sabato 30 novembre 2013

Online www.salute.gov.it Campagna comunicazione lotta Aids

Online su www.salute.gov.it la Campagna di comunicazione per la prevenzione dell'HIV-AIDS del Ministero della Salute anni 2013-2014

 
Su www.salute.gov.it è pubblicata in home page la Campagna di comunicazione del Ministero della Salute  per la prevenzione dell'HIV-AIDS 2013-2014.

E' inoltre possibile consultare le campagne che sono state realizzate negli anni precedenti.

Attivato anche il sito www.uniticontrolaids.it realizzato dal Ministero della Salute in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità.

 


Giornata mondiale contro l'Aids

1 dicembre, Giornata  mondiale contro l'Aids: Ministro Lorenzin: "Non abbassiamo la guardia".

I dati sulla diffusione della malattia.


"La Giornata mondiale contro l'Aids - ha dichiarato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin- rappresenta un momento di riflessione sull'epidemia di casi di malattia causati dal virus dell'immunodeficienza (HIV), che continua a circolare, e i dati lo evidenziano, ma anche un'occasione per sensibilizzare tutti sulle modalità per prevenirne la trasmissione. Nei confronti di questo virus non bisogna abbassare la guardia perché anche se è' vero che grazie alle terapie antiretrovirali di AIDS si muore meno, i dati ci indicano pero' che sono aumentati i casi di persone che arrivano allo stadio di AIDS conclamato e fanno ricorso ai test diagnostici quando manifestano già' i sintomi della malattia".

In Italia il numero delle segnalazioni di nuove infezioni da HIV sembra essere sostanzialmente stabile, negli ultimi anni (circa 4.000), e l'eta' mediana alla diagnosi e' di 39 anni.  Si osserva, inoltre, un cambiamento delle modalità di trasmissione, poiche' e' diminuita la proporzione di tossicodipendenti ma aumentano i casi attribuibili a trasmissione sessuale. L'incidenza di casi di AIDS e il numero di decessi dovuti ad essi continuano a diminuire, principalmente per effetto delle terapie antiretrovirali combinate.

A riguardo della terapia, il Ministero ha emanato, dal 2010, specifiche linee guida che sono giunte ormai al loro quarto aggiornamento.

Tuttavia, un aspetto preoccupante e' che, tra il 2006 e il 2012, è aumentata la proporzione delle persone che arrivano allo stadio di AIDS conclamato ignorando la propria sieropositività, nel 2012 circa i 2/3 di chi ha fatto ricorso al test diagnostico, lo ha fatto perché manifestava sintomi. E' importante, in tal senso, provvedere ad accrescere in tutti la conoscenza dei comportamenti che possono esporre a rischio di infezione e favorire l'accesso al test, nei modi e tempi più' appropriati, in particolare per gruppi di popolazione più a rischio, sulla base delle attuali conoscenze.

L'AIDS e le nuove infezioni da HIV rappresentano, comunque, un problema di sanità pubblica, e non solo, in vaste parti del mondo.

Nel 2012, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stimato che sono circa 35 milioni le persone che vivono con l'HIV, di cui oltre 2 milioni sono adolescenti; circa 3,5 milioni di bambini vivono con l'HIV; circa 36 milioni di persone sono decedute dall'inizio dell'epidemia e, nel 2012, oltre 1,5 milioni di persone sono decedute a causa di questa patologia.

E' necessario, dunque, continuare ad operare per diffondere la cultura della prevenzione, perché tutte le persone che ne necessitano, possano avere accesso alla diagnosi ed al trattamento della malattia.

Il Ministero della Salute, attraverso la Commissione Nazionale AIDS e la Consulta delle Associazioni per la lotta all'AIDS, ha operato, e vuole continuare ad operare, per mantenere costante l'attenzione e le attività che attengono ai molteplici aspetti dell'infezione da HIV e della patologia AIDS, per le quali tanto è stato fatto nel nostro Paese per affrontarle, ma ancora tanto rimane da fare. Uno dei punti chiave sui quali lavorare, è rafforzare la percezione del rischio dell'infezione da HIV, sensibilizzare sulla modalità di trasmissione e sulle misure di prevenzione.

Questo perché la cura dell'AIDS e delle infezioni da HIV non si limita ai meri aspetti diagnostici, clinici e terapeutici, ma richiede altrettanta attenzione per l'implementazione di misure preventive. Tra queste è fondamentale la diagnosi precoce dell'infezione, che si può ottenere solo attraverso una maggiore e soprattutto mirata offerta attiva del test, favorendone l'accessibilità, così come va favorito l'accesso ad una terapia precoce ed appropriata, per assicurare un'adeguata assistenza socio-sanitaria e per garantire la difesa dei diritti dei soggetti HIV-positivi e dei pazienti con AIDS contro ogni discriminazione o disuguaglianza.

In occasione del 1 dicembre 2013, si comunica che il Telefono Verde dell' Istituto superiore di Sanita' 800.861.061 sarà attivo dalle ore 10.00 alle ore 18.00.
Infine, sul sito www.salute.gov.it e www.iss.it e' pubblicato il Bollettino epidemiologico HIV/AIDS con i dati più aggiornati ed e' attivo il sito www.uniticontrolaids.it, realizzato dall'Istituto superiore di sanità nell'ambito delle iniziative della campagna per la lotta all'Aids.

 

Troppo sesso (o troppo poco) accorcia vita. Lo dice uno studio americano

Troppo sesso (o troppo poco) accorcia vita.

È quanto emerso da uno studio americano sui vermi e sui moscerini

 

Troppo sesso (o troppo poco) accorcia la vita, almeno nei minuscoli animali da sempre studiati nei laboratori di genetica. Lo dimostrano due esperimenti pubblicati entrambi sulla rivista Science, che per la prima volta supporta un'ipotesi formulata da tempo ma finora mai dimostrata.

Ciò che emerge in entrambi i casi, è l'esistenza di meccanismi genetici ancora poco esplorati, che hanno conseguenze dirette nella sessualità e quindi grande peso anche sulla selezione naturale e sull'evoluzione.

La prima ricerca, condotta nell'Università californiana di Stanford, ha scoperto che nei vermi Caenorhabditis elegans, trasparenti e lunghi un millimetro, la presenza di molti maschi fa morire le femmine prima del tempo. Circondate da un grande numero di maschi (una situazione rarissima in condizioni naturali) le femmine di C. elegans cominciano a invecchiare prima del tempo, fino a morire precocemente.

La colpa è di una tossina rilasciata dagli stessi maschi e che, secondo i ricercatori sarebbe il frutto di un 'trucco' della selezione naturale per impedire agli altri maschi di accoppiarsi e per conservare in questo modo una maggiore quantità di cibo per le prossime generazioni.

Protagonisti della seconda ricerca, condotta dall'università del Michigan, sono stati maschi del moscerino della frutta (Drosophila melanogaster). In questo caso è emerso che quando i maschi percepiscono un eccesso di feromoni femminili, ma non hanno vicino nessuna femmina, cominciano rapidamente a deperire. L'insoddisfazione sembrerebbe innescare una serie di risposte a livello neurale che portano i moscerini a perdere peso e a invecchiare. Tutto, però, torna alla normalità se riescono ad accoppiarsi.

In medio stat virtus come dicevano i latini? O è meglio, quindi, una vita casta o una d'eccessi? Per Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", si tratta in ogni caso, di andare ad approfondire scientificamente e soprattutto sull'uomo, ciò che a seconda delle convenienze forse ci piace sentirci dire perché sino ad oggi nessuno ha potuto provare che il sesso, troppo o troppo poco, faccia male.

 


venerdì 29 novembre 2013

AIDS: INDAGINE DOXA-CESVI 1 GIOVANE SU 3 NON CONSIDERA L'AIDS UN RISCHIO REALE


 

Giornata mondiale contro l'AIDS

1 dicembre

 

NEL MONDO 35,3 MILIONI DI PERSONE VIVONO CON L'HIV

IN ITALIA 3800 NUOVI CASI NEL 2012 E IL PIÙ ALTO NUMERO DI MORTI PER AIDS IN EUROPA

 

INDAGINE DOXA-CESVI: 1 GIOVANE SU 3 NON CONSIDERA L'AIDS UN RISCHIO REALE

 

Va all'Italia il drammatico primato europeo di decessi per AIDS; negli ultimi 11 anni in crescita anche il numero delle donne sieropositive. Ma - rivela un'indagine DOXA realizzata per Cesvi - tra i giovani 1 su 3 non percepisce il contagio della malattia come un rischio reale e non si protegge.

L'Africa Sub Sahariana, con 1 adulto su 20 che ha contratto il virus, è la zona al mondo più colpita.

In occasione della Giornata mondiale contro l'AIDS, Cesvi rilancia la campagna "Fermiamo l'AIDS sul nascere". Dal 1° al 21 dicembre 2013 si può contribuire con un sms al 45503.

 

L'infezione da HIV continua a propagarsi e l'AIDS rimane la pandemia che miete più vittime al mondo. In Italia, sono soprattutto i giovani a sottovalutare i rischi della malattia: 1 su 3 pensa che 'esiste ma è tenuta sotto controllo e non fa quasi più vittime', 1 giovane su 5 è a rischio perché non ne ha sentito parlare a scuola e solo raramente sui media. Solo il 35% dei ragazzi e ragazze in Italia, nonostante sappiano perfettamente che la via di trasmissione principale è quella sessuale, usa abitualmente il preservativo nelle proprie relazioni e solo il 29% dichiara di aver fatto il Test dell'HIV. Le giovani donne si espongono maggiormente al rischio, sentendosi protette da una relazione stabile. E' quanto rivela un'indagine Doxa realizzata tra i giovani dai 16 ai 34 anni per il Cesvi a trent'anni dall'identificazione del virus dell'HIV e in occasione della Giornata mondiale contro l'AIDS (1 dicembre). Cesvi rilancia "Fermiamo l'AIDS sul nascere", la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi, giunta alla dodicesima edizione, con il duplice obiettivo di sostenere la lotta al virus nei Paesi più colpiti e rialzare il livello di attenzione fra i giovani italiani sulla necessità della prevenzione.

 

In Italia, l'Istituto Superiore di Sanità per il 2012 registra 3800 nuovi casi di persone infette. Complessivamente il numero di italiani sieropositivi tocca quasi i 140 mila. Con un pericoloso aumento dei casi fra i giovanissimi e il picco di infezioni - il 36,1% dei casi totali – che torna a colpire dopo anni la fascia d'età 25-34 anni. Nel 2012, la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l'80,7% di tutte le nuove diagnosi. Gli ultimi dati UNAIDS 2013 rilevano il drammatico primato italiano: l'Italia, con 1700 decessi l'anno, è il Paese europeo con il più alto numero di morti per AIDS, un trend in crescita se si considera che nel 2001 i casi erano 1400. Tra il 2006 e il 2012 è aumentata la proporzione delle persone che arrivano allo stadio di AIDS conclamato ignorando la propria sieropositività. Nel 2012 è stata del 67,9%. Cresce anche il numero di donne italiane sieropositive, 3000 nuovi casi dal 2001, un trend negativo che colloca l'Italia dietro ad altri Paesi europei come Francia e Spagna nei quali, sebbene il numero delle donne infette sia più alto, si muore meno. La Francia negli ultimi 11 anni è riuscita a diminuire il numero di decessi per AIDS del 26,3%  e la Spagna addirittura del 58,3%.

 

L'Africa Sub-Sahariana continua ad essere la regione più colpita al mondo con 25 milioni di persone che convivono con il virus HIV di cui 2,9 milioni di bambini. Solo nel 2012 il numero delle nuove infezioni è di  1,6 milioni di cui 230.000 minori. Tuttavia su scala mondiale dal 2001 al 2012 il numero di persone che hanno contratto l'HIV è sceso di un terzo del totale ed è addirittura dimezzato nel caso dei bambini. Significativo che in Zimbabwe, uno dei Paesi più colpiti dalla pandemia, grazie all'attenzione delle organizzazioni internazionali e alle politiche locali, il numero delle donne che hanno contratto l'HIV sia sceso del 26%. Anche le morti per AIDS, dopo il picco da 2,3 milioni del 2005, sono scese a 1,6 milioni l'anno scorso.

 

"Dove la malattia da sempre colpisce in maniera più drammatica l'attenzione non è calata, e dove sono stati portati gli sforzi più grandi per l'accesso alle cure, è possibile cogliere un dato positivo. Dal 2009 al 2012 il numero di nuove infezioni tra i bambini è diminuito del 40% grazie a servizi di informazione e distribuzione dei farmaci antiretrovirali per prevenire la trasmissione madre-figlio del virus" – sostiene Giangi Milesi, Presidente Cesvi – "Nel solo Zimbabwe, con l'impegno  di Cesvi, sono stati salvati oltre 3000 bambini, formati 2000 operatori sanitari e sottoposte a test quasi 90 mila donne. Nei distretti dove portiamo il nostro aiuto la percentuale di siero-prevalenza è scesa negli ultimi 6 anni dal 23 al 13%. Tanto è stato fatto, ma è necessario continuare in questa direzione con le attività di prevenzione dell'HIV  dirette alle donne incinte, garantire la  cura con i farmaci antiretrovirali, potenziare l'informazione e combattere la povertà."

 

Da 12 anni, Cesvi è fortemente impegnato nella sensibilizzazione e nella prevenzione della trasmissione dell'HIV da mamma a bambino in Africa. Con la campagna "Fermiamo l'AIDS sul nascere", avviata nel 2001, Cesvi porta terapie farmacologiche, assistenza e formazione sanitaria insieme a servizi di ascolto e prevenzione; così come è stato fatto e si continua a fare in Zimbabwe, dove Cesvi sostiene l'Ospedale St Albert e dove ha creato la Casa del Sorriso per accogliere i ragazzi orfani a causa dell'AIDS  e offrire loro un'alternativa concreta alla strada. Cesvi interviene nella lotta all'AIDS anche in Congo dove, già impegnato nella formazione scolastica, l'alfabetizzazione e la formazione professionale dei ragazzi di strada, promuove servizi medici di diagnosi e cura dei pazienti affetti da HIV ed attività di sensibilizzazione sul tema delle malattie sessualmente trasmissibili, attraverso il rafforzamento dell'Ospedale Generale di Matete, nel distretto sanitario di Kalamu.

 

Dal 1° al 21 dicembre 2013 è possibile aiutare a combattere l'AIDS e a prevenire la trasmissione madre-figlio del Virus. Basta inviare un sms da 2 euro al 45503 da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Nòverca o chiamare da rete fissa TWT, oppure donare 5 e 10 con una chiamata al 45503 da rete fissa Telecom Italia, Infostrada, Fastweb e Tiscali.

 

Al coro di "Fermiamo  l'AIDS sul nascere" si sono uniti personaggi del mondo dello spettacolo come Lella Costa, Claudio Bisio, Cristina Parodi, Alessio Boni e il Trio Medusa, tutti a fianco di Cesvi sin dalla nascita della campagna e testimoni sul campo dei traguardi raggiunti in dodici anni di attività. Quest'anno anche il mondo dello sport si schiera con Cesvi nella Giornata Mondiale contro l'AIDS con il patrocinio della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) e con la Lega Pallavolo che diffonderà il messaggio della campagna in occasione delle partite di Serie A1 e A2.

 

 

Cesvi è un'organizzazione umanitaria italiana laica e indipendente fondata a Bergamo nel 1985 e con 71 sedi estere. Opera, a livello comunitario, in tutti i continenti con progetti di lotta alla povertà e iniziative di sviluppo sostenibile, che fanno leva sulle risorse e sulla moltiplicazione delle risorse locali. Nell'ultimo anno Cesvi ha aiutato 3 milioni di persone, avvalendosi di uno staff formato per l'88% di persone del posto. In Italia è impegnata in progetti di sensibilizzazione e integrazione ed è stata la prima associazione premiata con l'Oscar di Bilancio per la sua trasparenza nel 2000 e di nuovo nel 2011. www.Cesvi.org

 

 


 


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Scoperto in Africa occidentale un nuovo ceppo aggressivo dell'HIV che porta a un più rapido sviluppo dell'AIDS

Ricercatori svedesi hanno scoperto un nuovo e più aggressivo ceppo dell'HIV in Africa occidentale che causa una progressione significativamente più veloce verso l'AIDS

Il nuovo ceppo del virus che causa l'AIDS, chiamato A3/02, è una fusione dei due più comuni ceppi di HIV in Guinea-Bissau.  È stato finora trovato solo in Africa occidentale.

"Gli individui che sono infettati con la nuova forma ricombinante sviluppano l'AIDS entro cinque anni, ed è circa da due a due anni e mezzo più veloce di uno dei (ceppi) originari" ha dichiarato la dottoressa Angelica Palm, uno degli scienziati responsabili dello studio dell'Università di Lund sulla base di un lungo periodo di follow-up delle persone sieropositive in Guinea-Bissau.

Ceppi virali ricombinanti si originano quando una persona è infettata da due ceppi diversi, che combinano il DNA per creare un nuovo modulo.

"Ci sono stati alcuni studi che indicano che ogni volta che c'è un cosiddetto ricombinante, sembra essere più aggressivo rispetto ai ceppi parentali", come riferito nello studio in questione pubblicato sul Journal of Infectious Diseases che Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", ritiene opportuno poter diffondere in ragione della costante attività dell'associazione anche in difesa dei malati di AIDS e per la costante opera preventiva per la quale riteniamo non debba mai essere abbassata la guardia.

Il ceppo in questione è stato scoperto dal team svedese in Guinea-Bissau nel 2011.

Secondo i ricercatori, la velocità con cui l'A3/02 porta le persone ad ammalarsi di AIDS non influisce sull'efficacia dei farmaci sugli individui infetti.

"La buona notizia è che, per quanto ne sappiamo i farmaci che sono oggi disponibili sono ugualmente funzionanti su tutti i diversi sottotipi di varianti".

Lo studio avverte che tali ricombinanti si possono diffondere velocemente, soprattutto nelle regioni con alti livelli di immigrazione, come l'Europa o gli Stati Uniti.

"È altamente probabile che ci siano un gran numero di ricombinanti di cui sappiamo poco o nulla in circolazione", ha detto Patrik Medstrand, professore di virologia clinica presso l'Università di Lund.  Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 35,3 milioni di persone nel mondo vivono con l'HIV, che distrugge il sistema immunitario e ha causato oltre 25 milioni di morti di AIDS da quando emerse nei primi anni 1980,

I trattamenti esistenti aiutano le persone infette a vivere più a lungo e a condurre una vita più sana ritardando e sottomettendo i sintomi, ma non curano l'AIDS. Molte persone povere che vivono in comunità non hanno accesso ai farmaci vitali, e non esiste ancora un vaccino la cui efficacia sia stata definitivamente testata.

 


giovedì 28 novembre 2013

Schistosomiasi, la cura arriva dal Cnr

L'identificazione del gene e dell'enzima responsabili dell'attività dell'oxamnichina apre la strada allo sviluppo di nuovi strumenti di cura della malattia parassitaria. Lo hanno scoperto i ricercatori dell'Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Cnr. La rivista Science, dove lo studio sarà pubblicato, lo ha scelto tra quelli da segnalare in anticipo su ScienceExpress

 Ne soffrono circa 200 milioni di persone nelle zone più povere del mondo e i suoi effetti sono così gravi e diffusi che la schistosomiasi è considerata seconda solo alla malaria tra le malattie parassitarie. Una nuova speranza per la cura potrebbe essere data dall'oxamnichina. Studi avanzati sul farmaco hanno infatti dimostrato che potrebbe rappresentare l'alternativa al metodo chemioterapico con cui la patologia viene tuttora trattata. A scoprirlo i ricercatori dell'Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr), in collaborazione con un team internazionale. Lo studio è in corso di pubblicazione su Science ed è stato segnalato in anticipo su ScienceExpress.
Nonostante fosse stata abbandonata perché attiva solo contro una delle due specie del parassita, ossia lo Schistosoma mansoni, l'oxamnichina aveva dato ottimi risultati anche in precedenza e da questi si è ripartiti per una ricerca più approfondita. "Lo studio ha preso l'avvio da informazioni particolarmente preziose fornite dall'analisi genetica di ceppi diversi di parassiti, di cui uno sensibile all'oxamnichina e altri due altamente resistenti", spiega Donato Cioli, coautore dello studio e ricercatore Ibcn-Cnr. "Gli incroci tra questi hanno infatti dimostrato che la resistenza era dovuta alla mutazione recessiva di un gene autosomico, che abbiamo interpretato come indicativo dell'esistenza di un fattore, probabilmente un enzima, che era necessario per 'attivare' l'oxamnichina". La sua individuazione ha necessitato di molte analisi e solo "ulteriori studi biochimici hanno portato a concludere che l'enzima in questione doveva essere una solfotrasferasi", prosegue Cioli.
"Sebbene il sequenziamento dell'intero genoma di Schistosoma mansoni abbia mostrato come esistessero almeno una dozzina di geni che rispondevano alle caratteristiche individuate, la scelta di quello coinvolto è stata possibile grazie a una collaborazione internazionale". Un'équipe di ricercatori americani, avvalendosi della mappatura genetica dello Schistosoma, è riuscita a "individuare inequivocabilmente nei nostri ceppi sensibili e resistenti, il singolo gene responsabile dell'attivazione del farmaco". Ciò è stato confermato tramite l'inibizione delle funzioni del gene con il meccanismo dell'interferenza dell'Rna. Inoltre, con l'ausilio della cristallografia a raggi X, sono stati determinati la struttura dell'enzima e mappato il sito a cui si lega l'oxamnichina. "Dati che suggeriscono un passo avanti per la cura della malattia", conclude il ricercatore, "e che aprono la strada alla possibilità di disegnare razionalmente nuovi farmaci che siano in grado di legarsi anche all'enzima delle altre specie di Schistosoma, fornendo così una valida alternativa all'unico farmaco oggi utilizzato".

Infezioni di HIV aumentano dell'8% in tutta Europa rispetto al 2011

Secondo i nuovi dati pubblicati ieri 27 novembre dall'ECDC  (Centro Europeo per il controllo e  la prevenzione delle malattie) e dall'ufficio regionale dell'OMS per l'Europa, e che  Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", ritiene opportuno comunicare nella costante attività volta alla tutela degli ammalati della "peste del secondo millennio" anche in un'ottica di prevenzione,  sono stati segnalati più di 31 000 nuovi casi d'infezione da HIV nella regione europea nel 2012, 10.000 (8%) in più che nel 2011. Di queste nuove infezioni da HIV, i paesi dell'Unione europea e dello spazio economico europeo (UE/SEE) rappresentano più di 29 000 nuove infezioni da HIV.

In tutta l'UE/SEE, l'HIV continua ad essere concentrata in gruppi di popolazione ad alto rischio per l'infezione. Analogamente a questi ultimi anni, la più alta percentuale di diagnosi di HIV è stata segnalata negli uomini che fanno sesso con uomini (MSM) (40,4%), seguita dalla trasmissione eterosessuale (33,8%) tra cui casi provenienti dai paesi dell'Africa sub-sahariana. Per il 18,7% dei casi, la modalità di trasmissione era sconosciuta.

Il direttore dell'ECDC Marc Sprenger ha  sottolineato che i dati in questione "dimostrano che quasi in una persona su due (49%) dei pazienti risultati positivi all'HIV nell'UE/SEE –– viene diagnosticata in ritardo rispetto al corso della loro infezione – il  che significa che hanno bisogno di terapia antiretrovirale subito, perché il loro sistema immunitario sta già iniziando a precipitare". "Questo dimostra che abbiamo bisogno di rendere il test più efficace e più disponibile in tutta Europa per assicurare diagnosi precoce, cura e trattamento di HIV".

In più, quasi un terzo (32%) delle persone con una diagnosi di HIV nell'UE/SEE non hanno segnalato un CD4 di globuli al momento della diagnosi, il  che rende impossibile classificare se necessitano del trattamento. Ciò suggerisce persistenti problemi di accesso e diffusione del test per l'HIV e consultori in molti paesi.

Anche questo significa che un numero considerevole di persone in Europa necessita di una terapia antiretrovirale ma non la ricevono – o perché essi non gli è stata ancora diagnosticata l'HIV o perché non sono stati collegati al follow-up e alle cure cliniche.

Il test d'orientamento dell'ECDC per l'HIV aiuta i paesi nei loro sforzi per identificare le infezioni da HIV sin dall'inizio: esso fornisce informazioni chiave sul perché, dove, come e quando effettuare il test per l'HIV. Inoltre, mira a migliorare le esistenti strategie nazionali degli Stati membri contro l'HIV al fine di adottare un approccio strategico, basato sull'evidenza di sviluppare e implementare efficaci procedure di prova per l'HIV.

Nel 2012, 4.313 diagnosi di AIDS sono state segnalate in 29 paesi UE/SEE, determinando un tasso di 0,8 casi ogni 100 000 abitanti. Questo conferma il costante declino nei casi di AIDS del 48% nell'UE/SEE. Dall'inizio dell'epidemia dell'HIV alla fine del 2012, era stato diagnosticato un totale cumulativo di 334 299 individui portatori di AIDS in UE/SEE.

 


mercoledì 27 novembre 2013

Tatuaggi. Presto vietati colori in Francia?

L'Agenzia per il farmaco francese (MSNA) vuole vietare ben 59 coloranti  "per motivi di sicurezza". Ed in Italia?

 

Più volte lo "Sportello dei Diritti" è  intervenuto sui problemi connessi a quella che è una moda che non conosce fine né confini. In tale ottica Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", segnala quanto sta accadendo in Francia dove l'Agenzia per il farmaco transalpina (MSNA) aveva invitato l'Assemblea nazionale a prendere provvedimenti "per ragioni di sicurezza" in merito a 59 coloranti utilizzati negli inchiostri tatuaggio.

E così è stato emanato un decreto nel marzo scorso che a partire dal 1 ° gennaio 2014 ne vieterà l'utilizzo da parte dei tatuatori professionali che ovviamente hanno chiesto un'audizione in data odierna innanzi all'Assemblea Nazionale per tentare la  "revisione" del  provvedimento da parte del del Dipartimento della Salute.

Secondo l'MSNA l'omologa dell'AIFA, l' effetto stimato non è "sufficiente in questa fase per garantire la loro innocuità dei dati". I prodotti per tatuaggi hanno uno status speciale che non li fa rientrare nella categoria dei cosmetici. Sono considerati "procedure invasive e di lunga durata", regolati da una normativa specifica .

Per Giovanni D'Agata non si comprende come mai analoghi provvedimenti non siano stati presi in Italia e nel resto d'Europa almeno a scopo precauzionale per verificare effettivamente la pericolosità dei colori per i tatuaggi.

Alla luce del dibattito avviato in Francia  e dei rischi paventati, sarebbe utile che analoghe iniziative siano prese sia dalle istituzioni europee che da quelle nazionali anche perché non è raro un turismo infraeuropeo da parte di giovani, anche minorenni che con la scusa di una vacanza si fanno tatuare il corpo.

 


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martedì 26 novembre 2013

Problemi nel pollice e dolori cervicali a causa degli smartphone

Conversazioni prolungate possono causare lesioni della mano e raggiungere anche il polso

 

Gli smartphone facilitano la vita permettendo di rispondere alle email e rispondere ai messaggi istantaneamente, ma possono anche causare nuove malattie come dolore cervicale e problemi al pollice.

Se n'è parlato sui media spagnoli dove chirurghi specializzati in ortopedia ed in particolare specialisti in microchirurgia della mano, hanno spiegato che l'uso di telefoni cellulari per mantenere lunghe conversazioni possono causare lesioni alle mani, soprattutto sul primo dito, per il fatto che risulta essere il più usato per questi dispositivi.

Tali strumenti potrebbero provocare anche problemi alla schiena, soprattutto nella regione cervicale, a causa della posizione adottata durante l'utilizzo prolungato del telefono cellulare.

Peraltro, le lesioni ai tendini, specialmente gli estensori del pollice, possono produrre dolore nel dito con irradiazione al polso.

Uno specialista il dottor Galvan di Tenerife ha riferito che i problemi "all'inizio sono occasionali e coincidono con l'uso del telefono, ma poi è possibile diventino cronici e causare dolore nei momenti in cui non li stiamo utilizzando".

Il dolore può verificarsi soprattutto anche in corrispondenza della base del pollice, che si gonfia a causa della posizione che adotta il pollice digitando sullo smartphone.

Un'altra conseguenza molto frequente e correlate alla patologia precedente è la compressione sul medio nervo del polso, la cosiddetta sindrome del "tunnel carpale", una lesione la cui incidenza è aumentata nei giovani dovuta ad un uso eccessivo della mano nella vita attiva mediante l'uso del mouse computer e nei momenti di svago, con l'uso di telefoni cellulari.

Per il momento, per lo più si tratta di infortuni che possono essere curate con la riduzione di tali attività, con stecche protettive, farmaci anti-infiammatori e fisioterapia.

Tuttavia, il chirurgo ortopedico avverte che quando queste lesioni diventano croniche possono portare a problemi degenerativi del pollice e anche sui polsi.

Secondo lo specialista, gli smartphone, avendo una piccola tastiera, non sono predisposti a inviare messaggi lunghi e costantemente, mentre un uso prolungato e frequente può causare problemi soprattutto al pollice.

Ci sono soggetti che hanno subito lesioni usando il dispositivo mezz'ora al giorno e ci sono coloro che lo usano più tempo senza avere alcuna conseguenza a causa dell'elasticità delle articolazioni. Condizione che è il principale determinante per soffrire di alcune malattie.

L'uso improprio del cellulare genera i primi processi infiammatori che possono diventare degenerativi nella mano e anche causare derive per problemi cervicali, perché una cattiva posizione della colonna produce contratture muscolari.

Il consiglio che emerge da quanto apparso su alcuni media spagnoli, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", è quello di non utilizzare il telefono come un computer. Il problema è che chiedere di utilizzare lo smartphone solo per inviare messaggi in forma semplice e di non lavorare come se fosse un pc è un suggerimento pressoché impossibile da seguire per le potenzialità sempre maggiori riservate a questi dispositivi.

La soluzione potrebbero essere i tablet che sono studiati per funzionare con tutte le dita della mano, così consentendo, almeno a detta degli specialisti, dieci volte meno sforzo che se si usasse uno smartphone.

 


Scomparso il fondatore della medicina estetica

Scomparso a Roma Carlo Alberto Bartoletti, padre fondatore a livello mondiale della medicina estetica. Il cordoglio dell'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica: "Abbiamo tutti un debito di riconoscenza verso di lui"

«Carlo Alberto Bartoletti è stato il primo a dare dignità a una scienza che prima non esisteva, la medicina estetica». Così il presidente di Aicpe (Associazione italiana di chirurgia plastica estetica), Giovanni Botti, ricorda a nome di tutta l'associazione Carlo Alberto Bartoletti, scomparso domenica a Roma.
Presidente onorario del Sime (Società italiana di medicina estetica), realtà da lui fondata nel 1975, Bartoletti ha partecipato alla fondazione della Società Francese di Medicina Estetica (SFME) nel 1973. Nel 1976 è stato tra i soci fondatori dell'Union Internationale de Médicine Esthétique (UIME) con sede a Parigi. Ha promosso nel 1990 la Scuola Internazionale di Medicina Estetica della Fondazione Internazionale Fatebenefratelli, di durata quadriennale, la prima in Europa per la formazione di esperti in questa disciplina, riservata a laureati in Medicina e Chirurgia. A lui si deve anche l'apertura del primo ambulatorio pubblico di medicina estetica all'ospedale S. Giovanni Calibita Fatebenefratelli all'Isola Tiberina di Roma, di cui è stato direttore scientifico.
«Bartoletti ha intuito l'importanza che l'aspetto riveste nella vita di una persona, e che è determinante per il benessere psico-fisico - afferma il presidente di Aicpe, Giovanni Botti -. Negli anni '70 ha di fatto creato, insieme a Jean-Jaques Legrand, la medicina estetica, una disciplina che prima non esisteva e di cui nessuno si occupava. L'obiettivo della medicina estetica, così come Bartoletti l'aveva concepita, è "promuovere e stimolare la costruzione e la ricostruzione di una armonia e di un equilibrio individuale attraverso l'attivazione di un programma di medicina educativa, sociale, preventiva e correttiva, curativa e riabilitativa", migliorando l'aspetto fisico. Bartoletti ha iniziato con le iniezioni di collagene per ringiovanire il viso, dando un forte impulso alla ricerca e all'applicazione di canoni scientifici in questa disciplina, oggi conosciuta anche per le iniezioni di botulino, le più praticate al mondo, e che comprende tutte quelle pratiche non chirurgiche a fine estetico che hanno conosciuto un vero e proprio boom dagli anni '80 in poi. Anche la chirurgia plastica deve molto a Bartoletti, in quanto oggi la medicina estetica è utilizzata pure per supportare e migliorare i risultati ottenuti con il bisturi. Carlo Alberto Bartoletti ha dedicato la propria vita a questa disciplina, per la quale ha speso grandi risorse ed energie. Nell'ambulatorio pubblico del Fatebenefratelli ha voluto dare la possibilità di accedere a prestazioni di medicina estetica a prezzi "ospedalieri" e dunque calmierati. L'iniziativa è rivolta sia a persone sane, per correggere un inestetismo e migliorare così il proprio equilibrio psicofisico, sia a malati, soprattutto oncologici, che hanno così l'opportunità di migliorare il proprio aspetto fisico e di sentirsi meglio con se stessi. Aicpe è vicina in questo momento di dolore al figlio Emanuele e alla nuora Loredana, entrambe colleghi».

 

AICPE. L'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica, la prima in Italia dedicata esclusivamente all'aspetto estetico della chirurgia, è nata nel settembre 2011 con l'obiettivo di dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Ad Aicpe al momento hanno aderito più di 190 chirurghi in tutta Italia, tra cui si annoverano professionisti di fama e docenti universitari. Membri di Aicpe possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, che aderiscono a un codice etico e di comportamento da seguire fuori e dentro la sala operatoria. Scopo di Aicpe è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l'attività professionale sia per l'attività sanitaria sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica; elaborando linee guida condivise. Tra gli obiettivi c'è anche l'istituzione di un albo professionale nazionale della categoria.


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