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Ultime news di Salute, Sanità, Benessere e Medicina

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giovedì 30 agosto 2012

Allarme prototheca nel latte crudo dei distributori automatici

 

Sanità pubblica: allarme prototheca per la presenza nel latte crudo erogato tramite distributori automatici

 

Alcune riviste scientifiche veterinarie ne parlano da anni come un rischio per gli animali ma anche per la salute umana anche se ad oggi le istituzioni che si occupano di zooprofilassi sembrano voler sottacere i rischi connessi alla diffusione di una particolare tipo di alga unicellulare: la prototecha. Di questi organismi incolori simili a lieviti, di cui ne esistono cinque diverse specie la P. moriformis, P. stagnora, P. ulmea, P. wickerhamii e P. zopfii. gli ultimi due tipi sono responsabili di infezioni cutanee in campo umano e veterinario.

Le Prototheca, infatti, possono colonizzare la cute umana, le coane nasali, il tratto respiratorio e l'apparato digerente. Penetrano nel corpo umano  attraverso le ferite cutanee e le lesioni delle mucose in conseguenza del contatto con le acque contaminate. Nelle letteratura medica le lesioni sono descritte come diffuso eritema, paule, pustole vescicolose, ulcerazioni, noduli, forme erpetiche o eczematose localizzate soprattutto nell'estremità. Possono prodursi dolorabilità, rigonfiamento dei tessuti molli e formazioni di liquido siero purolento. 

L'esposizione dell'uomo alla Prototheca, oltre che ambientale, può avvenire anche tramite alimenti o acque contaminate. La patogenesi della Protothecosi nell'uomo è largamente sconosciuta. In Italia, un importante fonte di esposizione alimentare di Prototheca per il consumatore, è rappresentata, con tutta probabilità, dal latte crudo. Questi organismi microscopici, infatti, sono soliti prediligere ambienti umidi e malsani come le stalle dove la pulizia e l'igiene, per definizione, non sono il massimo; ne sono un esempio gli abbeveratoi, i gruppi di mungitura, i condotti del latte delle sale di mungitura, i bidoni di raccolta del latte, le lettiere poco rinnovate. La loro presenza è stata anche riscontrata nelle feci dei topi che abitualmente frequentano le stalle.

Dal punto di vista farmacologico, tutti gli antibiotici utilizzati si sono dimostrati inefficaci contro il ceppo di P.zopfii isolato, con la sola eccezione della nistatina e dell'amfotericina B che hanno inibito la crescita delle colonie rispettivamente del 58% e del 33% .

Sulla base di questi dati è inevitabile giungere alla conclusione che la mastite provocata dalla P. zopfii rappresenta con elevata probabilità un serio rischio per le aziende produttrici di latte, per l'intero comparto sanitario e quindi anche per l'uomo.

Per Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti" sulla scia di quanto auspicato da chi studia e tenta di sconfiggere gli effetti nefasti di queste alghe, un primo passo per la pianificazione di programmi di profilassi dell' infezione dovrebbe essere il monitoraggio su larga-scala della situazione italiana attraverso uno studio epidemiologico dell'infezione al fine di individuare le aree maggiormente colpite dalla patologia. Per tali ragioni ci si rivolge sia al Ministerodella Sanità che all'Istituto Superiore della Sanità ed alle ASL per avviare il monitoraggio su larga scala della presenza della Prototheca per riuscire in futuro a costituire una banca dati relativa alla presenza dei focolai di infezione negli allevamenti italiani.

Fondamentale diventerebbe così l'individuazione e l'adozione di specifiche misure di profilassi per combattere la diffusione dell'alga e per eliminare gli altri microrganismi patogeni presenti in stalla individuati tramite l'esame batteriologico del latte.

Data la difficoltà a debellare il resistente microrganismo, la miglior cura possibile resta pertanto la prevenzione. Fondamentali sono l'igiene, la pulizia, il ricambio continuo di paglia, il miglioramento delle strutture dell'azienda, il riconoscimento e l'eliminazione delle cause di umidità, la separazione dei capi infetti da quelli sani e per quanto riguarda l'uomo, evitare di bere il latte crudo.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


mercoledì 29 agosto 2012

Diabete: Cause, Incidenza e Fattori di Rischio

Il diabete è una malattia cronica in cui ci sono alti livelli di zucchero nel sangue. 

L'insulina è un ormone prodotto dal pancreas per controllare gli zuccheri nel sangue. Il diabete può essere causato da troppo poca insulina, resistenza all'insulina, o entrambi. 

Per capire il diabete, è importante prima capire il normale processo mediante il quale è rotto cibo verso il basso e utilizzati dal corpo per produrre energia. Molte cose accadere quando il cibo viene digerito:
  • Uno zucchero chiamato glucosio entra nel flusso sanguigno. Il Glucosio è una fonte di combustibile per il corpo. 
  • Un organo chiamato il pancreas produce insulina. Il ruolo dell'insulina è spostare il glucosio dal sangue nei muscoli, nei grasso e nelle cellule del fegato, dove può essere utilizzato come combustibile. 
Le persone che soffrono di diabete hanno livelli elevati di zucchero nel sangue perché per il loro corpo non è possibile spostare gli zuccheri nei grassi, nel fegato e nelle cellule muscolari per distribuire l'energia. Questo perché:
  • Il loro pancreas non produce abbastanza insulina 
  • Le loro cellule non rispondono all'insulina normalmente 
  • Entrambi i suddetti 
Ci sono tre tipi principali di diabete. Le cause e fattori di rischio sono diversi per ogni tipo:
  • Il diabete di tipo 1 può verificarsi a qualsiasi età, ma è più spesso diagnosticato nei bambini, negli adolescenti o nei giovani adulti. In questa malattia, il corpo produce poca insulina o non ne produce affatto: sono quindi necessarie iniezioni giornaliere di insulina. La causa esatta di questa patologia non è nota. 
  • Il diabete di tipo 2 costituisce la maggior parte dei casi di diabete. Si verifica più spesso in età adulta, ma ragazzi e giovani adulti sono più a rischio a causa di alti tassi di obesità. Molte persone con diabete di tipo 2 non sanno di averlo. 
  • Il diabete gestazionale è una glicemia alta che si sviluppa in qualsiasi momento durante la gravidanza in una donna che non ha il diabete.

martedì 28 agosto 2012

Bruciore di Stomaco: quando rivolgersi al Medico

E' necessario rivolgersi al proprio medico curante se il bruciore di stomaco continua nonostante modifiche dello stile di vita e uso di antiacidi o basse dosi di acido bloccanti e se una persona si ha bruciore di stomaco più di tre volte alla settimana per più di 2 settimane. Il medico potrà prescrivere farmaci o fare altre raccomandazioni per eliminare il dolore.

Cerca assistenza medica in caso di emergenza. Il bruciore di stomaco cronico a volte può portare a gravi complicazioni che richiedono attenzione medica immediata. Vai al pronto soccorso di un ospedale se noti uno qualsiasi dei seguenti sintomi:
  • Vomitare sangue o sangue nelle feci con un forte dolore toracico
  • Forte dolore, vertigini o sensazione di testa vuota
  • Difficoltà a deglutire
  •  Mancanza di respiro e disidratazione
  • Involontaria perdita di peso

Il dolore da bruciore di stomaco può essere spesso confuso con un dolore che è in realtà causato da problemi cardiaci più gravi, come, ad esempio, un attacco di cuore. Se tu o un membro della tua famiglia ha una storia di malattie cardiache, sii consapevole di questa possibilità. Se il dolore è accompagnato da sudorazione, nausea, vomito, difficoltà di respirazione o peggiora con l'attività fisica, potrebbe essere necessaria una visita cardiologica immediatamente.

Adolescenti e sostanze psicotrope: italiani nella ‘top ten’


Esce il nuovo rapporto europeo Espad sull'uso di alcol e droghe tra i 16enni, curato per l'Italia dall'Ifc-Cnr. Il nostro Paese è tra i primi dieci, con prevalenze maggiori della media, per fumo, cannabis, alcol, tranquillanti e sedativi.  

Nel 2011, in Europa, i consumatori di alcolici e sostanze psicotrope tra i 16enni rimangono costanti, crescono invece i fumatori e gli assuntori di sostanze inalanti, come solventi e colle. I giovani italiani registrano consumi sopra la media europea per quasi tutte le sostanze. Questo, in sintesi, è quanto emerge dalla ricerca europea Espad che indaga sui comportamenti degli adolescenti e che lo scorso anno ha coinvolto 36 Paesi europei. In Italia, l'indagine è condotta dall'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa.

"L'alcol è da sempre la sostanza psicotropa maggiormente sperimentata e consumata dai sedicenni, nonostante il suo uso sia loro vietato o limitato in molti Paesi", esordisce Sabrina Molinaro dell'Ifc-Cnr, responsabile della ricerca in Italia. "L'Italia si trova nella 'top ten' con il 63% di adolescenti che hanno bevuto almeno una volta nell'ultimo mese, contro la media del 57. Il primato va alla Repubblica Ceca con il 79%, seguita da Danimarca (76%), Germania (73) e Grecia (72). Chiudono la classifica Albania (32%) e Islanda (17%). Invece per il binge drinking (cinque o più bevute in un'unica occasione), il nostro Paese con il 35% si assesta sotto il 39 di media, a dimostrazione di una differente 'cultura del bere'. Inoltre, rispetto alla rilevazione del 2007, tra gli studenti italiani si registra un lieve calo".

Purtroppo anche il consumo di sigarette nell'ultimo mese colloca i nostri 16enni tra i primi dieci, con il 36% contro la media europea del 28%. "Il dato, nonostante le campagne di sensibilizzazione, resta sostanzialmente stabile. In altri paesi come Francia, Portogallo, Polonia, Finlandia e Romania, i consumi però aumentano rispetto al 2007, mentre scendono in Norvegia, Russia e Islanda", prosegue Molinaro. "I coetanei con più alte percentuali di fumatori sono in Repubblica Ceca (42%) e Bulgaria (39%), dove le ragazze sono in netta maggioranza: 46% contro 33%, così pure in Francia (38%: i maschi sono il 34%, le femmine il 43). I paesi dove si fuma di meno sono Norvegia (14%), Albania (13) e Islanda con il 10%".

La sostanza illegale più sperimentata dagli studenti europei almeno una volta nella vita è la cannabis (hashish o marijuana). "E l'Italia è ancora tra le prime dieci nazioni con il 21% (24% maschi, 18 femmine) contro il 17% di media. L'elenco vede in testa cechi e francesi, rispettivamente con il 42 e il 39%, ed è chiuso da Grecia (8%) e Albania (4)", osserva Molinaro."L'uso di cannabis tra i 16enni italiani, dopo il calo registrato dal 2003 al 2007, si è stabilizzato. D'altra parte Francia, Polonia, Portogallo e Grecia nell'ultimo quadriennio vedono aumentare gli adolescenti che consumano cannabinoidi. In Ucraina e Russia invece diminuiscono".

Per quanto riguarda il consumo (almeno una volta nella vita) delle altre sostanze psicoattive illegali come cocaina, eroina, anfetamine, ecstasy e allucinogeni "gli italiani sono in linea con il dato medio europeo del 6% e occupano il quinto posto della classifica insieme ad Albania e Irlanda. In testa si trovano Francia e Bulgaria con il 10%, Bosnia e Norvegia chiudono con il 2", specifica la ricercatrice Ifc-Cnr. "Rispetto all'ultima rilevazione, l'Italia registra una lieve diminuzione insieme con Islanda, Irlanda e Russia. Tendenza opposta in Portogallo, Cipro e Romania, mentre la maggioranza delle nazioni mantiene i consumi stabili".

Rispetto agli inalanti, invece, "l'Italia si attesta al penultimo posto con il 3% dei giovani che riferiscono di averli sperimentati almeno una volta nella vita. Ai primi posti la Croazia e la Lettonia, rispettivamente con il 28 e il 23%. La media europea è del 9", conclude Molinaro. La survey Espad si ripete in Europa ogni quattro anni dal 1995 e nel tempo sono aumentati i paesi partecipanti e le sostanze indagate, tra cui ora rientrano anche tranquillanti e sedativi assunti senza prescrizione medica. "Gli italiani si trovano al quinto posto con il 10%, confermando il picco del 2007. La media è il 6%, la classifica è aperta da Polonia (15%), Lituania (13), Cipro e Francia con l'11% e chiusa con il 2% da Germania, Russia e Ucraina. Percentuali in crescita in Grecia, Cipro e Montenegro". 

Roma, 31 maggio 2012  
 

La scheda

Che cosa: Espadâ Europa (survey sui comportamenti d'uso di alcol e altre sostanze negli studenti di 15-16anni dell'Unione europea)

Pubblicato da: The Swedish Council for Information on Alcohol and other Drugs (CAN), The European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA), Council of Europe, Co-operation Group to Combat Drug Abuse and Illicit Trafficking in Drugs (Pompidou Group); Autori: Björn Hibell, Ulf Guttormsson, Salme Ahlström, Olga Balakireva, Thoroddur Bjarnason, Anna Kokkevi, Ludwig Kraus; CO-AUTORI: Airi-Alina Allaste, Sharon Arpa, Mark Bellis, Anina Chileva, Spomenka Ciric-Jankovic, Ladislav Csèmy, Tatijana Djurisic, Zsuzsanna Elekes, Fernanda Feijão, Silvia Florescu, Esther Kocsis, Eugenia Koshkina, Marina Kuzman, Patrick Lambrecht, Stéphane Legleye, Sabrina Molinaro, Mark Morgan, Alojz Nociar, Alexander Pabst, Daniela Piontek, Svend Sabroe, Otilia Scutelniciuc, Janusz Sieroslawski, Sladjana Siljak, Astrid Skretting, Stanislas Spilka, Eva Stergar, Tadas Tamosiunas, Ervin Toci, Marcis Trapencieris, Kyriakos Veresies, Pál Weihe, Valeria Siciliano

Chi: Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa


domenica 26 agosto 2012

Iinfezioni ospedaliere. 22 mila morti in tre anni


Dati allarmanti per le infezioni ospedaliere. 22 mila morti in tre anni. Un vero e proprio boom con costi esorbitanti per il Servizio Sanitario Nazionale: bruciati oltre 11 mld di euro per infezioni correlate all'assistenza
 

 

Secondo i dati di Federanziani il numero di infezioni ospedaliere stimato in Italia è compreso tra il 5 e l'8% dei ricoveri; ogni anno si verificano circa 450-700 mila infezioni (soprattutto infezioni urinarie, seguite da infezioni della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi) e nell'1% dei casi si stima che esse siano la causa diretta del decesso del paziente. Si tratta di costi in larga parte evitabili, se si pensa che circa il 30% delle infezioni è potenzialmente prevenibile con l'adozione di misure preventive. Ad esempio uno degli elementi centrali per proteggere il paziente dalla trasmissione di microrganismi è l'igiene delle mani. Tuttavia tra i professionisti sanitari il tasso di adesione a tale semplice pratica raramente supera il 50%".

Un'ecatombe. Ci sono più morti per infezioni ospedaliere che per incidenti stradali oltre, secondo uno studio dell'associazione, nello stesso periodo sono stati bruciati oltre 11 mld di euro per infezioni correlate all'assistenza.

I numeri sono  allarmanti. In Italia nel triennio 2008-2010 sono state contratte complessivamente 2.269.045 infezioni ospedaliere, per un totale di 22.691 decessi e un costo a carico del Servizio sanitario nazionale che oscilla tra 4,8 e 11,1 miliardi di euro. Mediamente un'infezione su tre è evitabile.

Le vittime delle infezioni ospedaliere in Italia sono molte di più di quelle degli incidenti stradali, che nel triennio considerato, secondo l'Istat, sono state 13.052, a fronte dei 22.691 decessi legati alle infezioni ospedaliere. Il numero di infezioni ospedaliere stimato in Italia è compreso tra il 5 e l'8% dei ricoveri; ogni anno si verificano circa 450-700 mila infezioni (soprattutto infezioni urinarie, seguite da infezioni della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi) e nell'1% dei casi si stima che esse siano la causa diretta del decesso del paziente.

Per Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", i costi economici delle infezioni correlate all'assistenza (ICA) rappresentano un vero e proprio scandalo tenendo conto della crisi e di tagli alla sanità. Parliamo di una cifra che nel triennio 2008-2010 oscilla tra 4,8 e 11,1 miliardi di euro" in quanto le infezioni aumentano le giornate di degenza e convalescenza del malato e c'è la necessità, nel caso di infezioni da ferite chirurgiche, di successivi controlli ambulatoriali. Il carico economico che le infezioni si portano dietro, inoltre, deve comprendere anche i costi indiretti dovuti alle assenze lavorative o ai vari spostamenti sostenuti da questi pazienti per farsi curare.

 




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Febbre del Nilo occidentale nuovi casi nell'UE e 46 paesi limitrofi. Ecco la mappa delle zone colpite

Dopo l'allerta lanciata in Europa dall'ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) riportata in Italia per prima da Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", e il grande risalto che sta avendo negli Usa una vera e propria epidemia per centinaia di casi scoperti in vari stati dell'unione, altri 33 nuovi casi umani di febbre del Nilo occidentale sono stati segnalati dal  Centro Europeo per la Prevenzione e Controllo delle Malattie nell'Unione europea e 46 nei paesi limitrofi extra Ue durante la scorsa settimana.

L'agenzia europea parla di ben ventinove nuovi casi nella vicina Grecia segnalati dall'Hellenic Centre for Disease Control and Prevention (KEELPNO). La maggior parte dei casi, 26 per la precisione sono stati scoperti nelle zone che avevano riportato segnalazioni di casi precedenti: nelle prefetture di Attiki (3), Kavala (8), Samo (1), Salonicco (2), Xanthi (12). Due altri casi probabili sono stati   circoscritti recentemente nella prefettura Calcidica, mentre la posizione di un caso non è nota. I nuovi casi e aree colpite in Grecia non sono arrivati completamente inaspettati dato che dal 2010  la trasmissione del virus del Nilo occidentale ha subito una progressiva espansione geografica in tutto il paese, come indicato nella valutazione del rischio pubblicata di recente da parte dell'ECDC sulla situazione epidemiologica della febbre del Nilo occidentale in Grecia.

Inoltre, per la prima volta in questa stagione sono stati segnalati casi di trasmissione di febbre del Nilo occidentale in Romania: tre confermati e uno probabile, nel comune di Bucurest, nella Contea di Braila e nella Contea di Ilfov.

Per quanto riguarda i paesi limitrofi all'area Ue, la Russia ha riferito la presenza di 42 nuovi

casi: corrispondo a 20 le nuove aree colpite che si aggiungono alle 22 precedenti già segnalate nei report.

I primi casi in Serbia, per  questa stagione sono stati segnalati la scorsa settimana: uno nella capitale Belgrado e tre nel distretto di Juzno-Banatski.

L'ampia diffusione dei contagi ha indotto l'ECDC ha mettere in rete sul proprio portale una mappa delle aree colpite, che lo "Sportello dei Diritti"  ritiene utile far conoscere a chi si sposta in Europa e nei paesi limitrofi al fine di adottare le opportune misure di profilassi per evitare un possibile contagio.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


Impetigine: bambini a rischio infezioni cutanee

 

Bambini a rischio infezioni cutanee da "impetigine" .  Segnalati diversi casi

 

Sono molteplici le segnalazioni pervenute allo "Sportello dei Diritti" in merito a diversi casi di infezioni cutanee contratte da bambini e adulti villeggianti nelle zone balneari. Non si tratta di epidemie o di fatti solo e sempre connessi all'inquinamento delle acque marine, alla scarsa pulizia delle spiagge o ancor peggio di quella personale, fattori comunque determinanti per l'insorgere ed il diffondersi di tali fastidiosi problemi, ma il più delle volte, per quanto é dato sapere da chi ci ha provveduto a segnalare i casi, di "impetigine". Queste patologie dell'epidermide che colpiscono soprattutto la cute più delicata come quella dei bambini, sono ormai un leit motiv dei piccoli rischi connessi alle vacanze al mare.

L' impetigine si manifesta con arrossamenti, bollicine o vescichette che si formano sulle zone scoperte del corpo (viso, braccia, gambe) ma anche sul tronco, per esempio nei casi in cui si sta troppo in costume da bagno. É una infezione batterica molto contagiosa, facile da contrarre sulla spiaggia a causa della folla e della presenza di fattori inquinanti sia della sabbia che delle acque marine, e anche se non è una patologia grave va affrontata con l'aiuto competente di un medico e mai con "il fai da te" o con cremine passate dalla vicina di ombrellone. Solo gli esperti possono consigliare i farmaci adatti e, se è il caso, gli antibiotici. Per prevenire l'impetigine sono sufficienti le regole più elementari dell'igiene: sciacquarsi e far la doccia spesso, soprattutto farla dopo essere usciti dal mare. Evitare di grattarsi troppo, se punti da un insetto, per non lasciare la pelle ferita scoperta e buona preda dell'attacco batterico. Infine, non finiremo mai di ripetere di essere attenti a stare troppo al sole.

Stare esposti nelle fasce orarie più calde o comunque per molto tempo é sempre dannoso, indipendentemente dagli effetti immediati e dall'età anche se i più piccoli sono ancora più a rischio, ma in caso di attacco batterico la pelle già infiammata è un accesso "comodo" all'organismo.

L'ampia diffusione dei contagi specie nei periodi clou delle ferie agostane ha indotto Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti" ad allertare e far ricordare le semplici regole su descritte a chi si reca in vacanza presso le località balneari nostrane che in questi ultimi giorni di agosto dopo aver subito le ondate di turisti dei giorni scorsi non sempre presentano sufficienti livelli di pulizia per non dire che sono oggettivamente sporche.

Ma é sempre giusto far presente che fenomeni di tal tipo, specie quando raggiungono ampia diffusione non dipendono solo dalle accortezze che utilizzano i vacanzieri.

Pertanto, é corretto ricordare ai  Sindaci, in quanto anche Autorità Sanitaria e all'ASL per quanto di competenza di voler adottare tutti quei provvedimenti consequenziali atti a garantire l'igiene delle spiagge che sono sotto la loro custodia al fine di prendere le opportune misure di profilassi per evitare la diffusione dei contagi.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


giovedì 23 agosto 2012

Giulianova, corso di yoga organizzato dalla Compagnia dei Merli Bianchi



Giulianova, da settembre il corso di yoga organizzato dalla  Compagnia dei Merli Bianchi

Il 28 agosto lezione di prova gratuita con i docenti del laboratorio

GIULIANOVA – Lezione dimostrativa di yoga martedì 28 agosto alle 20.30 nella sede della Compagnia dei Merli Bianchi a Giulianova, in via Matteotti 115 (davanti al Parco Matteotti). Durante l'incontro saranno presentati le tre tecniche di yoga che la Compagnia ospiterà a partire dal mese di settembre.

Venerdì 28 tre diversi insegnanti –  Alessandra Zancocchia, Rossana Di Battista e Gianpaolo Fontana – daranno la possibilità di provare gratuitamente tre distinti metodi di yoga: il kundalini (yoga energetico che usa esercizi fisici, respirazione e concentrazione per convogliare l'energia lungo il nostro canale centrale e lasciarla fluire liberamente); l'integral yoga (pratica basata sull'autoascolto, la concentrazione e condotta con progressione e leggerezza per la redistribuzione dei flussi di energia) e il Qi Vinyasa (forma sperimentale e continuamente aggiornata dell'antico Hatha Yoga).

Per informazioni sulla lezione e sui corsi in partenza a settembre contattare la direzione artistica della Compagnia dei Merli Bianchi ai seguenti recapiti: Cell. 340.2690957 – info@compagniadeimerlibianchi.it .

Media Partner: L & L Comunicazione




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mercoledì 22 agosto 2012

Allarme sifilide: in Italia farmaci quasi introvabili e troppo costosi

Allarme sifilide: in Italia farmaci quasi introvabili e troppo costosi

 

Non è mai scomparsa del tutto, ma la sifilide oggi sembra fare il suo gran ritorno anche nei paesi occidentali dopo un periodo in cui la sua diffusione era apparsa molto limitata. Ed anche in Italia i casi raddoppiano di anno in anno mentre, gli indici più alti sono a Roma e Milano. La diffusione della malattia riguarda tutte le categorie sociali: uomini e donne, eterosessuali ed omosessuali. Alto il numero tra i transessuali e le prostitute.

E mentre negli Stati Uniti è stato lanciato l'allarme sifilide in California, dove l'industria del porno è stata costretta a fermarsi per fare luce sui preoccupanti focolai di infezione rilevati nelle ultime settimane, Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", accoglie e rilancia l'allarme inoltrato da più parti alle autorità competenti dal mondo dermatologico venereologico italiano che si occupa di terapia nella Sifilide sulla carenza dei farmaci che sono quasi introvabili e a prezzi decuplicati soprattutto per i tanti malati che non possono permettersi una terapia costosa, ma indispensabile. Questo è un problema che si sta ravvisando con molti pazienti che debbono curarsi immediatamente dopo la diangosi di Sifilide.

La Benzilpenicillina 1,2 milioni di unità, la terapia elettiva per curare con efficacia la Sifilide, è divenuta quasi introvabile in Italia.

Fra l'altro questa terapia che costava prima poco più di 2 euro a fiala ora risulta sul mercato a prezzo 10 volte superiore, più di 24 euro a fiala! Pensiamo a tutti quei malati di Sifilide che debbono affrontare lunghe terapie (e quindi molteplici fiale) per debellare il treponema completamente dall'organismo, secondo schemi curativi altamente protettivi.

La riesplosione della sifilide è dovuta principalmente alla mancanza di campagne di educazione della popolazione sulle malattie sessualmente trasmesse.

La sifilide è una malattia a trasmissione sessuale, causata da un batterio, il Treponema Pallidum. La principale causa di trasmissione sono i rapporti sessuali non protetti e i primi sintomi non sono eclatanti così spesso vengono sottovalutati dai pazienti fino a quando interessano gli organi interni causando infarti, ictus e cecità. La malattia colpisce senza distinzioni d'età o di nazionalità, ma è più frequente nei soggetti sieropositivi e nelle giovani donne straniere che spesso scoprono di esserne affette durante i controlli in gravidanza.

Giovanni D'Agata si augura che il Ministero e le autorità competenti intervengano per riportare alla normalità questa grave situazione che colpisce i pazienti affetti da questa malattia sempre più frequente in Italia.

 




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lunedì 20 agosto 2012

Translators4children: traduttore di cartelle cliniche per bambini stranieri malati, al via dal 1° settembre

 

"Translators4children": al via dal 1° settembre il traduttore di cartelle cliniche per bambini stranieri malati. Un progetto innovativo finalizzato a fare del bene a chi ne ha bisogno interamente gratuito e senza scopo di lucro

 

Si chiama "Translators4children", progetto Umanitario Pediatrico Internazionale che aiuta le famiglie con un bambino malato a tradurre i documenti necessari.

A partire dal 1° Settembre tecnicamente aprirà un sito internet formato da traduttori e medici volontari di ogni nazionalità che metteranno la proprio professionalità e conoscenza, in maniera del tutto gratuita, a disposizione dei bambini stranieri con necessità di tradurre cartelle cliniche, documenti utili per sottoporsi ad interventi chirurgici o, ancora, documenti che insegnino a salvare la vita di un bambino.

Perché, per quanto strano possa apparire, spiega Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti",  in un contesto tale spesso una cartella clinica in lingua sconosciuta rappresenta un problema serio e di non facile gestione, un ostacolo spesso insormontabile.

I bambini che vengono in Italia per cure mediche si portano dietro cartelle cliniche nella lingua del loro paese per cui i medici si sono imbattuti più volte in questa problematica. I problemi sono soprattutto di natura economica in quanto la  maggior parte degli immigrati bisognosi di cure, proviene da un ceto sociale meno abbiente che non può permettersi di pagare un traduttore. 

Il progetto Translators4children sarà invece interamente gratuito e su base volontaria proprio per aiutare i meno abbienti.

 "Translators4children è l' unico sito al mondo che tradurrà a partire dal 1 settembre cartelle cliniche e sarà funzionante e consultabile all'indirizzo http://www.translators4children.com/index.php.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


venerdì 17 agosto 2012

Fumo: dopo la decisione storica dell'Alta corte australiana l'Europa vuole inasprire la legge anti-fumo

L'annuncio è arrivato dopo il via libera dall'Alta corte australiana alla legge che stabilisce che dal primo dicembre i pacchetti di sigarette e sigari dovranno essere venduti in Australia in confezioni anonime. La Commissione europea sta lavorando per rivedere la sua legislazione anti-fumo e ''presentera' le sue proposte gia' in autunno'' e tra queste vi e' la possibilita' di introdurre ''pacchetti anonimi'' per la vendita, sulla linea di quanto adottato di recente dall'Australia

Per Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", la Commissione UE ha immediatamente recepito le raccomandazione del direttore dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Margaret Chan che ha invitato il mondo a seguire la politica dell' Australia sul marketing del tabacco.

«Con la vittoria australiana, la salute pubblica entra in un nuovo mondo coraggioso per il controllo del tabagismo», ha commentato la direttrice dell'OMS, Margaret Chan, in un comunicato, ricordando che la norma australiana è in accordo con la convenzione per il controllo del tabacco dell'OMS entrata in vigore nel 2005, di cui fanno parte 170 Paesi.

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità che ha la sua sede a Ginevra, il fumo uccide 6 milioni di persone all'anno e se non si interviene la cifra salirà a 8 milioni entro il 2030.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


Cancro al seno: Perjeta, nuovo farmaco omologato in Svizzera

" Perjeta " un nuovo farmaco contro il cancro al seno omologato in Svizzera.

Il nuovo medicinale riduce il rischio di morte nella cura della forma aggressiva del cancro

 

17 luglio 2012 - Il gruppo farmaceutico svizzero Roche, ha annunciato di avere omologato in Svizzera un preparato  denominato "Perjeta " contro il cancro al seno dalle proprietà medicinali straordinarie. L'autorizzazione si basa sui risultati di fase III dello studio "Cleopatra". La società basilese ha sottolineato che le pazienti curate con una terapia combinata con il Perjeta in media vivono sei mesi più a lungo senza che la malattia progredisca, rispetto a pazienti trattate solo con l'Herceptin, pure di Roche, e la chemioterapia. La combinazione con il Perjeta inoltre riduce il rischio di morte in modo significativo, rileva la Roche in una nota.

Il nuovo preparato osserva Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", rappresenta il maggiore progresso nella cura di tale forma aggressiva del cancro al seno dall'introduzione dieci anni fa dell'Herceptin. Oggi, il futuro del trattamento del cancro e le possibilità di sopravvivenza è più che una promessa.

Infatti secondo la Roche, non ci sono dubbi su questo, "Perjeta" in combinazione con l'Herceptin e il Docetaxel è indicato nei casi di tumore mammario HER-2 positivo con metastasi o con recidive locali, non operabile, che non sono ancora stati trattati con una chemioterapia contro le metastasi.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


FDA, attenti alla codeina somministrata ai bambini

 

La Food and Drug Administration (Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali, abbreviato in FDA) l'ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici ieri ha lanciato l'allarme su casi di depressione respiratoria fatale in bambini dopo adenoidectomia e tonsillectomia dovuti alla somministrazione della CODEINA.

La codeina utilizzata come analgesico in bambini di 2-5 anni dopo un intervento chirurgico, come quelli otorinolaringoiatrici di tonsillectomia o adenoidectomia, ha causato casi di depressione respiratoria fatale.

La codeina (Metilmorfina) (Codeinum, morfina-3-metiletere; dal francese codéine, dal greco Kódeia, testa di papavero), è un alcaloide contenente 3-methylmorphine, un isomero naturale di morfina metilato, e 6-methylmorphine è un oppiaceo utilizzato per l'analgesia.

Viene ottenuta prevalentemente tramite metilazione della morfina, l'alcaloide principale del papaver somniferum.

È somministrata per via orale o rettale. Il suo uso è riservato principalmente alla sedazione della tosse, ma asciugando le secrezioni può indurre nei broncopatici crisi di insufficienza respiratoria. Può causare cefalea, sedazione, depressione, euforia, ipotensione, tachicardia, stitichezza, vomito. La codeina è tossica, ma ha un effetto dieci volte meno potente della morfina pertanto produce assuefazione fisica in modo proporzionale, e non provoca dipendenza psicologica, a meno che si tratti di individui già in passato assuefatti agli oppiacei per i quali va considerata una particolare attenzione.

La codeina viene metabolizzata dal fegato in morfina, che è in grado di ridurre l'efficacia dell'attività respiratoria. I ricercatori sospettano che i gravi eventi avversi si siano verificati in soggetti "metabolizzatori ultra rapidi", in cui un alto livello ematico di morfina può essere raggiunto velocemente. Questi soggetti sono l'1-2% tra i nord europei e il 29% tra i nord africani.

Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", rilancia le raccomandazione della FDA di:

•dare codeina solo se necessario per alleviare il dolore e non secondo un calendario prestabilito;

•prescrivere la dose più bassa possibile di codeina per il più breve tempo possibile;

•non dare ai bambini più di sei dosi di codeina ogni giorno;

•tenere in stretta osservazione i bambini dopo l'intervento per individuare prima possibile i segni iniziali di una overdose di morfina, tra cui sonnolenza insolita, confusione, labbra e contorno della bocca di colorito bluastro, respiro affannoso o poco profondo.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


lunedì 13 agosto 2012

Pentacol 60 compresse: vietato utilizzo del farmaco per la cura della colite spastica e rettocolite ulcerosa

L'Aifa ha disposto il divieto di utilizzo del medicinale "PENTACOL 60 compresse 800 mg", lotto n. P0108, scad. 02/2013, AIC n. 026925053, della Ditta SOFAR s.p.a  per la cura della colite ulcerosa, morbo di Crohn, flogosi idiopatiche intestinali acute e croniche localizzate nell'ileo distale e nel colon.. 

Il divieto di utilizzo segnala Giovanni D'Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti"  è stato disposto a seguito delle analisi condotte nell'ambito del programma annuale di controllo della composizione dei medicinali per l'anno 2011, visto il parere non favorevole dell'Istituto Superiore di Sanità e in attesa dell'esito di ulteriori indagini e dell'aggiornamento del dossier registrativo da parte della Ditta.

 



sabato 11 agosto 2012

Aspirina: previene il tumore al fegato

L'aspirina previene il tumore al fegato. Uno studio del San Raffaele e dell'Istituto Jolla della California ha dimostrato che l'aspirina a basso dosaggio potrebbe benissimo funzionare anche per le persone che non rispondono alla cura con altri farmaci.

 

Le persone malate di epatite B e C al mondo sono il 10% della popolazione, cioè circa 600 milioni. Sette su dieci corrono il rischio che l'epatite si trasformi in tumore al fegato, malattia che provoca circa un milione di morti all'anno, 12 mila solo in Italia. Con queste cifre si capisce come prevenire che questo accada sia molto importante. Per curare queste malattie si usano farmaci antivirali, che hanno la loro efficacia ma hanno un grosso problema: molti non rispondono all'azione di questi farmaci. Ora i ricercatori del San Raffaele di Milano in collaborazione con l'Istituto Jolla della California hanno scoperto che l'aspirina a basso dosaggio previene anche l'insorgenza del tumore al fegato in chi ha l'epatite virale cronica. Secondo la rivista scientifica The Lancet, presa a piccole dosi per almeno tre anni consecutivi, l'aspirina previene la comparsa di alcuni tumori. Una ricerca Ue dimostra che in un'analisi sui 77 mila europei è emerso che l'aspirina assunta per cinque anni consecutivi riduce del 35%ç il rischio di morte nei pazienti affetti da cancro. Infine, uno studio dell'Università di Oxford sostiene che l'assunzione costante di aspirina riduce della metà il rischio di sviluppare metastasi.

L'aspirina (il cui principio attivo è l'acetilsalicilico) è una pillola inventata molti anni fa e più passa il tempo e più si sta rivelando un vero e proprio farmaco miracoloso. Chi ha problemi cardiocircolatori non può fare a meno della cardioaspirina perché rende più liquido il sangue e quindi combatte il rischio di infarto e ictus e scusate se è poco. Certo, c'è il rischio che alla lunga possa creare ulcere allo stomaco, ma questo pericolo è contrastato da un'altra pillola protettiva. Dunque, aspirina uguale farmaco salvavita.

Inoltre l'aspirina è un potente anticoagulante, come il clopidogrel. Quando si è affetti da epatite B e C di solito interviene il sistema immunitario che reagisce all'attacco del virus Hbv (epatite B) o Hcv (epatite C) combattendo l'infezione. E' chiaro che il fegato subisce danni, ma questo sono inconvenienti a cui bisogna sottostare se si vuole opporre resistenza all'aggressività dei virus. I virus dell'epatite, comunque, non aggrediscono direttamente le cellule, ma solo le cellule di difesa, dette linfociti citotossici che normalmente circolano nel sangue con il compito di uccidere le cellule infettate. Ora, se l'epatite diventa cronica vuol dire che i linfociti citotossici non riescono ad avere la meglio sui virus e quindi si creano fasi alterne caratterizzate da blande infezioni a condizioni migliori. Questa altalena con il passare del tempo può portare a gravi complicazioni, che sono cirrosi e tumori.

Una volta scoperto che le piastrine concorrono attivamente a danneggiare il fegato, perché vi attirano i linfociti citotossici favorendone l'accumulo, è stato facile formulare l'ipotesi di combattere le piastrine con farmaci antipiastrinici, cioè anticoagulanti, come l'aspirina, appunto, e clopidogrel. I ricercatori si sono serviti di topi con epatite per valutare gli effetti dei farmaci antipiastrinici, ma alla fine l'ipotesi ha trovato fondamento scientifico. L'aspirina a basso dosaggio e clopidogrel non solo hanno ridotto l'accumulo di linfociti citotossici nel fegato, ma hanno anche ridotto l'insorgenza del tumore e senza effetti collaterali non desiderati. La conclusione di questo studio dichiara Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti" ha confermato come che già in passato era stato dimostrato che l'aspirina era uno scudo anti-tumorale.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


mercoledì 8 agosto 2012

Il rock ha dichiarato guerra al melanoma!


Dal 30 luglio in vendita su iTunes il Cd "Donne da favola" del cantautore genovese Giorgio Re': il ricavato in beneficenza all'IST istituto nazionale per la ricerca sul cancro per finanziare la ricerca sul melanoma

Il rock ha dichiarato guerra al melanoma!

Da lunedì 30 luglio è scaricabile da iTunes e da altri distributori digitali al prezzo di 9,90 euro il cd "DONNE DA FAVOLA" del cantautore genovese Giorgio Re' (www.giorgiore.com): il ricavato di ogni copia venduta andrà in beneficenza all'Ircss San Martino-Ist di Genova per finanziare la ricerca sul melanoma. Dodici canzoni scritte e interpretate da Giorgio Re' con la partecipazione dei musicisti Ricky Belloni, Andrea Cervetto e Alex Polifrone (New Trolls), Massimo Cebrero, Carlo Palmas e Giordano Colombo. La grafica e le immagini dell'album sono tratte dai quadri della pittrice genovese di fama internazionale Monica Frisone, mentre tra gli sponsor figurano Banca Carige e il music store "Into the music".

Una storia incredibile...

"Donne da favola" nasce da una lunga carriera musicale ispirata alle persone fantastiche e a quelle senza scrupoli incontrate negli angoli del mondo, ma soprattutto alle donne reali che, nonostante una vita difficile, sognano ancora un finale da favola. Il rock è il filo conduttore di tutte queste storie, vissute, forti.

Tutto inizia vent'anni fa in una cantina di Genova. Quattro amici, la passione per il rock, lunghe sere con la chitarra, l'amplificatore a massimo volume e il sogno di vivere di musica. Ma le cose vanno diversamente. Ad eccezione di Alex, ognuno intraprende un percorso professionale diverso.

Mentre la madre lotta contro la metastasi causata dal melanoma e gli amici Alex, Alessandro e Max perdono la vita sconfitti l'uno dopo l'altro dallo stesso tumore, Giorgio Re' (alias Giorgio Poggio, 42 anni) diventa manager di una multinazionale con la frenetica ambizione della carriera.

La svolta della vita arriva nel 2009 quando la madre di Giorgio guarisce dal melanoma e Alessandro, ascoltando le bozze dei brani che Giorgio gli manda tramite Facebook, esprime il suo ultimo desiderio: «Finisci tu quello che abbiamo iniziato, porta avanti tu il nostro sogno».

«"Donne da favola" – spiega Giorgio Re' – è un inno alla vita e alle cose per cui vale davvero la pena vivere, è la voglia di lottare contro ogni tempo. Tutto quello che scrivo e canto l'ho visto con i miei occhi. Davvero». Il tam tam digitale ha già raccolto 4.200 amici da tutta Italia nella sua pagina Facebook:

http://www.facebook.com/#!/giorgio.poggio.genova





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martedì 7 agosto 2012

Contro la tosse meglio il miele confermato il rimedio della nonna



---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: <wlaterra@gmail.com>
Date: 06 agosto 2012 22:47
Oggetto: Fwd: Qualche articolo per la SALUTE
A:

LO STUDIO

Contro la tosse meglio il miele
confermato il rimedio della nonna

Ricco di antiossidanti, il prodotto delle api è in grado di curare qualsiasi infezione generata dal raffreddore. Il segreto sta proprio nel suo sapore perché, inducendo il riflesso della salivazione, sfiamma faringe e laringe

 

ROMA - Se hai la tosse, fatti una tazza di latte e miele. Se hai mal di gola, buttane giù un cucchiaino. Vi siete mai chiesti quale fosse il fondamento scientifico di questi rimedi della nonna? Lo ha fatto l'università israeliana di Tel Aviv, confermando in laboratorio ciò che tutti sappiamo da generazioni: in caso di tosse niente è più curativo del miele. Neanche i farmaci specializzati.

Anzi: ai bambini fino ai 5 anni è meglio dare un cucchiaino di nettare d'api all'eucalipto che uno di sciroppo per la gola, specialmente se hanno quel tipo di tosse che non fa dormire la notte.

Una buona notizia non solo dal punto di vista economico, perché un barattolino di miele è molto più a buon mercato di tanti prodotti farmaceutici, ma anche "legale", dato che negli Usa è proibito somministrare prodotti per la tosse ai bambini fino ai 4 anni e in Canada fino ai 6.

Lo studio verrà pubblicato sul numero di settembre di Pediatrics ed è stato condotto prendendo in esame 300 piccoli da 1 a 5 anni (età media 2,4), tutti con la tosse, e dando ad alcuni, prima di andare a dormire, un cucchino di miele, e ad altri una sostanza simile che miele non era. I miglioramenti nello stato di salute sono stati evidenti già il giorno successivo nei pazienti che avevano assunto il miele, mentre negli altri la malattia ha fatto il suo corso. 

In particolare, mezz'ora prima di mettere a letto i figli, i genitori hanno dato loro

10 grammi di uno di tre tipi diversi di miele a disposizione (tra cui quello all'eucalipto), riportando poi su questionari i sintomi, come avessero dormito la notte e quanto frequentemente avessero tossito.

"Il miele - spiega il dottor Herman Avner Cohen, che ha condotto lo studio - è estremanente ricco di antiossidanti (tra cui la vitamina C e flavonoidi, quello più scuro tende ad averne di più, n.d.r.) e può avere un qualche ruolo nella lotta contro qualsiasi infezione generata dal raffreddore. Inoltre, è denso e dolce e stimola quindi la salivazione, assottiglia il muco e lubrifica le vie respiratorie superiori".

Anche il dipartimento di Pediatria e scienze della sanità pubblica dell'università della Pennsylvania ha dimostrato le proprietà curative della preziosa sostanza, studiandone gli effetti benefici su 105 bambini e adolescenti tra i 2 e i 18 anni, tutti con tosse. Nel loro studio pubblicato su Archives of Paediatric and Adolescent Medicine, gli studiosi hanno confrontato l'effetto del miele di grano saraceno con quello del dextromethorphan, un principio attivo contenuto in un gran numero di medicinali contro la tosse e il mal di gola.

Dai risultati è emerso che il prodotto delle api non solo è più efficace ma offre benefici e sollievo soprattutto durante la notte. Il segreto del suo potere lenitivo sta proprio nel suo sapore, perché le sostanze dolci inducono naturalmente il riflesso della salivazione, causando le secrezioni del muco e un effetto sedativo ed emolliente su faringe e laringe.

Il miele è citato come potenziale trattamento anti-raffreddore anche dall'Organizzazione mondiale della sanità ed è universalmente considerato un emolliente economico e in grado di alleviare il fastidio della gola irritata, con potenti effetti antimicrobici e antiossidanti.

Lo stesso studio condotto in Pennsylvania ha evidenziato anche qualche controindicazione, riscontrando nei bambini anche iperattività, nervosismo e insonnia. Il miele inoltre è ricco di zinco, magnesio, potassio e vitamine, ma è costituito per l'85/95% da zuccheri, glucosio e fruttosio. Attenzione dunque a non esagerare per non incorrere nella controindicazione peggiore di tutte: il sovrappeso.

(07 agosto 2012) http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2012/08/06/news/contro_la_tosse_meglio_il_miele_confermato_il_rimedo_della_nonna-40474294/?ref=HREC2-14

 


lunedì 6 agosto 2012

Piscine. Consigli igienici

Roma, 7 Agosto 2012. Con il caldo per rinfrescarsi non c'e' di meglio che farsi un bel bagno in piscina. Occorre attenzione perche' il rischio di prendersi una dermatite, cioe' un'infiammazione della pelle causata da muffe, batteri e virus, c'e' poiche' le superfici e l'acqua di piscina possono provocare qualche problema dovuto alla scarsa igiene. L'acqua della piscina contiene microrganismi che si nutrono delle varie sostanze organiche in essa contenuti, per questo è filtrata e disinfettata. L'operazione avviene essenzialmente con il cloro, che elimina il problema ma che a sua volta puo' provocare irritazione del naso, delle orecchie e degli occhi; per questo motivo, chi fa uso frequente e prolungato della piscina, e' bene che usi occhiali, tappi per le orecchie e pinzette per il naso. Contrariamente a quanto i piu' credono, un forte odore di cloro non e' un buon indicatore della mancanza di inquinamento dell'acqua di piscina; il motivo e' dovuto al fatto che il cloro si lega alle sostanze organiche presenti nell'acqua stessa ed e' da questi composti che emana il caratteristico odore. Quindi, tanto piu' si sente l'odore di cloro tanto meno occorre immergersi. A maggior odore maggior inquinamento. Altro motivo di rifiuto del bagno e' ovviamente la quantita' di persone nella vasca, piu' sono numerose meno e' opportuno fare il bagno: troppe sostanze organiche in acqua. Girare a piedi scalzi e' del tutto sconsigliabile: funghi, lieviti e virus sono in agguato e per evitare verruche, anche dolorose, vesciche e irritazioni varie l'uso di sandali e' obbligatorio. Una doccia iniziale e una dopo il bagno e' buona misura igienica. Per se' e per gli altri.

Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

Dai Buddhisti, ai Musulmani, alla Comunità Sick, ecc.. Gli ospedali italiani si adeguano alle diverse religioni dal vitto alla cura

Dai Buddhisti, ai Musulmani, alla Comunità Sick, ecc.. Gli ospedali italiani si adeguano alle diverse religioni dal vitto alla cura 

Le strutture sanitarie accoglieranno al meglio chi non è cattolico adeguando gli ospedali italiani con regole e prassi in linea con le "altre" fedi.. 

In questi giorni un gruppo di lavoro, istituito dal ministro della Sanità, sta progettando le linee guida nei Servizi Sanitari Regionali per l'accoglienza multi religiosa  all'interno dei servizi e presidi ospedalieri e distrettuali. Il gruppo di lavoro sarà composto, anche da rappresentanti delle varie fedi religiose(Buddhismo, Comunità Bahá'í, Comunità Sikh, Chiesa Cattolico-Romana, Chiese della Riforma aderenti al Consiglio Ecumenico delle Chiese, Chiesa Ortodossa Romena, Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° Giorno, Ebraismo, Induismo e Islam), dalle Regioni, e dagli Ordini nazionali dei Psicologi e  degli Assistenti sociali.

Lo scopo è quello di facilitare gli operatori sanitari in una relazione con i cittadini malati basata sulla comprensione profonda ed il reciproco rispetto. Nel documento è contenuta tutta una serie di raccomandazioni per gli operatori, suddivise per culto e per comunità di appartenenza,  riguardo la gestione delle cure, le differenze di genere, l'assistenza spirituale e religiosa durante la degenza, i riti funebri, i periodi di digiuno (ove previsti), le esigenze relative ai momenti di preghiera, le festività e le norme alimentari da rispettare nei menu.

Per Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti"  obiettivo è quello di limitare le incomprensioni e conflittualità tra operatori e pazienti che possono condizionare l'efficacia della cura e dilatare a dismisura la richiesta di procedimenti diagnostici dai costi molto elevati, sviluppando talora il fenomeno patologico della  cosiddetta 'medicina difensiva'.

 




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Gli italiani drogati di zucchero

Gli italiani drogati di zucchero. Le sostanze chimiche rilasciate dallo zucchero creano una vera e propria dipendenza e sintomi di astinenza simili a quelli provocati  da altre droghe come la cocaina e l'eroina  oltre ad essere la benzina dei tumori.

Il consumo di zucchero è triplicato negli ultimi 50 anni e ora rappresenta un quinto del nostro apporto calorico totale. In casa e negli uffici nel nostro paese, milioni di persone nella routine quotidiana, assumono calorie senza accorgersi  come nel caso di un paio di bibite zuccherate che possono accumulare 93 bustine di zucchero, che alla fine della giornata possono rappresentare quasi 1400 calorie "vuote" , che costituiscono quasi 3/4 delle calorie giornaliere di un adulto.

E tra questi soggetti sono le donne più degli uomini che preferiscono  consumare spuntini dolci per aiutarsi ad affrontare lo stress giornaliero, di lunghe ore di lavoro e per superare la  preoccupazione economica. Infatti lo zucchero è una soluzione rapida per aumentare i nostri livelli di energia e di sollevare i nostri stati d'animo. Per tali ragioni la nostra sta rapidamente diventando una nazione di tossicodipendenti. Una recente ricerca condotta da Bart Hoebel del Princeton Neuroscience Institute, ha scoperto che lo zucchero crea una vera e propria dipendenza e sintomi di astinenza simili a quelli provocati  da altre droghe.

Nel cervello, quando si assume zucchero, avvengono dei cambiamenti neurochimici che fanno aumentare la dopamina, e questa è la ragione per cui quando si viene privati improvvisamente della dose zuccherina giornaliera, si genera una vera e propria crisi di astinenza.

Prima crea una stimolazione e poi c'è la fase depressiva che crea stati di irritabilità.

Questo è causato  dal rapidissimo assorbimento dello zucchero nel sangue che fa salire la glicemia, e costringe il pancreas a secernere insulina. Tale ormone fa scendere bruscamente la glicemia (malessere, sudorazione, irritabilità, debolezza) con bisogno di mangiare ancora zuccheri per sentirsi meglio. Ma non finisce qua.

Il biologo tedesco Otto Heinrich Warburg è stato insignito il Premio Nobel per la medicina per aver scoperto che il metabolismo dei tumori maligni dipende in gran parte dal loro consumo di glucosio (forma che assume lo zucchero una volta digerito, metabolizzato).

Ingerendo infatti zucchero o farine raffinate (pasta, pane, biscotti, grissini, ecc.), si alza il tasso di glucosio (aumenta la glicemia) nel sangue e l'organismo libera oltre all'insulina, come abbiamo visto, l'I.G.F. una molecola con proprietà che stimolano la crescita cellulare.

In parole povere lo zucchero è la benzina dei tumori.

Infatti lo zucchero bianco è una sostanza innaturale tra le più tossiche in commercio. Basta sapere che viene prodotto con latte di calce (che provoca la distruzione di tutte le sostanze organiche utili: proteine, enzimi, sali, ecc.), poi trattato con acido solforoso per eliminare il colore scuro, poi subisce altri processi, dove viene filtrato, decolorato, centrifugato, per venire alla fine colorato con blu oltremare e blu idantrene (proveniente dal catrame, quindi cancerogeno).

La polvere bianca che si ottiene è sterile, completamente morta e dentro il nostro corpo per essere assimilata e digerita, sottrae vitamine e minerali (calcio da ossa e denti: osteoporosi e carie) per ricostruire almeno in parte quell'armonia di elementi distrutti dalla raffinazione. Questo processo acidifica il terreno biologico.

Secondo Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", le autorità dovrebbero vigilare sulla salute pubblica e invece restano incuranti del problema, per i forti interessi economici delle multinazionali del settore con giri d'affari  da capogiro. Ed allora  non resta che prestare attenzione all'acquisto dei prodotti controllando l'etichette che indicano la presenza degli zuccheri perchè spesso il metodo per diminuire la quantità dello zucchero è quello di nasconderlo in zuccheri, dal momento che gli ingredienti in etichetta vanno messi in ordine di grandezza, per evitare che lo zucchero sia il primo e il secondo ingrediente, vengono adoperati più zuccheri, in questo modo sembra che ce ne sia di meno non trovandolo all'inizio della lista degli ingredienti, invece bisogna sommare i vari nomi degli zuccheri , ecco indicazioni degli zuccheri: sciroppo di glucosio, destrosio, sorbitolo, mannitolo, amido, zucchero grezzo, melassa, sciroppo di malto, zucchero invertito, miele, fruttosio, zucchero liquido particolare attenzione deve essere posta allo sciroppo di glucosio fruttosio e all'uso di edulcoranti in particolare gli edulcoranti sintetici.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


sabato 4 agosto 2012

Anisakis: attenzione ai prodotti della pesca destinati ad essere consumati crudi

Anisakis: attenzione ai prodotti della pesca destinati ad essere consumati crudi. Raccomandazioni del Ministero della Salute

 

Il Ministero della salute con nota 0024111 del 05.07.2012 richiama l'attenzione sulla necessità di garantire la corretta gestione del rischio sanitario legato alla presenza di Anisakis, intensificando i controlli ufficiali in ambito di vendita e somministrazione di prodotti della pesca destinati ad essere consumati crudi o praticamente crudi.

L'Anisakis (Pseudoterranova decipiens) è un nematode parassita di colore biancastro i cui sintomi possono essere riconducibili a reazioni di tipo allergico (anafilattiche), forti dolori addominali, febbre, nausea, vomito e generale debilitazione. Altri parassiti che s'insediano con modalità analoghe nell'apparato gastrointestinale sono il verme trematode Clonorchis e dal cestode (verme piatto) Diphyllobothrium.

Il Reg CE 853/2004 modificato dal Re. CE 1279/2011, prevede che gli operatori del settore alimentare che immettono sul mercato o somministrano prodotti della pesca e molluschi cefalopodi che vanno consumati crudi o praticamente crudi (marinati, salati o trattati in maniera tale da non garantire l'uccisione del parassita) sottopongano tali prodotti a trattamento di congelamento per 24 ore a -20°C o a -35 °C per 15 ore .

Nonostante la legge, al di là della circostanza che il congelamento fa perdere, almeno parzialmente alcune caratteristiche organolettiche, è noto però che tale procedura non elimina batteri e vibrioni che sarebbero annientati solo dalla cottura a temperature anche elevate.

Secondo Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", ai consumatori di pesce crudo e sushi non restano che due scelte: o continuare a rischiare sulla propria pelle o mangiare consapevolmente pretendendo dai ristoratori, quantomeno di consumare prodotti decongelati nel rispetto della legge italiana.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


venerdì 3 agosto 2012

Vacanze e cibo. Le "passatelle" intestinali estive

Roma, 3 Agosto 2012. Capita, specialmente in questo periodo di caldo, di vacanze e di cene al ristorante, che l'intestino ne soffra, con possibili diarree. Sono quelle che vengono chiamate popolarmente le "passatelle" intestinali. E' probabile che cio' sia dovuto a cibo mal conservato. Cibo crudo e maionese, in particolare, possono essere i veicoli di microrganismi patogeni che sono in grado di rovinare i giorni di vacanze. Che fare, dunque, prima dell'evento negativo? Il consiglio generale e' quello di evitare di mangiare cibo crudo, pesce o carne,  e di rimandare ad un periodo piu' fresco il consumo di maionese. Se proprio si vuole consumarli,  ricordiamo che gli alimenti devono essere conservati ad una temperatura che eviti la proliferazione batterica. Quindi se entriamo in un ristorante, rammentiamo che:
* Carne e pesce crudi, maionese, creme, yogurt e piatti pronti devono essere conservati in banconi frigo a +4 gradi centigradi.
* I salumi e i formaggi sistemati in banconi frigo tra +4 e +6 gradi centigradi.
* Le verdure messe in banconi frigo tra +6 e +10 gradi centigradi.
* I piatti caldi vanno tenuti in banconi a +65 gradi centigradi.

Da evitare di consumare alimenti esposti in bella vista su tavoli, specialmente se si tratta di cibi a rischio, come quelli elencati. I ristoranti devono avere un piano HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) cioe' un sistema di autocontrollo igienico che previene i pericoli di contaminazione alimentare e che, in genere, viene segnalato da un apposito cartello. Buona norma e' quella di visitare i bagni del ristorante: avrete una idea dell'igiene del locale.
Ricordiamo che il pesce che si acquista nei mercatini deve essere coperto da ghiaccio e che il limone non ha nessun effetto battericida sulle cozze crude.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

giovedì 2 agosto 2012

Glioblastoma: staminali in difesa del cervello

Individuato il meccanismo molecolare in grado di bloccare la crescita del glioblastoma, la neoplasia più maligna del sistema nervoso centrale. Un team di ricercatori degli Istituti di chimica biomolecolare e cibernetica del Cnr, Max Delbruck Institute di Berlino e Ludwig Maximilians University of Monaco di Baviera, ha rivelato come nei 'giovani' le cellule staminali nervose inducano la morte di quelle tumorali. Lo studio, che apre prospettive terapeutiche, è stato pubblicato su Nature Medicine

 

Roma, 2 agosto 2012 - È un tumore cerebrale che colpisce soprattutto gli over 50. Invade velocemente il cervello, incidendo in maniera significativa sulla qualità e sulle speranze di vita del paziente: da pochi mesi a un paio di anni al massimo. Si tratta del glioblastoma multiforme (o astrocitoma di grado IV), che in Italia colpisce oltre 7.000 persone ogni anno e rappresenta la neoplasia più maligna del sistema nervoso centrale.

Uno studio pubblicato su Nature Medicine dimostra che le cellule staminali nervose (dette progenitrici), nei soggetti giovani, sono in grado di contrastare lo sviluppo del glioblastoma multiforme, offrendo nuove prospettive di cura. La ricerca nasce dalla collaborazione tra l'Endocannabinoid Research Group dell'Istituto di chimica biomolecolare (Icb-Cnr) e dell'Istituto di Cibernetica (Icib-Cnr) del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli, il Max Delbruck Institute di Berlino e la Ludwig Maximilians University of Monaco di Baviera.

"Il cervello più 'giovane' riesce a proteggersi dalla minaccia dei tumori grazie a una serie di strategie messe in atto dalle cellule staminali nervose", spiega Vincenzo Di Marzo dell'Icb-Cnr, coordinatore del Gruppo. "Queste, infatti, riescono a migrare verso le cellule tumorali di glioblastoma multiforme e a produrre specifici mediatori lipidici, gli endovanilloidi, in grado di indurre la morte programmata o apoptosi attivando i recettori dei vanilloidi, chiamati TRPV1, presenti in grandi quantità sulla superficie delle cellule tumorali".

Questa scoperta spiegherebbe perché il glioblastoma è quasi del tutto assente nei soggetti giovani, "mentre è più frequente negli anziani, che hanno una produzione più bassa di cellule staminali nervose", aggiunge Di Marzo. "Con l'avanzare dell'età, l'incidenza del glioblastoma aumenta e parallelamente diminuisce il numero di tali cellule, deputate a migrare laddove è richiesta la produzione di nuovi neuroni o cellule gliali in caso di patologie neurologiche e psichiatriche".

Da qui, l'idea di utilizzare un modello animale in grado di ricreare la stessa autodifesa nel cervello dei topi adulti, iniettando nel tumore un vanilloide sintetico chiamato 'arvanil', precedentemente sviluppato da Vincenzo Di Marzo, in grado di attivare TRPV1 e bloccare la crescita tumorale. "Ovviamente i dati davranno trovare conferma nell'uomo prima di usare contro il glioblastoma tali attivatori sintetici o naturali (i recettori TRPV1 sono gli stessi della capsaicina, principio pungente del peperoncino rosso). In futuro si potrebbe pensare a una strategia più efficace coniugando 'arvanil' e 'temozolomide', l'agente chemioterapico più usato, a cui molti glioblastomi però sono resistenti" conclude il ricercatore.

 

 


mercoledì 1 agosto 2012

Aids dei felini: strage di gatti nelle città

Aids dei felini: strage di gatti nelle città. Si diffonde il virus degli animali, ma non c'e' pericolo per l'uomo

 

In Italia si sta diffondendo l'Aids dei gatti. L'avvertimento è stato lanciato da alcune cliniche veterinarie.

Da questi presupposti, sono state realizzate estese indagini. In tale ambito, una delle più consistenti analisi sieroepidemiologiche, condotta a livello nazionale su un campione di 1863 gatti, ha evidenziato una prevalenza pari al 23% sul totale degli esaminati, con oscillazioni dipendenti dalla tipologia della popolazione saggiata. Relativamente alle caratteristiche del campione testato, sono stati infatti individuati, come soggetti a maggior rischio di infezione da FIV, gli animali che presentano uno o più sintomi sospetti, i maschi interi, i gatti di età superiore a 4 anni, quelli che vivono in gruppi di più di 6 soggetti o che conducono vita libera o comunque aventi contatto con l'esterno.

Ma non c'è però motivo di allarme per le famiglie che tengono gatti in casa: il virus, o meglio i tre virus "Fiv", "Felv" e "Fip" che fanno strage di felini, non sono infatti trasmissibili all'uomo.

Dietro queste sigle un poco misteriose, note come "Aids dei gatti", ci sono patologie che provocano negli animali immunodeficienza, leucemia e peritonite. Sono stati rilevati numerosi casi di questo genere nelle città, mentre ne vengono segnalati molti di meno dalla provincie e dalle campagne. Purtroppo queste malattie provocano numerose vittime tra i gatti e tranne cure sintomatiche, non c'e' ancora un rimedio specifico per tutti e tre i virus. I sintomi della "Fiv" sono infezioni molto persistenti con lesioni del cavo orale e congiuntivite.

La diffusione dell'Aids felino tra i gatti nelle città è dovuto in quanto sono tipiche malattie infettive di tipo virale, che si diffondono con i rapporti sessuali, la saliva, le feci e sembra anche con i morsi delle pulci, che colpiscono dunque soprattutto le colonie di gatti randagi. Inoltre sono già  ben note queste patologie "Fiv", "Felv" e "Fip", dato che su di esse sono stati già fatti studi approfonditi, anche se finora non sono stati trovati dei vaccini adatti. Ci possono essere misure preventive «per mettere l'animale in condizione di non contrarre queste malattie», ma non tutti coloro che hanno gatti sono d'accordo ad esempio nel farli sterilizzare.

Insomma anche per i gatti si annunciano tempi bui. Le colonie di gatti che difendono case e centri storici dall'invasione di topi e ratti sono in pericolo.

Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti" pur ribadendo che non risultano esserci pericoli di contagio per l'uomo invita, in ogni caso, alla massima attenzione e prudenza tutte le strutture sanitarie veterinarie al fine di una pronta diagnosi dell'infezione.

 




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Redazione del CorrieredelWeb.it


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