venerdì 29 marzo 2013

Acanthamoeba pericolo invisibile: il batterio che rende ciechi e si trasmette con le lenti a contatto

Acanthamoeba pericolo invisibile: il batterio che rende ciechi e si trasmette con le lenti a contatto

Un pericolo occulto, nel vero senso della parola, la acanthamoeba, un batterio che si trova nel suolo e nell'acqua e può essere trasmesso anche dalle lenti a contatto negli occhi dell'uomo.

Sono sempre di più, infatti, i pazienti colpiti da infezioni o complicazioni connesse all'utilizzo delle lenti a contatto, perché cresce il numero di persone che le utilizza al posto degli occhiali e quindi anche di quelle che non sempre ricorrono alla profilassi necessaria per evitare problemi alla vista.

Il Daily Mail, il celebre quotidiano britannico, sulla sua edizione online in data odierna riporta la storia di Ashley che sarebbe stata colpita da un'infezione conseguente alla acanthamoeba, che potrebbe averla fatta diventare cieca.

L'acanthamoeba, è un piccolo parassita unicellulare, che si può trovare nell'acqua di rubinetto, nella polvere, ma anche nel mare, nelle docce e nelle piscine. Si nutre, fra l'altro di batteri che si possono trovare sulle lenti a contatto sporche.

Quando la lente viene posizionata sull'occhio, il parassita in questione riesce a risalire la cornea partendo dallo strato esterno del bulbo oculare e causando pericolose conseguenze, sino alla cecità se non curato tempestivamente.

I sintomi dell'infezione comprendono pruriti agli occhi e lacrimazione, offuscamento della vista, sensibilità alla luce, gonfiore della palpebra superiore e forti dolori.

Il trattamento comprende gocce per gli occhi, con pazienti trattati inizialmente ogni 20 minuti, giorno e notte e fino a tre settimane in ospedale. I casi più gravi sono soggetti a trapianti di cornea.

È inutile dirlo, anche da profani, sottolinea Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", che per evitare questo tipo d'infezioni è strettamente necessario mantenere sempre pulite le lenti e sostituirle regolarmente, tanto che molti oculisti consigliano di cambiarle ogni giorno dopo ogni singolo uso. Troppo spesso, infatti, si sottovaluta la necessaria igiene di queste protesi in nome dell'esasperazione di un'estetica che è diventata moda.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


domenica 17 marzo 2013

Actos. Farmaco ritirato in Francia dal 2011 ma ancora venduto in Italia

L'Aifa (agenzia del farmaco italiana) elimini ogni dubbio

 

L' Actos è un farmaco antidiabetico il cui principio attivo è il Pioglitazone.

Il pioglitazone agisce attivando recettori cellulari presenti nelle cellule adipose, epatiche e muscolari. L'assunzione di questa molecola consente un considerevole miglioramento della sensibilità di tali tessuti all'azione dell'insulina che come è noto è l'ormone secreto dal pancreas che ha funzione di abbassare il livello di glucosio. In tal senso l'azione del pioglitazone è di ottimizzare l'utilizzo di glucosio da parte dei tessuti menzionati. Per tali ragioni l'Actos viene utilizzato per curare il diabete mellito di tipo 2 noto anche come diabete non insulinodipendente. In tal senso, coloro che soffrono di tale malattia hanno o cellule del pancreas che secernono o quantità insufficiente di ormone insulinico o, anche se questo è in quantità adeguata, il corpo non riesce ad utilizzarlo in maniera efficiente.

L'autorizzazione alla commercializzazione dell'Actos era stata rilasciata dall'agenzia Europea del Farmaco (EMA - European Medicines Agency) e recepita dall'AIFA (agenzia del farmaco italiana) nel lontano ottobre del 2000. Già all'epoca e quindi in fase di rilascio dell'autorizzazione furono indicati alcuni possibili effetti collaterali che dovevano essere indicati nei foglietti indicativi del farmaco. Rischi che dovevano essere comunque sottoposti a futura revisione, tant'è che sette anni dopo, nel 2007, l' EMA utilizzando i dati raccolti negli anni sottoponeva i farmaci antidiabetici appartenenti alla categoria dei tiazolidinedioni, in particolare il rosiglitazone (commercializzato come Avandia) ed il pioglitazone (commercializzato come Actos), a revisione benefici/rischi e stabiliva che i benefici di entrambi superavano ancora i rischi ma foglietti illustrativi e medico curante dovevano chiaramente indicare il rischio di:

•          possibili fratture ossee per le donne;

•          possibile patologia cardiaca ischemica e quindi al limite anche infarto per entrambi i sessi.

Tutto questo si andava ad aggiungere ai già accertati effetti collaterali e precisamente:

•          aumento di peso;

•          capogiri e vertigini;

•          insonnia;

•          disturbi della vista;

•          infezioni recidivanti delle alte vie respiratorie;

•          aumento della probabilità di gravidanze nelle donne affette da ovaio policistico.

L'ultima revisione però non ha eliminato i dubbi riguardo all' Actos.

Tant'è che nei primi di giugno del 2011 l'Agenzia francese del farmaco ha ritirato i farmaci con pioglitazone perché ha ritenuto che aumentassero il rischio di contrarre cancro alla vescica. L'omologa agenzia tedesca ha subito dopo raccomandato ai medici di non prescrivere il farmaco prima di nuovi chiarimenti.

Nonostante ciò, l'EMA ha allora avviato una nuova revisione ed ha concluso che i benefici del farmaco continuano a superare i rischi ma dovranno essere adottate una serie di misure per ridurre i possibili rischi di cancro alla vescica.

Alla luce di tali osservazioni, Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", si rivolge all'AIFA, chiedendo se non sia il caso di prendere le stesse misure dell'agenzia del farmaco tedesca, ossia di raccomandare una sospensione delle prescrizioni in attesa che siano presi i provvedimenti richiesti dall'EMA circa una verifica più puntuale dei rischi di cancro alla vescica, se non si vuole vietarne la commercializzazione come quella francese.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it

sabato 16 marzo 2013

Tumori: il business del mercato dei medicinali


L'Organizzazione mondiale della sanità prevede che i decessi da cancro nel mondo passeranno da 7,6 milioni nel 2008 a 13,2 milioni nel 2030.

 

Nonostante la scienza vada avanti, seppur a rilento, nel mondo e nel Nostro Paese si continua a morire di tumore. Peraltro, in Italia, alcune statistiche su base europea confermerebbero che alcuni tumori sono più frequenti rispetto alla media del resto dei paesi del Vecchio Continente.

Ecco perché, secondo le previsioni degli economisti, il mercato dei farmaci antitumorali dovrebbe diventare nel prossimo futuro la gallina dalle uova d'oro dell'industria farmaceutica. A far la parte del leone tutt'ora e probabilmente nei prossimi anni saranno i colossi svizzeri, in particolare Roche e Novartis.

Le cifre che gli analisti dell'istituto IMS Health del Connecticut, hanno previsto sono da capogiro: il mercato legato ai medicinali contro il cancro crescerà fino a 75 miliardi di dollari nel 2015. Facendo un raffronto con il 2009 quando la "fetta" era di 54 miliardi, la crescita sarà quasi del 40%.

È ovvio che l'obiettivo proprietario per gli operatori del settore è quello di scoprire una cura per una patologia che secondo alcune statistiche arriverà a colpire una persona su tre nel corso della vita.

È altrettanto vero che ad affrontare la stessa sfida da una parte vi sono le organizzazioni senza scopo di lucro e dall'altra le multinazionali farmaceutiche che a differenza delle prime possono spendere circa trenta volte di più per la ricerca.

Per fare un esempio, la Roche, che più di cinquant'anni fa ha sintetizzato la sua prima molecola contro il cancro, commercializza i tre più importanti farmaci contro i tumori (cinque nella 'top ten') e controlla circa un terzo del mercato mondiale. Il settore oncologico rappresenta più della metà del volume d'affari della multinazionale con sede a Basilea. Solo lo scorso anno, quest'azienda ha investito la stratosferica somma di 8,5 miliardi di franchi nella ricerca e sviluppo, che corrisponde  al 19% delle sue vendite.

Riuscire ad immettere sul mercato un nuovo farmaco è un processo lungo e costoso, che può durare fino a trent'anni. Ed addirittura negli ultimi tempi l'iter è diventato ancora più complicato per le restrizioni in tema di sperimentazioni e di applicazioni sull'uomo.

Se un quarto del mercato è costituito dai trattamenti tradizionali, come la radio e chemioterapia, la nuova frontiera è quella di  raggiungere trattamenti più individualizzati, più efficaci e con minori effetti collaterali, poiché basati sulla comprensione della biologia tumorale. D'altro canto, queste nuove terapie mirate, stanno rivoluzionando il mercato, anche perché sono più costosi da sviluppare, ma nello stesso tempo permettono di migliorare i trattamenti.

La storia anche recente c'insegna che non sempre le scoperte hanno il risultato sperato. In questo senso l'esempio del Glivec è illuminante. Quando è stato approvato nel 2001, il "Time" gli aveva addirittura dedicato una sua copertina. All'epoca, quindi, si era pensato che questo farmaco mirato sviluppato dalla Novartis (quarto medicinale contro il cancro più venduto al mondo) potesse rappresentare il miracolo tanto sperato contro i tumori. A distanza di dieci anni le aspettative si sono un po' affievolite.

Inoltre, rispetto a qualche anno or sono, l'industria farmaceutica ha maggiori difficoltà a realizzare e commercializzare i farmaci cosiddetti 'blockbuster', ossia quelli che sviluppano un fatturato di almeno un miliardo di dollari l'anno. Le ragioni sono diverse ed eterogenee secondo l'IMS Health: scadenza dei brevetti, esigenze maggiori delle autorità di regolazione, riluttanza da parte dei poteri pubblici a pagare farmaci molto costosi.

In questo momento storico, la via prescelta dalle multinazionali è di scoprire nuovi farmaci o acquistare brevetti particolarmente promettenti, che possono sfociare in medicinali che abbiano le caratteristiche che abbiamo illustrato anche in termini d'innovazione rispetto al passato.

Anche perché, a causa delle naturali regole del mercato, chi sviluppa farmaci non ha nessun interesse ad avere prodotti senza brevetto. È ovvio che le industrie farmaceutiche fanno un calcolo di mera convenienza in quanto non è raro il caso che le ricerche non possono essere ammortizzate, poiché il mercato è troppo ristretto o il brevetto sia sul punto di scadere. Un po' come accade sulle terapie per le malattie "rare" per le quali le case farmaceutiche fanno il semplicistico ed egoistico calcolo del "gioco che non vale la candela".

Ecco perché, rileva Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", in questa difficile lotta contro la "peste" del terzo millennio dovrebbero essere i governi ad intervenire con investimenti massivi nella ricerca che sopperiscano alle gravi carenze che le dure regole del mercato determinano quando si tratta comunque di salute dei cittadini.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


lunedì 11 marzo 2013

Casi di antrace tra persone che si iniettano droghe

L'eroina contaminata è ancora in circolazione in Europa

 

Lo "Sportello dei Diritti", aveva lanciato l'estate scorsa, primo in Italia, l'allarme circa la diffusione di un'epidemia di antrace tra i tossicodipendenti per partite di eroina contaminata. Erano diversi i casi segnalati in Europa, ma da qualche mese non si registravano più segnalazioni di morti a causa della contaminazione.

Proprio in data odierna, però la Health Protection Agency (HPA) del Regno Unito, l'ente governativo che si occupa della tutela della salute, ha riferito di un ulteriore caso fatale di antrace nel Suffolk, in Inghilterra. Si tratta di una persona che si era iniettata eroina. Questo porta il numero di casi di antrace fra coloro che s'iniettano droga ("injecting drug users", in Gran Bretagna si usa l'acronimo IDU) nell'Unione Europea dal giugno 2012 a 14: quattro in Germania, due in Danimarca e in Francia e sette nel Regno Unito (Scozia, cinque in Inghilterra e Galles in uno in uno). Ben sei di questi casi sono stati fatali.

Questi 14 casi fanno seguito ad un'epidemia di antrace che si diffuse fra il 2009 ed il 2010 coinvolgendo 127 tossicodipendenti tra Regno Unito (Inghilterra e Scozia rispettivamente con cinque e 119 casi) e Germania (tre casi).

Questo caso supplementare non è inaspettato e non cambia la valutazione del rischio effettuata dalle istituzioni europee in particolare dall'ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ed EMCCDDA (Centro Europeo per il monitoraggio delle droghe e delle tossicodipendenze) pubblicato lo scorso 16 luglio 2012.

La segnalazione dei casi di antrace tra coloro che s'iniettano droghe, in particolare eroina, in diversi paesi per un lungo periodo di tempo suggerisce che quest'ultimo tipo di droga contaminata è ancora in circolazione in Europa. Ciò vuol dire, spiega Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", che le persone che s'iniettano eroina in Europa sono ancora a rischio di esposizione all'antrace e in Italia non si è immuni dal rischio giacché le partite di tale sostanza stupefacente viaggiano da una parte all'altra dell'area unica .

Le due organizzazioni, in ogni caso hanno fatto sapere che stanno lavorando insieme per produrre un documento congiunto di orientamento sulla prevenzione dall'antrace tra tossicodipendenti.




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Redazione del CorrieredelWeb.it


Pelle umana creata in laboratorio dai ricercatori del Kinderspital

Il prodotto sarà impiegato per curare i bambini ustionati

 

Balzo in avanti sulla ricerca della pelle artificiale per trapianti o test dei cosmetici e prodotti chimici.Presso il Kinderspital di Zurigo i ricercatori sono in grado di produrre pelle umana in laboratorio. Le cellule sono prelevate dalla cute umana e vengono quindi isolate per fare scattare la loro moltiplicazione. Così si creano nuovi tessuti. La coltivazione durerà sei settimane. La pelle artificiale sarà impiegata in trapianti o test dei cosmetici e prodotti chimici e per grandi ferite, come ad esempio ustioni. Lo ha reso noto ieri l'Università di Zurigo sul suo giornale online "UZH News".

In estate sarà impiegata per curare i primi bambini ustionati. Finora, per le bruciature i medici utilizzavano soprattutto pelle prelevata dalla testa dei pazienti. Questa presenta però uno strato sottocutaneo (ipoderma) molto sottile che rende difficile il trapianto. La pelle prodotta in laboratorio offre diversi vantaggi. Sviluppata a partire da un frammento prelevato dal paziente, essa è composta di epidermide, derma e ipoderma e include pure cellule staminali, vasi sanguigni e cromatofori, ossia cellule contenenti pigmento. Quest'estate saranno trapiantati i primi campioni, di superficie massima di 20 centimetri per dieci, su 20 pazienti. In seguito saranno curati 40 giovani a Berlino e 40 ad Amsterdam. Presto anche altri tessuti come la cartilagine saranno prodotti artificialmente.

Tale novità, sottolinea Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", schiude una nuova era in cui la pelle umana può diventare un prodotto industriale.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


domenica 10 marzo 2013

Nuove frontiere per i dentisti: prodotti denti in provetta

 

Nuova era per l'implantologia. Gli scienziati del King's College di Londra sono riusciti a realizzare denti nuovi da cellule gengivali umane e da cellule di topi. I dentini ibridi sono poi stati impiantati nella bocca di topolini crescendo con successo. Sino ad oggi i denti sono stati ricostruiti in laboratorio, ma sempre usando cellule staminali embrionali che però nella pratica sono difficilmente reperibili e quindi non utilizzabili. Tale novità, sottolinea Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", costituisce una nuova era per l'implantologia. I denti creati in provetta saranno usati in sostituzione di quelli malati in individui adulti anche con enorme risparmio economico per le cure dentali.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


mercoledì 6 marzo 2013

Cadmio negli alimenti. A rischio bambini, fumatori e vegetariani

Roma, 6 Marzo 2013. Il cadmio e' un metallo pesante che penetra nell'ambiente sia da fonti naturali, come le emissioni vulcaniche e l'erosione delle rocce, sia dalle attivita' industriali e agricole. Si trova nell'aria, nel suolo e nell'acqua e, in un secondo tempo, puo' accumularsi nelle piante e negli animali. Il cadmio e' tossico innanzitutto per i reni, ma puo' causare anche demineralizzazione ossea ed e' stato classificato come cancerogeno per gli esseri umani dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Gli alimenti rappresentano la principale fonte di esposizione al cadmio per la popolazione di non fumatori. Cereali e prodotti a base degli stessi cereali, verdure, noci e legumi, radici amidacee e patate, come pure carne e prodotti a base di carne sono quelli che contribuiscono maggiormente all'esposizione umana. Alti livelli sono stati riscontrati anche in altri alimenti (ad es. alghe, pesci e frutti di mare, integratori alimentari, funghi e cioccolato). L'Au
 torita'
europea per la sicurezza alimentare aveva abbassato la dose settimanale ammissibile a 2,5 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo ma bambini, fumatori e vegetariani possono superare questo limite. In particolare i fumatori sono soggetti a rischio, infatti, la quantita' di cadmio presente  nel loro organismo puo' raddoppiare rispetto alla dose ammissibile.


Primo Mastrantoni, segretario Aduc

COMUNICATO STAMPA DELL'ADUC
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori
URL: http://www.aduc.it
Ufficio stampa: Tel.055290606 – Email: ufficiostampa@aduc.it





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martedì 5 marzo 2013

Farmaci fasulli. Incredibile pubblicita'!

Roma, 5 Marzo 2013. Un tempo si vendevano pozioni magiche, adatte a tutti i mali, oggi con Internet si offrono le stesse pozioni magiche ma sotto nomi diversi, non dimenticando la pubblicita'. Che dire di pillole dalla "Cura miracolosa" che sono "davvero incredibili" e "efficaci in pochi minuti"? Purtroppo qualcuno ci crede. I settori dove queste cure miracolose trovano adepti sono:
* perdita di peso;
* prestazioni sessuali;
* perdita di memoria;
* gravi malattie come il cancro, il diabete, le malattie cardiache, l'artrite e il morbo di Alzheimer.
Il problema e' che questi prodotti fraudolenti non solo non funzionano ma possono creare seri danni. Spesso sono venduti via telematica con siti che vengono cambiati dopo un certo periodo di tempo. Occorre diffidare  da questi siti e da questi prodotti. Per tutelare i consumatori e' necessario arrivare ad una certificazione di siti che vendono farmaci, ma certi interessi sono difficili da smantellare.





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Redazione del CorrieredelWeb.it


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