Gli Hadza possiedono insomma un ecosistema microbico intestinale estremamente diverso e più variegato rispetto a noi occidentali. "Quest'elevata diversità potrebbe corrispondere alla maggiore complessità funzionale di estrema rilevanza nell'ambito della salute", prosegue la ricercatrice Itb-Cnr, "mentre il suo successivo impoverimento si lega a fattori quali igienizzazione e alto contenuto di zuccheri e grassi nella dieta, ma anche a malattie croniche emergenti delle nazioni industrializzate, quali sindrome del colon irritabile, cancro al colon-retto, obesità, diabete di tipo II, morbo di Crohn". 

Il microbiota degli Hadza è arricchito di microrganismi che noi consideriamo batteri patogeni come il Treponema, mentre è povero di gruppi considerati benefici quali i probiotici bifidobatteri. "Il fatto che però gli Hadza non siano soggetti a malattie infiammatorie croniche frutto di disbiosi microbiche porta a ridefinire i concetti di 'sano' e 'malato' del microbiota intestinale, in funzione del contesto", conclude Consolandi. "Lo studio dimostra dunque come i microrganismi residenti nell'intestino siano partner essenziali per adattarsi a stili di vita e ambienti diversi, di cui dobbiamo preservare la diversità funzionale".

La ricerca, che ha inoltre valutato l'attività metabolica dei microrganismi intestinali misurando la produzione di acidi grassi a corta catena, è stato condotto da un team internazionale di ricercatori provenienti anche da Max Planck Institute, Università di Bologna, Università di Dar es Salaam (Tanzania), di Cambridge (Uk) e Nevada (Usa).

Diabete: clonazione delle cellule per aiutare a guarire?

I ricercatori della Fondazione di New York per le Cellule Staminali (NYSCF) hanno annunciato che sono riusciti a produrre cellule che producono insulina per clonazione.

E se la clonazione potesse davvero aiutare a curare il diabete?

Gli scienziati che si sono occupati dello studio, hanno comunicato di aver utilizzato tecniche di clonazione per produrre cellule staminali embrionali umane dalle cellule della pelle di una donna adulta affetta da diabete, nella speranza che un giorno potranno curare la sua malattia.

"Un altro passo verso il trattamento dei pazienti diabetici.""Abbiamo fatto un passo verso il trattamento del diabete attraverso le proprie cellule che producono insulina nei pazienti", ha commentato il capo dell'equipe che ha condotto lo studio pubblicato ieri lunedì 28 aprile sulla rivista scientifica Nature

I ricercatori hanno trapiantato i nuclei delle cellule della pelle di una donna, con diagnosi di diabete di tipo 1 in ovociti umani per generare cellule staminali embrionali umane (hESC). Queste cellule sono poi stati usate per creare cellule beta che producono insulina - la cui mancanza porta al diabete di tipo 1, una malattia che appare di solito prima dell'età di 30 anni. Questa non è la prima volta che tecniche di clonazione vengono usati per creare hESC, ma questa è la prima volta che sono effettuate su cellule da un paziente adulto nella speranza di ottenere una terapia specifica.

La clonazione rimante tuttavia una pratica assai controversa.

La tecnica della clonazione però, gode tutt'altro di unanicità tra i ricercatori: "La clonazione ripetuta di embrioni e la generazione di cellule staminali da cellule adulte aumenta il rischio di produrre embrioni umani per trattamenti per individui specifici ", scrive Insoo Hyun, un bioeticista in un commento allegata allo studio su Nature.

Fatto sta, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", si può aprire una speranza per migliaia di pazienti affetti da diabete in tutto il mondo



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Redazione del CorrieredelWeb.it


lunedì 28 aprile 2014

Lorenzin: Task Force sulla salute dei migranti


Proposta al Meeting informale Ue di Atene

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, partecipando al Meeting informale Ue dei ministri della Salute, in corso ad Atene, sul tema dei flussi migratori ha dichiarato:


"La frontiera del Mediterraneo non è un tema di solidarietà, non si tratta oggi di essere solidali con l'Italia, domani con la Grecia o ieri con Malta: è un problema dell'Europa.

O l'Europa difende le sue frontiere o non è Europa, e perde la sua identità politica ed anche la sua influenza geopolitica nei confronti dell'area mediterranea o di quella africana. Per quanto riguarda la salute pubblica non possiamo essere paragonati ad altri flussi migratori, perché questo tipo di migrazione ha un alto livello di rischio, di contaminazioni ed epidemie.

Stiamo facendo da soli un lavoro per conto di tutto il resto del continente, abbiamo bisogno di avere linee comuni, condivise e dobbiamo essere supportati. Abbiamo un sistema sanitario universalistico, diamo cure a tutti, senza guardare se siano regolari o irregolari, stiamo facendo anche un programma straordinario di assistenza ai minori che arrivano, prevenzione su malattie come la tubercolosi o la poliomielite, non è dunque possibile essere lasciati da soli, noi, greci e maltesi.

Perciò d'accordo con il commissario europeo Tonio Borg lanciamo l'idea di una Task Force europea proprio sulla salute dei migranti e nel prossimo semestre italiano di Presidenza dell'Ue faremo un focus proprio sulla salute nel Mediterraneo, per affrontare il tema dei rapporti bilaterali con i paesi da dove provengono i flussi migratori. Anche se non possiamo negare che dopo la "Primavera araba" tutto ciò sia diventato molto difficile". 

Ariel per le famiglie con bimbi disabili


Dal 14 aprile al 4 maggio 2014: SMS solidale al 45504

 

Nessuno è disabile alla felicità: Fondazione Ariel

progetta corsi formativi per le famiglie con bambini disabili

Francesca Valla, la famosa "tata" della TV, è testimonial della campagna 

Milano, 26 marzo 2014 - Migliorare la vita delle famiglie con bambini disabili è possibile. Fondazione Ariel si prefigge questo obiettivo con un nuovo progetto formativo: 20 corsi di formazione, entro un anno, per le famiglie di bambini affetti da Paralisi Cerebrale Infantile con l'obiettivo di migliorare la vita dell'intero nucleo familiare fornendo sostegno a livello medico, psicologico e sociale.

Per poter realizzare il progetto, Ariel ha avviato una raccolta fondi con SMS solidale: si donano 2 euro con un sms al 45504 dal 14 aprile al 4 maggio 2014*. 

La Paralisi Cerebrale Infantile (PCI) è una malattia neurologica che ha ripercussioni invalidanti sul sistema muscolo-scheletrico e per la quale non è ancora possibile ad oggi parlare di prevenzione, data la poca prevedibilità delle cause (ipossia, emorragia, infezione) che la provocano.

È una patologia dovuta a un danno irreversibile del sistema nervoso centrale, che può colpire il feto o il bambino nei primi anni di vita, e che porta a una perdita parziale o totale delle capacità motorie, oltre a diversi disturbi delle capacità intellettive. Sono in particolare le ripercussioni sul sistema muscolo-scheletrico ad essere progressivamente invalidanti e ad impedire spesso anche i movimenti più elementari.

La chirurgia, pur non risolutiva, è oggi in grado di migliorare notevolmente le capacità motorie di questi bambini; un bambino affetto da PCI nella sua vita necessita in media di tre interventi chirurgici per arrivare a un miglioramento significativo.

Dalla sua nascita nel 2003, Ariel ha accolto e aiutato più di 2000 famiglie provenienti da tutta Italia. Ma i numeri del bisogno a livello nazionale sono ben più significativi: sono 40.000 i bambini colpiti da Paralisi Cerebrale Infantile, con un'incidenza di 1 su 500 nuovi nati.

Per cercare di far fronte sempre più alle richieste, Ariel prosegue nel suo impegno quotidiano organizzando incontri formativi mirati ai genitori che, oltre a fornire informazioni mediche utili a chiarire la situazione fisica dei figli, affrontano tematiche quali l'accoglienza a scuola, le opportunità di inclusione sociale e la valorizzazione dell'esperienza dei fratelli, la protezione giuridica e la progettazione del "dopo di noi", l'affettività e l'identità di genere nella disabilità.

La famosa "tata" della TV Francesca Valla, ormai da tempo vicina a Fondazione Ariel, sostiene la campagna con SMS solidale.

 



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Redazione del CorrieredelWeb.it


L'accusa dalla Germania. Scarpe per bambini tossiche anche dall'Italia

Un Ministro tedesco lancia l'allarme. Intervengano le istituzioni europee per l'obbligo di prodotti per bambini "cromati free"

 

Per anni, non era considerato più un problema, ora il cromato, considerata sostanza tossica è stata rilevata nuovamente in prodotti per l'infanzia. Ed il ministro per i consumatori del land del Baden-Württemberg, Alexander Bonde, chiede di agire.


Il cromato è un composto da sempre ritenuto deleterio nelle scarpe per bambini: il laboratorio ufficiale di Friburgo ha recentemente scoperto questo residuato della concia nel cuoio, come ha annunciato domenica 27 aprile il Ministro dei consumatori del Baden-Württemberg Bonde. "Su un totale di 23 paia di scarpe da bambino analizzate è stato rilevato il superamento del limite di cromato in ben sei paia. Solo la metà dei prodotti era libero da cromato. "Un problema di dimensione internazionale", come dimostrato nella avvertenze pubblicate dal Ministero.


Quindi per il Ministro il sistema di allarme rapido dell'UE, RAPEX, oltre alle scarpe provenienti da Cina, Taiwan, Italia e Spagna dovrebbe elencare anche alcune di fabbricazione tedesca. Anche perchè il mercato delle calzature è globale, e ci sarebbero, dunque, anche altri stati interessati da questo tipo di allarme.


I composti del cromo o cromati possono causare allergie e sono sospettati di essere cancerogeni. Alcune associazioni dei consumatori avevano già lanciato l'allarme, in quanto questi composti erano stati rilevati nei prodotti di cuoio dedicati all'infanzia già anni fa.


Secondo il Ministero dei consumatori di Stoccarda, tali quantità rilevabili di cromato di pelletteria suggerirebbero "che i prodotti non sono conformi allo stato attuale della tecnica". È possibile offrire prodotti non contaminati.


Da evidenziare che per i consumatori né l'aspetto né l'odore e anche l'origine e il prezzo dei prodotti non sono criteri distintivi per rilevare la presenza di cromato, tanto che è necessario per l'istituzione tedesca che sia "mantenuta la pressione e ulteriormente rafforzati i test sui prodotti per scoprire la presenza di cromato, per un significativo miglioramento della situazione".


L'associazione dei consumatori tedesca Stiftung Warentest ricorda che il cromo trivalente è un ossidante che viene usato per la conservazione di pelle animale e possono essere allergenici. Le persone che hanno problemi di allergia da contatto devono stare attenti ai prodotti in pelle come scarpe e cinturini, e dovrebbero indossare quelli conciati al vegetale. Con la sudorazione tali sostanze possono entrare a contatto della pelle e irritare. Il cromo esavalente è notoriamente più tossico ed è irritante per la pelle, per i polmoni e per stomaco e intestino.


Si tratta di un allarme che ha un fondamento, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", che ritiene necessario come debba essere chiarito a livello comunitario come le istituzioni europee e quelle nazionali decidano d'intervenire sulla commercializzazione di prodotti "cromo free" e quindi a tutela della salute che in questo caso coinvolge anche quella dei più piccoli.


Giova ricordare, infatti, che sul punto esiste un vuoto normativo circa i limiti di legge per la vendita di prodotti non alimentari che contengono cromati mentre per le acque destinate al consumo umano, ad esempio, il contenuto limite di cromo è 50 µg/l e per l'esposizione professionale per 40 ore settimanali è di 50 µg/m3 per il cromo esavalente.

 


domenica 27 aprile 2014

Il collare cervicale nei traumi? Per alcuni ricercatori norvegesi meglio di no

Ce lo hanno sempre rappresentato come un presidio salvavita o che comunque limiterebbe le gravi conseguenze per i traumi alla colonna vertebrale, ma secondo uno studio norvegese il collare cervicale per il trasporto dei pazienti traumatizzati comporta inconvenienti e possibili danni che ne sconsigliano l'uso.


Il crescente scetticismo contro l'uso preospedaliero del collare cervicale rigido trova altri sostenitori. Ad evidenziarlo Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti",  dopo la pubblicazione di uno studio dell'University Hospital di Bergen, in Norvegia, che fa seguito ad altre ricerche in materia.

L'uso di questi strumenti di immobilizzazione rappresenta un argomento consolidato delle procedure per l'assistenza del paziente traumatizzato.


Nel corso degli anni, però, l'impiego di routine non ha presentato vantaggi ma, al contrario, prove limitate di possibili danni ed effetti indesiderati. Per alcuni autori il collare cervicale può comportare un aumentato movimento nelle parti superiori del collo, più ampi deficit neurologici quando c'è un trauma spinale, un aumento della pressione intracranica per la compressione venosa al collo, un'ostacolata gestione delle vie aeree e un aumentato rischio di aspirazione.


Partendo da questa prospettiva, lo studio norvegese propone una strategia di immobilizzazione sicura, facile da implementare ed efficace, che non richiede alcuna nuova attrezzatura, la cui differenza principale dagli attuali protocolli è l'omissione dell'applicazione di routine del collare cervicale.

Nei pochi pazienti in cui è necessaria, l'immobilizzazione andrebbe realizzata su tavola spinale con blocchi e cinghie.


L'utilizzo temporaneo di un collare rigido è un'opzione durante le procedure di estricazione, per esempio in caso di incidente stradale. I pazienti traumatizzati non coscienti e non intubati devono essere trasportati in una posizione laterale modificata che mantiene l'allineamento della colonna vertebrale e la pervietà delle vie aeree. Infine, la gestione preospedaliera non dovrebbe in alcun modo ritardare il trasporto e le cure in ospedale di pazienti gravemente feriti.


La ricerca conclude che si dovrà anche rivedere l'uso delle tavole spinali rigide a favore di materassi a depressione o altri supporti più morbidi, comodi e adattabili alle singole variazioni della forma corporea.

 


Miracolo in vista per chi soffre di emicrania?

Per le persone che soffrono di emicrania regolarmente arriva forse qualche speranza in più dal mondo della ricerca farmaceutica.

Ben due nuovi farmaci sono stati presentati all'importante meeting annuale dell'Accademia americana di neurologia.

Questi medicinali riducono la frequenza di emicrania, il numero di attacchi e la gravità.


Il neurologo Peter Goadsby che opera tra Londra e San Francisco è entusiasta: "Questo è l'annuncio di un nuovo meccanismo per il trattamento preventivo dell'emicrania".

Entrambi i farmaci agiscono bloccando la proteina CGRP che è una delle cause dell'emicrania. Essi appartengono a una classe di farmaci utilizzati nel trattamento del cancro, ma non ancora per il mal di testa.

Il primo farmaco chiamato ALD403 è stato testato su 163 pazienti con emicrania tra 5 e 14 giorni al mese. Metà ha ricevuto il medicinale, l'altra metà ha preso il placebo a sua insaputa. Dopo dodici settimane, il 16% dei pazienti non aveva più l'emicrania.


L'altra medicina, il LY2951742, ha permesso alla gente testata di soffrire meno regolarmente di mal di testa.

"Se come bersaglio è la proteina responsabile dell'emicrania, si avranno meno effetti collaterali con altri farmaci che leniscono il mal di testa, ma che sono stati progettati per il trattamento di un'altra malattia. Tutti i farmaci attualmente disponibili per la prevenzione dell'emicrania sono stati progettati per trattare un altro tipo di malattia".

In poche parole, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", questi farmaci dovrebbero cambiare la situazione e aiutare coloro che soffrono quotidianamente.

 


Terapia Di Bella e libertà di cura. Un altra ordinanza che ha ordinato la distribuzione gratuita del multitrattamento

Anche il Giudice del Lavoro del Tribunale di Brindisi accoglie il ricorso d'urgenza di un'ammalata

 

Una nuova significativa decisione del Tribunale di Brindisi, in funzione di Giudice del Lavoro, del 14.04.2014 ha prescritto all'ASL di Brindisi di autorizzare la somministrazione gratuita a suo carico del multi trattamento noto come "Terapia di Bella".


Il magistrato del tribunale salentino, dottoressa Maria Cristina Maffei, aderendo all'orientamento secondo cui l'articolo 32 della costituzione che tutela il diritto alla salute ha immediata efficacia precettiva, ha dichiaratamente "posto a carico del Servizio Sanitario Nazionale l'onere economico necessario a permettere la somministrazione di farmaci facenti parte del MDB se questi, nel concreto, risultino terapeuticamente efficaci e insostituibili stante l'inutilità del trattamento autorizzato e garantito dal CUP".


Nella fattispecie, il giudice del lavoro in una causa introdotta su ricorso redatto dall'avvocato Carlo Madaro ha, infatti, ritenuto documentata anche attraverso una Consulenza Tecnica di Parte prodotta in atti, l'efficacia dei farmaci e dell'intera terapia producendo un miglioramento della patologia tumorale su una paziente affetta da una grave patologia tumorale, mentre la terapia ufficialmente riconosciuta è risultata essere stata inefficacie ed anzi l'obiezione sollevata dall'Asl - "secondo cui esiste nella specie alternativa terapeutica consistente nell'intervento chirurgico - non persuade" per gli ulteriori effetti demolitivi che porterebbe nella paziente già sottoposta a "interventi demolitivi" nè persuade l'altra obiezione secondo cui l'istante potrebbe curarsi con altri farmaci, ritenuti "inappropriati sia in prevenzione sia in terapia causale".


Ancora una volta, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", associazione che da anni si batte anche per la tutela dei diritti dei malati, non possiamo che plaudere a quest'altra decisione che nei fatti si oppone all'accanimento terapeutico determinabile nelle terapie cosiddette tradizionali e palesatesi quali inefficaci nel caso di specie, rispetto alla "soggettività utilità del ricorso al MDB".

 


sabato 26 aprile 2014

La FDA vuole regolamentare la sigaretta elettronica per proteggere i giovani


 

Mentre la sigaretta elettronica, nonostante i ripetuti richiami e richieste d'intervento si trova ancora in una zona grigia normativa in Italia ed in Europa, negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (FDA), l'agenzia federale che si occupa della vigilanza alimentare e sui farmaci, propone un regolamento per la prima volta.


La FDA, pur riconoscendo che "allo stato attuale, non ha abbastanza dati sulle sigarette elettroniche e prodotti simili per determinare i loro effetti sulla salute pubblica" ha deciso di vietare la vendita ai minori e richiede ai produttori di dimostrare che il prodotto è meno rischioso per la salute rispetto al tabacco. Le aziende dovrebbero anche ottenere l'autorizzazione da parte della FDA per immettere i loro prodotti sul mercato.


Questo tipo di sigarette non potranno più essere vendute a persone sotto i 18 anni e le aziende non potranno più distribuire campioni gratuiti nell'ambito di promozioni. La  FDA richiederà, inoltre, che  l'etichettatura di questi prodotti dovrà indicare chiaramente il rischio e la composizione del prodotto.


Con questi nuovi regolamenti, i produttori non potranno più dire che le sigarette siano meno dannose rispetto alle sigarette tradizionali senza prove scientifiche.


Tuttavia, la FDA non impedirà la pubblicità per le sigaretta elettroniche e non vietarà l'uso di sapori e aromi.


L'agenzia statunitense ha avviato un periodo di consultazione pubblica di 75 giorni e poi le imprese dovranno adottare i nuovi regolamenti entro un periodo di due anni.

La sigaretta elettronica occupa un mercato di quasi 2 miliardi di dollari negli Stati Uniti, mentre quello delle sigarette tradizionali ha raggiunto 80 miliardi dollari.

I produttori di sigarette elettroniche sostengono che i loro prodotti contengono molte meno sostanze pericolose rispetto alle sigarette tradizionali.


Ma secondo un rapporto di un gruppo di parlamentari democratici eletti al Congresso, questi produttori beneficiano di un vuoto giuridico per promuovere i loro prodotti ai giovani.  Secondo il senatore Richard Durbin, i produttori attraggono "occultamente la dipendenza da nicotina nei bambini".  "Le nuove regole permetteranno un migliore controllo del prodotto", ha sottolineato il senatore.


Se anche nei liberali USA si è fatto questo passo avanti nel processo di regolamentazione di questo prodotto di massa i cui effetti non sono ancora noti a livello scientifico, è comunque evidente, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", che anche nel Vecchio Continente le istituzioni europee e nazionali debbano effettuare uno sprint normativo per colmare il vuoto che ancora sussiste nonostante la loro ampia diffusione ed il dibattito che ne è scaturito circa le possibili conseguenze dipendenti dal consumo.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


Uno studio americano: l'aspirina previene il cancro al colon. Il rischio si ridurrebbe del 50%; ma solo per le persone portatrici del gene 15-PGDH


Il rischio si ridurrebbe del 50%; ma solo per le persone portatrici del gene 15-PGDH.

 

L'aspirina ridurrebbe del 50% il rischio di cancro del colon-retto alle persone portatrici di un gene che produce un livello elevato dell'enzima 15-PDGH. È quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista statunitense "Science Translational Medicine".


Altre ricerche avevano già messo in evidenza il legame fra l'antidolorifico e la riduzione del rischio di cancro e di malattie cardiovascolari; il nuovo studio ha però permesso di individuare le persone che possono effettivamente beneficiare dell'aspirina per prevenire il tumore al colon-retto.


I ricercatori hanno constatato che le persone con un profilo genetico che non permette loro di produrre un alto tasso di enzima 15-PGDH non beneficiano delle virtù dell'aspirina contro il cancro.

Sono le conclusioni a cui è giunto il dr. Sanford Markowitz, professore di genetica del cancro alla facoltà di medicina dell'Università Case Western Reserve a Cleveland (Ohio).


Tra possibili benefici ed effetti collaterali, l'aspirina continua a far porre ai profani sempre alcuni interrogativi che solo studi più compiuti e approfonditi potrebbero risolvere, sottolinea Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti".

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


venerdì 25 aprile 2014

Primo caso importato del virus MERS-CoV in Grecia

Aggiornamento epidemiologico: primo caso importato del virus MERS-CoV in Grecia

 

Il 18 aprile 2014, il Centro ellenico per il controllo prevenzione e delle malattie (KEELPNO) ha comunicato che un laboratorio ha confermato il caso di infezione da MERS-CoV in un uomo di 69 anni.

L'individuo è un cittadino greco, permanentemente residente a Jeddah, in Arabia Saudita, che è arrivato ad Atene il 17 aprile tramite un volo via Amman, in Giordania.


Non ci sono casi sospetti o confermati di infezione MERS-CoV associati a questo individuo fino ad oggi.

Il paziente ha dapprima cercato l'aiuto di un medico con i primi sintomi della malattia l'8 aprile a Jeddah ed è stato dimesso il 10 aprile con una diagnosi di probabile febbre tifoide.


Sua moglie è stata ricoverata nello stesso ospedale a Jeddah dal 31 marzo al 5 aprile con la confermato di febbre tifoide da parte delle indagini di laboratorio.

Il cittadino greco ha chiesto l'ausilio medico già lo stesso giorno del suo arrivo in Grecia, lo scorso 17 aprile 2014 per febbre prolungata e diarrea.


Il paziente è attualmente in condizione di stabilità ricevendo antivirali e terapia antimicrobica.A partire dal 22 aprile 2014, gli esami di laboratorio delle autorità sanitarie locali in tutto il mondo hanno confermato 333 casi di MERS-CoV, tra cui 107 decessi.

Di questi, solo quindici sono stati segnalati di fuori del Medio Oriente di cui solo dieci in Europa.


L'ECDC, l'Agenzia dell'UE per la prevenzione ed il controllo delle malattie, lavora a stretto contatto con il KEELPNO, l'Organizzazione Mondiale della Sanità e altri partner internazionali per quanto riguarda questo evento di sanità pubblica.


Nelle precedenti valutazioni rapide del rischio, l'ECDC ha concluso che il rischio di importazione di MERS-CoV nell'UE era destinato a continuare e il rischio di trasmissione secondaria nell'UE rimane basso.


Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", evidenzia che comunque l'ECDC sta attualmente rivisitando la sua rapida valutazione del rischio che sarà pubblicata nei prossimi giorni.


Il MERS-CoV o "sindrome respiratoria mediorientale da Coronavirus" è una patologia causata dal coronavirus è stato segnalato per la prima volta il 24 settembre 2012 dal virologo egiziano Dr. Ali Mohamed Zaki a Jeddah in Arabia Saudita.


Il virus causa della patologia è un coronavirus simile al virus causa della SARS,[3] ma la malattia che provoca, pur simile alla SARS, sembra essere causa di una maggiore mortalità, infatti, il suo tasso di mortalità si aggira attorno al 50%, mentre per la SARS è del 10%.

 


Sicurezza alimentare. "Teneroni di Pollo" di Casa Modena ritirati dai supermercati

La carne utilizzata non era in regola. Nessun problema per la salute

 

Nei giorni scorsi, il produttore alimentare "Grandi Salumifici italiani" detentrice del marchio "Casa Modena" ha effettuato il richiamo dagli scaffali dei "Teneroni di petto di pollo" in confezioni da 150 g.

La procedura ha riguardato quasi tutto il territorio nazionale in oltre 600 supermercati della grande e media distribuzione.


Per quanto è dato sapere a seguito di controlli effettuati dalla Asl di Alessandria sarebbe stato appurato che il prodotto in questione sarebbe stato confezionato con carne congelata importata dal Brasile che aveva superato il Termine Minimo di Conservazione (TMC).


V'è da specificare, onde evitare inutili allarmismi, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", che il provvedimento, riguarda solo 5 lotti  (12406304, 12407201, 12407606, 12408304, 12409004), anche se per precauzione Grandi Salumifici Italiani ha deciso di ritirare tutte le confezioni in commercio comprese quelle in giacenza presso i magazzini in attesa di essere distribuiti.


Inoltre, non è stata lanciata un'allerta sanitaria perché non sussiste alcun pericolo per la salute tanto che non è apparso alcun comunicato sui siti dei gruppi della grande distribuzione perchè non ci sono motivi sanitari.


I procedimenti di preparazione consentono, infatti, di evitare che vi siano problemi a livello microbiologico in quanto l'impasto ricavato dai petti di pollo viene infatti sottoposto a ben due processi di cottura.


Il provvedimento di ritiro dal commercio è stato un atto dovuto perché la materia prima utilizzata aveva superato il Termine Minimo di Conservazione e quindi non poteva essere destinata ad uso alimentare. La causa sarebbe stata dovuta dal comportamento fraudolento di un grossista che avrebbe modificato il Termine Minimo di Conservazione della carne congelata venduta in danno di "Grandi Salumifici Italiani".


Secondo quanto è dato apprendere, oltre al ritiro precauzionale di tutti i lotti, sono state eseguite numerose analisi senza riscontrare anomalie organolettiche o questioni di carattere microbiologico.


L'annuncio non è apparso sui siti delle catene di supermercati che solitamente avvisano i clienti quando un cibo viene ritirato dagli scaffali, perchè non ci sono motivi sanitari.

 


giovedì 24 aprile 2014

OGM, MINISTRO LORENZIN SU DECISIONE TAR LAZIO

Il merito alla decisione del TAR del Lazio che ha respinto il ricorso di un privato contro il decreto del 12 luglio 2013 adottato dal Ministro della Salute di concerto con il Ministro delle Politiche Agricole e con il Ministro dell'Ambiente, che aveva vietato la coltivazione di mais geneticamente modificato MON 810, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha dichiarato:

 

"Il dispositivo della sentenza ha messo in evidenza la correttezza sia dal punto di vista amministrativo che scientifico dell'azione intrapresa dal Ministero della Salute a tutela dei diritti dei cittadini che vedono con preoccupazione la coltivazione di prodotti geneticamente modificati destinati all'alimentazione. Dal luglio scorso prosegue, a livello comunitario, il pressante intervento del nostro Ministero, d'intesa con gli altri dicasteri competenti, per fare in modo che, sulla base del principio di precauzione, ciascuno Stato abbia il diritto di scegliere se coltivare o meno sul proprio territorio prodotti geneticamente modificati."

 

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