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giovedì 31 dicembre 2015

Petizione contro l'Uranio impoverito






Valerio chiede che venga riconosciuta la sindrome da esposizione ad uranio impoverito e ad altri metalli pesanti, di cui molti giovani e meno giovani militari sono o sono stati affetti, come dipendente da causa di servizio.

Sindrome da esposizione ad uranio impoverito, riconoscimento come causa di servizio @robertapinotti

valerio pisacane
Grosseto, Italy

L'oggetto di questa mia petizione è ottenere che venga riconosciuta la sindrome da esposizione ad uranio impoverito e ad altri metalli pesanti, di cui molti giovani e meno giovani militari sono o sono stati affetti, come dipendente da causa di servizio.

Non voglio ne essere polemico ne tantomeno insubordinato. Voglio soltanto restituire giustizia ai figli ed ai familiari dei militari che si sono ammalati.





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mercoledì 30 dicembre 2015

Indagine del Cnr sui disturbi respiratori: nel 1985 si respirava meglio



Uno studio lungo 25 anni, portato avanti dall’Ifc-Cnr di Pisa e pubblicato su Respiratory Medicine, ha evidenziato la presenza dei disturbi respiratori negli ultimi 25 anni. Confermata l’importanza di fattori di rischio quali fumo e ambiente urbano

I nostri polmoni stanno sempre peggio. A dirlo è un’indagine dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa, condotta in collaborazione con l’Istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare (Ibim-Cnr) di Palermo e le università di Pisa e Verona. Lo studio ha monitorato dal 1985 ad oggi un campione di oltre 3000 soggetti residenti nel comune di Pisa per indagare l’evoluzione della prevalenza delle malattie respiratorie; i risultati, che confermano il preoccupante andamento riscontrato in altri Paesi, sono stati pubblicati su Respiratory Medicine.

“I tassi di prevalenza di alcuni disturbi polmonari sono più che raddoppiati negli ultimi 25 anni”, spiega Sara Maio dell’Ifc-Cnr di Pisa. “In particolare, gli attacchi d’asma sono passati dal 3.4% al 7.2%, per la rinite allergica si è saliti dal 16.2% al 37.4%, l’espettorato ha superato il 19% rispetto all’8.7% del 1985 e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), ostruzione delle vie respiratorie non completamente reversibile, ha raggiunto il 6.8% contro il 2.1% iniziale. Questi elementi confermano analoghi studi condotti a livello nazionale e in altri Paesi come la Svezia”.

L’osservazione è stata svolta partendo da un campione di gruppi familiari scelto casualmente e poi estesa, con il passare degli anni, ai nuovi membri delle famiglie. “Lo studio è stato articolato su tre periodi: dal 1985 al 1988, dal 1991 al ‘93 e dal 2009 al 2011. Per ogni fase è stato chiesto ai volontari di rispondere a un questionario, indicando a quali fattori di rischio fossero esposti e a quali disturbi fossero soggetti”, specifica la ricercatrice. “Come già mostrato da ricerche precedenti, l’abitudine al fumo e l’esposizione lavorativa restano fra i più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di affezioni respiratorie. Ad esempio, chi fuma anche meno di 7 pacchetti di sigarette all’anno rischia di soffrire in più rispetto ai non fumatori, dell’85% per quanto riguarda la tosse e dell’80% per l’espettorato”. 

Ma anche il ‘fattore urbano’ rimane un elemento importante, sia per le allergopatie sia per le malattie croniche ostruttive: “In particolare, i risultati hanno mostrato nei soggetti residenti in area cittadina, rispetto a quelli che risiedono in zone suburbane, un rischio maggiore del 19% di rinite allergica, del 14% di tosse, del 30% di espettorato e del 54% di Bpco”, conclude Giovanni Viegi, dell’Ibim-Cnr di Palermo. “L’incremento dell’impatto delle malattie respiratorie sulla popolazione indicato dai risultati suggerisce di prestare ancora maggior attenzione agli sviluppi e alle cause di disturbi così comuni, di pianificare indagini epidemiologiche longitudinali e ampliare le conoscenze sui fattori (allergeni, inquinanti atmosferici…) potenzialmente associati a tale aumento”.

"Autunno sicuro", Lorenzin: tuteliamo consumatori e Made in Italy

Ministero della Salute

                                                                                      

"Il bilancio di "Autunno sicuro" - dichiara il Ministro Beatrice Lorenzin - chiude un anno di operazioni fondamentali che abbiamo voluto incentivare per dare sicurezza in tavola ai cittadini e tutela al "Made in Italy". La filiera agroalimentare italiana, oltre a produrre eccellenze assolute, e' garantita da controlli che i nostri Carabinieri effettuano in modo scrupoloso, costante e mirato, e li ringrazio per il lavoro quotidiano che svolgono in tutto il Paese. Ringrazio in particolare i Carabinieri del Nas per i controlli effettuati nel settore della ristorazione collettiva. Accertare le condizioni igienico sanitarie di ospedali e case di cura e di riposo e' stato per noi un obiettivo strategico, a tutela delle persone più fragili, bisognose di maggiori tutele. Nel suo complesso - conclude il Ministro Lorenzin - i dati di "Autunno sicuro", incentrata soprattutto nel settore dei prodotti vegetali, ittici e dolciari, ci dicono che i controlli effettuati hanno consentito ai cittadini di avere sulle loro tavole solo prodotti di qualità, quella che siamo chiamati a difendere perché simbolo della nostra tradizione, quel food che è orgoglio della grande produzione del nostro Paese". 



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lunedì 28 dicembre 2015

Il Ministero della Salute invia gli ispettori al Sant’Anna di Torino

I componenti della task force istituita presso il Ministero della Salute si recheranno al Sant'Anna di Torino per verificare le circostanze che hanno portato al decesso della sig.ra Angela Nesta e della figlia Elisa. Si ricorda che della task force fanno parte oltre ai dirigenti del Ministero, i Carabinieri del NAS, il rappresentante delle Regioni ed i professionisti di Agenas. 

 




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Identificato un nuovo gene coinvolto nella riparazione del DNA


 

I ricercatori dell'Irgb-Cnr hanno identificato un nuovo gene coinvolto nella riparazione del DNA e nel preservare la stabilità del genoma umano. Lo studio, finanziato dall'Airc, dall'Istituto toscano tumori e dal progetto Bandiera Interomics è pubblicato su Scientific Reports

 

Si arricchisce di un nuovo membro la famiglia dei geni coinvolti nella riparazione del DNA e nel mantenimento della stabilità del genoma, due eventi che proteggono le nostre cellule dalla trasformazione tumorale. Un gruppo di lavoro internazionale, coordinato da Antonio Musio, ricercatore presso l'Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Irgb-Cnr), ha identificato nuove funzioni per il gene Smc1b. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

"La proteina Smc1b fa parte del complesso proteico denominato coesina. Esistono due forme di coesina: quella mitotica, presente nelle cellule somatiche, e quella meiotica presente nelle cellule germinali. Fino a oggi si pensava che la proteina Smc1b fosse presente solo negli ovociti e negli spermatozoi, dove è responsabile della coesione tra cromatidi fratelli, cioè i due filamenti identici di DNA che si formano con la replicazione. "Il nostro studio ha dimostrato che il gene Smc1b è espresso anche nelle cellule somatiche e che svolge ruoli differenti da quanto si riteneva fino ad ora. Infatti, inibendo l'espressione di Smc1b, i fibroblasti umani sono più sensibili alle radiazioni e impiegano più tempo a riparare il danno al DNA", spiega Musio. "Inoltre, attraverso tecniche di sequenziamento del genoma (Next Generation Sequencing - Ngs), abbiamo visto che la proteina Smc1b si localizza vicino a sequenze importanti per la trascrizione di alcuni geni e ne modula l'espressione", prosegue il ricercatore Irgb-Cnr.

"La novità della ricerca risiede nelle possibili ricadute sullo sviluppo tumorale. Mutazioni del gene Smc1b sono state identificate in numerosi tumori, incluso quello della vescica. La nostra ricerca contribuisce a definire meglio i contorni del suo coinvolgimento nella cancerogenesi. Infatti, la proteina Smc1b mutata può interferire con la riparazione del DNA e favorire così l'instabilità del genoma che a sua volta promuove lo sviluppo tumorale. Inoltre, dal momento che Smc1b è coinvolta nella regolazione dell'espressione genica, anche l'alterata espressione di geni importanti per lo sviluppo e il differenziamento potrebbe avere un effetto sulla trasformazione tumorale", conclude Musio.

Lo studio è stato finanziato dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), dall'Istituto toscano tumori e dal progetto bandiera Interomics.




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Cnr: lo smog non è solo un problema ambientale: danneggia fortemente la salute


Giovanni Viegi, Direttore f.f. Istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare (IBIM) CNR, Palermo; Professore di “Effetti dell’inquinamento sulla salute”, Corso di Laurea in Scienze Ambientali, Università di Pisa

Sono passati 105 anni da quando Henry Antoine des Voeux, componente della Società londinese per l’abbattimento del fumo da carbone, coniò un nuovo termine “smog”, sintesi di due parole “smoky fog”, per identificare quel qualcosa prodotto nelle grandi città, ma inesistente in campagna.

Sono altresì passati 63 anni dall’episodio acuto di Londra in cui, a causa dell’intenso e persistente smog, si registrarono oltre quattromila decessi aggiuntivi in meno di due settimane.

Tale episodio segnò l’inizio di una nuova scienza, l’epidemiologia ambientale, la quale nell’ultimo mezzo secolo ha disegnato e condotto migliaia di studi di popolazione, evidenziando che l’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio certo per malattie cardio-respiratorie. 
L’inquinamento atmosferico è associato a mortalità per malattie cardio-respiratorie, tumore al polmone, ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie (compresa la polmonite) e per asma, incidenza e riacutizzazione di asma, rinite allergica, sintomi respiratori (tosse, espettorato, respiro sibilante, difficoltà di respiro), riduzione della funzione respiratoria. Inoltre, esso causa un incremento dell’assenteismo lavorativo e scolastico, nonché la necessità di aumentare le dosi di broncodilatatori nei pazienti con patologia ostruttiva cronica. Determina quindi enormi costi socio-economici.

Sono passati 10 anni da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS in italiano e francese, WHO in inglese) ha emanato le sue linee guida per il particolato atmosferico (PM), l’ozono(O3), il biossido di azoto (NO2), l’anidride solforosa. Tali limiti, con l’eccezione di quello per l’ossido di azoto, sono molto più restrittivi di quelli ammessi dall’Unione Europea (UE).

La conseguenza è ben descritta nel Rapporto dell’Agenzia Ambientale Europea (Air quality in Europe – 2015 report), pubblicato agli inizi di dicembre in concomitanza con l’avvio della Conferenza sul clima COP21 di Parigi. Vi è una variazione enorme tra le stime delle percentuali di esposizione della popolazione europea agli inquinanti: ad es., per le particelle inalabili (PM10), secondo i limiti UE il 17-30% è esposto contro il61-83% secondo i limiti OMS; gli analoghi valori per le particelle fini (PM2.5) sono 9-14% e 87-93%,  e quelli per l’ozono (inquinante tipicamente estivo) sono 14-15% e 97-98%, rispettivamente. Le mappe presenti nel Rapporto mostrano che la pianura padana ed alcune grandi città italiane sono tra le zone europee più inquinate. Il Rapporto stima anche il numero annuale delle morti premature (cioè avvenute prima dell’età aspettata, corrispondente all’aspettativa di vita per un tale paese, specifica per sesso) in Italia: 59500 per PM2.5, 3300 per O3, 21600 per NO2.

Recentemente, l’iniziativa Aphekom in 10 città europee (inclusa Roma) ha stimato che vivere vicino a strade trafficate sia responsabile del 15-30% di casi di asma (età 0-17 anni) e di cardiopatia ischemia e di broncopneumopatia cronica ostruttiva (età oltre 65 anni).

In Italia, negli ultimi venticinque anni sono stati condotti molti studi epidemiologici per valutare gli effetti dell’inquinamento atmosferico nei centri abitati da parte di istituzioni sanitarie, università e CNR. I risultati pubblicati sia su riviste scientifiche sia sul Web sono stati concordanti con quelli degli studi condotti in altri Paesi, evidenziando la pericolosità dell’inquinamento atmosferico per la salute umana.  Da citare, oltre alla partecipazione italiana a studi quali APHEA ed ESCAPE, tra i principali studi condotti in Italia: MISA-1, MISA-2, studio OMS delle 13 città italiane, EpiAir ed EpiAir2; tali studi, utilizzando statistiche sanitarie di routine e dati di monitoraggio ambientalehanno messo in relazione gli eventi sanitari acuti (mortalità, ricoveri ospedalieri) con i livelli di concentrazione degli inquinanti gassosi e particolati. Gli Istituti CNR di Fisiologia Clinica (IFC) di Pisa e di Biomedicina ed Immunologia Molecolare (IBIM) di Palermo, oltre a contribuire agli studi succitati, hanno contribuito allo studio SIDRIA e condotto le indagini sui campioni di popolazione generale del Delta del Po e di Pisa e sul campione di adolescenti di Palermo, confermando gli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico con questionari, spirometrie e test allergologici.

In questi giorni l’attenzione dell’opinione pubblica è richiamata dagli elevati livelli di inquinamento atmosferico nella pianura padana ed in molti centri urbani del resto d’Italia. Ci si chiede se esistano misure efficaci per ridurre l’esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici.
La letteratura scientifica negli ultimi anni ha mostrato l’efficacia della chiusura dei centri urbani per circa due settimane al traffico privato (da 11 a 41% di riduzione di eventi asmatici acuti durante le Olimpiadi estive di Atlanta 1996 e di Pechino 2008) e l’efficacia della riduzione cronica dei livelli di concentrazione di NO2, PM2.5 e PM10 sui sintomi e la funzione respiratoria (indagini SAPALDIA e SCARPOL in Svizzera), nonché l’efficacia del bando all’uso di carbone per riscaldamento a Dublino nel 1990 (riduzione del 15% di mortalità per cause respiratorie nei sei anni successivi). Negli Stati Uniti è stato stimato che ogni decremento di 10 microgrammi / metro cubo di PM2.5 è associato ad un aumento di 7 mesi nell’aspettativa di vita.
Lo stato della California ha mostrato che, con politiche adeguate di controllo delle emissioni, tra il 1994 ed il 2011 è stato possibile ottenere riduzioni tra il 15 ed il 54% nelle emissioni di NOx, PM2.5 e PM10, a fronte di un incremento del 38% del traffico veicolare e del 30% della popolazione.

L’OMS nel Piano di Azione 2013-2020 contro le malattie non comunicabili (le quattro principali sono: malattie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie croniche, diabete) ha invitato i governi ad agire per l’abbattimento dei principali fattori di rischio evitabili, tra cui l’inquinamento atmosferico. 

Per perseguire tali obiettivi, sono importanti i partenariati tra OMS, governi, istituzioni di ricerca, società scientifiche, associazioni di pazienti. Una tra le più attive è la Global Alliance against chronic Respiratory Diseases (GARD), di cui il CNR è co-fondatore: in Italia è coordinata dal Dipartimento di Prevenzione del Ministero della Salute.

E’ inoltre essenziale investire adeguati fondi nel supporto della ricerca scientifica nel campo delle relazioni ambiente – salute. Come ha dimostrato la fase preliminare del Progetto Interdipartimentale Ambiente e Salute, gli istituti CNR hanno adeguate competenze interdisciplinari  per rispondere alle esigenze conoscitive in questo settore in Italia.

Roncadin dà il via alla nuova linea per le pizze senza glutine

È operativo il nuovo stabilimento di Genova, dal quale usciranno 10 milioni di pezzi l'anno per soddisfare la domanda di chi segue un'alimentazione gluten free

 

È cominciata la produzione delle pizze senza glutine di Roncadin, realizzate grazie alla nuova linea dedicata nello stabilimento di Genova.

L'azienda di Meduno (PN), diventata negli anni un punto di riferimento nel settore delle pizze e degli snack surgelati di alta qualità, aveva annunciato a ottobre il progetto per la nuova sede produttiva di Genova, che ora è operativa. Roncadin corona quindi un anno di crescita, che ha visto tra l'altro l'inaugurazione di un'altra nuova linea di produzione, la quinta, nello stabilimento principale in Friuli l'estate scorsa.

Roncadin attualmente produce 390 mila pizze al giorno e ha l'obiettivo di arrivare a 80 milioni di pezzi prodotti in un anno, per un totale di 90 milioni di fatturato. A questi si aggiungeranno i 10 milioni di pezzi l'anno che Roncadin prevede di produrre nel nuovo stabilimento ligure. «Abbiamo deciso di realizzare una linea gluten free per soddisfare le esigenze di una nicchia del mercato, venendo incontro alle esigenze di chi non può o non vuole consumare prodotti contenenti glutine» afferma l'amministratore delegato Dario Roncadin

I capitali che sostengono l'operazione sono al 50% di Roncadin e al 50% del socio Francesco Palau, presidente di Appetais Italia, produttore di piatti pronti della cucina italiana.

Le prime due ricette messe in produzione sono quelle della pizza margherita gluten free e della pizza al salame gluten free, alle quali potranno aggiungersi in futuro altre versioni. Le pizze saranno distribuite a marchio Roncadin e a marchio Appetais. 

La scelta di Genova come sede per il nuovo stabilimento è dettata anche dalla posizione della città, snodo strategico per il commercio negli Stati Uniti. Roncadin è infatti un'azienda dalla vocazione internazionale: oltre il 70% del fatturato è generato dall'export nel 2013 è stata aperta una filiale commerciale negli USA. I mercati esteri principali sono Gran Bretagna e Germania. «In Italia e soprattutto all'estero il mercato richiede continue novità anche per quanto riguarda nicchie come quella dei prodotti vegani o senza glutine. La Roncadin da sempre presta attenzione alle novità del mercato e per questo arricchiamo continuamente di proposte la nostra offerta» aggiunge l'amministratore delegato.

A convincere i clienti è proprio la qualità del Made in Italy sul quale l'azienda friulana ha deciso di puntare, con successo: «Selezioniamo con cura gli ingredienti che usiamo–spiega Roncadin–. Per la base utilizziamo un mix di farine prodotti da mulini italiani e l'acqua del bacino idrico delle Dolomiti Friulane. Inoltre concediamo all'impasto il giusto tempo di lievitazione, dalle 5 alle 24 ore, utilizzando così pochissimo lievito, meno dell'1%. La cottura avviene in forno a legna, con tronchetti di faggio certificato e un forno in pietra refrattaria. E la farcitura è manuale: l'aggiunta degli ingredienti è eseguita a mano, con controllo anche dell'aspetto estetico».

  

Roncadin SpA, con sede a Meduno (Pordenone), nasce nel 1992 per la produzione di pizza italiana di qualità per la grande distribuzione tedesca. Oggi in azienda lavorano oltre 400 persone, il fatturato del 2014 è stato di 80 milioni di euro, con una crescita del 30% rispetto al 2013, mentre il fatturato previsto per il 2015 è di 95 milioni. Nel 2014 sono state prodotte 65 milioni di pizze, mentre la quota prevista per il 2015 è di 80 milioni (tra pizze e snack).




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giovedì 24 dicembre 2015

A Roma, Canapa Mundi, alla scoperta della canapa alimentare, ricca di omega 3 e 6, ideale per vegani e celiaci

Per il benessere del cuore, porta in tavola la canapa ricca di Omega 3 e 6.
A Canapa Mundi, Fiera Internazionale della Canapa, una vera e propria
Fiera nella Fiera: oltre 1500 metri quadri dedicati all'uso alimentare della canapa, ideale per celiaci e vegani.


Canapa a tavola è sinonimo di buona salute e longevità. I suoi semi, infatti, sono ricchissimi di Omega 3 e Omega 6, indispensabili per il benessere del sistema cardiocircolatorio, ma anche di proteine, vitamine, carboidrati, sali minerali e fibre, caratteristiche, queste, che la rendono uno degli alimenti più nobili e completi al mondo. Per approfondire le sue proprietà e per conoscere i numerosi usi della pianta in cucina, Canapa Mundi, la Fiera Internazionale della Canapa organizzata dall'Associazione Culturale Tuanis, che si terrà al Palacavicchi di Roma dal 19 al 21 febbraio 2016, allestirà una vera e propria Fiera nella Fiera: degli oltre 2000 mq di spazio dedicati all'hemp industry, l'alimentazione occuperà l'80%. Nel padiglione, inoltre, ci saranno 3 stand gastronomici dedicati alla canapa: uno 100% vegan, uno 100% gluten free e uno 100% a base canapa, tutti con birra alla spina alla canapa.  Al ristorante sarà possibile apprezzare anche menu vegan e a base di canapa.

L'edizione del 2016 darà ampio spazio ai temi legati all'alimentazione e ai benefici che derivano dall'inserimento della canapa nella dieta. Nella mattina di domenica 21 febbraio, si terranno degli incontri con medici nutrizionisti e ci saranno stand di importanti aziende e associazioni del settore, come Cioccolateria Dolcevita, iCanapai, l'associazione culturale iVegan, Sativa Alimentari, Sale e Argento, Hemp Farm Italia per citarne solo alcune.

La canapa per uso alimentare si sta diffondendo sempre più velocemente in tutto il mondo, grazie all'alta concentrazione di nutrienti. L'alimento con la più alta concentrazione di Omega 3 e 6 è l'olio di pesce, ma quest'alimento, oltre ad avere un sapore che per alcuni può risultare sgradevole, oltre a non essere contemplato nell'alimentazione di vegetariani e vegani, viene estratto chimicamente, e soprattutto, quando viene estratto da pesci grossi, contiene sostanze inquinanti come mercurio, idrocarburi o metalli pesanti. Al contrario, l'olio di semi di canapa viene estratto a freddo, semplicemente attraverso la pressione, è privo di inquinanti e ha un odore gradevole e un sapore di nocciola.

Dai semi della canapa è possibile ricavare una farina che può essere utilizzata come sostituto della tradizionale farina di frumento di tipo 00, utile soprattutto per chi segue diete particolari. È priva di glutine e, dunque, perfettamente digeribile anche per chi soffre di celiachia, e possiede il 21% di calorie in meno rispetto alla farina 00; di queste, solo il 3,8% è costituito da carboidrati. Le proteine formano circa il 30% della massa complessiva e contengono, in quantità significativa, tutti gli aminoacidi essenziali: una vera garanzia di benessere e lunga vita! L'utilizzo della farina di semi di canapa, insieme alla soia, è vivamente consigliato nella dieta vegana; a differenza della soia, però, la canapa è un alimento che fa parte del nostro corredo genetico perciò totalmente assimilabile. Molto elevato, inoltre, è il contenuto di fibre, ideali per la regolarità intestinale.

"In Italia, la coltivazione della canapa per la produzione di semi a scopo alimentare è consentita solamente dal 2011, ma sono già numerose le piccole ditte e aziende agricole che hanno iniziato a coltivare terreni a questo scopo. - Ha commentato Silvio Saraceni, Presidente dell'Associazione Culturale Tuanis. - Purtroppo, però, non se ne parla abbastanza, per questo abbiamo deciso di creare una vera e propria fiera nella fiera, dedicando una grandissima parte della fiera agli utilizzi della pianta nel campo alimentare. Dal punto di vista dei valori nutrizionali, la canapa è un alimento completo e, oltretutto, è facilmente digeribile. Introdurla nella nostra dieta quotidiana contribuisce al mantenimento della nostra salute e al contenimento dei sintomi di diverse patologie."




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