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domenica 30 giugno 2013

Provvedimento shock del governo britannico. Presto tre genitori di un bambino?

Provvedimento shock del governo britannico. Presto tre genitori di un bambino? Approvato un processo che consente di procreare un bambino dal DNA di tre genitori

 

Arriva una notizia shock dal Regno Unito che va dritta dritta al cuore del rapporto tra scienza, libertà, bioetica e eugenetica. La Gran Bretagna, si legge dalla stampa, potrebbe diventare il primo paese a legalizzare la fecondazione assistita nella quale il DNA di tre "genitori" è utilizzato per creare un embrione sano. Il governo, ha in effetti approvato venerdì scorso la procedura. Questo processo innovativo è destinato a prevenire la possibilità di trasmissione dalle madri ai loro bambini ,gravi malattie genetiche, come ad esempio alcune miopatie, sostituendo il loro DNA mitocondriale difettoso con DNA sano da un "terzo genitore".

Il dibattito per legalizzare questa procedura dovrebbe aver luogo l'anno prossimo in Parlamento. Sally Davies, Senior Advisor del Governo per i problemi di salute pubblica ha detto esplicitamente che l'esecutivo è pronto "a cercare di iniziare il trattamento il più presto possibile per salvare vite umane". Ed ha aggiunto che ora il governo inizierà a scrivere un testo di legge da presentare al Parlamento. Questo progetto di legge servirà a completare la legge inglese sulla fecondazione umana e l'embriologia del 2008.

Le mutazioni nel DNA mitocondriale sono abbastanza comuni. Circa un bambino su 200 nel Regno Unito è portatore di una mutazione mitocondriale che può provocare, passando da madre a figlio, problemi neurologici o muscolari e del cuore, così come la sordità o il diabete. E in un caso su 6500 ha gravi difficoltà e potrebbe soffrire di malattie pericolose per la vita per le quali non esiste una cura.

Ovviamente l'annuncio del governo del Regno Unito ha suscitato reazioni controverse. Da una parte i sostenitori della libertà di cure e gli specialisti del settore come il professor Doug Turnbull, direttore del Wellcome Trust Centre for Research mitocondriale presso l'Università di Newcastle (nord-est dell'Inghilterra ) che ha sviluppato due varianti di riproduzione assistita che coinvolgono tre "genitori". Per questi si apre la possibilità di aiutare le famiglie con malattie mitocondriali. Con i geni provenienti da un terzo donatore, si potrà dare la possibilità di avere figli che non hanno malattie mitocondriali.

Dall'altra coloro che ritengono rischiose le manipolazioni degli embrioni sia dal punto di vista scientifico che da quello più strettamente etico. Tra questi David King , direttore dell'organizzazione laica Human Genetics Alert, specializzato in questioni genetiche, secondo cui l'autorizzazione di questa procedura va ben oltre le certezze scientifiche che si hanno attualmente e causa problemi etici importanti anche perché i governi di tutto il mondo avrebbero da tempo stabilito di non superare il "traguardo critico" di non modificare geneticamente gli esseri umani ", aggiungendo che questa nuova tecnica aprirebbe la strada a "un mercato eugenetico di bambini su misura ".

Le malattie del DNA mitocondriale di vario grado, influenzano le strutture interne nelle cellule che producono, immagazzinano e distribuiscono l




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Redazione del CorrieredelWeb.it


venerdì 21 giugno 2013

Tiroide: screening gratuito a Casapesenna (CE), grazie ai medici della 'San Michele' di Maddaloni




Casa di Cura "San Michele" Maddaloni (CE)

Struttura Ospedaliera
Accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale




Screening gratuito alla tiroide a Casapesenna

grazie ai medici della 'San Michele' di Maddaloni


COMUNICATO STAMPA, 21 giugno 2013



Screening gratuito alla tiroide lunedì 24 giugno 2013 a Casapesenna (CE), grazie alle prestazioni dei medici della Casa di cura "San Michele" di Maddaloni (CE) da sempre attenta nell'attuazione di strategie di prevenzione per garantire la salute delle persone.

Un camper con a bordo il dr. Francesco Arlotta, specialista in Endocrinologia, affiancato dall'ecografista Fedele De Marino, sarà dalle ore 14 alle ore 19 in Corso Europa, offrendo si cittadini la possibilità di effettuare visite e screening gratuiti per le delicate patologie che investono la tiroide. Per prenotazioni, rivolgersi al 3206055020 dalle ore 10 alle 18. Il progetto, denominato "Un futuro per la vita... la prevenzione è vita", è da tempo promosso dalla consigliera della Regione Campania on. Bianca D'Angelo e dal parlamentare europeo on. Enzo Rivellini a beneficio degli abitanti di numerose località campane.

L'iniziativa cade a pochi giorni dalla settimana mondiale della tiroide, conclusasi il 25 maggio "con lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica e il mondo scientifico - spiega il dr. Arlotta - sui crescenti problemi legati alle malattie della tiroide, con particolare riguardo all'azione preventiva della iodoprofilassi".

D'altronde la Casa di cura "San Michele" si è organizzata per ospitare gli interventi alla tiroide del chirurgo Piero Berti dell'Università di Pisa per contrastare la "mobilità passiva", ovvero le migrazioni dei pazienti, onerose per le amministrazioni regionali ma anche per i cittadini i quali, per trovare risposta ai propri bisogni di salute, spesso decidono di spostarsi dalla città in cui risiedono e affrontare i cosiddetti "viaggi della speranza".

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Per ulteriori informazioni, interviste, invio di materiale

è possibile rispondere a questa email o usare i recapiti sottostanti


INFO: Casa di Cura "San Michele" - via Montella 4 - MADDALONI (CE) 81024

tel 0823.208111 0823.208520 0823.208700 - fax 0823.402474 - email info@clinicasanmichele.com | clinicasanmichele@virgilio.it – siti http://www.clinicasanmichele.com | http://www.clinicasanmichelesrl.com

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Casa di Cura San Michele, Maddaloni


giovedì 20 giugno 2013

Neuroscienze Pisa- Svelato il mistero della riorganizzazione cerebrale




Nonostante nascano con metà del campo visivo cieco evitano gli ostacoli come se ci vedessero

Team di ricercatori della Fondazione Stella Maris, delle Università di Pisa e Firenze  svelano il mistero di questi bambini e scoprono il meccanismo di  riorganizzazione cerebrale

Si aprono nuove prospettive di cure per i gravi disturbi neurologici

Pisa - Se ci limitassimo all'anatomia del loro cervello, dovremmo dire che non ci vedono. Parliamo dei bambini che nascono con lesioni dovute ad emorragie o malformazioni che colpiscono la corteccia occipitale, l'area deputata alla visione. Nonostante abbiano questi danni congeniti, cioè sin dalla nascita, i ricercatori hanno notato che questi bambini rispondono agli stimoli come se ci vedessero: evitano gli ostacoli improvvisi, si spostano alla percezione dell'oggetto, si voltano verso la parte cieca. Un vero e proprio mistero che un team tutto italiano e tutto toscano ha finalmente svelato, aprendo nuove prospettive di cura per bambini e adulti con danni alle funzioni visive. 

"Abbiamo scoperto che nei bambini con lesioni alla nascita la corteccia sana compensa la parte cerebrale lesionata", spiegano il professor Giovanni Cioni e la professoressa Maria Concetta Morrone, entrambi docenti presso l'Università di Pisa (rispettivamente dei Dipartimenti di Medicina Clinica e Sperimentale e di Ricerca Traslazionale) ma anche ricercatori presso l'IRCCS Fondazione Stella Maris per la Neuropsichiatria dell'infanzia e l'adolescenza. "Lo studio che abbiamo realizzato dimostra l'estrema plasticità del cervello del bambino - proseguono i due scienziati _ e quindi la sua formidabile capacità di riorganizzarsi anche dopo una lesione molto grande e potenzialmente invalidante".

Proprio per la sua importanza la ricerca è valsa la pubblicazione sulla autorevole rivista internazionale di Neuroscienze Cortex. L'équipe che ha fatto questa importante scoperta è multidisciplinare e comprende ricercatori dell'IRCCS Fondazione Stella Maris, del CNR e dell'Università di Pisa e dell'Università di Firenze. Lo studio che porta le firme di Francesca Tinelli, Guido Marco Cicchini, Roberto Arrighi, Michela Tosetti, Giovanni Cioni e Maria Concetta Morrone, ha evidenziato i meccanismi con cui alcuni soggetti riescono a correggere l'emianopsia, ovvero la perdita di metà del campo visivo, acquisendo la possibilità di utilizzare i segnali visivi provenienti dal campo cieco senza averne una percezione cosciente.

"Abbiamo seguito alcuni bambini con questo tipo di lesioni alla nascita nel corso degli anni, sottoponendoli ad imaging funzionale, ovvero l'uso della risonanza magnetica per analizzare e studiare la relazione tra l'attività di determinate aree cerebrali e specifiche funzioni cerebrali. _ continua la professoressa Morrone _. Con l'uso di queste avanzate tecnologie abbiamo potuto comprendere il meccanismo con cui il loro cervello compensa la mancanza di questa funzione visiva. La parte buona della corteccia assume anche le funzioni di quella danneggiata, andando a colmare il danno che si trova nell'altro emisfero. E' la prova di quanto sia plastico il cervello del bambino e quindi sia capace di riorganizzarsi per far fronte alle difficoltà".

Aggiunge il professor Cioni: "Questo avviene solo nei bambini con una lesione congenita. Nel gruppo dei bambini che hanno avuto danni di questo tipo successivamente e quindi non alla nascita, non abbiamo assistito a questa riorganizzazione e nemmeno negli adulti. La ricerca evidenzia chiaramente tre elementi fondamentali: il cervello è plastico; l'ambiente insegna ed è quindi il "farmaco del cervello" e in base a quanto scoperta possiamo studiare terapie ad hoc". 

Le ricadute di questo studio porteranno a nuove cure? "E' una speranza molto concreta - aggiunge il professor Cioni _ , comprendendo meglio I meccanismi possiamo intensificare gli stimoli sulla plasticità cerebrale e approntare interventi terapeutici anche per tutti quei bambini con danni non congeniti e per gli adulti. Certo siamo appena agli inizi ma abbiamo una prima e importante risposta preliminare". Che terapie pensa siano attivabili? "Mi riferisco per esempio a interventi riabilitativi con supporto di tecnologie bioingegneristiche e di Information Comunication - conclude il professore - capaci di riattivare la plasticità attraverso trattamenti più intensivi e personalizzati, fatti a casa ma con sorveglianza medica mediante la telemedicina. C'è uno studio in corso che si ricollega a questo, i cui risultati sono promettenti". 
FOTO  -Il team dei ricercatori Toscani con  DR.  Francesca Tinelli, Guido Marco Cicchini, (al centro) Prof Giocanni Cioni (secondo da sinistra) e professoressa Maria Concetta Morrone (quarta da sinistra)
L'immagine mostra la visione di un soggetto con emianopsia destra (deficit nella visione di una metà del campo visivo).  I quattro rettangoli  colorati rappresentano i quattro quadranti del  campo visivo (arancione=quadrante superiore sinistro; azzurro=quadrante inferiore sinistro; viola=quadrante superiore destro; verde= quadrante inferiore destro). I diversi colori ci permettono di vedere quali aree della corteccia visiva si attivano alla Ris dei quattro
quadranti. Ciò che ci attendiam
onanza Magnetica Funzionale (fMRI) nel momento in cui uno stimolo viene presentato all'interno di unoo nel soggetto normale è che il quadrante superiore e inferiore destro siano rappresentati nella corteccia visiva di sinistra, mentre il quadrante superiore e inferiore di sinistra siano rappresentati nella corteccia visiva di destra. Il soggetto riportato nella figura è un ragazzo che ha presentato una lesione cerebrale vascolare alla nascita, con interessamento dell'emisfero di sinistra e danneggiamento delle vie visive che afferiscono alla corteccia visiva dello stesso lato: in questo caso tutti i quattro campi visivi sono rappresentati nella stessa corteccia visiva, quella dell'emisfero destro non danneggiata,  che, grazie alla grande plasticità del sistema nervosa in età infantile, ha potuto compensare le funzioni dell'emisfero leso.

Lotta al cancro. La talpa senza pelo detiene il segreto del trattamento contro il cancro

Secondo un nuovo studio americano pubblicato mercoledì sul sito della rivista Nature  un piccolo roditore resistente al cancro può essere essenziale per sviluppare un trattamento per questa malattia.

Studi di laboratorio hanno identificato una secrezione delle cellule delle talpe senza pelo che impedisce la diffusione di tumori cancerosi. I ricercatori del team americano guidato da Andrei Seluanov e Vera Gorbunova presso l'Università di Rochester a New York hanno dichiarato che i risultati potrebbero portare a nuove terapie per l'uomo a lungo termine.

Queste sono state identificate nelle cellule del roditore di laboratorio che hanno scoperto che i tessuti erano ricchi di acido ialuronico, una sostanza che contribuisce a proteggere l'organismo dagli agenti patogeni quali virus e batteri oltre ad aumentare l'elasticità e il grado di idratazione cutaneo e ad avere proprietà cicatrizzanti e antiinfiammatorie. E' proprio per le sue particolari proprietà che l'acido ialuronico si è rivelato importantissimo sia in campo estetico che in campo medico. Lo studio ha scoperto che quando questo acido viene rimosso dalle cellule della talpa senza pelo il roditore è più resistente al cancro. Questa specie di roditore miope e priva di peli, più vicino al porcospino che al topo può vivere fino a 32 anni. Gli scienziati non hanno mai rilevato il cancro in nessuno di essi, a differenza dei topi, che spesso muoiono di cancro e raramente vivono oltre quattro anni. I ricercatori ritengono che la molecola che protegge dal cancro presenta un elevata polarità e un elevata solubilità in acqua e per questo conferisce turgidità, elasticità e idratazione alla pelle, proprietà che contribuiscono alla resistenza e al mantenimento della forma di questa.

Una notizia che secondo Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti" che segna un ulteriore importante passo avanti, dunque, ma rimane ancora tanto da fare per debellare questa piaga che coinvolge milioni di ammalati nel mondo e che potrà essere combattuta solo con il sostegno costante da parte dei governi, a partire da quello italiano, nei confronti della comunità scientifica impegnata in questa lotta ormai da oltre un quarto di secolo.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


Morbo di Alzheimer: scoperti effetti positivi della proteina che lo causa

Morbo di Alzheimer: scoperti effetti positivi della proteina che lo causa. Lo dice uno studio australiano

 

Un gruppo di biochimici ha scoperto che la proteina Amyloid Precursor Proteine responsabile della malattia debilitante può anche assumere un ruolo nella sua cura. Secondo i ricercatori  dell'Università della Tasmania, in Australia, questa scoperta getta una nuova luce sul morbo di Alzheimer e offre speranze per i malati, sempre più numerosi nelle società avanzate offrendo importanti spunti per la messa a punto di nuovi farmaci per prevenirne la diffusione. Infatti questa proteina  sarebbe importante per la crescita dei neuroni. Il capo del team, il dottore David Small, ha spiegato che sarà forse possibile usarla per incoraggiare il cervello a rimpiazzare le cellule danneggiate.

Una notizia che secondo Giovanni D'Agata, Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti" non deve rimanere circoscritta al ristretto mondo della scienza, ma dev'essere conosciuta anche dai profani, affinché la ricerca stessa sia spronata nell'incessante studio per debellare questa grande piaga che incombe sull'umanità.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


mercoledì 19 giugno 2013

CASO OZOPULMIN, COMUNICATO GEYMONAT


 

 

 

GEYMONAT SU FARMACO OZOPULMIN

«LOTTI DIFETTOSI, DISTRIBUZIONE BLOCCATA A LUGLIO DEL 2011»

Salvia: «Si è trattato di un errore e non di "strategia pianificata minuziosamente"»


In riferimento alle notizie apparse sui quotidiani questa mattina, relative alla notifica di custodia cautelare ai domiciliari di tre dirigenti della Geymonat per l'accusa di "contraffazione", il presidente dell'azienda chimico-farmaceutica di Anagni, Giuseppe Salvia, ci tiene a precisare quanto segue.

«La nostra azienda ha sempre operato in un'ottica di responsabilità sociale ed etica professionale - sottolinea Salvia - investendo milioni di euro in macchinari, laboratori e sistemi di controllo e qualità dell'equipe: purtroppo questo non assicura l'infallibilità del sistema, ma sicuramente esclude le condotte dolose. Non appena giunta la segnalazione da parte di un grossista che aveva rilevato una supposta difettosa (a giugno del 2011) - continua il presidente della Geymonat - prima ancora che si attivasse il sistema di farmacovigilanza e intervenissero l'Agenzia italiana del farmaco e i Nas (a maggio del 2012), abbiamo tempestivamente e preventivamente bloccato la distribuzione e ritirato dal mercato tutte le scorte del farmaco, esattamente nel mese di luglio del 2011. Questo per completezza d'informazione e per testimoniare la buona fede e la professionalità che da sempre caratterizza la Geymonat, che di certo non ha "pianificato minuziosamente la strategia per la preordinata contraffazione", così come riportato dai Nas. Siamo fiduciosi nel lavoro della magistratura e attendiamo di conoscere l'esito delle indagini che, siamo certi, dimostreranno che si è trattato di una criticità del sistema e non di un'azione deliberata da parte della nostra azienda. Vogliamo diffondere questo messaggio ai cittadini, ma anche ai medici e ai farmacisti che ringraziamo per la fiducia accordataci da anni».

 



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Redazione del CorrieredelWeb.it


Coronavirus: il virus mortale si diffonde ulteriormente


Il numero di morti per il virus simile alla SARS è salito a 32 in Arabia Saudita. Secondo le autorità, altre tre persone sono decedute tra cui un bambino. Nessun nuovo caso segnalato in Italia e in Europa.

 

Lo "Sportello dei Diritti" continua a comunicare i risultati del  monitoraggio a livello internazionale dell'epidemia di coronavirus. L'ultima notizia è che tre nuovi casi sono stati confermati, come ha  relazionato il Ministero della Salute dell'Arabia Saudita, lunedì scorso. Tra le vittime vi è, purtroppo, un bambino di due anni.

Nel complesso, quasi 40 persone sono le vittime del virus da settembre ad oggi, mentre la maggior parte dei decessi, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità si sono registrati nel Medio Oriente e in Europa .

Il nuovo virus sta attirando l'attenzione da diversi mesi degli esperti del settore a livello internazionale. Esso è legato al pericoloso virus della SARS, che ha causato una epidemia a livello mondiale nel 2003 che determinò la morte di almeno 800 persone.

Gli agenti patogeni del virus Mers-CoV (sindrome respiratoria del coronavirus del Medio Oriente), così è stato denominato, scatenano sintomi simil-influenzali che tuttavia possono portare nei soggetti più deboli ed esposti ad insufficienza renale e polmonite acuta.

Gli Stati del Golfo e l'Arabia Saudita, in particolare, risultano essere attualmente i più colpiti dalla malattia rispetto ad altre regioni, ma alcuni casi e decessi, ricorda Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti" sono stati registrati nelle settimane scorse anche in Europa. Restano fortunatamente fermi a  tre, sino ad ora, i casi di contagio accertati in Italia.

A causa della diffusione nelle aree geografiche indicate, nei giorni scorsi le autorità statunitensi hanno chiesto di prendere precauzioni particolari in modo da evitare un possibile contagio a tutti i viaggiatori e in particolar modo ai musulmani che vogliono partecipare nel mese di ottobre al pellegrinaggio (Hajj) per i luoghi santi in Arabia Saudita.

Ancora una volta, rileva Giovanni D'Agata, risulta evidente che analoghe strategie di  prevenzione non vengano adottate dalle autorità sanitarie europee, forse più preoccupate ad evitare allarmismi piuttosto che informare costantemente i cittadini, attraverso i media, circa le più adeguate misure per evitare il diffondersi dell'infezione.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it

Dalla microchirurgia una risposta all'infertilità maschile


Dalla microchirurgia una risposta all'infertilità maschile
«Con la MicroTESE è possibile recuperare spermatozoi nelle forme più severe di azoospermia. Con tassi di successo elevati nella procreazione assistita», spiega Colpi, andrologo del Centro di medicina per la fertilità ProCrea

Arriva dalla microchirurgia la soluzione per alcuni problemi di infertilità maschile severa. «Nei casi di azoospermia, ovvero di assenza di spermatozoi nel liquido seminale, determinata da cause non ostruttive, la MicroTESE sta dando risultati importanti», spiega Giovanni Maria Colpi, andrologo, consulente del Centro di medicina della riproduzione ProCrea di Lugano


Troppo spesso, in caso di mancata gravidanza, le cause maschili vengono sottovalutate. Si stima che in almeno due coppie su tre con problemi di infertilità, il maschio possa essere responsabile o corresponsabile dei fallimenti. «E in circa il 10% dei maschi infertili vi è una azoospermia: una situazione determinata da cause ostruttive o non ostruttive», precisa Colpi. «Se nelle prime si possono talvolta ricanalizzare i dotti ostruiti, nelle seconde il problema è maggiore».

Come recuperare il seme maschile? «Nei casi di azoospermia da severo danno testicolare veniva utilizzato l'agoaspirato testicolare, che, per i suoi tassi molto bassi di successo, è però oggi proscritto dalle Linee Guida della European Association of Urology.

Da molti anni si fa ricorso alla TESE, ovvero l'asportazione e sminuzzamento di un piccolo frammento bioptico di polpa testicolare, che permette di recuperare spermatozoi nel 45% circa dei casi. La TESE microchirurgica -detta anche MicroTESE-, come anche riportato dalla letteratura scientifica più recente, consente però recuperi positivi alquanto più elevati, che si attestano intorno al 65% circa dei casi». 


Questa tecnica prevede l'uso di un microscopio operatore direttamente sul testicolo, alla ricerca dei tubuli seminiferi più dilatati, dove possono annidarsi spermatozoi. Continua Colpi, che presto effettuerà questi interventi nella struttura di ProCrea: «L'intervento è del tutto indolore, viene effettuato in day hospital e richiede un secondo giorno di riposo al domicilio, con ripresa immediatamente successiva dell'attività lavorativa.

Gli esiti chirurgici sono ottimi, virtualmente privi di complicanze, e, a distanza di tre mesi, anche con un'ecografia è spesso impossibile identificare la zona operata».
Con questa tecnica si hanno esiti molto elevati anche in termini di qualità. Precisa lo specialista di ProCrea: «Anche quando il liquido seminale contenesse solo pochissimi spermatozoi per via di un severo danno di produzione del testicolo, con un piccolo atto chirurgico si ottengono spesso da questa ghiandola spermatozoi qualitativamente migliori: recenti studi hanno infatti dimostrato che il loro utilizzo nella procreazione assistita dà possibilità di gravidanza evolutiva tre volte maggiori rispetto al corrente e più semplice uso di spermatozoi da liquido seminale».

Gli spermatozoi recuperati chirurgicamente possono essere congelati e utilizzati in fasi successive, senza che siano sostanzialmente alterate le possibilità di successo.
«Davanti a problemi di infertilità di coppia, è importante tenere presente il fattore maschile e non solo quello femminile», conclude Michael Jemec, specialista in Medicina della riproduzione e tra i fondatori di ProCrea.

«Dal punto di vista diagnostico è infatti oggi possibile per qualunque maschio infertile formulare una prognosi di fertilità molto precisa. Oltre all'esame seminale standard, esami ecografici in mani andrologiche esperte permettono per esempio di individuare un eventuale varicocele -discriminando tra il tipo dannoso per la spermatogenesi (quindi da operare) e quello poco influente sulla stessa (da non operare)-, oppure lesioni occulte dei testicoli presenti nel 2% dei maschi infertili, un quarto delle quali risulta essere un tumore maligno in fase iniziale».

ProCrea - Con una lunga esperienza nel campo della medicina della riproduzione, ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale. ProCrea è composto da un'équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione. Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare (www.procrealab.ch), ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell'infertilità con tecniche d'avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. www.procrea.ch.


martedì 18 giugno 2013

SexAbility: assistenza sessuale per i disabili


Immagine in linea 1Secondo un sondaggio, riportato dal sito disabili.com, il 77 per cento dei portatori di handicap si dichiara favorevole all'assistenza sessuale. Gli assistenti sessuali sono delle figure professionali che, dopo aver seguito uno specifico corso di formazione, aiutano persone affette da disabilità fisica o psichica a vivere delle esperienze affettive ed erotiche. Al prezzo di circa 100-150 euro l'ora, gli assistenti sessuali vivono con i disabili delle esperienze fisiche che spaziano dalle carezze ai massaggi, dalla conoscenza del proprio corpo, all'insegnamento dell'autoerotismo.
Raramente si raggiunge il rapporto completo.
Questa figura professionale esiste in Svizzera, Germania, Olanda e Danimarca. In Francia, dove questa attività è considerata simile alla prostituzione, c'è un dibattito in corso. In Italia nulla. Almeno fino allo scorso novembre, quando Maximiliano Ulivieri, un blogger affetto da distrofia muscolare, ha lanciato una petizione, intitolata "Assistenza sessuale. E' una scelta", che punta a porre la delicata questione sotto i riflettori non solo della politica, ma anche della società italiana.  L'iniziativa ha ottenuto il sostegno dell'associazione "Luca Coscioni". Secondo Maria Antonietta Farina Coscioni "il problema dell'assistenza sessuale è una questione seria ed è materia che va regolamentata attraverso una legge".
Le opinioni sono molte, Fai Notizia ha lanciato su questo tema un'inchiesta partecipativa.

Ci sono storie di disabili come Giulia, che racconta di come una sana educazione sessuale l'abbia aiutata a diventare una donna serena. Quella di Valerio Serafini e sua madre Loredana.  Roberto, che considera la possibilità per un disabile di incontrare una prostituta, ma ci sono problemi pratici: "Chi li accompagna?". I racconti di Alejandro, disabile cognitivo, che ha vissuto con grande disagio e senso di colpa la propria sessualità, soprattutto a causa della sua forte spiritualità. Luana, 20 anni, disabile motoria, che descrive l'ottimo rapporto con la propria sessualità mettendo in evidenza una serie di stereotipi che circondano l'affettività e la sessualità dei disabili. Consuelo Battistelli, membro della onlus Blindsight Project, è diventata cieca all'età di 18 anni e rivendica l'assistenza sessuale anche per le donne.
Poi ci sono le aspiranti assistenti sessuali come Debora De Angelis, testimonial del progetto "Love Giver", che mira a predisporre e promuovere una proposta legislativa di iniziativa popolare per il riconoscimento della figura professionale dell'assistente sessuale
Nell'inchiesta anche esperti del settore come il dottor Altieri, neuropsichiatra, convinto che per i disabili psichici non esista alcuna educazione sessuale, soprattutto perché sono considerati dalle famiglie e dagli operatori come "eterni ragazzi". Di "sesso degli angeli" parla invece Fabrizio Quattrini, sessuologo.
Da segnalare anche le interviste a Chiara Simonelli, direttrice scientifica dell'Istituto di sessuologia clinica di Roma e Priscilla Berardi, psicoterapeuta, che ci parla della doppia discriminazione quando alla disabilità si somma l'omosessualità
Ma come funziona nei Paesi europei dove è già una prassi? Lo abbiamo chiesto a Erich Hassler, assistente sessuale tedesco e a Catherine Agthe-Diserens, presidente dell'Associazione Sexualité et Handicaps Pluriels di Ginevra.
L'ultimo contributo arrivato invece è l'intervista a Adriano Silanus, regista del documentario "Sesso, amore & disabilità".
L'inchiesta partecipativa è ancora aperta e verrà conclusa in estate con un documentario finale.

sabato 15 giugno 2013

Museo Italiano dell'Omeopatia inaugura a Roma il 17 giugno


 



Gentile Lettrice / Lettore,

ci pregiamo della sua attenzione per informarLa che il  17 giugno 2013 apre a Roma con il patrocinio della Presidenza del Consiglio Dei Ministri  e della Regione Lazio il primo Museo Italiano dell'Omeopatia.









Il Museo dell'Omeopatia è un Archivio Storico Italiano, nato da un progetto del Prof. Antonio Negro fondatore dell'Accademia Italiana di Omeopatia e indiscusso leader dell'Omeopatia moderna, a cui si deve la diffusione attuale dell'Omeopatia in Italia.

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Info e Contatti

info@fondazionenegro.it

www.fondazionenegro.it/



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Redazione del CorrieredelWeb.it


giovedì 13 giugno 2013

Sicurezza farmaci. Legame sospetto tra pillole Yaz e Yasmin, 23 decessi in Canada

Legame sospetto tra pillole Yaz e Yasmin, 23 decessi in Canada. Due class action contro la Bayer produttrice delle pillole anticoncezionali di ultima generazione

 

Alcune prove scientifiche avrebbero stabilito il collegamento tra l'assunzione delle pillole Yaz e  Yasmine, anticoncezionali di « ultima generazione » e la morte di 23 donne. La maggior parte di queste sarebbe morta improvvisamente per embolia causata da coaguli di sangue e avevano meno di 39 anni, la più giovane addirittura 14 anni.

A seguito di queste morti sospette ben due class action sono state intraprese in Canada contro il produttore delle pillole, la Bayer, colosso farmaceutico che è l'esclusivo detentore della formula chimica del drospirenone, un progestinico di sintesi alla base dei due noti farmaci anticoncezionali. Una delle azioni è già stata autorizzata da un tribunale dell'Ontario. L'altro ricorso, è ancora in attesa di approvazione da un'altra corte.

L'avvocato che ha avviato le due azioni, Tony Merchant, è convinto che centinaia di donne sono state danneggiate a causa di queste pillole anticoncezionali di nuova generazione.

L'avvocato ha affermato che anche se la morte delle utenti di Yaz o Yasmine si verifica piuttosto raramente, tuttavia centinaia di pazienti sarebbero state sottoposte a rimozione della colecisti o ictus, o stanno prendendo farmaci per rendere più fluido il sangue per il resto della loro vita.

Health Canada ha avvertito che il rischio di coaguli di sangue per le donne che assumono Yaz e Yasmin è da 1,5 a tre volte superiore a quelle che assumono altri tipi di pillole.

La Bayer per difendere i propri prodotti a spada tratta, come ha sostenuto un proprio portavoce alla CBC / Radio-Canada, in tutta risposta ha resistito contro l'autorizzazione concessa alla prima class action canadese e ha proposto appello che verrà discusso nel  prossimo mese di settembre.

Vi è da rilevare, però, che secondo alcune fonti lo stesso colosso farmaceutico avrebbe già pagato più di un miliardo di dollari per transigere alcune controversie ed evitare procedimenti giudiziari negli Stati Uniti. Quindi, ad oggi, nessuna delle accuse mossele sono state dimostrate in tribunale.

Alla luce di tali notizie Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", comunica che l'associazione continuerà a monitorare l'evolversi della vicenda per verificare se i danni di cui sono accusate di essere causa le pillole in questione verranno dimostrati in un'aula di tribunale e a seguito di approfondite ricerche scientifiche indipendenti e autorevoli anche per evitare inutili allarmismi nel Nostro Paese giacchè le pillole in questione sono distribuite anche in UE e quindi in Italia.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


martedì 11 giugno 2013

Diagnosticare il Parkinson: da Limpe e Istituto Superiore di Sanità le Linee Guida




Diagnosticare il Parkinson:
 Limpe e l'Istituto Superiore di Sanità promuovono le Linee Guida

Un documento di sanità pubblica sugli aspetti diagnostici, farmacologici, riabilitativi e chirurgici della patologia con una raccomandazione specifica sul trattamento con cellule staminali

Milano, 11 giugno 2013 – In Italia vi sono circa 230.000 malati di Parkinson. Alla luce del crescente invecchiamento della popolazione generale si prevede un raddoppiamento dei casi entro il 2030. Limpe, organizzatrice con Dismov-Sin della V Giornata Nazionale Parkinson, promuove e pubblica con l'Istituto Superiore di Sanità le Linee Guida sulla diagnosi e il trattamento nella malattia. Secondo Alfonso Mele, responsabile del progetto per l'Istituto Superiore, "Il lavoro sistematizza le conoscenze acquisite in merito e rappresenta il primo passo verso un sistema integrato efficace ed efficiente nella gestione della patologia".

Le Linee Guida sono l'avanzamento di un precedente documento pubblicato nel 2010 dallo Scottish Intercollegiate Guidelines Network (SIGN) sui temi della diagnosi e del trattamento farmacologico della malattia di Parkinson, con tredici nuovi quesiti relativi a temi diagnostici, farmacologici, riabilitativi, neurologici e al trattamento con cellule staminali. L'elaborazione ha richiesto un lavoro di circa tre anni e ha coinvolto un panel multidisciplinare e multiprofessionale rappresentato da membri delle Società Scientifiche maggiormente coinvolte nella gestione della malattia, delle più importanti associazioni di familiari e pazienti e da esperti indipendenti di comprovata professionalità. Il panel ha definito i quesiti, un gruppo di neurologi, esperti in disordini del movimento, ha analizzato criticamente gli studi dai quali ha estratto i dati rilevanti, inserendoli in tabelle di sintesi delle prove; il panel ha poi discusso le prove di efficacia e formulato le raccomandazioni. Infine il comitato di scrittura ha redatto il testo definitivo.

"In termini di sanità pubblica è ancora carente nel nostro Paese l'idea di un governo clinico della malattia di Parkinson e non esiste un documento nazionale programmatorio in merito" rileva il Prof. Giovanni Abbruzzese del gruppo promotore Limpe che prosegue "per la sostenibilità dei sistemi sanitari pubblici con risorse economiche limitate è vitale costruire modelli di gestione delle malattie croniche capaci di contenere gli sprechi, perseguire l'appropriatezza degli interventi terapeutici e offrire una maggiore qualità all'assistenza dei pazienti". In questa logica generale il rapporto tra il neurologo esperto in disordini del movimento e il medico di medicina generale è uno snodo cruciale. Nella fase iniziale della malattia l'anamnesi mirata e un esame neurologico obiettivo sono determinanti per diagnosticare un'eventuale sindrome parkinsoniana; al neurologo spetta un ruolo centrale di gestione multidisciplinare, per la formulazione della diagnosi e l'impostazione della terapia. Nelle fasi successive il medico di medicina generale deve collaborare con lo specialista per le variazioni terapeutiche che contribuiscano a implementare le strategie di cura sulla base delle migliori prove scientifiche disponibili, adattandole alle caratteristiche cliniche e alla storia del singolo soggetto.

Il Parkinson è dovuto a un processo una neurodegenerativo cronico-progressivo con la presenza di sintomi motori quali bradicinesia, rigidità e tremore ai quali si associa instabilità posturale. Negli ultimi anni è apparso evidente come sintomi non motori siano presenti nella sua progressione e talvolta anche nella fase che precede l'esordio del disturbo motorio. Si deve quindi rileggere la tradizionale visione della patologia non più come un disordine esclusivo del movimento ma come una sindrome complessa, in cui il quadro di deterioramento motorio costituisce solo la parte emersa di un iceberg. Diverse altre sindromi ne condividono i sintomi motori e ciò rende difficoltoso la diagnosi differenziale, soprattutto all'esordio; proprio per questo è fondamentale una standardizzazione e una sistematizzazione della diagnosi.
La malattia presenta una progressione relativamente lenta e una risposta farmacologica alla terapia dopaminergica. Una diagnosi clinica accurata è cruciale, sebbene sia suscettibile di un certo grado di soggettività ed errore. Generalmente l'accuratezza diagnostica migliora nel tempo con l'evolvere del quadro sintomatologico ed è quindi importante una costante rivisitazione della diagnosi, anche per discriminare oculatamente tra le diverse sindromi. La definizione neuropatologica è, attualmente, l'unico standard di riferimento adeguato per la valutazione dell'accuratezza di qualsiasi criterio clinico o strumento diagnostico.
Nelle Linee Guida sono contenute le seguenti raccomandazioni in proposito:
ü  I neurologi dovrebbero essere consapevoli della scarsa specificità della diagnosi clinica di malattia di Parkinson nelle fasi iniziali della malattia e tenere in considerazione tale incertezza nell'informare e nel pianificare la gestione del paziente.
ü  Ai pazienti dovrebbe essere offerto un follow up regolare a lungo termine per rivedere la diagnosi di malattia di Parkinson. Tale follow up dovrebbe includere la revisione dei benefici ottenuti dai pazienti in terapia dopaminergica.
ü  I pazienti con una diagnosi iniziale di possibile malattia di Parkinson possono beneficiare di una terapia dopaminergica di prova come ausilio a una diagnosi accurata.

I disturbi dell'umore, soprattutto depressione e ansia, sono comunemente riportati nei parkinsoniani, sebbene con prevalenze ampiamente variabili. In diversi pazienti si evidenziano anche disturbi del sonno REM, stipsi, ipotensione e diminuzione dell'olfatto.
In merito le Linee Guida raccomandano:
ü  Non esistono prove a supporto dell'uso di esami strumentali, per esempio test olfattivo, test cardiovascolari, e/o segni clinici (depressione, ipo/anosmia, disturbi del sonno nella fase REM, stipsi, ipotensione ortostatica) ai fini della formulazione di una diagnosi precoce pre-motoria nella malattia di Parkinson.
ü  La valutazione/formulazione di diagnosi di depressione deve essere eseguita tramite colloquio clinico, con una particolare attenzione ai cali di umore, e con la dovuta cautela in relazione all'interpretazione di sintomi cognitivi/somatici che potrebbero essere sintomi della malattia di Parkinson più che di depressione.

Sul fronte scientifico la Giornata Nazionale Parkinson del prossimo 30 novembre sarà arricchita da questo importante patrimonio informativo che rappresenta una rilevante occasione di consapevolezza per il pubblico oltre a essere uno strumento di cui si avvantaggeranno tanto i pazienti quanto gli addetti ai lavori.

E' possibile consultare il documento integrale delle Linee Guida su http://www.snlg-iss.it/news_pubblicazione_LG_Parkinson.
Cordialmente,
Viviana

Viviana Rossi
Responsabile Ufficio Stampa

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Andrea Pietrarota
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Scandalo scambio farmaci. Un altro decesso, tutti i lotti richiamati

Sonnifero in scatola di diuretico durante il confezionamento: un altro decesso, tutti i lotti richiamati.

 

In relazione all'errore di confezionamento del diuretico Furosemide Teva, due nuovi casi, di cui uno mortale, sono stati segnalati lunedi all'ANSM, l'agenzia per la sicurezza dei farmaci francese (MSNA), che ha deciso di richiamare tutte le scatole del farmaco come "misura precauzionale. L'Agenzia francese MSNA ha ricevuto lunedì mattina due nuovi rapporti di farmacovigilanza con la segnalazione di "una morte e di  un caso grave" che si sono verificati dopo la morte a Marsiglia di un uomo di 91 anni che aveva assunto il farmaco incriminato. Secondo una fonte attendibile, quest'ultimo non farebbe parte dei tre individuati dall'Agenzia e che pertanto il numero totale dei casi è salito a quattro. Infine, un 73 è stato ricoverato in terapia intensiva presso l'Ospedale Universitario di Tours per le complicazioni dopo l'assunzione di Furosemide. Non sono stati forniti altri dettagli sui nuovi casi dall'ANSM, la quale ha riconosciuto che le segnalazioni "arrivano da tutte le parti", con casi che riguardano per lo più anziani.

Così, per precauzione, l'Agenzia ha deciso di richiamare tutte le partite di Furosemide 40 mg della multinazionale israeliana Teva Pharmaceuticals Industries Ltd, leader mondiale nella produzione dei farmaci generici. Il richiamo di tutti i lotti di Furosemide Teva 40 mg è stato deciso in accordo con l'azienda farmaceutica Teva ed è una misura precauzionale.

L'allarme è stato dato venerdì a seguito della segnalazione di un farmacista che aveva notato un'insolita sonnolenza nei pazienti cui veniva somministrato. E' stato verificato che le compresse sono state sostituite per un errore nella fase di confezionamento del farmaco con quelle di un sonnifero prodotto dallo stesso laboratorio. Si tratta in particolare, secondo l'ANSM, di uno scambio tra le compresse di un sedativo-ipnotico, il Teva Zopiclone 7,5 mg (chiamato anche Imovane) che sarebbe stato erroneamente inserito nelle confezioni del diuretico generico Furosemide Teva 40 mg (specialità Lasix). La partita incriminata per cui è stata vietata la vendita già da sabato sera è quella con l'etichetta Y175 (data di scadenza: 08/2015) e Y176 (data di scadenza: 08/2015), per un totale di 190.000 scatole.

È la tragedia non sarebbe tardata ad arrivare: un novantunenne avrebbe consumato per diversi giorni il sonnifero al posto del diuretico a Marsiglia. Un'indagine è stata immediatamente avviata.

L'inchiesta è stata affidata agli agenti della Dipartimento di Sicurezza di Marsiglia, dopo la morte di quest'uomo deceduto in casa a seguito di un edema polmonare. Una delle figlie ha riferito che si sono preoccupati di vedere che il padre "non ha mai smesso di dormire" per una settimana. La scoperta è stata effettuata dal medico che era stato chiamato al suo capezzale.

Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", rileva che in Italia non è certo ancora nulla se l'errore in questione coinvolga anche il Nostro Paese e se sì in che misura. È ovvio che nell'incertezza invitiamo i cittadini in trattamento col diuretico generico Furosemide Teva 40 mg (specialità Lasix) a verificare puntualmente se appartiene ad uno dei lotti indicati e a richiederne la sostituzione presso le farmacie in caso affermativo. L'associazione comunica che qualora l'errore dovesse riguardare anche il nostro paese, si mette a disposizione dei cittadini acquirenti del farmaco per eventuali azioni risarcitorie.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it

domenica 9 giugno 2013

Batteri e muffe nelle insalate confezionate. Lo dimostrano alcuni test

Occhio ai germi

I prodotti, comodi se si ha poco tempo, possono contenere batteri anche prima della data di scadenza. I consigli dello "Sportello dei Diritti"

 

Occhio ai germi. Lo ripetiamo sempre noi dello "Sportello dei Diritti", anche quando potremmo dormire sonni tranquilli come con le insalate confezionate, pronte al consumo e belle da vedere che possono contenere batteri e muffe, spesso anche prima della data indicata di scadenza.

È vero, sono comode e vantaggiose, specie per le famiglie che hanno poco tempo per organizzare il pranzo quotidiano o per preparare uno spuntino rapido. Ma le insalate prelavate possono anche essere nocive per la salute se non si sta attenti.

È una serie di analisi effettuate dalla fondazione tedesca Warentest a far emergere che molti di questi prodotti contengono batteri e muffe. Lo studio tedesco che Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", porta all'attenzione è chiarissimo nella sua conclusione: «Nel test, nessuno dei prodotti aveva una buona qualità microbiologica alla data di scadenza». In nove casi su 19, le insalate avevano livelli troppo alti di saccaromiceti o di muffa. La ricerca ha quindi evidenziato che in persone sensibili e nei soggetti più deboli come bambini e anziani, questi germi possono causare problemi intestinali.

In Italia, il 13 maggio 2011 il Parlamento italiano ha varato per la prima volta una normativa (legge 77/2011) sulla produzione e commercializzazione delle insalate in busta, con l'intento di regolamentare un settore privo di disposizioni specifiche che è stata attuata da un decreto ministeriale che definisce i limiti microbiologici per tali tipi di prodotti. Va quindi specificato che anche alla luce di tale specifica normativa esistono insalate in busta di ottima qualità che non necessiterebbero di alcun lavaggio prima del consumo e altre di minore qualità per le quali è consigliato un'accurata pulizia.

I consigli dello "Sportello dei Diritti" che sono indipendenti dai test in questione, se non si può fare a meno di utilizzarle al posto di verdure sane, fresche e di buona qualità sono i seguenti:

 

- Scegliere produttori e distributori affidabili che indicano sulla confezione oltre alla data di scadenza, quella di raccolta e confezionamento e descrivono il sistema di produzione.

 

- Consumare l'insalata entro 3-4 giorni dal confezionamento (tenendo conto che la scadenza viene fissata dopo 7 giorni d'inverno e 5 d'estate). Se si tratta di cicorino tagliato sottile è meglio anticipare di un giorno.

 

- In caso di dubbi si può sempre fare un veloce lavaggio con mezzo bicchiere di aceto bianco diluito in due litri di acqua per un minuto nella centrifuga di casa. Un sistema efficace e indolore, anche se ci sembra un'esagerazione, il bello dell'insalata pronta è che si travasa nel piatto, si condisce e si mangia.


ECDC lancia la mappa 2013 della diffusione del virus "Febbre del Nilo occidentale"

Si ripresenta puntuale ogni anno con i primi caldi quella che è nota da tempo come "Febbre del Nilo occidentale", un virus endemico-epidemico diffuso soprattutto in Africa (specialmente in Egitto), Medio Oriente, India, Europa e, più recentemente, negli Stati Uniti, che porta a stati febbrili che nei casi più gravi specie negli anziani e nei soggetti più deboli, può portare a gravi complicazioni neurologiche quali meningite o encefalite. I principali vettori della malattia sono le zanzare, in particolare il genere Culex. Tutti i fattori che favoriscono la proliferazione delle zanzare come le piogge abbondanti, irrigazioni o temperature alte, fanno quindi aumentare il numero dei casi di contagio. Proprio per tali motivi, rileva Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti",  quest'anno a causa di una primavera a dir poco umida, si dovrebbe innalzare il livello di controllo per evitare una proliferazione del virus.

Ed infatti, in data di ieri 7 giugno, l'ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha avviato la pubblicazione della mappa della diffusione del virus in questione per la stagione 2013.

Il 31 maggio 2013, l'ufficio dell'epidemiologia del Astrakhanskaya di Oblast, in Russia, ha riferito la presenza di quattro casi umani di febbre del Nilo occidentale. In questa regione, sono stati rilevati casi già nel 2010-2012 ma, quest'anno, la stagione di trasmissione sembra essere iniziata molto prima rispetto al passato: l'anno scorso i primi casi sono stati trovati nel mese di giugno. In questo contesto, l'ECDC iniziato lo screening sistematico di tutti i casi del virus segnalati in Europa questa settimana e proprio in data di ieri ha pubblica la prima mappa settimanale.

Vi è da precisare per non destare alcun allarme che sino al 6 giugno, nessun caso di febbre del Nilo occidentale è stato segnalato nei paesi dell'UE.

Il rapporto settimanale comprende delle mappe che mostrano la distribuzione geografica attuale dei casi umani autoctoni segnalati nell'UE e nei paesi vicini e il confronto con i dati precedenti; così come un aggiornamento della situazione e una tabella sul numero di casi secondo i paesi e le aree. Esso sarà pubblicato sul sito dell'ECDC ogni venerdì pomeriggio – le informazioni si basano su casi segnalati fino a giovedì di ogni settimana.

Nel 2012, l'ECDC ha monitorato la situazione della febbre del Nilo occidentale durante la stagione 2012 (da giugno a novembre) negli Stati membri dell'UE e nei paesi limitrofi: 242 casi autoctoni sono stati rilevati nell'UE e 693 nei paesi limitrofi.

Lo "Sportello dei Diritti",  come l'anno scorso, continuerà a segnalare settimana per settimana tutti gli eventuali casi rilevati in Italia, al fine di far adottare ai cittadini e alle autorità sanitarie tutte le misure necessarie per la prevenzione per evitare la diffusione di contagi.

Ad ogni buon conto, ricordiamo che a livello individuale sono efficaci i mezzi di prevenzione tradizionali contro le zanzare: insetticida (sconsigliamo quelli chimici per evitare reazioni chimiche e perché siamo contrari all'uso di insetticidi chimici) o spray anti-zanzare. È utile poi portare vestiti che coprano braccia e gambe specie per i bambini e gli anziani che sono i soggetti maggiormente a rischio. In ultimo, è raccomandabile evitare il contatto diretto con animali morti e stare lontano da luoghi a rischio come stagni e superfici umide (sottovasi).

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it

Farmaci scambiati per errore durante il confezionamento: morto un novantenne in Francia

Proprio in data di ieri lo "Sportello dei Diritti", rilanciava in Italia l'allarme seguito alla scoperta effettuata in Francia che due lotti di un diuretico dei una multinazionale del farmaco la Teva Pharmaceuticals Industries Ltd, sono stati oggetto di una campagna di richiamo a seguito di un errore di confezionamento. A seguito della segnalazione di un farmacista che aveva notato un'insolita sonnolenza nei pazienti cui veniva somministrato, è stato verificato che le compresse sono state sostituite per un errore nella fase di confezionamento del farmaco con quelle di un sonnifero prodotto dallo stesso laboratorio. Si tratta in particolare, secondo l'ANSM, l'agenzia per la sicurezza dei farmaci francese, di uno scambio tra le compresse di un sedativo-ipnotico, il Teva Zopiclone 7,5 mg (chiamato anche Imovane) che sarebbe stato erroneamente inserito nelle confezioni del diuretico generico Furosemide Teva 40 mg (specialità Lasix). La partita incriminata per cui è stata vietata la vendita già da ieri sera è quella con l'etichetta Y175 (data di scadenza: 08/2015) e Y176 (data di scadenza: 08/2015), per un totale di 95.000 scatole.

È la tragedia non sarebbe tardata ad arrivare: un novantaduenne avrebbe consumato per diversi giorni il sonnifero al posto del diuretico a Marsiglia. Un'indagine è stata immediatamente avviata.

L'inchiesta è stata affidata agli agenti della Dipartimento di Sicurezza di Marsiglia, dopo la morte di quest'uomo deceduto in casa a seguito di un edema polmonare. La scoperta è stata effettuata dal medico che era stato chiamato al suo capezzale. L'autopsia sarà eseguita "molto rapidamente", ha rivelato una fonte vicina alle indagini. Ovviamente solo l'autopsia potrà stabilire con certezza se il decesso è stato causato dal sonnifero ingerito al posto del diuretico se proveniente da un lotto difettoso.

Se in Francia l'ente governativo di farmacovigilanza si è attivato immediatamente per evitare ulteriori conseguenze pregiudizievoli per i cittadini attivando anche un numero verde e ordinando l'immediato ritiro delle confezioni del farmaco incriminato, Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", rileva che in Italia non è dato sapere ancora nulla se l'errore in questione coinvolga anche il Nostro Paese e se sì in che misura. È ovvio che nell'incertezza ed in assenza di qualsiasi informazione in merito da parte delle autorità sanitarie italiane invitiamo i cittadini in trattamento col diuretico generico Furosemide Teva 40 mg (specialità Lasix) a verificare puntualmente se appartiene ad uno dei lotti indicati e a richiederne la sostituzione presso le farmacie in caso affermativo.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it

sabato 8 giugno 2013

Sicurezza dei farmaci: un errore di confezionamento ha generato lo scambio di un sonnifero al posto di un diuretico

Sicurezza dei  farmaci: un errore di confezionamento ha generato lo scambio di un sonnifero al posto di un diuretico. 200.000 scatole di un diuretico del laboratorio Teva è oggetto di una campagna di richiamo a seguito di un errore nella fase di confezionamento del prodotto. Ed in Italia?

 

La Medicines Agency (MSNA) ha annunciato venerdì che due lotti di un diuretico della Teva Pharmaceuticals Industries Ltd, azienda farmaceutica mondiale, sono stati oggetto di una campagna di richiamo a seguito di un errore di confezionamento. Le compresse sono state infatti sostituite per un errore nella fase di confezionamento del farmaco con quelle di un sonnifero prodotto dallo stesso laboratorio.

Il portavoce della casa farmaceutica Teva ha riferito in un comunicato che l'allarme è stato "dato da un farmacista, in quanto in un paziente aveva riscontrato effetti di sonnolenza insolita". "L'indagine espletata da parte dell'azienda ha individuato due lotti di farmaci che sono stati probabilmente colpiti", da qui la decisione di effettuare il richiamo.

L'ANSM ha comunicato che compresse di un sedativo-ipnotico, la Teva Zopiclone 7,5 mg (chiamato anche Imovane) sono state erroneamente messe in confezioni a posto del diuretico generico Furosemide Teva 40 mg,. C'è una partita con l'etichetta Y175 (data di scadenza: 08/2015) e Y176 (data di scadenza: 08/2015), con 95.000 scatole di cui è stata bloccata la vendita venerdì sera.

Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", rilanciando l'allarme della  National Security Agency dei medicinali, invita i pazienti trattati con Furosemide Teva 40 mg (specialità Lasix) ad interrompere il trattamento immediatamente e di portare il prodotto alla farmacia più vicina, che darà loro in sostituzione una nuova confezione.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


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