sabato 24 giugno 2017

Il blog TomTom Sports: una nuova risorsa per sport e fitness

Composizione corporea
Allacciati le scarpe e preparati ad allenarti in modo nuovo. 
È tempo di iniziare a muoversi!

Amsterdam, 21 giugno 2017 – TomTom lancia il suo nuovo blog dedicato allo sport, sportsblog.tomtom.com, pensato per far muovere tutti, sia coloro che stanno cercando la motivazione giusta per iniziare, sia chi ha bisogno di ritrovare l’ispirazione per continuare o semplicemente è in cerca di informazioni utili per migliorare le proprie prestazioni. 

Il nuovo blog TomTom Sports punta ad abbattere le barriere mentali e ad aiutare le persone a continuare a muoversi, qualsiasi sia il loro livello di allenamento.

“Questo blog è destinato a sfatare molti miti che riguardano fitness e sport, abbatterà molte barriere e renderà più semplice continuare a tenersi in forma. È stato pensato per tutti, a prescindere dal livello di allenamento di ciascuno, e con esso vogliamo togliere lo sport dal piedistallo in cui è stato relegato e renderlo nuovamente accessibile a tutti", ha commentato Sonia Cossu, Marketing Manager Italy, TomTom.

Il blog offrirà suggerimenti e trucchi, speciali di approfondimento, interviste con atleti e scienziati e moltissimi articoli più o meno dettagliati su temi quali salute, fitness, sport e passatempi attivi.

venerdì 23 giugno 2017

Il 26 giugno è la giornata contro le droghe. CNCA: Le istituzioni stanno abbassando la guardia

26 giugno 2017 giornata mondiale della lotta alla droga
IL CNCA LOMBARDIA: LE ISTITUZIONI STANNO ABBASSANDO L'ATTENZIONE SUL FENOMENTO DELLE DIPENDENZE E DEI CONSUMI DI SOSTANZE

Milano, 23 giugno 2017 - Negli ultimi anni, il tema del contrasto alle dipendenze ai consumi di sostanze stupefacenti è sostanzialmente scomparso dalle agende politiche a livello nazionale e regionale. Tuttavia, questi fenomeni non sono affatto scomparsi. 

Al contrario, il consumo di droghe si è diffuso in maniera estesa e capillare, non solo tra coloro che vengono considerati consumatori abituali o a rischio (adolescenti e persone emarginate o a rischio di esclusione sociale), ma anche all'interno di fasce sociali e generazionali apparentemente insospettabili (professionisti, persone integrate nella società e persino anziani). 

A questa situazione, bisogna poi aggiungere la dipendenza patologica da gioco d'azzardo, anch'essa diffusa in modo trasversale per fasce d'età, censo e gruppi sociali.

Di fronte a questa situazione – preoccupante e pericolosamente sottovalutata – le strategie adottate finora a livello nazionale per contrastare il consumo di sostanze stupefacenti hanno dimostrato ampiamente i loro limiti. È quindi giunto il tempo di scrivere una nuova politica sulle droghe.

Anche la Giunta della Regione Lombardia, negli ultimi anni, ha abbassato l'attenzione, disinvestendo risorse eoconomiche preziose rispetto all'impegno in questo campo.

  1. Gli interventi di riduzione del danno (interventi a valenza socio-sanitaria rivolti a tossicodipendenti attivi) e di riduzione dei rischi (rivolti ai giovani che frequentano contesti del divertimento legale e illegale in cui è presente il consumo di sostanze) sono stati inseriti nel Programma Operativo Regionale (POR) sull'Inclusione Sociale. Si tratta di interventi che, invece, dovrebbero essere messi a carico del Servizio Sanitario Nazionale gestito dalle Regioni dal momento che il Governo ha riconosciuto queste prestazioni come Livelli essenzuali di assistenza (LEA).
     
  2. Le sperimentazioni svolte dal 2012 in avanti avevano permesso di "agganciare", rintracciare a aiutare alcune centinaia di ragazzi e ragazze che si trovavano in condizioni di consumo problematico. Questi progetti sono stati fatti defluire in una dimensione burocratico-amministrativa estremamente farraginosa, che ha reso complicato una tipologia di intervento che avrebbe invece bisogno di velocità, snellezza e flessibilità. I progetti sperimentali sono stati infatti trasferiti all'interno di un Programma Operativo Regionale (POR), con risorse temporanee dell'Unione Europea e un disinvestimento delle risorse regionali, per un intervento che dovrebbe essere invece strutturale.
     
  3. La prevenzione, importante e a volte essenziale per aiutare a costruire difese e distanze, è stata circoscritta a un ambito sempre più gracile, fragile e aspecifico, con una diminuzione rilevante delle risorse messe a disposizione. 
     
  4. Nelle carceri della Lombardia si trovavano 8.217 detenuti, dei quali circa un terzo tossicodipendenti o consumatori problematici di sostanze stupefacenti (dati aggiornati al 31 maggio 2017). In questo contesto, Regione Lombardia continua a disattendere il Protocollo siglato con il governo nel 2014 in cui si impegnava "ad adottare misure idonee all'aumento delle possibilità ricettive delle comunità residenziali anche di tipo terapeutico, idonee ad ospitare, agli arresti domiciliari o in misura alternativa, soggetti in esecuzione penale presso i servizi penitenziari della Regione". Inoltre si impegnava, all'articolo 4, insieme al governo, "a condividere le previsioni di spesa nelle materie di rispettiva competenza". Impegno disatteso sia dalla Regione sia dal Governo.
     
  5. Le tariffe per gli inserimenti in comunità trattamentali residenziali e semiresidenziali sono invariate ormai da più di dieci anni. La Giunta regionale lombarda, dopo forti prese di posizione da parte dei diversi coordinamenti, ha risposto parzialmente all'impegno chiesto dal Consiglio Regionale, all'unanimità, relativo a un aumento del 30% in due anni. Siamo fermi a incremento del 15%, senza alcun impegno per il secondo anno. 
Il fenomeno delle dipendenze è oggi una patologia sociale con una forte ricaduta di carattere sanitario. Regione Lombardia, invece di rispondere a una grave, seria e per alcuni aspetti drammatica situazione, ha contratto in maniera sensibile le risorse destinate al contrasto alle dipendenze. Non è un caso se Regione Lombardia si trova al terzultimo posto in Italia per le risorse destinate al contrasto alle dipendenze nell'ambito della spesa sociosanitaria.

Nella giornata mondiale dedicata alla lotta alla droga il CNCA Lombardia chiede il rispetto degli impegni relativi alla messa a sistema della riduzione del danno e dei rischi come LEA. Chiede interventi mirati rivolti specificatamente agli adolescenti, il potenziamento degli interventi di prevenzione. Richiede l'adeguamento delle tariffe delle comunità residenziali e semi residenziali oltre a misure concrete e risorse per l'accoglienza in comunità dei detenuti tossicodipendenti.
Il CNCA Lombardia raccoglie 37 gruppi tra associazioni, cooperative ed enti religiosi. Tra questi, 19 gruppi si occupano di dipendenze e consumi, gestiscono 32 comunità accreditate residenziali e semi residenziali, con più di 600 posti a disposizione di donne e uomini con problemi di dipendenza da sostanze che scelgono liberamente di intraprendere percorsi di cura.
Tra questi, dieci gruppi gestiscono varie tipologie di interventi di riduzione del danno e dei rischi:

  • Sei Unità di strada tossicodipendenti, formate da équipe di operatori che contattano persone tossicodipendenti nelle piazze e luoghi di spaccio e consumo. Nel 2016, le Unità di strada gestite dalle associazioni afferenti al CNCA hanno contattato 1.164 persone, sviluppando 21.592 contatti.
  • Sei "Drop In", ovvero centri diurni a bassa soglia rivolti a persone tossicodipendenti, che vivono anche in condizioni di marginalità: nel 2016 hanno accolto 2.307 persone sviluppando 51.195 contatti
  • Nove Unità mobili giovani, formate da équipe di operatori che intervengono nei luoghi legali ed illegali del divertimento giovanile serale e notturno (dalle discoteche ai rave party) in cui sono evidenti i consumi e la presenza di comportamenti a rischio: sono state contattate da 42.406 persone sviluppando 49.163 contatti




Chi siamo
Il CNCA Lombardia ogni anno si fa carico di oltre 8000 persone ed entra in contatto con circa 120.000 cittadini nel territorio regionale.

Il Cnca si compone di 37 gruppi aderenti presenti in 10 provincie della Regione, che raccolgono circa 2000 soci, 1800 lavoratori, 180 strutture residenziali (minorenni – persone con disabilità – dipendenze – mamme bambino – housing sociale) e 270 servizi diurni e progetti territoriali (centri diurni e servizi domiciliari per minori, disabili e anziani – unità di strada – servizi prevenzione – politiche giovanili - carcere)

Si è costituita formalmente il 31 gennaio 2006.
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giovedì 22 giugno 2017

SALUTE & BENESSERE PER LEI: INCONTINENZA URINARIA E ATROFIA, SECCHEZZA, LASSITÀ VAGINALE

Con il nuovo 'Metodo di Radiofrequenza a temperatura controllata' questi problemi si risolvono in tre sedute senza bisturi 

I disturbi riguardano soprattutto le donne in menopausa.

In Italia è una novità, portata dagli USA dal team della Dott.ssa Katharina Sirch, medico affermato a Milano nell'ambito delle cure estetiche e trattamenti antiaging. 

La radiofrequenza contribuisce a migliorare l'aspetto estetico dell'area vulvo-vaginale e le percezioni durante l'attività sessuale, senza più la necessità di ricorrere ad un intervento chirurgico invasivo. 

Milano. Le donne non ne parlano per imbarazzo o rassegnazione, ma a soffrire di incontinenza urinariasono oltre 2 milioni in Italia, di tutte le età e indipendentemente dagli stili di vita. Le cause sono di diverso tipo e hanno a che fare con l'avanzare degli anni, ma non solo, per esempio anche con le gravidanze e i parti. 
La dott.ssa Katharina Sirch, medico operante a Milano nell'ambito delle cure estetiche e trattamenti antiaging, propone un nuovo trattamento, nato negli USA, non chirurgico, non invasivo e indolore:«ThermiVa».

Il trattamento utilizza la termoterapia a temperatura controllata per risolvere non solo l'incontinenza urinaria, ma anche disturbi vaginali provocati da secchezza, lassità, atrofia. Il calore della radiofrequenza contribuisce a migliorare l'aspetto estetico dell'area vulvo-vaginale e le percezioni durante l'attività sessuale, senza la necessità di ricorrere ad una vaginoplastica. 
I disturbi vaginali spesso sono considerati inevitabili dalla donna e i rimedi tradizionali, quali esercizi fisici, cure chirurgiche e farmacologiche, sono ritenuti non risolutivi, invasivi,  troppo costosi per l'impegno e il rischio che comportano.
Secchezza vaginale in menopausa: questo disturbo fa soffrire il 47% delle donne già dopo soli 3 anni dopo l'ultimo ciclo,a causa della scomparsa degli estrogeni.  Se il problema non viene curato, la percentuale continua a salire. A 10 anni dalla menopausa, la secchezza vaginale subentra nella maggioranza delle donne con conseguenti problemi più o meno gravi.
Rilassamento vaginale: chiamato anche "wide vagina", si riferisce a una condizione

delle strutture vaginali e pelviche quando, perdiversi motivi, perdono tonicità e
resistenza e subiscono un vero e proprio rilassamento. Il parto naturale può essere 
una causa della "wide vagina" e il fenomeno può sussistere anche dopo il parto per parecchio tempo, con conseguente riduzione del piacere durante il rapporto sessuale sia da parte delle donne che del loro partner. Spesso la lassità vaginale è associata all'incontinenza urinaria.
Atrofia vulvo-vaginale: non è meno diffusa e interessa circa il 50% delle donne in menopausa. Si verifica quando le ovaie smettono di produrre estrogeni e di conseguenza il tessuto vaginale e degli organi vicini modifica la sua struttura. Gli estrogeni servono infatti, oltre che a lubrificare, anche a nutrire il tessuto vaginale e, se vengono a mancare, la mucosa vaginale diventa più delicata, più sottile, irritabile ed esposta ai traumi. Questa nuova condizione comporta un insieme di sintomi che influiscono negativamente sulla qualità della vita della donna, anche a livello di coppia: 

•perdita di turgore e di idratazione
•secchezza vaginale con scarsa lubrificazione
•senso di disagio, prurito, bruciore
•fragilità e lassità della mucosa vaginale
•dolore durante i rapporti sessuali

La sintomatologia correlata all'atrofia della mucosa vaginale durante il rapporto sessuale può alterare le sensazioni genitali o peggiorare sintomi preesistenti, come la riduzione del desiderio e il 
deficit orgasmico. 
Gli stessi sintomi si presentano anche in conseguenza di terapie farmacologiche eseguite per alcune patologie tumorali (mammella, ovaio, utero, vulva e vagina).
Come funziona il 'Metodo di Radiofrequenza a temperatura controllata'
«ThermiVa» utilizza energia a radiofrequenza per riscaldare i tessuti a una temperatura controllata tramite una sonda ondulata della grandezza di un dito. Questo calore stimola – in modo gentile – la produzione di collagene mentre rassoda i tessuti labiali e vaginali. Il costante controllo della temperatura garantisce il rispetto del protocollo terapeutico proposto ed evita ogni tipo di disturbo nella paziente.
La tecnologia è quindi sicura e non richiede l'applicazione di anestesia, ma solo di un gel ecografico.
Gli effetti
Variazioni di peso, età, parto e patologie particolari possono allentare i muscoli dei tessuti vulvo-vaginali, inducendoli a perdere elasticità con conseguente rilassamento degli stessi.
Con l'utilizzo della radiofrequenza si stimola la compattazione delle aree trattate: in questo modo l'idratazione e il restringimento della vagina aumentano, con la conseguente riduzione di perdite urinarie e di secchezza vaginale.
Inoltre, subito dopo il trattamento è possibile proseguire la propria routine di abitudini  quotidiane.
Questa tecnica è stata pensata per tutte le donne di ogni età che vogliono ritrovare il proprio benessere intimo senza ricorrere ad un intervento chirurgico. 

www.medicina-estetica.online 
info@medicina-estetica.online


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mercoledì 21 giugno 2017

GHIACCIO SICURO? Ministero della Salute e Regioni fanno il punto con INGA - 23 giugno, Milano

Risultati immagini per INGA, Istituto Nazionale del Ghiaccio Alimentare,
IL GHIACCIO, UN ALIMENTO TROPPO SPESSO SOTTOVALUTATO

23 Giugno 2017 – h. 9 – 13
Sala Congressi Regione Lombardia, via Filzi 22 Milano


INGA, ISTITUTO NAZIONALE DEL GHIACCIO ALIMENTARE PRESENTA I PRIMI RISCONTRI APPLICATIVI LEGATI ALL’APPROVAZIONE DA PARTE DEL MINISTERO DELLA SALUTE DEL MANUALE PER IL «GHIACCIO SICURO».

Milano, giugno 2017 – Qualità. Sicurezza. Tracciabilità. INGA, Istituto Nazionale del Ghiaccio Alimentare, presenta a Milano, presso la Sala Congressi Regione Lombardia di Palazzo Pirelli, in via Filzi 22, il prossimo 23 giugno, i primi risultati dell’applicazione del Manuale di corretta prassi igienica per la produzione di ghiaccio alimentare, vademecum approvato dal Ministero della Salute e redatto, per la prima volta in Europa, per stabilire le buone prassi nella gestione del ghiaccio.

Il ghiaccio, infatti, deve essere trattato alla stregua di un alimento: va prodotto, stoccato e somministrato, attenendosi a quanto la normativa vigente prevede per la tutela massima del consumatore. 


Cosa che non sempre avviene, come dimostreranno i primi dati rilevati sul territorio da parte degli organi di controllo della Regione Sicilia – prima regione italiana in cui sono state avviate tali valutazioni – che fotografano una situazione di grave negligenza. Non si tratta, comunque, di un fatto isolato che riguarda solo la Sicilia ma è una questione che merita maggior attenzione da parte di tutto il territorio. 

Le prime indicazioni, infatti, evidenziano che il ghiaccio prodotto ed utilizzato da attività ristorative, prodotto anche da macchinari dedicati, non sempre può essere considerato alimentare in quanto non soddisfa i requisiti richiesti dalla normativa vigente. Una situazione che espone i consumatori a rischi e che necessita la promozione di correttivi idonei a favorire una produzione sicura.

Nel corso del convegno saranno illustrati nello specifico i risultati emersi e sarà spiegata l’importanza della corretta applicazione del Manuale per promuovere i principi della tecnica di produzione, sia industriale che di autoproduzione, nonché quelli di conservazione e distribuzione del ghiaccio, grazie all’intervento di:

Paolo Brusutti, senior consultant e fondatore di Iseven Servizi, Vignola (MO)

Giulio Gallera, assessore alla Sanità della Regione Lombardia
Neva Monari, avvocati per l’Impresa, Torino
Giuseppe Plutino, direttore Ufficio 5, nutrizione e informazione al consumatore, direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del Ministero della Salute, Roma
Andrea Poli, presidente Nutrition Foundation of Italy, Milano
Piero Schembri, direttore servizio 7 sicurezza alimentare dipartimento attività sanitarie e osservatorio epidemiologico assessorato della Salute della Regione Sicilia

martedì 20 giugno 2017

La Sanità Digitale – il Manuale in distribuzione ad ottobre!


Manuale Sanità Digitale - Guida alla digitalizzazione sanitaria

Con l'introduzione della digitalizzazione la Sanità, pubblica e privata, sta vivendo un momento di grande trasformazione in tutto il mondo.

L'Agenda Digitale Italiana, la Conferenza Stato-Regioni del luglio 2016 e il piano triennale 2017/2019 varato recentemente dal Governo ne sottolineano il ruolo chiave nel percorso di digitalizzazione dei servizi pubblici.

Il volume, all'interno del contesto generale della digitalizzazione in Sanità, sviluppa i principali strumenti della Sanità Elettronica quali:

Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE)
Dossier Sanitario (DSE)
il Patient Summary (PS)
lo standard HL7 per la comunicazione e l'interoperabilità dei dati in Sanità
le specifiche InFSE per l'interoperabilità tra i sistemi regionali
le autentificazioni forti per l'accesso alla consultabilità dei dati sensibili del FSE
il rilascio del consenso informato per la consultazione dei dati sanitari dei pazienti
...


Nell'ultimo capitolo si illustrano le grandi potenzialità dello Smart Health 2.0 (Il Fascicolo Sanitario Elettronico di seconda generazione) che porterà realmente ad una nuova gestione della Sanità.

Con la creazione della Cartella Clinica Virtuale del paziente, della gestione dei dati sanitari con la logica dei BIG DATA e con le potenzialità della produzione dei dati dell'Internet of Things (IoT) l'oggetto dell'attività sanitaria, in modo olistico ed integrato, sarà realmente il paziente/cittadino e gli attori sanitari forniranno Servizi sempre più qualificati, monitorati ed innovativi.

Il Libro vuole essere un supporto informativo e formativo per tutti i professionisti ed attori coinvolti nel mondo lavorativo della Sanità, pubblica e privata, per poter essere preparati al meglio e attori proattivi nella rivoluzione in atto della digitalizzazione in Sanità.

Tiratura iniziale: 6.000 copie

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"Tumori femminili - prevenzione e ricerca le chiavi di un 'Futuro in Rosa' " - Senato della Repubblica, 20 giugno 2017


Roma 20 giugno 2017, Senato della Repubblica - A che punto sono la prevenzione e la ricerca sui tumori femminili nel nostro Paese? Ne parlano oggi alcuni dei principali attori del sistema Salute italiano nella tavola rotonda  "Futuro in Rosa", tenutasi in Senato con il sostegno non condizionato di Daiichi Sankyo. Un incontro più che mai necessario poiché, se è vero che la ricerca scientifica ha consentito negli ultimi anni un aumento della sopravvivenza, restano indispensabili il confronto e la stretta collaborazione tra Istituzioni, Classe Medica, Industria e Associazioni di Pazienti, o il tumore continuerà ad avere l'ultima parola. 

"Negli ultimi anni, rispetto ai tumori femminili si sono registrati maggiore sopravvivenza, più agevole accesso alle cure e migliore qualità della vita delle pazienti. Ma la ricerca sta aprendo ulteriori prospettive, sia nella prevenzione che nella cura: i tumori femminili saranno sempre più curabili. Bisogna mettere le strutture sanitarie in grado di recepire e attuare i grandi progressi fatti dalla ricerca" ha dichiarato il Senatore Lucio Malan, che ha promosso e aperto la discussione fra i partecipanti alla tavola rotonda.

I dati sono chiari. Negli ultimi dieci anni i casi di tumore nel mondo sono aumentati del 33%, un trend in continua crescita, dovuto anche al generale invecchiamento della popolazione. Il cancro è ancora la seconda causa di morte nel mondo dopo le malattie cardiovascolari e, per le donne, il tumore più comune resta quello al seno, che solo nel 2015 ne ha colpite 2,4 milioni.

"Le malattie croniche, trasmissibili o non trasmissibili come i tumori, sono patologie in cui permangono intollerabili diseguaglianze in termini di accesso alla salute e ai servizi sanitari, aspettativa di vita e mortalità, tanto più intollerabili in quanto molte di queste malattie sono oggi prevenibili e curabili – ha spiegato il Prof Stefano Vella,  direttore del centro per la Salute Globale dell'ISS- Per affrontare questi problemi è cresciuto il concetto di Salute Globale, un'area emergente e intersettoriale di studio, ricerca e azione, orientata al miglioramento della salute di tutta l'umanità, superando le prospettive, gli interessi e le possibilità delle singole nazioni".

Numeri e prevenzione. In Italia l'incidenza dei tumori femminili è in aumento, solo nel 2016 sono stati registrati  50.000 nuovi casi di tumore della mammella. Questo dato, strettamente legato alla decisione di alcune Regioni di ampliare la fascia di screening mammografico, ha rivelato un aumento significativo dell'incidenza tra i 45 e i 49 anni. Grazie alla prevenzione, però, la sopravvivenza delle pazienti è mediamente più elevata rispetto al resto d'Europa. Nel tumore al seno la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi si avvicina al 90%, e al 68% per il tumore alla cervice uterina, percentuali ancora più elevate quando la malattia viene diagnosticata nel suo stadio precoce.
I programmi di prevenzione, quindi, contribuiscono a ridurre significativamente la mortalità nel nostro Paese, che è in testa alla classifica europea sulla sopravvivenza per quasi tutti i tumori.

Qualità della prevenzione Si potrebbe fare di più. Alcuni studi scientifici, infatti, dimostrano che se una donna si affida a strutture specializzate come le Breast Unit, ha una percentuale di sopravvivenza più alta del 18% rispetto a coloro che si rivolgono a strutture non specializzate.
Anche se i più moderni approcci terapeutici hanno portato ad un forte miglioramento della prognosi, ancora oggi troppi fattori di rischio non vengono sufficientemente considerati: cattiva alimentazione, fumo, mancanza di attività fisica. A queste cattive abitudini va naturalmente aggiunto l'elemento umano psicologico della paura che rallenta o frena l'esecuzione dei dovuti controlli, e che può essere affrontato con adeguate campagne che esaltino il ruolo delle associazioni nell'informazione, prevenzione e assistenza fisica e psicologica alle pazienti e alle famiglie colpite da questo tipo di patologie.
"Affrontare il cancro significa affrontare un cammino lungo che inizia con la diagnosi e prosegue con le terapie e i controlli periodici fino alla guarigione o cronicizzazione della malattia, soprattutto per quanto riguarda i tumori femminili. Ma alcuni effetti collaterali possono perdurare anche dopo la conclusione delle terapie e altri possono manifestarsi a distanza di mesi o anni ed in molti casi chi ha avuto un tumore presenta un rischio maggiore, rispetto alle persone sane, di svilupparne un secondo. E' importante che si investa anche in ricerca e prevenzione terziaria per completare il processo di cura che consenta di ricominciare a vivere dopo il cancro, ritornare alla normalità, trovare nuovi equilibri, accettare e valorizzare le mutate capacità ed abilità relazionali, lavorative, psicofisiche - ha dichiarato Elisabetta Iannelli Vice Presidente AIMaC (Associazione Italiana Malati di Cancro) e segretario generale FAVO (Federazione Associazione di Volontariato in Oncologia) – La F.A.V.O. e le organizzazione dei malati oncologici affermano con forza e convinzione l'importanza del sostegno psicologico, dell'adesione agli screening ed ai corretti stili di vita, dell'inclusione socio-lavorativa nella consapevolezza che, solo in questo modo, si potrà vincere la sfida della sopravvivenza al cancro e che alla guarigione clinica possa realmente corrispondere quella sociale".

Ricerca, Prevenzione, Risorse. Il progresso della scienza dipende strettamente dalle risorse che in essa vengono investite: se scienziati e ricercatori disponessero di maggiori finanziamenti, la vittoria contro il cancro sarebbe più veloce e sempre più vicina.  Investire quindi cifre importanti di denaro nella ricerca scientifica non è solo una scelta di importanza vitale per il bene comune, ma anche una strategia lungimirante e conveniente per il sistema sanitario ed economico dell'intero Paese. L'Italia sta già agendo in questa direzione, infatti il Governo ha appena stanziato 500 milioni per farmaci innovativi nella cura del cancro.

"Siamo molto felici di aver sostenuto la realizzazione di questo importante incontro. La mission di Daiichi Sankyo è  da sempre 'Passione per l'innovazione e considerazione per i pazienti' e ci impegniamo ogni giorno a tradurlo in realtà, rispondendo ai bisogni non ancora soddisfatti dei pazienti,  non solo attraverso lo sviluppo di terapie farmacologiche innovative per il miglioramento della loro qualità di vita, ma anche offrendo il nostro contributo nell'aumentare l'attenzione alla prevenzione e alla diagnosi precoce, due aspetti di vitale importanza, per i quali serve la collaborazione di tutti   – ha concluso Massimo Grandi Presidente e Amministratore Delegato di Daiichi Sankyo Italia, spiegando il motivo per cui l'azienda farmaceutica giapponese ogni anno investe circa il 23% del suo fatturato globale in ricerca e sviluppo e contribuisce in modo incondizionato a iniziative di disease awareness.
Eventi come quello di oggi nascono proprio per rafforzare la partnership tra istituzioni, associazioni e privati al fine di raggiungere questo comune obiettivo, una migliore sensibilizzazione su queste patologie".



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lunedì 19 giugno 2017

Vivere e bene dopo la stomia



Con il termine stomia [dal greco: στόμα, "bocca"] si indicano gli interventi chirurgici con la quali si crea un'apertura nel corpo, sull'addome, che può essere temporanea o definitiva, necessaria a consentire la fuoriuscita degli effluenti, come feci o urina.

Diverse patologie o eventi traumatici (tumore al colon, alla vescica o al retto, morbo di Chron, incidenti stradali o ferite da armi da taglio e da fuoco) possono provocare la necessità di questo tipo di operazione chirurgica

Ci sono tre principali tipi di stomia, sia essa temporanea o definitiva: colostomia, ileostomia, urostomia e differenti sistemi di raccolta progettati specificamente per andare incontro alle esigenze dei diversi pazienti.

Una delle più comuni stomie è quella intestinale, con la quale si realizza un'apertura creata artificialmente sulla parete addominale che permette lo svuotamento dell'intestino, appunto, che non è più possibile per via naturale.

L’impatto fisio-psicologico di tale cambiamento è indiscutibilmente importante. Importante non vuol dire invalidante.

Infatti, le persone stomizzate possono condurre una vita quotidiana senza sentirsi limitate nelle diverse attività.

Non solo è possibile continuare a lavorare e avere una vita di coppia piena e completa, ma si può praticare lo sportviaggiare e coltivare i propri hobby e interessi.

Basta avere la corretta attenzione di adottare alcune accortezze nella gestione della propria stomia.

E in questo, oggigiorno, si è molto agevolati dalla continua ricerca scientifico sanitaria e dall'innovazione tecnologica che ci mette a disposizione strumenti in grado di far fronte alle esigenze determinate dai diversi tipi di intervento.

In tale panorama si distingue ConvaTec, la multinazionale leader nello studio e nella produzione di dispositivi medici che offrono  una vasta gamma di soluzioni per la gestione della stomia, delle lesioni cutanee, dell’incontinenza fecale e prodotti di area critica e da infusione, con l'obiettivo di garantire una vita normale agli stomizzati e un supporto pieno e completo agli operatori sanitari.

ConvaTec, oltre a realizzare tali dispositivi che agevolano lo svolgimento delle attività quotidiane, ha avviato dal 1991 un programma integrato volto a supportare le persone stomizzate, lungo tutto il percorso che va dalla diagnosi alla fase post operatoria, sino a tutti gli aspetti della vita quotidiana di un individuo stomizzato: consigli sull’alimentazione, su come viaggiare, sulla vita intima e su come vivere serenamente tutti i momenti della giornata.

Tramite il ServizioConvaTel, ConvaTec con le sue quindici consulenti ha costruito un sostegno tangibile per le persone atomizzate.

Grazie alla relazione continua con gli stomaterapisti, ConvaTec è in grado di indirizzare le richieste presso i centri ambulatoriali più vicini, rassicurando la persona e offrendo informazioni utili attraverso il canale di comunicazione preferito dall'utente (telefono, email, posta, sito, magazine periodico, chat, whatsapp).

Oggi, il Servizio ConvaTel entra a far parte di un più ampio Programma me+: che ha come obiettivo quello di offrire informazioni, suggerimenti, consigli e idee per tornare tranquillamente alla vita quotidiana.

Infine, tramite il ProgrammaGreat Comebacks™, Convatec premia l’impegno nella vita sociale di chi ha affrontato un intervento di stomia ed è per questo una testimonianza vivente di come sia possibile tornare a condurre una vita quotidiana piena e attiva.

Di seguito un video sulle persone che testimoniano come il "grande ritorno" sia possibile:



ConvaTec me+ ti offre informazioni, suggerimenti ed idee per tornare serenamente alla vita quotidiana.



Numero verde gratuito: 800.930.930

Conferenza stampa Ministero della Salute: Il bilancio di attività del Telefono Verde AIDS e IST

CONVOCAZIONE CONFERENZA STAMPA



I trent'anni di attività del Telefono verde AIDS e IST (Infezioni sessualmente trasmissibili) - servizio telefonico di counselling attivo all'Istituto Superiore di Sanità dal 1987 - gli ultimi dati raccolti e lo stato dell'arte nella percezione della malattia saranno illustrati domani, martedì 20 giugno, alle ore 12,00 in conferenza stampa cui parteciperà il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, all'Auditorium del Ministero di Lungotevere Ripa.
I dati sull'attività del servizio saranno presentati dal Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi e dall'epidemiologo Giovanni Rezza, che tracceranno il quadro sull'evoluzione della malattia e delle infezioni sessualmente trasmissibili. Parteciperà all'incontro anche la responsabile del numero verde, Anna Luzi.
I signori della Stampa che vorranno partecipare possono accreditarsi inviando una e-mail con nome cognome e testata all'indirizzo ufficiostampa@sanita.it o telefonando al numero 06.49905289.


Disfunzioni del metabolismo troppo spesso sottovalutate

["Alessandro Maola Comunicazione"]
 
 
Solo il 25% di coloro che seguono una dieta hanno avuto qualche risultato significativo e duraturo.
 
"Problemi nel metabolismo quasi sempre sottovalutati, il 70% della popolazione ha almeno un paio di sintomi.".
 
 
Le "Diete" per perdere peso sono uno dei settori che non conosce crisi: il 51% degli italiani ha dichiarato di averne seguita almeno una, il 31% in particolare una "Dieta fai da te" (Dati Osservatorio Nestlè - Fondazione ADI).
 
Purtroppo però i risultati di tutte questa diete sono tutti da dimostrare: solo il 25% di chi ha seguito una dieta negli ultimi 3 anni ha avuto risultati significativi e duraturi nel tempo.
 
"Il problema è che moltissimi pensano che seguendo una dieta, spesso regolandosi da soli, i risultati possano arrivare ed anche velocemente. Invece una parte importante di chi lamenta problemi di peso, ha sopratutto problemi di metabolismo. - ha dichiarato Barbara Allegro, esperta di trattamentimetabolismo.com - Ovviamente questo non significa che non sia giusto seguire una alimentazione corretta o fare sport, ma certamente le disfunzioni metaboliche sono costantemente sottovalutate dalla opinione pubblica. Il 70% della popolazione ha almeno un paio di sintomi, che magari non rappresentano una vera e propria patologia, ma che possono incidere sulla qualità della vita e sul peso.".
 
"Molti piccoli segnali, come una certa stanchezza cronica, dolori muscolari, disturbi del sonno, oppure proprio un "peso" che non riesce ad essere ridotto nonostante diete e attività sportive, possono essere campanelli d'allarme che ci segnalano un metabolismo lento. Addirittura il ricorso a diete che portano il corpo a repentine e provvisorie riduzioni del peso poi subito recuperato, possono anch'esse comportare disfunzioni nel naturale metabolismo della persona." - ha continuato Allegro - "Ecco perché prima di intraprendere una dieta, è sempre consigliata una visita ed una analisi del metabolismo."
 
"Il metabolismo certo dipende da molteplici fattori, quali l'età, il sesso, lo stress, la situazione ormonale. Ma è anche possibile riattivarlo, sia con piccoli accorgimenti alimentari e nello stile di vita, sia con metodi naturali e sedute specifiche. Questo permette non solo di perdere peso o di superare alcuni disturbi connessi, ma anche di mantenere i risultati nel tempo, cambiando il modo con il quale il nostro corpo "brucia" l'energia assunta per vivere." - ha concluso.
 
Ecco quindi alcuni consigli:
 
- Fare subito una visita da uno specialista o in un centro specializzato per i trattamenti per il metabolismo;
- Bere molta acqua
- Dormire di più
- Fare anche piccole attività fisiche quotidiane
- Prendere in considerazione sedute specifiche finalizzati a trattare il proprio metabolismo
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CNR: particolato atmosferico e rischi per la salute: conta anche la ‘qualità’

 Esempio di risultati per il potenziale ossidativo e le concentrazioni misurate
L'osservatorio Climatico-Ambientale di Isac-Cnr a Lecce
Un gruppo di ricerca dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Lecce ha pubblicato uno studio sui potenziali effetti dannosi causati a livello cellulare dal particolato atmosferico. 

Lo studio, condotto in collaborazione con l'Università del Salento, dimostra che il potenziale ossidativo dipende dalla composizione chimica del particolato più che dalla sua concentrazione. 


Che il particolato atmosferico – l'insieme di polveri o particelle solido-liquide sospese nell'aria - abbia effetti dannosi per la salute umana è cosa nota: per questo motivo, nella comunità scientifica internazionale, il potenziale ossidativo è sempre più studiato come indicatore di rischio.

Ora uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) di Lecce dimostra come il potenziale stress ossidativo vari a seconda della composizione chimico-fisica e delle sorgenti del particolato stesso: la tossicità per la salute umana dipenderebbe sensibilmente, quindi, dalla 'qualità' del particolato più che dalla sua concentrazione. Lo studio, condotto in collaborazione con l'Università del Salento, è pubblicato su Atmospheric Environment.

"È stato valutato mediante specifici test il potenziale ossidativo di tre tipologie raccolte presso l'Osservatorio climatico-ambientale Isac-Cnr di Lecce, provenienti da diverse sorgenti: campioni 'standard' in giornate di normali condizioni climatico-atmosferiche, campioni contenenti polveri trasportate dal Sahara e campioni ad alto contenuto di carbonio (derivante da traffico veicolare, combustioni industriali, di biomasse e/o incendi)", spiega Daniele Contini (Isac-Cnr), ricercatore che ha coordinato lo studio. 

"I risultati mostrano che questi ultimi, cioè i campioni ad alto contenuto di carbonio, hanno un potenziale ossidativo molto elevato, mentre durante gli eventi di trasporto di polveri africane si registrano grandi incrementi di concentrazione del particolato, ma il potenziale ossidativo rimane relativamente basso, simile a quello dei campioni standard".

La valutazione ha riguardato, in particolare, particelle con diametro inferiore a 2,5 micron (PM2.5) e a 10 micron (PM10), mediante un test ampiamente utilizzato a livello internazionale (DTT test o test di velocità di deplezione del ditiotreitolo, che analizza, nel tempo, la quantità di sostanze ossidanti presenti nei campioni). 

"L'obiettivo era approfondire i meccanismi della tossicità del particolato atmosferico nel tempo: il confronto ha dimostrato che le proprietà ossidative di campioni provenienti da diverse sorgenti sono molto diverse", prosegue Contini. 
 "Questo è un aspetto di cui si dovrebbe tenere conto negli studi epidemiologici: il potenziale ossidativo è, infatti, un indicatore quantitativo diretto, spesso ancora più significativo dell'incremento di concentrazione dovuto a una specifica sorgente. Ciò permetterebbe una migliore interpretazione dei dati di qualità dell'aria e dell'esposizione dei cittadini a sostanze potenzialmente dannose per la salute".  

I risultati sono stati ottenuti utilizzando la rete infrastrutturale realizzata nell'ambito del progetto PON I-Amica, che ha permesso di costruire a Lecce l'Osservatorio climatico-ambientale dedicato allo studio dei cambiamenti di composizione dell'atmosfera.


Roma, 19 giugno 2017

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La scheda
Chi: Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Lecce
Che cosa: potenziale stress ossidativo del particolato raccolto presso l'Osservatorio climatico-ambientale Isac-Cnr (Lecce). Articolo 'Influence of Saharan dust outbreaks and carbon content on oxidative potential of water-soluble fractions of PM2.5 and PM10', Daniela Chirizzi, Daniela Cesari, Maria Rachele Guascito, Adelaide Dinoi, Livia Giotta, Antonio Donateo, Daniele Contini, 'Atmospheric Environment' 163, pp. 1-8, 2017 http://dx.doi.org/10.1016/j.atmosenv.2017.05.021



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L'ATTIVITÀ FISICA MIGLIORA L'ALIMENTAZIONE E PREVIENE L'OBESITA'



CHI SI MUOVE POCO MANGIA PEGGIO E INGRASSA DI PIU'

Nuovo studio dell'Osservatorio nutrizionale Grana Padano rileva che la scarsa attività fisica induce scelte alimentari errate aumentando il rischio di obesità

 

(Desenzano del Garda, 19 giugno 2017) – Mangiare di più di quanto si consumi così come le diete sbilanciate in nutrienti sono una delle principali cause di sovrappeso e obesità. Un nuovo studio dell'Osservatorio nutrizionale Grana Padano (Ogp, vedi scheda di seguito) ha analizzato la relazione tra la quantità di attività fisica svolta e la qualità della dieta seguita, valutando le interviste a 5.500 adulti italiani, in età maggiore di diciotto anni.
 
Un primo risultato dello studio è che le persone che svolgono scarsa attività fisica consumano meno energia, mangiano meno frutta e verdura e bevono meno acqua, fattori indispensabili per non aumentare di peso. E coloro che non praticano alcuna attività, né moderata quotidiana né intensa settimanale, mangiano meno di 2 porzioni al giorno di frutta, verdura e bevono meno acqua. Inoltre, l'inserimento dell'attività fisica all'interno della propria quotidianità favorisce l'abitudine dell'organismo a seguire uno stile di vita più sano sotto ogni punto di vista, incluso quello alimentare.
 
L'indagine ha indagato le abitudini e l'intensità dell'attività fisica a vari livelli: moderata e quotidiana come il camminare, l'attività fisica intensa come la corsa, il nuoto, la palestra ed altro, il tempo dedicato e la frequenza settimanale. Di tutti gli intervistati è stato rilevato il peso e l'altezza e calcolato l'Indice di massa corporea (BMI) per classificarli in normopeso, sovrappeso (BMI>24.9 e <29.9) e obesi (BMI>29.9); l'attività lavorativa (classificata in sedentaria, in piedi, manuale e manuale pesante) e le ore quotidiane di attività domestica. Oltre all'attività fisica sono state raccolte le abitudini nutrizionali quotidiane riguardanti il consumo di frutta, verdura e acqua.
 
Dallo studio Ogp emerge che la sedentarietà quotidiana è già responsabile dell'aumento ponderale. Infatti, la media delle persone che svolgono un lavoro sedentario (56% del campione) è caratterizzata da un BMI di 27, mentre coloro che svolgono un lavoro manuale pesante hanno un BMI medio di 26. Risultato che potrebbe sembrare ovvio, ma che in realtà conferma che questo campione riesce ad avere un migliore bilancio energetico.
 
Le attività domestiche sono ancora un lavoro prevalentemente femminile, ma stare a casa, anche se si lavora intensamente (lavoro domestico 3-4 ore al giorno) non predispone ad avere un peso normale, perché ben il 43% del campione preso in esame trascorre un tempo superiore alle tre ore davanti alla televisione e il BMI correla positivamente, ovvero aumenta all'aumentare delle ore trascorse davanti allo schermo.
 
La ricerca Ogp conferma che la quantità di attività fisica, intesa come attività moderata svolta ogni giorno oltre a quella sul lavoro (camminare o andare in bicicletta), è correlata con il BMI. Infatti, chi non svolge nessun tipo d'attività, il 25% degli intervistati, è sovrappeso (BMI medio 29) mentre il BMI medio dei soggetti che camminano o pedalano per almeno 30 minuti al giorno è mediamente 26 e si avvicina di più agli standard di normalità. Solo il 10% del campione dichiara di camminare o andare in bicicletta più di un'ora al giorno. L'attività fisica più intensa ad esempio jogging, nuoto, palestra, o sport di squadra amatoriali, è svolta una o più volte a settimana solo dal 30% degli intervistati, mentre il 70% non fa nessun allenamento settimanale.
 
 
"Lo studio dell'Osservatorio è in accordo con un recente studio pubblicato dall'American Journal of Clinical Nutrition – ha dichiarato la dott.ssa Michela Barichella, Presidente di "Brain&Malnutrition Association" e membro del Comitato scientifico OGP - che mette in luce il legame tra l'attività fisica e la scelta di cibi considerati particolarmente sani. Praticare sport e avere una moderata attività è correlata con un indice di massa corporea normale e sembrerebbe favorire la scelta di cibi salutari aggiungendo altri benefici vantaggi a quelli che porta l'attività fisica continuativa".
 
 
I BENEFICI DELL'ATTIVITÀ FISICA:
  
  1. Il miglioramento dell'umore, poiché quando si pratica esercizio fisico il cervello rilascia endorfine, particolari ormoni con naturale funzione "antidepressiva" che donano una sensazione di serenità e relax;
  2. L'aumento della chiarezza e della lucidità psichica, liberando la mente dagli schemi ripetitivi dei pensieri di tutti i giorni;
  3. La riduzione dello stress e dell'ansia, modulando le alterazioni fisiologiche associate alla paura, come il battito cardiaco e la respirazione più rapidi;
  4. Il miglioramento dell'autostima, poiché praticare regolarmente attività fisica porta ad ottenere una sensazione di benessere anche dal punto di vista della fiducia in sé stessi e della propria autostima;
  5. L'aumento dell'energia, perché svolgere esercizio fisico aiuta l'organismo a trasportare ossigeno e nutrienti ai tessuti e stimola il sistema cardiovascolare a lavorare più efficacemente. Di conseguenza si otterranno più energie per svolgere i lavori giornalieri;
  6. Il miglioramento della qualità del sonno, in quanto l'attività fisica regolare facilita un più rapido e profondo addormentamento a patto che non sia praticata poco prima di andare a dormire. In questo caso si potrebbero avere in corpo troppe energie per addormentarsi;
  7. La riduzione del rischio di sviluppare patologie cardiovascolari e neurodegenerative, perché l'esercizio fisico giornaliero può diminuire la probabilità di incorrere in forme di demenza come l'Alzheimer o in un declino cognitivo anche in persone con più di ottant'anni;
  8. Infine fare sport è un modo per socializzare, infatti scegliere un'attività gradevole o curiosa favorisce la conoscenza di nuove persone. Si può, ad esempio, chiedere agli amici di iniziare insieme un nuovo sport, o sfruttare l'occasione dell'allenamento per stringere legami con altri sportivi. 

 
 
 
UN CONSIGLIO PER L'ESTATE:

  
Un secondo piatto a base di 50g di Grana Padano e due fette di melone di circa 200g rappresentano una scelta alimentare salutare e nutriente. I due alimenti insieme forniscono importanti quantità di sostanze nutritive, come le proteine ad alto valore biologico (16g), più del 50% del fabbisogno giornaliero di calcio di un adulto, vitamina A e C, oltre all'ottimo contenuto in potassio (726 mg), sodio (350mg) e magnesio (31 mg) che costituiscono un rimedio ideale contro la perdita di minerali dovuta alla sudorazione estiva. Con il Grana Padano si assumono anche buone quantità di antiossidanti come selenio, Zinco e vitamina A che, con l'enzima superossido dismutasi (SOD) presente nel melone, combattono l'ossidazione proteggendo le cellule dell'organismo. Una pietanza fresca, facilmente digeribile e consigliabile per tutti, specie per chi svolge attività fisica e sport.
 
 
SCHEDA INFORMATIVA SULL'OSSERVATORIO GRANA PADANO


L'Osservatorio Grana Padano nasce nel 2004 grazie all'impegno del Consorzio Tutela Grana Padano in collaborazione con FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e SIMG (Società Italiana di Medicina Generale). Dall'inizio del 2005 sta fotografando gli stili alimentari della popolazione italiana con appositi questionari somministrati da Medici e Pediatri di libera scelta ai loro assistiti, ai quali nel 2007 si sono aggiunti Dietisti e altri Medici Specialisti. Dal 2015 un'equipe di Dietisti residenti in tutte le regioni d'Italia affiancano i medici del territorio offrendo nei loro ambulatori il servizio di anamnesi alimentare e sugli stili di vita, utilizzando il nuovo software online. I dati raccolti con le anamnesi, oltre che informare l'assistito, sono elaborati per dare informazioni di carattere osservazionale-epidemiologico che periodicamente sono diffusi alla società civile.
 
STATO DELL'ARTE
Ha coinvolto 1.451 Medici di Medicina Generale, 673 Pediatri, 372 Dietisti che hanno somministrato 30.493 anamnesi alimentari (interviste) di cui 14.347 in età pediatrica e 16.146 adulti.
 
OBIETTIVI
Educare l'intervistato ad una corretta alimentazione e suggerire uno stile di vita quale prevenzione primaria, secondo quanto identificato dal programma "Guadagnare Salute" del Ministero della Salute.
Ottenere una stima qualitativa dell'assunzione di nutrienti e delle abitudini quali fumo e attività fisica.
Fornire al medico un pratico strumento operativo per somministrare l'anamnesi nutrizionale.
Identificare i principali errori nutrizionali e di stile di vita degli italiani e diffondere la cultura della good practice.
 
METODOLOGIA
Ogni medico, pediatra, dietista e operatore sanitario, effettua l'anamnesi in un'area riservata online dove risiede il software. L'anamnesi è somministrata solo a soggetti che non soffrono d'importanti patologie ed è effettuata come una ricerca osservazionale (il medico intervista il suo assistito, o il genitore nel caso di minori) l'intervista è guidata da un questionario elettronico che raccoglie: età, sesso, peso e altezza per calcolare il BMI, la circonferenza addominale, lo svolgimento di attività fisica, il tempo trascorso in attività sedentarie (guardare la TV, utilizzare il PC, fare giochi elettronici) e l'abitudine al fumo.
La parte alimentare valuta la frequenza di assunzione settimanale o mensile dei più importanti e diffusi alimenti consumati in Italia, i dati dichiarati vengono elaborati dal software che calcola il contenuto in macronutrienti e micronutrienti e di conseguenza quanti se ne sono assunti con la dieta abituale. Il software elabora e somma i nutrienti assunti e li paragona al fabbisogno giornaliero di ogni individuo, distinto per età e sesso, per valutarne lo scostamento rispetto ai valori standard. Le eccedenze e deficienze di nutrienti significative vengono evidenziate per correggere l'errore nutrizionale emerso dall'anamnesi. Gli scostamenti dei nutrienti vengono poi riclassificati in cibi da assumere più o meno frequentemente. Oltre a ciò il software permette, solo al medico, di suggerire comportamenti personalizzati in base al quadro clinico del soggetto e produce un documento che può essere consegnato agli intervistati.
 
COMITATO SCIENTIFICO OGP
Proff.ssa Michela Barichella: Medico specializzato in scienza dell'alimentazione, Presidente di Brain and Malnutrition Association, Prof.ssa ac. Università degli Studi di Milano.
Prof. Claudio Maffeis: Medico Pediatra, esperto di nutrizione e obesità infantile, Docente di metabolismo e nutrizione in età evolutiva dell'Università di Verona, Direttore della UOS nutrizione clinica e obesità dell'Ospedale Borgo Roma, Verona.
Prof. Sergio Coccheri: Medico specializzato in cardiologia e angiologia Ordinario di Malattie cardiovascolari dell'Università di Bologna.
Prof. Davide Festi: Medico specializzato in gastroenterologia, Ordinario di Gastroenterologia, Direttore della Scuola di specializzazione e Preside del corso di laurea in dietetica dell'Università di Bologna.
Prof. Alessandro Lubisco: statistico, Docente di scienze statistiche dell'Università di Bologna).



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