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sabato 27 febbraio 2016

I Doors to Baloon e il baritono Daniel Giulianini per VIVA (Forlì, 18 marzo)


Daniel Giulianini


Medicina, musica e solidarietà sono alla base del progetto artistico dei Doors to Balloon (D2B), un gruppo di medici cardiologi che si esibiscono in spettacoli i cui proventi sono finalizzati a progetti concreti di aiuto: l'associazione Heart & Music for Life che hanno costituito infatti ha già realizzato alcuni progetti di acquisto e donazione di materiale sanitario per alcuni ospedali in Africa ed attualmente è impegnata in una campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione della morte improvvisa.

E' proprio su questo importante tema che è finalizzato lo spettacolo organizzato per venerdì 18 marzo con inizio alle ore 21, presso la Taverna Verde a Forlì, in collaborazione con l'associazione VIVA di Forlì che opera attivamente sul territorio cittadino per la realizzazione di una rete di defibrillatori semiautomatici e l'addestramento degli utilizzatori. Nel corso della serata verranno infatti donati due defibrillatori che saranno poi Medicina, musica e solidarietà sono alla base del progetto artistico dei Doors to Balloon (D2B), un gruppo di medici cardiologi che si esibiscono in spettacoli i cui proventi sono finalizzati a progetti concreti di aiuto: l'associazione Heart & Music for Life che hanno costituito infatti ha già realizzato alcuni progetti di acquisto e donazione di materiale sanitario per alcuni ospedali in Africa ed attualmente è impegnata in una campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione della morte improvvisa.

E' proprio su questo importante tema che è finalizzato lo spettacolo organizzato per venerdì 18 marzo con inizio alle ore 21, presso la Taverna Verde a Forlì, in collaborazione con l'associazione VIVA di Forlì che opera attivamente sul territorio cittadino per la realizzazione di una rete di defibrillatori semiautomatici e l'addestramento degli utilizzatori. Nel corso della serata verranno infatti donati due defibrillatori che saranno poi posizionati e gestiti da VIVA presso una associazione di volontariato (Raggio di Sole) che lavora con l'ippoterapia su soggetti disabili ed una scuola elementare cittadina "Rodari".

"L'idea è nata parlando con Francesco Landi, medico rianimatore dell'ospedale Morgagni di Forlì, che da qualche anno lavora attivamente su questo importante progetto cittadino", a parlare è il Fabio Tarantino, cardiologo, responsabile dell'Unità Semplice di Emodinamica dell'ospedale Morgagni, componente della band musicale D2B e fondatore della associazione H&M4L. "Il tema della sensibilizzazione della società civile sulla morte improvvisa è molto importante, si possono salvare delle vite umane con l'uso tempestivo del defibrillatore e molto spesso questi pazienti vengono poi trattati da noi cardiologi interventisti mediante l'angioplastica coronarica perché colpiti da infarto".

Tutti i proventi ricavati dallo spettacolo musicale alla Taverna Verde verranno interamente devoluti all'acquisto di due defibrillatori che contribuiranno a rendere, con l'aiuto dei medici e degli operatori sanitari del progetto VIVA, più sicura un altro pezzetto della nostra città. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare!

Daniel Giulianini, classe 1987, inizia i suoi studi di musica al conservatorio Bruno Maderna di Cesena diplomandosi a pieni voti, si trasferisce quindi a Bologna dove frequenta la Scuola dell'Opera del Teatro Comunale, specializzandosi sotto la guida del maestro Carlo Meliciani e successivamente con Franco Fussi. Daniel Giulianini si è distinto in importanti concorsi lirici quali il concorso Etta Limiti e il premio del pubblico al concorso As.Li.Co 2015.

Debutta molto giovane nella stagione 2009/2010 prima come Morales nella Carmen in scena a Lugo e successivamente come Haly nell'Italiana in Algeri al Municipale di Piacenza. Seguono importanti appuntamenti tra cui ricordiamo La Traviata e concerti lirici ad Abu Dhabi; Monterone nel Rigoletto con la regia di Cristina Mazzavillani Muti al Ravenna Festival e poi in tournée a Piacenza , Dubai, Bharein; debutta come Dulcamara nell'Elisir d'amore nella produzione curata da Leo Nucci a Piacenza e in scena anche Teatro Alighieri di Ravenna ed ha interpretato Schaunard nella Bohème a Ravenna e Vilnius E' stato quindi impegnato in una serie di concerti con lo Young Singer Program di Salisburgo a Mosca e a Como oltre che in un concerto di Gala al Teatro Regio di Parma.

Nei prossimi mesi sarà impegnato nella Bohème a Piacenza, Savona e Lucca; sarà Figaro ne Le Nozze di Figaro a Spoleto; Commendatore in Don Giovanni a San Sebasti

L’UNIONE ITALIANA PER L’OLIO DI PALMA SOSTENIBILE LANCIA LA SUA PRIMA CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE, PER RACCONTARE AL GRANDE PUBBLICO COS’È L’OLIO DI PALMA SOSTENIBILE

Roma 27/02/2016 - Per promuovere la cultura della sostenibilità dell'olio di palma e fornire maggiori informazioni su uno dei più discussi ingredienti degli ultimi anni, la neo nata Unione Italiana per l'Olio di Palma Sostenibile, sigla il suo impegno con un primo importante passo: una campagna di comunicazione istituzionale per raccontare agli italiani cos'è l'olio di palma sostenibile. La campagna è stata pianificata, a partire dal 28 febbraio e per tre settimane su tv, quotidiani, periodici e testate online.

"Recentemente si è parlato tanto dell'olio di palma, affrontando il tema dal punto di vista dell'ambiente e della salute, ma l'argomento è stato spesso generalizzato lasciando spazio a luoghi comuni e banalizzazioni che non trovano riscontro quando si vanno ad approfondire i temi con informazioni e dati. Con questa campagna vogliamo far arrivare un messaggio semplice e rassicurante ai consumatori italiani, raccontando questo ingrediente per quello che è: un olio vegetale di origine naturale, conosciuto e utilizzato da cinquemila anni, ricavato dalla spremitura della sola polpa del frutto della palma da olio, che non presenta rischi per la salute in una dieta bilanciata e che, se prodotto in modo sostenibile, aiuta a rispettare la natura e le comunità locali" spiega Giuseppe Allocca, Presidente dell'Unione Italiana per l'Olio di Palma Sostenibile. 

"In linea con quanto accaduto in altri Paesi dell'Unione Europea (Francia, Belgio, Olanda, Germania, Svezia), l'Unione intende diventare in Italia un punto di riferimento per i consumatori, i media e le istituzioni che desiderano maggiori informazioni sul tema, con l'obiettivo di portare l'attenzione del dibattito sull'importanza della sostenibilità di questo ingrediente, intesa sia in termini di sicurezza nutrizionale che di impatto sociale e ambientale. Questa campagna di comunicazione vuole presentare dunque l'Unione al grande pubblico e spiegare in 30 secondi alcune semplici caratteristiche dell'olio di palma sostenibile."

Dal 28 febbraio e per le successive tre settimane (la prima a partire sarà la pianificazione tv, per essere seguita poi da quella stampa e infine da quella digital), lo spot e la pagina stampa istituzionale rimanderanno coloro che volessero avere maggiori informazioni, al sito ufficiale dell'Unione Italiana per l'Olio di Palma Sostenibile (www.oliodipalmasostenibile.it). Il sito, grazie a infografiche, immagini e ricerche scientifiche, racconta la provenienza dell'olio vegetale più prodotto al mondo (circa 62 milioni di tonnellate nel 2015 che rappresentano il 35% del mercato degli oli vegetali a livello mondiale) e i motivi del successo di questo ingrediente.

Coltivato in 43 Paesi nel mondo, l'olio di palma è un ingrediente di origine naturale che si ottiene per spremitura della polpa del frutto della palma. Così naturale che una frazione specifica dell'olio di palma, l'acido palmitico, è anche l'acido grasso che maggiormente e naturalmente si trova nel latte materno (circa il 25% degli acidi grassi). In Europa, l'olio di palma è utilizzato dall'industria alimentare per il 45% e da quelle energetica, farmaceutica, mangimistica e cosmetica per il restante 55%.

Quando si parla di olio di palma sostenibile si fa riferimento all'olio prodotto nel rispetto dell'ecosistema e delle popolazioni locali. Ma è possibile produrlo con queste garanzie? La risposta è sì. Nel perseguimento di questo obiettivo, l'Unione Italiana per l'Olio di Palma Sostenibile, in coordinamento con le varie piattaforme ed organizzazioni nazionali ed internazionali coinvolte nella filiera (in particolare con l'European Palm Oil Alliance - EPOA), promuove l'utilizzo di olio di palma sostenibile affinché sempre nuovi attori della filiera si impegnino a tutelare le foreste, la biodiversità e le comunità locali e a diffondere una cultura di rispetto dell'ambiente, sempre più necessaria.


L'OLIO DI PALMA IN NUMERI

UN INGREDIENTE DI ORIGINE NATURALE E SOSTENIBILE

Non tutti sanno che la palma da olio cresce nelle regioni intorno all'equatore, in luoghi fertili e altamente piovosi, e ha poche esigenze in termini di utilizzo di acqua e fertilizzanti. Indonesia e Malesia sono i principali produttori di questo olio (circa l'86% della produzione mondiale proviene dai due Paesi, il restante è prodotto da alcune realtà dell'Africa e del Sud America), dove questa coltura assicura lavoro e sussistenza economica a milioni di persone. La crescita dei volumi produttivi di questo olio vegetale ha certamente avuto un forte impatto sugli ecosistemi locali. È per questo motivo che nel 2004 è nata RSPO, la Tavola Rotonda per l'olio di palma sostenibile, formata da alcune aziende e ONG che hanno unito le proprie forze per creare il primo standard di sostenibilità per la certificazione della produzione e dell'utilizzo di olio di palma sostenibile.

In termini di sostenibilità, la palma da olio è sicuramente la più virtuosa: ha una resa media di 3,47 tonnellate per ettaro ... 5 volte più della colza (0,65 t/ettaro), 6 volte più del girasole (0,58 t/ettaro) e addirittura 9 volte più della soia (0,37 t/ettaro) e 11 (0,32 t/ettaro) rispetto all'olio di oliva. Proiettando questi numeri rispetto alle esigenze future – che sono stimate tra un minimo di 30 (Nazioni Unite, Oil World 2010) e un massimo di 70 ("The Malaysian Palm Oil Sector-Overview, June 2012) milioni di tonnellate di oli vegetali in più – si profila un percorso quasi obbligato a favore dell'olio di palma, proprio per questo il tema della sostenibilità resta centrale.



ALIMENTAZIONE: OLIO DI PALMA NON HA EFFETTI NEGATIVI SULLA SALUTE IN UNA DIETA EQUILIBRATA

Nel 2014, l'Italia ha importato circa 1.600.000 tonnellate di olio di palma (Fonte Coeweb ISTAT): il 21% viene impiegato dall'industria alimentare, mentre il rimanente 79% viene usato dal settore bioenergetico, mangimistico, chimico, cosmetico e farmaceutico. Un dato in controtendenza rispetto a quanto accade nel resto d'Europa …

Sul fronte alimentare, l'impiego dell'olio di palma ha permesso, negli anni, di eliminare i grassi vegetali idrogenati e riveste quindi un ruolo centrale nella riduzione del contenuto di acidi grassi TRANS nei prodotti alimentari. L'industria alimentare lo sceglie per alcune caratteristiche che questo ingrediente può garantire: la capacità di conferire ai prodotti la necessaria "croccantezza" o cremosità; il suo avere sapore e fragranza neutri che non influenzano le caratteristiche degli altri ingredienti; soprattutto la sua resistenza a temperature elevate e all'ossidazione lo rende più adatto di altri oli e grassi ad essere utilizzato in alimenti cotti ad alta temperatura. La sua elevata stabilità garantisce una maggiore conservabilità degli alimenti, consentendo quindi anche di ridurre gli sprechi.

L'olio del frutto di palma contiene circa il 49% di acidi grassi saturi, non contiene colesterolo come tutti gli altri oli vegetali. Sono in pochi a sapere che l'acido palmitico è uno dei componenti del latte materno: ecco perché si può affermare che l'olio di palma non ha alcuna caratteristica che lo possa rendere meno raccomandabile di un qualunque altro alimento o ingrediente che apporta grassi saturi alla dieta. Naturalmente il consiglio è quello di seguire una dieta bilanciata e limitare il consumo di grassi saturi in generale. Infatti, non esistono controindicazioni al consumo di olio di palma, anche perché il suo apporto rispetto al totale degli acidi grassi assunti nella dieta degli italiani è molto contenuto: la maggior parte degli acidi grassi saturi che assumiamo viene introdotto da alimenti per lo più di origine animale che non contengono olio di palma e dal consumo di altri oli e grassi.







Immagini












Settori che in Italia usano il palma











Resa per ettaro degli oli vegetali











Produzione mondiale di oli vegetali










Allegati




Nasce l'Unione Italiana per l'Olio di Palma Sostenibile






Links




www.oliodipalmasostenibile.it/






























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Usa: ministro Lorenzin visita in New Jersey centro di ricerca


Il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha visitato ieri il centro di ricerca della Bristol-Meyer Squibb di Princeton, New Jersey. Ad accoglierla, sono stati il presidente Lamberto Andreotti, il Ceo Giovanni Caforio e il capo della ricerca Francis Cuss. Al centro dell'incontro, gli sviluppi di ricerca farmacologica in campo oncologico, le nuove tecnologie biomediche, e le sfide a livello globale  per l'accessibilità e la sostenibilità dei farmaci innovativi. Il ministro Lorenzin si trova adesso a Washington dove sta svolgendo l'intervento al GHSI (Global Health Security Iniziative), presso lo United Stated Istitute of Peace, per affrontare il tema delle emergenze mondiali di sanità pubblica.



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giovedì 25 febbraio 2016

Novità per l’eradicazione dell’Helicobacter pylori: è ora disponibile in Italia una capsula a tripla combinazione fissa (bismuto subcitrato potassio, metronidazolo e tetraciclina).

In Italia l’infezione da H. pylori ha una prevalenza stimata tra il 30 e il 50% della popolazione adulta.  

Nel mondo, la World Health Organization stima che il 78% di tutti i casi di tumore gastrico sono attribuibili a questa infezione. 

 
Novità terapeutiche dal 22° Congresso Nazionale delle Malattie Digestive.

 
Roma, 25 febbraio 2016 – Allergan plc (NYSE:AGN), società farmaceutica presente a livello mondiale, ha annunciato oggi che la terapia a base di bismuto subcitrato potassio, metronidazolo e tetraciclina, è ora disponibile in Italia, in associazione con l'omeprazolo, per l'eradicazione dell'Helicobacter pylori (H. pylori).  L’annuncio in occasione del 22° Congresso Nazionale delle Malattie Digestive (FISMAD, AIGO, SIED, SIGE) in corso a Napoli.

La terapia a base di bismuto subcitrato potassio, metronidazolo e tetraciclina, in combinazione con l’omeprazolo, è indicata per l’eradicazione dell’H. pylori e la prevenzione delle recidive di ulcera peptica in pazienti con ulcere da H. pylori attive o pregresse4 e disponibile in Italia come da approvazione AIFA.

H. pylori è un batterio a forma di spirale che vive nello stomaco e nel duodeno.  Circa due terzi della popolazione mondiale sono portatori del batterio, anche se l’infezione di solito non provoca una patologia. “Si tratta di un’infezione ancora molto frequente che nel nostro Paese ha una prevalenza di almeno il 30% con picchi anche del 50% in alcune aree” – afferma il Prof. Rocco Maurizio Zagari, Professore Associato di Gastroenterologia, Università di Bologna – “L’ H. pylori può causare sintomi dispeptici, come mal di stomaco e cattiva digestione, e nei pazienti giovani che presentano tali sintomi diventa fondamentale la ricerca di questo batterio nello stomaco attraverso test non invasivi, come sottolineato dalle recenti linee guida italiane”.

L’H. pylori è associato alle malattie dello stomaco e dell’intestino tenue . L’infezione da H. pylori può provocare, infatti, gastrite, ulcere peptiche e causare un aumento del rischio di sviluppare un tumore gastrico e il linfoma MALT (tessuto linfoide associato alle mucose).  La World Health Organization stima che il 78% di tutti i casi di tumore gastrico sono attribuibili all’infezione cronica da H. pylori.   “Non bisogna dimenticare che l’infezione da H. pylori rappresenta un fattore di rischio certo per lo sviluppo del tumore gastrico e che, pertanto, la sua presenza va ricercata anche in pazienti asintomatici che dovessero presentare altri fattori di rischio o familiarità – prosegue il Prof. Zagari – Si tratta di una maggiore probabilità di sviluppare il tumore che per fortuna in Italia è ancora contenuta. Certamente, l’eradicazione del batterio permetterebbe di ridurre significativamente questo rischio”.

La novità terapeutica è una capsula a tripla combinazione fissa che contiene tre sostanze: bismuto subcitrato potassio, metronidazolo e tetraciclina cloridrato che viene assunta in associazione con omeprazolo, prendendo il nome di quadruplice terapia contenente bismuto.  Questa terapia a base di bismuto è stata raccomandata dalle linee guida internazionali per il trattamento dell’infezione da H. pylori nelle zone ad alta e bassa resistenza alla claritromicina ,  e dalle recenti linee guida italiane anche in prima linea nel trattamento dell’Helicobacter Pylori.

“Questa nuova formulazione fa sì che sia di nuovo disponibile in Italia la cosiddetta quadruplice terapia basata sul bismuto, la terapia più efficace nel trattamento sia di prima linea sia in pazienti che non hanno risposto al primo trattamento con altre terapie” – afferma il Prof. Franco Bazzoli, Ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Bologna – “Inoltre, la nuova combinazione ha il vantaggio di una somministrazione molto più pratica, grazie al fatto che i tre farmaci sono contenuti in una singola capsula. Una caratteristica fondamentale per il paziente, poiché si riflette in maggiore semplicità di assunzione e quindi in una migliore aderenza al trattamento. La nuova formulazione, in combinazione con omeprazolo – conclude Bazzoli – si è già dimostrata altamente efficace nell’eradicazione dell’H. pylori”.

Il trattamento dell’H. pylori può consistere in una terapia della durata da sette a quattordici giorni  con una combinazione di antibiotici in associazione con un inibitore della pompa protonica (PPI) o con antagonisti dell’istamina (H2).  Gli inibitori della pompa protonica e gli antagonisti dell’istamina servono a migliorare i sintomi dell’ulcera e a curare l’infiammazione della mucosa gastrica.   Tuttavia, le percentuali di eradicazione sono diminuite fino a livelli così bassi che non sono accettabili, soprattutto per lo sviluppo della resistenza alla claritromicina.  Gli studi pubblicati tra il 2006 e il 2011 hanno dimostrato che le percentuali di eradicazione dell’H. pylori con trattamenti a base di claritromicina sono diminuite da circa il 79% al 61%*.

L’utilizzo della nuova formulazione terapeutica a base di bismuto, in combinazione con l’omeprazolo, come trattamento per l’eradicazione dell’H. pylori si basa su uno studio clinico, che ha dimostrato che un trattamento di dieci giorni con bismuto subcitrato potassio, metronidazolo e tetraciclina, più omeprazolo è più efficace di un trattamento di sette giorni con la terapia standard omeprazolo, amoxicillina e claritromicina (OAC) per eradicare il batterio.  
•        Lo studio ha dimostrato in primo luogo che bismuto subcitrato potassio, metronidazolo e tetraciclina, più omeprazolo era equivalente a OAC nell’eradicazione dell’H. pylori nella maggior parte dei pazienti che aderivano perfettamente alle istruzioni dello studio.  La nuova formulazione a base di bismuto, più omeprazolo, ha mostrato una percentuale di eradicazione del 93%* in confronto a OAC che presentava una percentuale di eradicazione del 70%†.
•        Lo studio ha poi evidenziato che bismuto subcitrato potassio, metronidazolo e tetraciclina, più omeprazolo, era più efficace di OAC per eradicare l’H. pylori in tutti i pazienti che sono stati assegnati random al trattamento. La nuova formulazione a base di bismuto, più omeprazolo, ha mostrato una percentuale di eradicazione dell’80%* in confronto a OAC che faceva riscontrare una percentuale di eradicazione del 55% dei pazienti†.18

“Questa è una buona notizia per i pazienti affetti dall’infezione da H. pylori - ha affermato Nicola Di Menna, Amministratore Delegato, Allergan SpA - E’ importante che i medici abbiano a disposizione uno trattamento per agire rapidamente e fornire le cure necessarie a questi pazienti. Allergan vuole stabilire una collaborazione a lungo termine con gli specialisti del settore, con l’obiettivo di migliorare sia la qualità delle cure ai pazienti che la pratica clinica.”

Cnr: individuato il gene responsabile del tumore a cellule giganti

 
Lo studio sulla malattia ossea di Paget con degenerazione neoplastica è stato condotto dai ricercatori dell’Igb-Cnr di Napoli e finanziato da Telethon e Airc. Sarà possibile identificare i pazienti affetti da questa grave forma e indirizzarli verso un trattamento farmacologico che arresti la crescita del tumore. I risultati sono pubblicati su American Journal of Human Genetics

I ricercatori dell’Istituto di genetica e biofisica del Consiglio nazionale delle ricerche (Igb-Cnr) di Napoli hanno identificato il gene ZNF687 come responsabile della malattia ossea di Paget associata alla degenerazione neoplastica (tumore a cellule giganti). La ricerca è stata finanziata dalla Fondazione Telethon e dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) ed è pubblicata sulla rivista American Journal of Human Genetics. Il tumore a cellule giganti associato alla malattia ossea di Paget è un disordine genetico che colpisce il sistema scheletrico, che secondo i ricercatori ha avuto origine in Campania. 

“La dolorosa deformità dei segmenti interessati è dovuta ad una crescita anomala delle ossa, che diventano più grandi e più deboli, e quindi maggiormente soggette a fratture”, spiega Fernando Gianfrancesco, ricercatore dell’Igb-Cnr che ha coordinato lo studio. “Per l’1% della popolazione affetta, la patologia può essere complicata dallo sviluppo del tumore a cellule giganti delle ossa pagetiche colpite, che provoca un notevole abbassamento dell’aspettativa di vita. Il 50-80% dei decessi di tali pazienti avviene nei successivi 5-10 anni dalla diagnosi”, spiega la ricercatrice Giuseppina Divisato dell’Igb-Cnr che ha condotto gli esperimenti.

Per giungere all’identificazione di ZNF687 i ricercatori hanno impiegato tecnologie di sequenziamento di nuova generazione. “Questo gene è responsabile della variante della malattia che determina la degenerazione neoplastica delle ossa colpite”, continua Gianfrancesco. “Abbiamo dimostrato che le cause di questa patologia sono esclusivamente genetiche. Infatti, tutti i pazienti affetti presentano la stessa alterazione, che probabilmente si è generata in Campania e negli anni si è consolidata diffondendosi attraverso le generazioni nelle popolazioni limitrofe (effetto fondatore)”.

Quest’ultimo elemento della ricerca risolverebbe la questione relativa all’attribuzione di fattori genetici e/o ambientali nello sviluppo della patologia. “Tra tutti i casi presenti nella letteratura scientifica, oltre il 50% dei pazienti proveniva da tale regione e nello specifico da Avellino”, prosegue il ricercatore dell’Igb-Cnr, “ma lo studio in merito alla degenerazione neoplastica della malattia ossea di Paget ha escluso cause ambientali associate allo sviluppo dei tumori a livello locale. Evidenza ulteriormente supportata dall’analisi del gene ZNF687 condotta su pazienti americani di origine italiana, discendenti da immigrati e provenienti dalla zona dell’avellinese”. 

Rilevante anche il valore diagnostico e predittivo della ricerca: “Attraverso i risultati dello studio ora è possibile identificare i pazienti pagetici predisposti allo sviluppo del tumore a cellule giganti, indirizzandoli verso un trattamento farmacologico che ne arresti la crescita”, conclude Gianfrancesco.

Roma, 25 febbraio 2016

Convegno tecnologie a sostegno dell'autismo promosso da Fondazione TELECOM Italia

Tecnologie E RICERCA a sostegno delle persone AUTISTICHE: LE ULTIME NOVITA’ PRESENTATE IN UN CONVEGNO A ROMA DA ASSOCIAZIONE UNA BRECCIA NEL MURO E FONDAZIONE TELECOM ITALIA

Nel corso del convegno “Tecnologie a sostegno delle persone con disturbi dello spettro autistico” verranno illustrati i progetti realizzati da Fondazione Telecom Italia insieme all’Associazione “Una breccia nel muro” e all’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “A. Faedo” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISTI-CNR)


Roma, 25 febbraio 2016 - Fondazione Telecom Italia e Associazione “Una breccia nel muro” hanno presentato oggi a Roma nel corso del convegno “Tecnologie a sostegno delle persone con disturbi dello spettro autistico” le novità tecnologiche sviluppate per il trattamento dei disturbi autistici.

L’iniziativa è stata un’occasione per ricercatori, operatori e famiglie per confrontarsi sull’importanza degli strumenti digitali - dispositivi per la diagnosi precoce, piattaforme di raccolta dati, comunicatori simbolici, giochi, applicazioni, robot, facilitatori dell’interazione - nell’affrontare il disagio, valutando la portata effettiva delle tecnologie e comprenderne le potenzialità a sostegno del loro impegno quotidiano.

Ai lavori tenuti presso l’Opera don Calabria hanno partecipato, tra gli altri, Alberto Zuliani, Presidente “Una breccia nel muro”, Marcella Logli, Direttore Generale Fondazione Telecom Italia, Francesco Bevere, Direttore Generale Agenas, Stefano Vicari, Responsabile UOC di Neuropsichiatra Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Francesca Pardini, Signals and Images Laboratory dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISTI-CNR).

Nel corso del convegno sono stati illustrati due progetti innovativi Tecnologia fa Breccia dell’Associazione “Una breccia nel muro” e SiDOREMI di ISTI-CNR, realizzati entrambi con Fondazione Telecom Italia.

In particolare, Tecnologia fa Breccia ha l’obiettivo di facilitare e far crescere la comunicazione tra le famiglie di bambini affetti da autismo, i terapisti e i supervisori, come pure aumentare nei bambini autistici la motivazione e facilità verso l’apprendimento di alcune abilità tipicamente deficitarie nella sindrome (comunicazione, interazione sociale, sfera di interessi). Tali obiettivi sono raggiunti con la realizzazione di una piattaforma tecnologica (“Breccia Health”), che consente ai genitori di inviare in tempo reale ad un centro di supervisione i dati relativi allo sviluppo del bambino autistico in ambiente naturale, e con l’introduzione di un set di applicazioni (“Breccia App”, con giochi che stimolano l’interazione) ad integrazione del lavoro svolto quotidianamente.

SiDOREMI (Sistema Domiciliare di Rieducazione Espressiva del Movimento e dell'Interazione) ha lo scopo invece di raccogliere ed elaborare dati ed informazioni a fini diagnostici e di fornire consulenza audiovisiva a distanza ai genitori dei soggetti con sindrome autistica. Ciò viene raggiunto con un dispositivo informatico a tecnologia cloud che, attraverso il controllo gestuale di suoni, musica e grafica generati dai bambini affetti da disturbo autistico, stimola ed enfatizza negli stessi l’interazione con il mondo circostante

Con questi progetti, Fondazione Telecom Italia conferma il proprio impegno a fianco del volontariato, della ricerca e delle famiglie nel campo del sociale, intendendo promuovere non soltanto un miglior utilizzo delle nuove tecnologie, ma anche una buona capacità di gestione per aiutare sempre più a “fare bene il bene".

La Senologia di Forlì compie dieci anni e festeggia con le donne (Forlì, 8 marzo)


L'Unità Operativa di Senologia di Forlì, diretta dal dottor Secondo Folli, compie dieci anni e  festeggia con autorità, operatori e volontari, l'8 marzo alle 18, in Sala Pieratelli, presso l'Ospedale di Forlì
 
La Senologia di Forlì compie 10 anni
Martedì, 8 marzo 2016 ore 18
Sala Pieratelli, Ospedale di Forlì 



Interverranno:
· Davide Drei, Sindaco di Forlì
· Paolo Zoffoli, Presidente della Commissione Sanità R.E.R.
· Marcello Tonini, Direttore Generale Ausl Romagna
· Dino Amadori, Direttore scientifico IRCCS/IRST Meldola
· Secondo Folli, Direttore U.O. di Senologia di Forlì


Saranno presenti :
Paolo Masperi, Direttore del Presidio Ospedaliero di Forlì
Fabio Falcini, Direttore U.O. di Prevenzione Oncologica Forlì
Silvia Mambelli, Direttore Servizio Infermieristico Ausl Romagna
Michele Gaudio, Presidente Ordine dei Medici - Chirurghi (FC)
Gatta Franco, Presidente IPASVI Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (L.I.L.T.)
Volontarie I.O.R Gruppo I.D.A.

MAGNOSOL, integratore di magnesio e potassio, reintegra questi sali minerali persi con la sudorazione

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logo magnosol

SUDORAZIONE: ATTENZIONE AI SALI MINERALI!


Quando scatta l'allarme forma fisica, il primo pensiero è quello di iscriversi in palestra, ma attenzione alla perdita dei sali minerali durante l’attività.

immagine-magnosolManca ancora molto all'estate, ma non tantissimo. Se si vuole raggiungere un'eccellente forma fisica è meglio giocare d'anticipo e tornare a sudare in palestra!

Si sa, la fatica costa sudore...e per fortuna! Il sudore infatti è necessario per mantenere la temperatura corporea entro i limiti, ma è altrettanto vero che con il sudore si perdono molti sali minerali, fra i quali magnesio e potassio.

Gli sportivi professionisti conoscono bene questo processo fisiologico ed è per questo che nella loro borsa della palestra non manca mai una bottiglia d’acqua. Bere durante l’attività fisica è fondamentale perché ci aiuta a reintegrare i minerali persi, un compito che svolgono molto bene le acque ad alto residuo secco.

In caso di intensa sudorazione e sforzo fisico i livelli di magnesio e potassio nel sangue possono diminuire drasticamente, con sintomi come affaticamento o crampi muscolari: per questo a volte si rende necessario fare rifornimento di sali minerali... Meda Pharma ha ideato per gli sportivi "Magnosol", integratore di magnesio e potassio: il magnesio è un minerale che contribuisce al normale metabolismo energetico, mentre il potassio è un minerale che contribuisce alla normale funzione muscolare.

Lo sport è un ottimo modo per ritrovare la perfetta forma fisica e mentale e allenarsi con consapevolezza e una ricarica di energia a portata di mano, fa sì che la fatica diventi più leggera e sopportabile!

Salute: dalle piante una biofabbrica per futuri vaccini

La notizia sul nuovo numero del periodico ENEAinform@
Nuove prospettive in biomedicina: nei laboratori del Centro di ricerche ENEA della Casaccia dalla pianta del tabacco sono state prodotte molecole che potrebbero essere utili per sviluppare in tempi brevi vaccini sicuri ed economici e nuovi strumenti diagnostici per fronteggiare eventuali nuove emergenze sanitarie. 

Le applicazioni partono dalla SARS, la sindrome respiratoria acuta grave divenuta vera e propria emergenza mondiale nel 2003, che seppur contenuta all’epoca presenta ancora oggi un elevato rischio di nuovi episodi, in quanto non è ancora disponibile un vaccino, nonostante gli sforzi a livello globale.

Il percorso avviato da ENEA consiste in una vera e propria “fabbrica di molecole” dal grande potenziale: grazie allo studio, condotto  in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e il Prince of Wales Hospital di Hong Kong, sono state prodotte in pianta alcune molecole del virus che causa la SARS. 
Questo approccio, tuttavia, può essere esteso ‘in generale’ anche ad altri agenti infettivi con possibile uso bioterroristico o con potenziale pandemico, come ad esempio l’epidemia da virus Zika, esplosa di recente in America Latina, che rappresenta una delle grandi emergenze sanitarie degli ultimi anni.

Utilizzando le piante come bioreattori – in questo caso una specie di tabacco considerata un modello per la molecular farming lo studio ha permesso di produrre, in particolare, una molecola del virus che è stata riconosciuta dagli anticorpi di persone che avevano contratto la SARS nel 2003, aprendo quindi la strada allo sviluppo di test diagnostici rapidi ed economici, ma anche di strumenti innovativi per la protezione e la cura degli individui affetti da queste patologie. 
I vaccini ottenuti da piante, infatti, sono la nuova frontiera nel campo della prevenzione di epidemie e pandemie: veloci da ottenere (anche solo due settimane), sicuri e poco costosi. 

Lo studio è il risultato della collaborazione di alto livello tra centri di ricerca di Italia e Cina dalle competenze multidisciplinari tra cui biologia molecolare, biotecnologie vegetali, virologia, medicina e immunologia, ed è stato pubblicato di recente su Frontiers in Plant Science, un’autorevole rivista internazionale del settore.

Oltre alla SARS, negli ultimi due decenni alcuni virus, come ad esempio Ebola e di recente Zika, hanno causato malattie ad alto potenziale pandemico provocando vere e proprie emergenze sanitarie per il rischio di diffusione su scala globale. 

“L’attenzione da parte degli Stati e delle industrie farmaceutiche rispetto a questi eventi contagiosi non è sempre costante - sottolinea la ricercatrice ENEA Rosella Franconi - soprattutto in termini di attività di ricerca, prevenzione e investimenti. Avere competenze per produrre velocemente e a costi contenuti, strumenti diagnostici e vaccini, può dare un contributo importante alla gestione e alla risoluzione di queste emergenze ma è necessario mantenere elevata la sorveglianza sanitaria e la profilassi internazionale, come pure sostenere la ricerca pubblica finalizzata ad accelerare lo sviluppo di tecnologie preventive e di controllo contro le infezioni causate da virus emergenti e riemergenti’. 


 
Le altre notizie del nuovo numero del periodico ENEAinform@, online sul sito www.enea.it:


Riportare alla luce un affresco del ‘500 con tecnologie laser e radiazioni ionizzanti: è quello che i ricercatori ENEA stanno facendo in una chiesa in provincia di Viterbo utilizzando tecnologie di derivazione nucleare, la nuova frontiera per la salvaguardia del nostro patrimonio artistico. Grande l’interesse tra i restauratori.

Un network di ricerca internazionale composto da ENEA, FAO, CNR, CREA e AIEA affronterà emergenze fitosanitarie nel bacino del Mediterraneo e nei Paesi in via di sviluppo con azioni concrete contro parassiti e insetti in agricoltura e i possibili rischi per la salute dell'uomo. Il caso dell'agricoltura urbana.

Fibre ottiche, interferometri radar, accelerometri. Sono alcune delle tecnologie innovative per il monitoraggio e controllo anti-sismico, in grado di rafforzare la prevenzione dal rischio terremoti nel nostro Paese. Le proposte ENEA illustrate in un recente convegno.

Roma, 25 febbraio 2016

mercoledì 24 febbraio 2016

Linea Salute e Benessere Galup: gusto ed equilibrio anche a Pasqua!

Accanto alle Colombe Classiche, a quelle Speciali e alle nuove ricette, Galup presenta una linea di prodotti pensati per chi ha a cuore equilibrio e benessere ma non intende rinunciare al gusto.

Nascono così la Colomba Integrale, la Biologica e Bianca, senza zuccheri aggiunti: dolci invenzioni che soddisfano nuove abitudini e stili di vita di chi è attentoalla qualità delle proprie scelte alimentari anche durante le festività.

La Colomba Biologica Galup è preparata con ingredienti provenienti rigorosamente da agricoltura biologica certificata. Nasce così una Colomba genuina, ricoperta dalla famosa glassa fatta a mano Galup, dedicata agli appassionati di prodotti bio, ai curiosi e a chi cerca un dolce che esalti le qualità naturali delle materie prime.

La Colomba Integrale Galup ha il gusto autentico dei sapori rustici. Nell'impasto viene infatti utilizzata anche farina di grano non raffinato, che conserva intatte le sue migliori proprietà nutritive, particolarmente preziose per l'equilibrio e il benessere dell'organismo. Una ricetta tutta da scoprire che conquisterà i salutisti più attenti e tutti gli amanti del gusto e dei sapori inconsueti senza rinunciare ai piaceri della tradizione: la Colomba Integrale Galup è infatti ricoperta di glassa alla Nocciola Piemonte IGP, mandorle intere tostate e granella di zucchero.

Bianca è la nuova versione di Galup senza zucchero, perfetta per golosi e curiosi che preferiscono la dolcezza tutta naturale del Maltitolo. È una versione delicata e rivoluzionaria dell'antica ricetta, con uvettaed eleganti note agrumate di arancia nell'impasto.Una creazione di alta pasticceria, ricoperta di mandorle in scaglie, che regala i profumi del mediterraneo.
Prezzi suggeriti al pubblico:
Colomba Biologica: 16,90 Euro – 750 g
Colomba Integrale: 15,90 Euro – 750 g
Bianca: 16,90 Euro – 750 g


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